Denis Zanette ciclista detto il gigante di Sacile

Denis Zanette

Denis Zanette

Denis Zanette: la sua carriera

Denis Zanette ciclista generoso e amato dai compagni tragicamente scomparso per problemi cardiaci

Denis Zanette nasce a Sacile il 23 marzo del 1970, ultimo di quattro fratelli. Denis inizia a correre in bicicletta a soli 6 anni. Nel 1983 il papà, imbianchino, muore per un infarto a soli 47 anni. Ecco che Denis, come tutta la famiglia si rimbocca ulteriormente le maniche e, nel tempo libero tra scuola e allenamenti,  da una mano al fratello maggiore Claudio che porta avanti l’azienda di famiglia.
Denis gareggia per la Sacilese vincendo 27 corse con i giovanissimi e 6 con gli juniores. Da dilettante ottiene quindici successi, è secondo alla piccola Piccola Sanremo del 1991, conquista l’Astico-Brenta, il G.P. Coop Levane, una tappa al Giro della Valle d’Aosta nel 1994 e soprattutto nel 1991 vince, per la gioia di mamma Edda, la maglia tricolore di campione italiano dilettanti di seconda serie.
Questa serie di ottimi risultati spalancano a Denis Zanette le porte del ciclismo professionistico con i colori della Aki in cui riesce, fin dalle prime gare, a mettere in mostra le qualità di passista veloce che già lo avevano fatto brillare tra i dilettanti.
Nel 1995 fa il suo esordio al Giro d’Italia conquistando la 18esima  tappa da Stradella al Santuario di Vicoforte precedendo sull’arrivo Giuseppe “turbo” Guerini. Denis completa la corsa rosa in 71esima posizione ed è convocato anche per il Tour de France di quell’anno ma si ritira all’undicesima tappa. In quell’anno sfiora la vittoria al Giro di Toscana chiudendo secondo alle spalle di Podenzana.
Nel 1997 Denis Zanette si mette in luce al Giro del Portogallo dove ottiene una vittoria di tappa sull’arrivo di Bragança conquistando anche la maglia a punti finale. Nel 1998 passa alla Cantina Tollo e poi al Team Polti dove ne vengono particolarmente apprezzate le doti di ciclista serio e gregario fidato: mai un gesto fuori luogo, mai una parola sbagliate, Denis è amato e rispettato da compagni ed avversari.
Nel 2000 firma con la Liquigas di Fabio Bordonali, capitanata da Davide Rebellin. Al primo anno vince  la 16esima tappa del Giro di Danimarca da Ringkøbing a Viborg e a fine anno viene chiamato in azzurro per i Campionati del Mondo di Plouay in Francia, vinti a sorpresa dal lettone Romāns Vainšteins, e completa la prova iridata nonostante il lavoro per i capitani.
Nel 2001 è protagonista al Giro delle Fiandre vinto da Gianluca Bortolami chiudendo terzo alle spalle dell’italiano e di Erik Dekker ed al Giro d’Italia vince la quinta tappa sull’arrivo di Lubiana, in Slovenia dove anticipa di tre secondi Mario Manzoni ed Izidro Nozal. Nello stesso anno conquista la vittoria della Classifica a punti alla Setmana Catalana.
La stagione 2002 vede Denis Zanette approdare alla forte Fassa Bortolo guidata da Giancarlo Ferretti per correre a supporto di campioni come Petacchi, Basso e Casagrande.

Denis Zanette: la prematura scomparsa

Nel 2003, quando si accinge ad iniziare la sua nona stagione da professionisti, ancora sotto i colori della Fassa Bortolo, il 17 gennaio ha fissato l’appuntamento della presentazione della squadra, Zanette non ci arriverà mai. Giusto una settimana prima, il 10 gennaio approfitta degli ultimi giorni di pausa per recarsi dal dentista per una ordinaria visita.
Terminato l’appuntamento dentistico, Denis si sente male, perde i sensi e si accascia al suolo. Il dottore e le infermiere si accorgono immediatamente delle gravi condizioni dell’atleta, gli praticano il massaggio cardiaco e chiamano prontamente i soccorsi dell’Ospedale di Sacile. Viene nuovamente praticato il massaggio cardiaco e contattato l’Ospedale di Pordenone, i soccorsi durano oltre 40 minuti nello studio medico e poi nell’ambulanza e al pronto soccorso ma per Denis non c’è scampo.
Denis aveva due soli obiettivi nella vita: correre in bici e dare tutto alla sua famiglia con le amate figliolette Anna e Paola di 5 anni e di 8 mesi al momento della tragedia.
Subito dopo la morte di Denis Zanette gli sciacalli spargono voci per mettere nubi attorno al suo nome ma l’autopsia stabilisce che il ciclista è morto per una patologia cardiaca polmonare.