Riccardo Stacchiotti alla Vini Zabù – KTM

Riccardo Stacchiotti firma con la Vini Zabù – KTM

Riccardo Stacchiotti, interessantissimo velocista marchigiano, ha firmato un contratto con la Vini Zabù – KTM per la stagione sportiva 2020

Riccardo Stacchiotti

Riccardo Stacchiotti

E’ il velocista marchigiano Riccardo Stacchiotti l’ultimo rinforzo della Vini Zabù – KTM per la stagione 2020. Classe 1991, Stacchiotti proviene dalla Giotti Vittoria – Palomar squadra con la quale è stato capace di imporsi in due occasioni nella scorsa stagione, al Giro di Sicilia e al Sibiu Cycling Tour ed è proprio dalla corsa a tappe rumena che ripartirà il 23 luglio alla ripresa delle competizioni da parte del team.

“Quello di Stacchiotti era un ingaggio definito da tempo – spiega il team manager Angelo Citracca – ma la sospensione delle corse dovuta al Covid 19 ha chiaramente posticipato il tutto. Crediamo molto in Riccardo che va ad occupare un tassello mancante nel nostro team e siamo sicuri che saprà farsi valere”.

Dal canto suo il nuovo innesto del team Vini Zabù – KTM si mostra desideroso di ricominciare

“Dopo la mancata nascita del team ungherese con cui avevo un contratto per questa stagione ho attraversato un periodo particolarmente difficile ma non ho mai perso la speranza, sono motivato e fiducioso di poter essere competitivo fin da subito. Grazie ad Angelo Citracca e a tutta la Vini Zabù – KTM per la fiducia, ci vediamo presto sulla strada”.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Bardiani CSF Faizanè: la stagione riparte da Livigno

Bardiani CSF Faizanè: la stagione riparte col training camp

Bardiani CSF Faizanè: la stagione 2020 riparte col training camp a Livigno presso l’Hotel Interalpen

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Dal prossimo mercoledì 1 luglio due gruppi di 10 atleti della Bardiani CSF Faizanè si alterneranno per un training camp in altura a Livigno, presso l’Hotel Interalpen, struttura da sempre vicina ai team di ciclismo professionistico e bike friendly.

La squadra dopo essersi sottoposta ai test Covid-19 per scongiurare eventuali positività tra staff e corridori, riprenderà quindi la propria stagione sportiva con un importante training camp in altura propedeutico alla preparazione dei primi appuntamenti agonistici previsti per fine luglio.

La squadra tornerà infatti ufficialmente alle corse internazionali il prossimo 23 luglio, al Sibiu Tour, mentre il nuovo debutto italiano è atteso per il 1 di agosto con la prestigiosa Strade Bianche.

Per consultare il calendario gare visita il RACE CENTER UFFICIALE.

FONTE COMUNICATO STAMPA

 

Roglic ricomincia con una vittoria: è campione Sloveno

Roglic è campione Sloveno 2020

Roglic numero 1 dell’UCI WorldTour Ranking è tornato subito alla vittoria nella sua prima gara della stagione 2020, conquistando il campionato Sloveno su strada 

Roglic

 

Primoz Roglic si è aggiudicato il Campionato Nazionale Sloveno su strada, andato in scena domenica 21 giugno sui 145,8 km da Cerklje ad Ambrož pod Krvavcem. In sella alla sua Bianchi Oltre XR4, l’atleta del Team Jumbo-Visma ha avuto la meglio su Tadej Pogacar nella salita finale di Ambrož pod Krvavcem, grazie a uno scatto decisivo nell’ultimo chilometro di gara. Il Campionato Nazionale Sloveno è stata la prima corsa di Roglic nella stagione 2020, dopo la sua ultima apparizione alla Chrono des Nations 2019. Per il trentenne è il primo titolo nazionale in carriera.

Roglic

 

Il Team Jumbo-Visma utilizza quattro modelli progettati da Bianchi con sistema Bianchi CV powered by Countervail:

 

  • Oltre XR4, progettata per massimizzare il vantaggio aerodinamico ed il controllo. Oltre XR4 è il modello racing Bianchi per antonomasia, realizzata con il sistema Bianchi CV powered by Countervail. Le grafiche sono state rinnovate per la nuova stagione. Il Team Jumbo-Visma ha in dotazione anche la versione Oltre XR4 Disc.
  • Aquila CV, il più avanzato modello da cronometro, progettato per garantire il massimo controllo e una maggiore riduzione del dispendio energetico.
  • Infinito CV, la bicicletta ideale per le Classiche, garantisce un controllo del mezzo superiore su fondi sconnessi, riducendo l’affaticamento muscolare. È progettata con il rivoluzionario sistema Bianchi CV che usa il carbonio brevettato da Countervail, cancellando le vibrazioni della strada.
  • Zolder Pro Disc, ultima evoluzione in carbonio che Bianchi ha sviluppato per il ciclocoss, abbinando leggerezza e resistenza per ottenere la miglior prestazione.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Fundacion Manuela prende il posto della Mitchelton-Scott

Fundacion Manuela al posto della Mitchelton-Scott!

Fundacion Manuela prende il posto della Mitchelton-Scott per garantire nuova linfa per le prossime stagioni sportive

Fundacion Manuela, la divisa

Fundacion Manuela, la divisa

Fundacion Manuela prende il posto della Mitchelton-Scott come nuovo main sponsor del team GreenEdge Cycling per il resto della stagione 2020.

La formazione australiana, fondato nel 2012, avrà quindi una nuova denominazione che, secondo quanto lasciato intendere dal proprietario del team Gerry Ryan, continuerà oltre la stagione.

“Dopo un periodo terribile e pieno di incertezze come quello passato negli ultimi mesi, siamo entusiasti di avere il sostegno di Francisco Huertas e Manuela Fundación per garantire il nostro futuro nel 2021 e oltre”, ha dichiarato Gerry Ryan in una nota del team.

Si conosce poco circa  a Fundacion Manuela , anche se l’organizzazione ha una pagina web con un conto alla rovescia per il lancio di ottobre:

Fundación Manuela  è il culmine di un progetto macrosociale con un diverso scopo di solidarietà a favore dei bisognosi, dello sport e delle arti dello spettacolo”.

Sulla storia della fondazione è lo stesso Ryan a fare chiarezza:

“La Fundación Manuela è gestita da Francisco Huertas e sua moglie Maria Angustias González,  il loro obiettivo è” aiutare a creare un mondo più solidale. Abbiamo sempre pensato che il nostro progetto fosse fortemente attrattivo per i suoi valori e questo accordo ci rende orgogliosi e non vediamo l’ora di collaborare con questo progetto sociale”-

Huertas è un importante uomo d’affari nel mondo dell’edilizia con base a Granada ed è stato precedentemente coinvolto in sponsorizzazioni di squadre di calcio con il marchio Hufrago apparso sulle divise del Granada F.C. sul finire degli anni 2000.

L’accordo tra Huertas e la formazione ciclistica arriva dopo che una serie di voci avevano paventato la possibilità che il team chiudesse i battenti a fine anno. A causa del Covid19, la formazione australiana aveva dovuto tagliare di quasi il 70% i salari dei ciclisti e del personale visto che il peso della gestione finanziaria del gruppo sportivo, dopo l’addio del marchio Orica, grava quasi unicamente su Gerry Ryan.

Il nome della Manuela Fundación e il mondo del ciclismo si erano già incontrati sulle maglia id una formazione Under23 con sede in Andalucia.

 

 

L’epopea del Gavia e dei suoi eroi: 60 anni di ciclismo estremo

L’epopea del Gavia, 60 anni di ciclismo estremo

L’8 giugno 1960 il Giro d’Italia transitava per la prima volta sul Passo Gavia con l’impresa sfortunata di Imerio Massignan, a cui ne sarebbero seguite tante altre 

La salita verso il leggendario Passo Gavia sul versante di Ponte di Legno (Credits: Mauro Mariotti)

La salita verso il leggendario Passo Gavia sul versante di Ponte di Legno (Credits: Mauro Mariotti)

Il bello del ciclismo: la fatica, la sfida con la salita più estrema prima di una discesa al fulmicotone. Era l’8 giugno 1960, quando il Giro d’Italia scopriva per la prima volta la terribile ascesa verso il Passo Gavia, da un’intuizione di patron Vincenzo Torriani, che dopo averlo avvistato durante una ricognizione aerea aveva deciso di inserirlo nella “Corsa Rosa”.
60 anni dopo, l’iconica salita del Passo Gavia, dalla quale si possono ammirare le cime del gruppo Ortles-Cevedale e dell’Adamello, mantiene intatto il suo fascino, aggiungendosi alla vasta proposta di percorsi bike (oltre 500 km) che il Consorzio Pontedilegno-Tonale offre per poter soddisfare le esigenze di tutti gli appassionati di bici, anche di quelli meno esperti.

 

Imerio Massignan

Imerio Massignan durante il Giro d’Italia del 1960 (Credits: Famiglia Massignan)

Al tempo nessuno avrebbe immaginato che quella lingua di 17 chilometri all’8% di pendenza media che si arrampica fino a quota 2618 metri sarebbe entrata nella storia del ciclismo per non uscirne mai più. Nemmeno Imerio Massignan, vicentino di Valmarana, il primo uomo a transitare sul Gavia al Giro d’Italia, non a caso da quel giorno soprannominato l’Angelo del Gavia.

Era la ventesima e decisiva tappa del Giro, da Trento a Bormio per un totale di 229 chilometri. Il menu prevedeva in sequenza Campo Carlo Magno, Passo del Tonale Passo Gavia: un percorso capace di mettere a dura prova anche i protagonisti più impavidi.

L’allora 23enne Massignan si giocava la maglia rosa con i mostri sacri dell’epoca: dall’Angelo della Montagna Charly Gaul all’indistruttibile Jacques Anquetil, al tenace e generoso Gastone Nencini.

 “Una giornata memorabile – ricorda Massignan, che oggi, a 83 anni e ancora in forma, vive a Silvano d’Orba, in provincia di Alessandria. – Partimmo fortissimo e a 80 Km dall’arrivo ero già solo in testa alla corsa. Ai tempi, del Gavia si sapeva poco o nulla: non avevamo fatto alcun tipo di ricognizione. A un certo punto mi trovai davanti una vera e propria mulattiera: ghiaia e sassi da tutte le parti, muri di neve alti sei metri e uno strapiombo a tenermi compagnia”.

Prima di quella che sarebbe poi diventata l’ultima galleria, costruita qualche decennio più tardi, bisognava affrontare una stradina molto stretta – ancora oggi percorribile in MTB – dove un mezzo militare degli Alpini era precipitato nel dirupo.

Io stavo bene, mi sentivo le gambe di Fausto Coppi, morto proprio nei primi giorni di quel 1960: povero Fausto, quanto avrebbe amato quella salita brutale… – racconta Massignan -. Transitai in cima al valico con quasi 2 minuti di vantaggio su Gaul. Alle mie spalle, corridori da tutte le parti che con le spinte del pubblico cercavano di raggiungere la vetta in ogni modo. Da quel momento il mio nome è rimasto indelebilmente legato al Gavia: ne vado molto orgoglioso”.

L’entusiasmo dopo aver scollinato per primo si sarebbe trasformato ben presto in rabbia e disperazione durante l’altrettanto impegnativa discesa verso Santa Caterina Valfurva e infine Bormio. Una, due, tre forature e addio maglia rosa. “Potevo veramente vincere il Giro perché il vantaggio sugli avversari era ampio – prosegue Massignan, detto “Gambasecca”, non solo per la magrezza ma perché aveva la gamba destra più corta di un centimetro e mezzo rispetto alla sinistra -. Con tutti quei sassi in discesa forai tre volte: l’ammiraglia della Legnano aveva bruciato la frizione ed era dispersa fra i monti, della moto di scorta neppure l’ombra. Per due volte riuscii a metterla a posto da solo, ma ormai Gaul mi aveva ripreso e superato. Nonostante ciò, riuscii a riagguantarlo per provare a vincere la tappa, ma a 300 metri dall’arrivo di Bormio forai una terza volta. Gaul mi vide barcollare e volò a vincere la tappa. A me rimasero lacrime e rimpianto, che qualche volta provo ancora oggi”.

Alla fine, Massignan chiuse quel Giro d’Italia al quarto posto, alle spalle di Anquetil, e Nencini e a soli 15 secondi dal terzo gradino del podio occupato da Gaul. Imerio non aveva le stimmate del fenomeno, come il grande Anquetil, ma compensava con carattere e doti di resilienza. “Sono nato in un’epoca di grandi campioni – racconta – ecco perchè non ho vinto molto. In salita non ero secondo a nessuno, ma a cronometro facevo troppa fatica e perdevo un sacco di tempo. Tuttavia, il primato sul Gavia non me lo toglie nessuno: sono tornato in cima in altre occasioni, ma la prima volta resta un’emozione speciale”.

 

GELO E NEVE NEL 1988: UNA VERA APOCALISSE

Dal 1960 ad oggi, il Passo Gavia è stato inserito 14 volte nel percorso del Giro d’Italia. Memorabile quanto accadde il 5 giugno 1988, quando con una scelta ardita gli organizzatori decisero di disputare la tappa da Chiesa Valmalenco a Bormio a dispetto di condizioni meteo veramente al limite. Una bufera di neve sorprese i corridori sulla salita del Gavia e sulla successiva discesa con numerosi casi di assideramento, stravolgendo l’esito della gara. La maglia rosa Franco Chioccioli dovette deporre ogni sogno di gloria, mentre l’olandese Johan Van der Velde, primo in solitaria sul Gavia, dovette fermarsi in discesa per un principio di congelamento. A vincere la tappa fu Erik Breukink davanti a Andy Hampsten, che pochi giorni più tardi sarebbe entrato nella storia del Giro come primo vincitore americano.

Passo Gavia 1988

La celebre bufera di neve che sorprese la carovana del Giro d’Italia del 1988 sulla salita del Gavia

 

PEDALARE SUL GAVIA SENZA AUTO, E CON CONTADOR

Per chi volesse godersi la scalata delle leggendarie salite della Corsa Rosa in totale tranquillità, Enjoy Stelvio National Park ha previsto per alcune giornate la chiusura al traffico motorizzato:

• Passo Gavia: 26 luglio e 30 agosto (durante quest’ultima data si pedalerà insieme al campione Alberto Contador), dalle 8:30 alle 12:30
• Passo del Mortirolo: 24 luglio, dalle 8:30 alle 12:30
• Salita ai Laghi di Cancano: 28 agosto, dalle 8:30 alle 12:30
• Passo dello Stelvio: 29 agosto (20sima edizione Scalata Cima Coppi), dalle 8:00 alle 16:00

Per maggiori informazioni: clicca qui

 

PONTEDILEGNO-TONALE, DOVE LA BICI E’ DI CASA

Le leggendarie salite del Giro d’Italia, i percorsi dedicati al downhill, i bike park del Passo del Tonale, i percorsi gravity di Ponte di Legno e Temù e la pista ciclabile da Ponte di Legno a Edolo – ideale per le famiglie e per chi è in cerca di natura e relax, – rendono il territorio dell’alta Valle Camonica e alta Val di Sole una destinazione adatta a tutti gli amanti delle due ruote, grazie anche ai diversi servizi offerti sul territorio, tra cui bike hotel, scuole, noleggi, negozi e impianti di risalita, il tutto immerso in un contesto paesaggistico mozzafiato.

Per informazioni: 

Consorzio Pontedilegno-Tonale
Via F.lli Calvi, 53 – 25056
Ponte di Legno (BS)
Tel. +39 0364 92097/92639
Mail: info@pontedilegnotonale.com

 

FONTE COMUNICATO STAMPA

 

Calendario ciclismo 2020: tutte le novità

 

Calendario ciclismo 2020: tutte le novità previste dall’UCI

Calendario ciclismo 2020: tutte le novità previste dall’UCI a seguito della pandemia di covid19. Sono possibili ulteriori modifiche

grandi giri

il Logo UCI

Calendario ciclismo 2020, il circus del pedale scalda sempre più i motori in vista dell’uscita dalla pandemia. I Pro hanno ripreso ad allenarsi su strada già da tempo e la UCI sta preparando la rinascita del ciclismo mondiale dopo il lockdown.

Le ultime corse (o le prime) sono andate in scena a inizio marzo per poi essere stoppate come tutto il mondo dello sport in attesa che l’emergenza sanitaria globale si placcasse.

Il nuovo Calendario del ciclismo 2020 prevede il nuovo avvio alle Strade Bianche mentre sabato 8 agosto c’è il via delle classiche con la Milano-Sanremo, prima Monumento della stagione, che da classicissima di primavera sarà pedalata in un inedito clima agostano.

Naturalmente, come accade nella normalità, il calendario 2020 ruota attorno alla corsa a tappe più prestigiosa, ovvero il Tour de France in programma dal 29 agosto al 20 settembre. IL percorso di avvicinamento alla Grande Boucle vedrà i big impegnati al Giro del Delfinato (12-16 agosto).

L’inedito Calendario di ciclismo 2020 prevede il Giro d’Italia 2020 dal 3 al 25 ottobre situazione anomala sia per ciò che concerne il clima che per un inopportuno incrocio con tre Classiche Monumento: Liegi-Bastogne-Liegi ( 4 ottobre), Giro delle Fiandre (18 ottobre) e Parigi-Roubaix (25 ottobre). Sempre durante la corsa rosa sono prevista altre importanti classiche del nord: ovvero l’Amstel Gold Raceche si correrà il 10 ottobre e la Gent-Wevelgem il giorno seguente.

L’aperitivo del Giro sarà la Tirreno-Adriatico (7-14 settembre) mentre chi deciderà di essere al via della corsa a tappe tricolore dovrà rinunciare alla Vuelta Espana che partirà il 20 ottobre incrociando proprio le ultime tappe.

Il Giro di Lombardia, messo in programma per  il 31 ottobre, sarà l’ultima Classica Monumento affrontata dal plotone

Calendario ciclismo 2020: tutte le novità (solo eventi World Tour).

1° agosto: Strade Bianche
5-9 agosto: Giro di Polonia
8 agosto: Milano-Sanremo
12-16 agosto: Giro del Delfinato
16 agosto: Prudential RideLondon-Surrey Classic (London Classic)
25 agosto: Bretagne Classic – Ouest-France (GP Plouay)
29 agosto-20 settembre: Tour de France
7-14 settembre: Tirreno-Adriatico
11 settembre: Grand Prix Cycliste de Québec
13 settembre: Grand Prix Cycliste de Montréal
20-27 settembre: Mondiali
29 settembre-3 ottobre: BinckBank Tour
30 settembre: Freccia Vallone
3-25 ottobre: Giro d’Italia
4 ottobre: Liegi-Bastogne-Liegi
10 ottobre: Amstel Gold Race
11 ottobre: Gent-Wevelgem
14 ottobre: Dwars door Vlaanderen (Attraverso le Fiandre)
15-20 ottobre: Tour of Guangxi
18 ottobre: Giro delle Fiandre
20 ottobre-8 novembre: Vuelta a España
21 ottobre: Brugge-De Panne
25 ottobre: Parigi-Roubaix
31 ottobre: Giro di Lombardia

Ivan Basso: “Lance, ho pagato per i miei errori”

Ivan Basso risponde a Lance Armstrong

Ivan Basso ha voluto dire la sua sul documentario Lance in cui è chiamato in causa, ribadendo di aver pagato per i propri errori e di rispettare Armstrong

Ivan Basso (fonte pagina facebook)

Ivan Basso (fonte pagina facebook)

Ivan Basso ha voluto replicare alle parola pronunciare da Armstrong nel documentario “Lance” in onda sull’emittente televisiva americana ESPN. Il texano ha “dedicato” un passaggio ai ciclisti italiani, da Marco Pantani al ciclista varesino suscitando non poche reazioni di malcontento.

Basso, chiamato il causa dall’ex ciclista americano che ha sottolineato come i media abbiano avuto un approccio diverso nei confronti dei due atleti, ha voluto dire la sua in una intervista rilasciata al quotidiano Il Giornale.

In realtà nel documentario di Marina Zenovich, Armstrong incolpa il ciclismo per quello che è successo, confrontando la sua condizione con quella di Ullrich e Pantani e fa un confronto sul modo in cui sono stati trattati altri ciclisti come Basso, Erik Zabel e George Hincapie.

Nell’intervista, il ciclista di Cassano Magnago, ha dichiarato di non aver ancora avuto modo di visionare il documentario e che quindi non è certo che le parole riportate da molti siti siano state correttamente tradotte. Parlando delle sue vicissitudini legate al doping, Ivan ha dichiarato:

“Nel 2006 sono stato catturato nell’Operacion Puerto e per questo ho appoggiato la schiena al muro: ho confessato e l’ho pagato con un divieto di due anni. Sono andato dal paradiso all’inferno”

Ivan Basso ha voluto spezzare una lancia a favore di Armstrong:

“A Lance sono e sarò sempre grato, perché con me si è sempre comportato benissimo. Quando mia mamma  si ammalò di cancro, lui si fece in quattro per darci una mano. Lo stesso accadde quando toccò a me nel 2015, è stato generoso e disponibile”.

 

 

 

Basso ha voluto dedicare un passaggio a Pantani:

non amava Lance, ma Marco era il genio assoluto. Il talento. Nessuno come lui. Nessuno”

Armstrong: “io come Marco Pantani”

Armstrong si paragona al Pirata!

Armstrong, protagonista di un documentario in onda sulla ESPN parla di doping e di ciclismo paragonando la sua discesa a quella di Marco Pantani

Lance Armstrong

Lance Armstrong

Armstrong in questi giorni sta vivendo un momento di popolarità ritrovata grazie al documentario in onda su ESPN dal titolo “Lance” in cui “Ho deciso di raccontare tutta la mia verità” dichiara il texano.

Figura controversa quella del ciclista di Austin, in molti lo hanno amato quando era in sella in tantissimi lo hanno odiato fin quando ha pedalato e lo detestano con maggior forza dopo lo scandalo Doping che gli ha fatto perdere i sette Tour de France vinti barando.

Ora dal documentario andato  andata in onda su ESPN negli Usa la scorsa notte (la seconda puntata sarà on air lunedì prossimo) arrivano gli echi di alcune affermazioni forti tra doping, amicizia con Ullrich e un paragone azzardato con Marco Pantani. Il docu-film realizzato da Marina Zenovich arriverà in Europa a fine giugno ma le dichiarazione del cowboy texano fanno già molto discutere.

Lance spiega di aver imparato a “mentire guardando la gente negli occhi tanto ero abituato a farlo” e racconta che “tutti facevano uso di EPO, che ti faceva andare fortissimo senza rischi per la salute non come gli ormoni che ti facevano crescere le cose  cattive, come appunto il tumore”.

Armstrong si getta poi in una digressione sul rapporto tra ciclismo ed Italia, Il texano ha passato molto tempo nel nostro paese, prima sulle rive del Lago di Como, poi frequentando il noto medico ferrarese Michele Ferrari (ricordiamo la assurda vicenda dell’inseguimento a Filippo Simeoni reo di aver segnalato la cosa). Le parole che escono dalla bocca dell’ex ciclista a stelle e strisce sono bordate graffianti che potrebbero ferire la sensibilità di molti.

Dopo un chiaro attacco ad Ivan Basso “l’Italia lo glorifica, gli da un poso di lavoro e lo invita in tv” ecco il paragone azzardatissimo con il Pirata con cui in strada non c’è mai stata simpatia:

“Gli italiani amavano ciclisti pieni di Epo, ma poi hanno distrutto e ucciso Marco Pantani. Lui è morto, fottutamente morto. La Germania disprezza Ullrich e gli americani mi odiano. Per tre come noi non ci sarà redenzione”.

 

 

Lance vs The Last Dance due serie cult

Lance Armstrong vs Michael Jordan: The last dance

Lance vs The Last Dance due facce opposte dello sport professionistico: il modello Armstrong e quello dei Chicago Bulls di Michael Jordan

Lance

Lance

Lance, il documentario di ESPN sul ciclista texano da una parte, The Last Dance il documentario sui Chicago Bulls di Michael Jordan dall’altro. Due fenomeni diametralmente opposti dello sport-business americano. Il modello Bulls che ha letteralmente segnano un’epoca d’oro del basket a stelle e strisce contro il modello Armstrong che ha segnato una delle pagine più nere del ciclismo mondiale.
The Last Dance ovvero l’ultimo ballo è la serie Tv divenuta già cult che racconta l’evoluzione di una delle squadre più forte e vincente di sempre (non solo nella pallacanestro), i Chicago Bulls, che ha espresso con ogni probabilità il miglior basket di sempre.
Lance, la serie di ESPN, in quattro ore ripercorre la nefasta vicenda di Armstrong: insomma un Last Dance al contrario. Il texano, campione pronto a tutto per ottenere la vittoria sin dal primo secondo trascorso su questo pianeta che dichiara “è un miracolo che non sia diventato un serial killer”, viene narrato senza veli nella serie tv. Un percorso aspro, come aspro era (è?) il carattere di Lance che fin da giovane atleta, pronto a falsificare il certificato di nascita per partecipare ad una corsa, appare come spregiudicatamente pronto a tutto.
Forse nella formazione del carattere dell’ex atleta simbolo dell’US Postal ha influito l’assenza del padre naturale e la presenza di un patrigno violento. Lo stesso Terry Armstrong conferma questa ipotesi:

“l’ho trattato come un animale e per questo è diventato un campione”.

Se Jordan ha sempre dimostrato una valida “cattiveria agonistica”, il texano ha spesso spiccato per l’assenza di scrupoli. Simbolo dell’America post Reganiana, Lance mostra tutta la sua prepotenza da cowboy texano imbrogliando, mentendo e camminando sul filo del rasoio.
Inevitabile in un racconto su Lance parlare della vicenda legata al cancro forse proprio legata all’assunzione di sostanze vietate. Nel documentario il texano rivela di aver iniziato a doparsi già nel 1992 e non nel 1996 come raccontato nella sua confessione shock ad Oprah.
“Ho sempre chiesto, sempre saputo e ho sempre preso le mie decisioni da solo. Sapevo quello che stava succedendo.” dichiara Lance parlando delle iniezioni a cui fin da neo professionista venne sottoposto.
Campione del Mondo ad Oslo nel 1994, Armstrong venne costretto al ritiro due anni dopo per un cancro ai testicoli: “non posso escludere che via sia un legame tra il doping e la malattia ma l’unica volta in cui ho fatto uso dell’ormone della crescita è stato proprio nel 1996” ha spiegato Lance.
Armstrong dimostra “tolleranza” nei confronti dell’EPO:

“per molti aspetti è un prodotto sicuro se viene usato con parsimonia, sotto supervisione medica. Ci sono sostanze più pericolose che vengono iniettate nel corpo”.
Il doping “era già radicato nello sport, quando sono arrivato dal Texas, – spiega Lance – siamo passati dal doping a basso numero di ottani, che era sempre esistito, a questo carburante per razzi. Questa è stata la decisione che abbiamo dovuto prendere”.

Un ritratto duro di questo campione del bluff che dimostra però un atteggiamento diverso quando si parla del rivale ed amico Jan Ullrich, il vincitore del Tour de France 1997, caduto in disgrazia nel 2018 a cui Lance ha teso la mano:
Ullrich era astato dimesso dall’ospedale psichiatrico nel quale era stato ricoverato dopo alcuni episodi di violenza. “Sono andato a trovarlo perché lo amo, è una delle persone più importanti della mia vita ha spiegato
dopo una serie di accuse di aggressione. “Il motivo per cui sono andato a trovarlo è che lo amo”, risponde Armstrong, prima di scoppiare in lacrime. “Non è stato un bel viaggio. È stata la persona più importante della mia vita” ha spiegato Lance prima di scoppiare in lacrime.

Fabio Jakobsen vince il torneo dei velocisti di The Challenge of Stars

Fabio Jakobsen vince il torneo dei velocisti

Il corridore olandese ha battuto in finale Filippo Ganna e si è aggiudicato la prima edizione del primo torneo ad eliminazione diretta sulla piattaforma BKOOL

 

La sfida tra i velocisti di The Challenge of Stars si è conclusa con il successo di Fabio Jakobsen (Deceuninck – Quick Step). Il campione olandese su strada ha preceduto nella volata finale il campione italiano a cronometro Filippo Ganna, lungo i 1200 metri con una pendenza media dello 0.97% e massima del 2.53%, ambientati nella campagna toscana ricreata dal software BKOOL.

Il torneo si era aperto con i quarti di finale: Pascal Ackermann (BORA-Hansgrohe) ha battuto Nacer Bouhanni (Team Arkéa Samsic); Fabio Jakobsen (Deceuninck – Quick Step) ha sconfitto il campione del mondo in carica Mads Pedersen (Trek – Segafredo) mentre Jasper De Buyst (Lotto Soudal) si è imposto su Tim Merlier (Alpecin-Fenix). Nell’ultimo quarto di finale Filippo Ganna (Team Ineos) ha battuto il connazionale Matteo Trentin (CCC Team).

Nelle semifinali il campione olandese Fabio Jakobsen ha sconfitto Pascal Ackermann mentre Filippo Ganna ha battuto Jasper De Buyst, prima dell’epilogo finale con il successo del campione olandese Fabio Jakobsen sul campione italiano a cronometro Filippo Ganna.

Fabio Jakobsen, vincitore del torneo dei velocisti di The Challenge of Stars ha detto:

“Sono molto felice per questo successo. Una volata di 1200 metri richiede uno sforzo più prolungato di un normale sprint di gruppo, le mie gambe mi fanno veramente male adesso! Ho cercato di controllare spesso lo schermo per restare vicino ai miei avversari nella prima parte della prova per poi aprire il gas e dare tutto negli ultimi 500 metri.
È divertente correre un nuovo formato di gara come questo, soprattutto in questo momento in cui non possiamo gareggiare per strada: mi manca il Giro d’Italia. The Challenge of Stars è qualcosa di diverso rispetto alle gare a cui siamo abituati ma devo ammettere che sentivo la tensione prima di affrontare ogni sfida”. 

Il secondo classificato Filippo Ganna ha detto:

“È stata una bella giornata, sono stato un po’ sfortunato nel finale, ho avuto un piccolo problema meccanico e Jakobsen è andato veramente forte! Le mie gambe stavano bene, questo formato con volate brevi ed esplosive si adatta bene alle mie caratteristiche, devo ammettere che lo sforzo si fa sentire, anche se sono solo 1200m. Sicuramente gareggiare così è qualcosa di nuovo e differente; in una gara normale sai meglio cosa sta succedendo intorno a te, qui devi controllare costantemente il tuo schermo ma alla fine ciò che le accomuna è il mal di gambe dopo il traguardo”.

FONTE COMUNICATO STAMPA