Fausto Coppi morto il 2 gennaio 1960, un ricordo dei fatti

Fausto Coppi morto per un errore clinico

Fausto Coppi muore per una diagnosi errata della sua Malaria dopo una battuta di caccia in Africa assieme al collega ad amico Raphael Geminiani

Fausto Coppi

Fausto Coppi: La Gazzetta dello Sport

Fausto Coppi ci ha lasciati il 2 gennaio del 1960, la morte del Campionissimo ha sconvolto l’Italia in quell’inizio anno. Un leone sulle due ruote stroncato da una “banale” che banale non fu Malaria. Forse una lettura di un vetrino al microscopio, errore commesso probabilmente da persona inesperta, in servizio nei periodi festivi. Fatto sta che l’uomo solo al comando ci lasciò prematuramente.

Fausto Coppi e la battuta di caccia

Raphael Geminiani e Fausto Coppi erano molto amici, ad unirli, oltre al ciclismo, c’era la passione per la caccia. Quella passione li portò a partire il 10 dicembre del 1959, assieme ad altri corridori, alla volta dell’Africa (Alto Volta – attuale Burkina Faso) per una battuta, alloggiando nella medesima camera d’albergo.

Qualche settimana prima Fausto Coppi aveva firmato un contratto con la San Pellegrino Sport dell’amico e rivale Gino Bartali che aveva come obiettivo quello di ridar vigore alla carriera del campionissimo.

Fausto Coppi: in ritorno in Italia e la malattia

Tornati a casa, durante le festività natalizie, entrambe i corridori cominciarono ad avvertire importanti stati febbrili. I due si sentirono telefonicamente il 20 dicembre  e concordarono sull’attribuire la comune malattia al viaggio in Africa.

Il 27 dicembre Fausto Coppi è a letto con nausea, febbre alta e brividi. Viene contattato il 29 il Dott. Allegri si Serravalle Scrivia che consultatosi con il primario dell’Ospedale di Tortona (il professor Astaldi) non riesce a formulare una diagnosi precisa

A Coppi, che aveva oltre 40 di febbre, venne diagnosticata una “influenza asiatica” mentre a Géminiani che entrò in coma e fu ricoverato in ospedale, gli venne diagnosticata la malaria (il francese resta in coma otto giorni, ma viene curato con il chinino e salvato: si risveglierà il 5 gennaio.)

La moglie di Géminiani e il fratello Angelo chiamarono in Italia avvertendo delle condizioni di Raphaël e di come gli fosse stata diagnosticata la malaria (raccontarono i congiunti di Géminiani che i medici italiani avevano loro risposto di pensare al proprio paziente, ché loro avrebbero provveduto a Coppi).

Il 1º gennaio le condizioni del campione si aggravano ulteriormente; a Tortona giunge per un consulto anche il professor Fieschi, dell’Università di Genova. Coppi viene ricoverato d’urgenza prima a Novi Ligure per poi essere trasportato all’Ospedale di Tortona: alle 22 del 1º gennaio perde conoscenza, alle 23 è in “pericolo di vita”, all’una di notte riprende conoscenza e parla con Ettore Milano.

A Tortona venne comunque eseguita la ricerca del plasmodio della malaria. In quel periodo festivo, però, il professor Astaldi era in ferie. Da chi furono letti i vetrini e chi dette il responso di negatività non si seppe mai.

Il Campionissimo morì il 2 gennaio 1960 per un banale errore di lettura di un vetrino al microscopio, errore commesso probabilmente da persona inesperta, in servizio nei periodi festivi.

 

 

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