Froome contro Aru: la polemica continua

Froome contro Aru, la polemica impazza

Froome contro Aru

Froome contro Aru

Froome contro Aru e prima ancora Yates contro Aru, il cavaliere dei quattro mori è in mezzo al “fuoco nemico”.  In un comunicato stampa il britannico ha preso posizione circa la tappa di domenica e la conseguente polemica per l’attacco del nostro Fabio.

Ieri abbiamo vissuto un mix di emozioni. Sono felice di aver conservato la maglia gialla e di aver guadagnato qualche secondo di vantaggio sui miei rivali ma abbiamo dovuto fare i conti con l’incidente di Geraint Thomas: il suo ritiro è un duro colpo per la nostra squadra“.
Chris Froome,  leader del 104° Tour de France, a caccia del quarto successo alla Grande Boucle della sua carriera non le ha mandate a dire ad Aru:

C’è stato il mio problema meccanico sul Mont du Chat: ho capito subito che dovevo cambiare la bici.  Proprio in quel momento Aru ha accelerato il ritmo. Nel gruppo c’è una regola non scritta che vuole che nei momenti di difficoltà meccanica del leader nessuno lo deve attaccare o deve approfittare della situazione. Devo ringraziare i compagni del gruppo che hanno rallentato il ritmo”.

L’episodio non si è limitato al presunto attacco di Fabio, passato il momento difficoltà, attorno ai trenta chilometri all’arrivo, Froome nel gruppo si avvicina a Fabio, sbanda e da una spallata al nostro corridore. Il corridore del Team Sky ha tenuto a precisare che “in un tornante ho commesso un errore e ho sbandato sulla destra, costringendo Aru a fare altrettanto, gli ho subito chiesto scusa. Chiunque abbia pensato a un mio gesto volontario, come vendetta, sbaglia: non faccio cose del genere e avevo già la bici di riserva, figuriamoci se avrei rischiato un incidente”.

Evidentemente non è mancata la risposta di Fabio Aru: “Con Froome non è successo nulla, stavo già per attaccare e non mi sono accorto che ha avuto problemi. Quando ho sentito alla radio che ha avuto un problema meccanico mi sono fermato. Io colpito da Froome? No assolutamente stava per cadere perché sbilanciato da un tifoso,  non era un movimento volontario”.

 

 

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