Gianni Savio parla del Giro d’Italia

“Sono trentadue anni che  il mio mese di maggio lo passo lungo le strade del Giro d’Italia, ho fatto 28 anni come direttore sportivo e 4 come commentatore tecnico, quest’anno invece non ci sarò”.

Un po’ amaro, un po’ realista, ecco Gianni Savio, vera icona del ciclismo nostrano, scopritore di veri e propri talenti in tutto il sud America in grado di incendiare le salite del Giro d’Italia.

Non scema l’amarezza per il mancato invito della sua Androni-Sidermec alla corsa rosa: “I Risultati parlano chiaro, abbiamo passato questi ultimi mesi dimostrando in lungo e in largo di meritare la wild card che ci è stata invece negata da RCS. Lo scorso anno si parlò di un naturale e corretto turnover delle squadre Professional ma quest’anno il nostro mancato invito suona di ingiustizia”.

Gianni incalza guardando già avanti: “avevamo e abbiamo un progetto basato sui giovani e questo progetto andrà avanti, da sempre sono stato uno che ha affrontato le avversità ma quest’anno non andrò a vedere nemmeno una tappa come spettatore”.

L’argomento del giorno è la doppia positività dei corridori della Bardiani e Savio non si sottrae da un commento: “La squadra è sicuramente estranea a questa vicenda non puoi controllare i tuoi corridori 365 giorni all’anno sono brutti episodi ma non mi sento di imputare nella alla squadra”, una frecciata però va a Bruno Reverberi, “tempo fa, vista anche la proposta della Nippo Fantini si disse profondamente contrario al squadre con otto corridori al via… ora la ruota è girare e il suo team parte in 7!”

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