Eros Poli e la conquista del Mont Ventoux

Eros Poli a la sua vittoria al Tour 1994

 Eros Poli e la conquista del Mont Ventoux nella tappa del Tour de France 1994 al termine di una incredibile fuga solitaria di 161 km

Eros Poli

Eros Poli

Il Mont Ventoux, il Monte Calvo, autentico mito del ciclismo transalpino, spauracchio di tutti i ciclisti e luogo di culto per gli amanti del pedale è il luogo dell’assunzione alla gloria per Eros Poli.

Lì dove Kübler fu costretto al ritiro dal Tour, dove il povero Tommy Simpson trovò la morte, li dove un vittorioso Merckx dovette chiedere una mascherina d’ossigeno, l’italiano trovò un giorno di insperata gloria personale.

La cima bianca e brulla del monte francese è luogo di imprese mitiche e di crisi epiche, di giornate brucianti nel sole di luglio e di giornate ventose (non potrebbe essere altrimenti) e tremendamente fredde tanto da sfiancare anche i ciclisti più duri e “cazzuti”.

E’ il 18 luglio 1994, la sera prima l’Italia sportiva ha pianto in una notte infinita per il rigore sbagliato da Roberto Baggio nella finale della Coppa del Mondo contro il Brasile. Quel giorno si corre la tappa Montepellier-Carpentras, la maglia gialla sta saldamente sulle spalle del Re Miguelon Indurain e in fuga parte un veneto. Eros Poli un “cristone” di due metri, un “passistote” oro olimpico nella cronometro a squadre nel 1984 a Los Angeles che con le salite ha poco a che spartire e che si diletta a tirare le volate a Mario Cipollini.

Eros Poli tenta una scriteriata fuga dopo sessanta chilometri di corsa, in molti pensano sia un allungo fatto per guadagnare qualche minuto per poi far gruppetto una volta ripreso. Poli conosce meglio la “rete” dove cadono i velocisti che la gloria della testa del gruppo, almeno quando la strada sale.

Tutti si aspettavo Indurain o attendono una sfuriata di Virenque, gli occhi degli italiani sono per un emergente Marco Pantani e quando scatta il “passistone” nessuno è disposto a scommettere un euro, anzi una lira sulla buona riuscita dell’attacco. Mettere in mostra il marchio della squadra, ecco giusto quello può essere l’obiettivo di Eros. E invece tutti si sbagliano.

La tappa scorre ed Eros secondo su secondo scava un solco importante, addirittura enorme quando, ai piedi del monte calvo, il cronometro registra venti minuti di vantaggio sui diretti inseguitori. Un vantaggio enorme ma che può non bastare quando dietro scoppia la bagarre. Poli, l’abbiamo detto, è uno abituato a vedere la coda del gruppo quando la strada sale, è uno abituato a giocare sui secondi per non andare fuori tempo massimo. E proprio questa sua abilità nel centellinare i secondi lo porta a fare un calcolo per puntare all’impresa:

“Ai piedi del monte avevo calcolato di poter perdere un minuto e quindici a chilometro” racconterà all’arrivo. Proprio il cuore e la capacità di calcolo lo condurranno alla vittoria.

Eros Poli sale col suo passo mentre dietro, tra i big, c’è lo scatto di, neanche a dirlo, Marco Pantani. Al pirata resiste (per poco) Luc Leblanc. Eros non si scompone, sa che tutto sarà questione di secondi. Mentre il Mistral sferza il gruppo, il veneto ha già perso cinque minuti.

E’ una sfida impossibile la sua ma, lo sappiamo, è l’impossibile che piace agli amanti del ciclismo. “Forza Poli”, “Allez Polì”, dalle pietraie si alza l’urlo della folla. Gli “indiani”, come vengono chiamati in gergo i tifosi che stanno sul ciglio della strada nelle tappe di salite, vedono da lontano avvicinarsi quell’omone in sella alla sua bici che fatica come un dannato ma che non molla di un centimetro.

“Allez Polì, Allez Polì” urla la folla, Eros ondeggia come una nave nel mare in tempesta. Forza Eros pensiamo tutti noi italiani ma lo pensano tutti, una favola la sua che deve, deve realizzarsi.

Marco Pantani tira come sa fare lui, il margine scende la Eros conta i minuti e i secondi, sa che può farcela. “Non mollare, non mollare, non mollare”. Se guarda in giù dalla montagna, Eros può vedere gli avversari che lo stanno andando a prendere. “Non mollare, non mollare, non mollare”… macina centimetro dopo centimetro il passista veneto, tra pietre infuocate e gente che urla.

Il rischio di piantarsi è alto, le energie fisiche sono al lumicino ma le energie mentali lo portano, quasi sospinto dagli dei del ciclismo a tagliare per primo la vetta del Mont Ventoux. Il corridore di Isola di Scala scollina con cinque minuti di vantaggio su Marco e sei sul gruppo della maglia gialla che in discesa rientra sul pirata.

Se il nemico di Poli era prima la salita ora sono la discesa e il piano l’avversario da temere prima ancora del gruppo degli inseguitori. Eros a testa bassa stantuffa sui pedali, resiste stoicamente come un ciclista degli anni mitologico dello sport del pedale. Dopo 161 chilometri di fuga solitaria Poli taglia stremato il traguardo con circa tre minuti di margine dal gruppo dei migliori.

E’ un vero trionfo quello di Eros, è il trionfo dell’atleta e il riscatto per la categoria dei gregari che sempre meno spesso riescono a trovare giornate di gloria come quelle vissute dal “corazziere” veneto. Lo stesso Jean Marie Leblanc si complimenta con l’italiano che con la sua azione ha impreziosito l’intera edizione del Tour.

 

 

 

 

 

 

 

 

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