Contador racconta della rivalità con Lance Armstrong

Contador rivela nuovi dettagli sulla rivalità con Armstrong

Contador racconta lo scontro con il clan del texano all’interno del Team Astana tra ordini di squadra disattesi, parole di fuoco e tradimenti.

Contador
Contador

Contador torna a parlare dei fatti legati al Tour de France 2009 quando, in casa Astana, scoppia la guerra interna tra spagnoli e texani per conquistare la leadership nel team e la maglia gialla finale. Come sono andate le cose in quell’annata lo sappiamo e sappiamo anche molto, forse troppo, bene come è andata la storia di Lance Armstrong di li a poco quello che meno si sa sono alcuni dettagli della convivenza tra i due fenomeni del pedale.

Lance Armstrong nel 2009 è al ritorno alle corse e si accasa nel Team Astana con l’obiettivo di conquistare nuovamente il Tour de France. In squadra il feeling tarda ad arrivare, i clan di Alberto Contador e del Texano sono in guerra fredda fin da subito e il destino è già segnato.

I rapporti tra Lance e Alberto sono tesi fin da subito con l’americano che manda via Twitter messaggi di sfida allo spagnolo ma Contador è convinto di poter trionfare. Poi alla vigilia del Tour arriva il primo scossone:

“Tre giorni prima del Tour, mi dissero che il mio pilota di fiducia, che era Benjamin Noval, non sarebbe andato al Tour, dissi, “che cos’è uno scherzo?”

Partita la corsa francese le cose non migliorano e la frattura si amplia:

“Il Tour è iniziato con tante polemiche su chi fosse il leader della squadra, io avevo vinto il Tour nel 2007 e nel 2008 avevo colto la doppietta Giro-Vuelta ed ero intenzionato a conquistare la maglia gialla – racconta oggi Contador in una intervista su Youtube – Solo uno dei due poteva conquistare la maglia e Lance la voleva tanto quanto me. Un giorno, ho saltato il riposo e sono andato nella sua stanza per parlarne con lui, e lui ha detto: “è meglio per me se vinci il Tour”. Quello era il giorno prima della prima prova a cronometro a Monaco. C’era una tensione tremenda ogni sera a tavola, non tanto per noi, ma per i compagni di squadra, lo staff, tutti. Poi più tardi quel pomeriggio ho visto su Twitter, “domani nella cronometro vedremo chi è il leader”.

Le divisioni tra i due sono note a tutti e le distanze sono anche tra compagni di squadra in quanto all’interno dell’Astana, come detto, i clan sono ben divisi: spagnoli da una parte e “americani” dall’altra.

“Nella quinta frazione di quel Tour c’era vento, ho parlato con George Hincapie, amico di Armstrong, e mi ha detto che puntavano a dividere il gruppo. Sul finale della tappa il gruppo si è spezzato e io sono rimasto indietro, davanti a tirare c’erano i miei compagni di squadra in quanto Lance era nel primo troncone. Arrivato al traguardo mio fratello e l’addetto stampa mi hanno fatto salire sul bus per calmarmi. Lance ha guadagnato 40 secondi diventando l’uomo di classifica del team. A me raccontarono che la radiolina era rotta”.

Armstrong lancia i suoi proclami su Twitter tappa dopo tappa fino alla frazione di Andorra quando gli ordini di scuderia sono di affrontare la frazione con calma, tenendo il ritmo basso e restando uniti attorno a Lance.

“La tappa di Andorra presentava un terreno a me favorevole. La riunione della sera prima aveva come obiettivo quello di stare tranquilli ma io non ero sereno.  Più tardi sono andato in camera di compagno di squadra “neutrale” e ha detto: “Alberto, prima che tu possa passare per sciocco fai che sia lui ad esserlo”. Il giorno seguente Cadel Evans e Van der Broeck attaccano così li ho seguiti, staccati e ho vinto la tappa. Dopo la corsa sul pulman l’aria era pesante in quanto avevo staccato Lance.
La mattina seguente sul bus Bruynel chiese se qualcuno avesse qualcosa da dire e Lance mi accusò di non aver rispettato la strategia. L’ho interrotto e gli ho detto: ‘Se vuoi il rispetto, sei il primo a doverlo mostrare. Hai mancato di rispetto a me e al resto della squadra dall’inizio dell’anno”. Armstrong mi ha detto: “ok Pistolero”. Dopo è calato il silenzio assoluto e tutti sono scesi dall’autobus, Lance  portò nella stanza sul retro dell’autobus, che era condivisa da tutti, ma da quando era tornato era diventata sua, e disse: “Non fottermi”. 

Come sono andate le cose lo sappiamo ma queste rivelazioni aggiungono pepe ad un quadro già piccante.