Fabio Aru vince con la maglia di Scarponi

Le lacrime di Fabio Aru

Le lacrime di Fabio Aru

Quella di Fabio Aru non è stata certamente una bella primavera, non è stata bella per lui né per la sua squadra l’Astana. E non è stata una bella primavera nemmeno per il mondo del ciclismo italiano.

Ancora fresco e carico di dolore è il ricordo di Michele Scarponi e della sua tragica fine, la fine di un campione e di un amico del ciclismo, un amico di tutti, del pubblico, dei colleghi, dei giornalisti. Ecco perché la vittoria di Fabio Aru di oggi ai Campionati Italiani sarà per sempre una vittoria diversa. Quelle dita che prima indicano il casco raffigurante i 4 mori e che poi, sul traguardo di Ivrea, nel momento del trionfo si dirigono verso il cielo a ricordare l’amico Michele.

Quella di Fabio era quasi una missione, lo si è capito quando è scattato come una saetta, quando ha iniziato a prendere vantaggio, quando è scollinato in solitaria e quando tra discesa e pianura nessuno è riuscito a riprenderlo. Ed era obiettivo della missione vincere la maglia tricolore e farlo indossando la divisa che Michele gli aveva donato a Sierra Nevada. Ora quella maglia speciale tornerà alla famiglia di Michele, sarà un ricordo doppio.

Ai microfoni della RAI, Fabio fatica a trattenere le lacrime, si abbassa gli occhiali a specchio e inizia a parlare “Una vittoria che vuole dire tanto dopo mesi difficili. Non mi aspettavo di andare così forte, ma sto correndo con una maglia speciale, quella di Michele Scarponi -commenta un commosso Aru, che poi mostra la maglia dello sfortunato marchigiano sul podio-. Non sono stati mesi facili, ma sto rivedendo la luce”.

Questa vittoria non la dimenticheremo facilmente, ne siamo certi.

 

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