Giuseppe Faraca il cosentino in maglia bianca

Giuseppe Faraca

Giuseppe Faraca

Giuseppe Faraca ciclista e artista cosentino

Giuseppe Faraca detto Pino ciclista calabrese in grado di conquistare la maglia bianca al Giro d’Italia 1981, la storia, le vittorie, la carriera

Giuseppe Faraca detto Pino nasce a Cosenza il 29 agosto 1959 primo di sette fratelli (cinque maschi e due femmine), figlio di Francesco Faraca noto nel ciclismo dilettantistico dei primissimi anni 80 nella San Pellegrino, con Gastone Nencini. La casa di famiglia è in cima a un cucuzzolo e così salendo e scendendo nasce l’istinto dello scalatore. La passione è un modo per restare vicino al padre oltre che lo strumento per conquistare la libertà

La sua prima bici “normale”, è una 14, color verde tipo Legnano che gli viene però rubata davanti a casa mentre la prima bici da corsa è una Atala.

Dopo la trafila giovanile passa nei dilettanti nel 1976 per restarci sino al 1980. In quegli anni è un vero e proprio cannibale, si aggiudica circa cento vittorie tra cui spiccano il Trofeo Adolfo Leoni del 1978, il Giro della Campagna 1980, la Targa Crocifisso sempre di quell’anno. Pino stabilisce il record di scalato della Bologna-Raticosa, percorsa in 1.18’52 che resiste per 21 anni fino al 2001.

Le sue performance gli valgono la chiamata, nel 1981, della Hoonved-Bottecchia di Dino Zandegù diventando il secondo calabrese a passare pro, dopo Giuseppe Canale e prima del mitico Michele Coppolillo.

Il primo anno tra i grandi è luminoso: sesto al Giro dell’Etna, quinto al Giro della Puglia sino alla convocazione per il Giro.

Alla corsa rosa 1981 Giuseppe Faraca esordisce con il botto vincendo la cronometro a squadre da Lignano Sabbiadoro a Bibione. Nella quarta tappa con arrivo a Recanati, Pino è con i migliori mentre Guidone Bontempi, che indossa la maglia bianca, arriva al traguardo staccato e il ragazzo di Cosenza indossa per due giorni la maglia bianca di miglior giovane, la conserva per due giorni e poi deve cederla al compagno di squadra Aliverti al termine della tappa di Rodi Gargano. Tutto perso? Per nulla, nella tappa del Terminillo la Bianchi-Piaggio attacca con Prim, Contini e Baronchelli. Pino si stacca ma arriva assieme alla maglia rosa Saronni a circa un minuto da Baronchelli. La maglia bianca è nuovamente sulle spalle di Faraca che la tiene sino all’ Arena di Verona, nel giorno del trionfo di Battaglin. In generale Pino chiude undicesimo davanti a Beccia, suo capitano, e Dino Zandegù attirando la simpatia dei tifosi ed addetti ai lavori e, con un po’ più di fortuna, avrebbe potuto fare anche meglio.

Semplice e genuino, “Quando sono partito per il Giro d’Italia neppure sapevo cosa fosse la maglia bianca!” confesserà anni più tardi.

Le sue doti gli valgono le attenzioni della nazionale italiana di Alfredo Martini in vista della spedizione per i Mondiali di Praga ma una terribile caduta al Giro dell’Appennino 1981 gli fa perdere il posto in squadra. Pino resta in coma per una settimana a causa di un trauma cranico e il suo rendimento seguente è per sempre caratterizzato da quel tragico accadimento.

“Di quel Giro dell’Appennino non ricordo praticamente nulla, solo mia madre quando mi sveglia dal coma” racconterà molti anni dopo.

In tanti lo definiscono il “Bahamontes italiano” sia per la somiglianza con lo scalatore spagnolo per via dei tratti somatici e sei capelli nerissimi che per le doti in salita. Svanito il sogno azzurro Pino prova a recuperare con estrema tenacia tanto da essere al via del Giro d’Italia 1982 senza fortuna.

Anche il 1983 è un anno difficile per Giuseppe Faraca a causa di una serie di disavventure e così, constatato il declino, lo scalatore cosentino appenda la bicicletta al chiodo nel 1986. Se una porta si chiude, nella vita accade che si aprano dei portoni ed ecco che Pino inizia una nuova carriera, quella di artista.

Sin da piccolo, infatti, Pino ha una passione e una dote per il disegno tanto da essersi diplomato al liceo artistico e non aver abbandonato la pittura nemmeno nel periodo agonistico.

Il Maestro Faraca apre uno studio e una galleria d’arte nel centro storico di Cosenza e le sue tele diventano note agli intenditori. Nudi femminili, figure stilizzate e colori vivi ma anche il ciclismo con evidenti richiami al futurismo sono i temi che imperversano nella sua produzioni.

Nel 2013 il Giro passa per Cosenza ed Ernesto Colnago gli commissiona il quadro “Oltre il 2012” per la fiera di Milano.

Pino rimane anche fra le bici grazie ad suo negozio dove vende bici firmate e bici firmate anche da lui: le “Faraca”.

Nel maggio 2016 Pino ci lascia, a soli 56 anni, dopo una lotta serrata con un brutto male che lo ha colpito, come accaduto per suo padre, da giovanissimo