Ciclismo, genitori dopano i figli il racconto choc su Il Giorno

Ciclismo giovanile e doping: “Papà mi dava pasticche”

Ciclismo giovanile e doping il racconto shock dalle pagine de Il Giorno: : “Papà mi dava pasticche, diceva che erano soltanto vitamine”

Ciclismo giovanile e doping

Ciclismo giovanile e doping

Ciclismo giovanile e doping un connubio tristemente noto a molti e a rilanciare l’argomento è un articolo apparso sulle pagine de Il Giorno. I casi di somministrazione di sostanze vietate a giovani atleti (in tanti sport) è un fatto tristemente in aumento dello scorso anno lo scandalo della Altopack. Ed è ancora più triste il fatto che spesso non sono allenatori senza scrupoli a somministrare le sostanze ma direttamente i genitori dei ragazzi.

A volte pare che sia il ciclismo l’unico sport vittima di queste situazioni ma la pressione al risultato porta in tantissimi sport a calcare la mano anche con gli atleti più giovani.

Va detto che il ciclismo è uno degli sport che per certi versi fatica ad uscire dalla luce dei riflettori per le vicende di doping ma va anche detto che è uno degli sport che ha affrontato più di petto il problema e i numeri parlano di un calo dei casi di positività tra i professionisti.

E’ apparsa sul sito de “Il Giorno” una intervista-denuncia di un giovane ciclista coscientemente dopato da un genitore senza scrupoli.

“No papà, così non ci sto più, mollo la bicicletta e torno a giocare con i miei amici”

secondo quanto riportato dal sito, il padre lo aveva spinto a un’autoemotrasfusione per migliorare le prestazioni

“Non accettai, perché a noi ragazzi bisogna dare il diritto di perdere ma mio padre non lo capiva diceva che l’importante era essere competitivo ora, non da professionista”.

Luca, così viene chiamato sul quotidiano, inizia a pedalare da piccolo, a 10 anni viene tesserato e inizia a gareggiare con la maglia di una società locale. A 12 anni ecco il passaggio tra gli Esordienti, ecco le gare più lunghe ecco le maggiori pressioni del padre.

«Anche se sei poco più di un bambino ma devi e allenarti bene e la fatica nelle gare si fa sentire. Ci sono i premi in palio, un tablet, un premio in denaro e i ragazzini diventano disposti a tutto pur di fare bella figura davanti allo speaker che urla il loro nome. A me dei soldi non importava nulla, ma mio padre diceva che lo scopo era guadagnare soldi in fretta”.

Con il salire delle pressioni, ecco l’accadimento:

«All’inizio non capivo, mio padre mi dava delle pasticche dicendo che mi avrebbero dato più energia, io non capivo, sono vitamine diceva. Una volta il padre di un compagno chiese al medico: “Vorrei del ferro per mio figlio”. Il dottore sorrise e ripose: “Gli dia una zuppa di lenticchie”. Ne parlai con altri ragazzi più grandi, loro scherzavano: “Non salare troppo la zuppa”, mi hanno spiegato che era un modo per dire doparsi.

Il passo successivo fu breve:

«Quando papà mi chiese di togliermi il sangue spiegandomi che serviva  per aumentare le mie prestazioni mi sono spaventato e ho detto basta.

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