Vincenzo Nibali all-in Giro d’Italia 2020?

Vincenzo Nibali punta al Giro d’Italia 2020

Vincenzo Nibali punta al Giro d’Italia 2020, sarà quindi probabile la sua assenza al Tour mentre si focalizzerà su Olimpiadi e Mondiali

Nibali (fonte pagina Facebook)

Nibali (fonte pagina Facebook)

Vincenzo Nibali va “All-In” sul prossimo Giro d’Italia 2020, il siciliano ha da poco terminato un periodo di (meritate) vacanze e sta iniziando a pianificare, assieme al nuovo team, la stagione 2020. Sarà un’annata importante, la prossima, per Enzo che alla soglia dei 35 anni può ancora essere uno dei principali protagonisti del ciclismo tricolore.

In un ciclismo in cui è importante focalizzarsi su un singolo obiettivo o su un certo target di corse, Nibali è una mosca bianca, è un atleta in grado di primeggiare nelle grandi corse a tappe ma anche di fare la differenza nelle classiche e nelle corse di un giorno. Ecco che il 2020 presenterà due corse di un giorno particolarmente adatte alle gambe di Vincenzo: i Mondiali a Martigny (a fine settembre) e, soprattutto la prova su strada alle Olimpiadi di Tokyo 2020 (a fine luglio).

La prova a cinque cerchi di Rio ha lasciato una ferita nell’anima di Nibali che quel giorno sulle strade brasiliane ha dato tutto e di più ma ha raccolto solo il dolore dell’asfalto che gli ha negato una strameritata medaglia d’oro. Ecco che la rivincita è quasi in tavola e l’occasione è ghiotta per mettersi al collo la medaglia olimpica nell’ultima occasione della sua vita.

Anche il mondiale e la maglia iridata sarebbero un degno completamento del palmares di uno dei ciclisti più completi degli ultimi 20 anni per il nostro paese (e non solo).

Valutati come primari questi due obiettivi che si collocano nel pieno dell’estate è inevitabile che si affianchi la partecipazione al Giro come ulteriore target stagionale del siciliano. Anche se non più giovanissimo, Enzo se sarà (come pare certo) al via della corsa rosa, vestirà inevitabilmente i panni di uno dei favoriti per la vittoria finale.

Il percorso del Giro pare essere molto adatto allo Squalo dello Stretto e sin dalla partenza di Budapest la Trek-Segafredo lavorerà compatta per il proprio nuovo capitano. Se Stelvio, Izoard e Colle dell’Agnello saranno i punti cardine delle scalate lungo le Alpi nel cuore di Vincenzo non può non esserci la tappa con la scalata del “suo” Etna. Tre tappe in Sicilia non possono che essere il giusto stimolo per arrivare all’appuntamento rosa al top della forma sin da subito.

In questo scenario pare pressoché certa la rinuncia al Tour de France, sarebbe troppo poco il tempo di recupero tra il Giro che termina il 31 maggio e le Grande Depart del 27 luglio e, soprattutto, ci sarebbe poco margine per ricaricare le batterie in vista delle Olimpiadi Nipponiche.

La Vuelta di Spagna prenderà il via il 14 agosto e potrebbe essere un buon trampolino per scaldare la gamba in vista dei mondiali.

 

 

 

Cipollini “sì, ho rischiato di morire”!

Cipollini: “sono stato fortunato”

Cipollini ha raccontato i suoi problemi di salute legati alla miocardite virale, infiammazione che può essere letale 

Domina Vacanze: Mario Cipollini\

Domina Vacanze: Mario Cipollini

Cipollini, il Re Leone, ha attraversato tanti momenti belli e brutti nella sua vita. Carattere particolare, irriverente, a volte eccessivo ma sempre leale, nei giorni scorsi è stato ricoverato ad Ancona per un problema cardiaco. “E’ un periodo con il vento in faccia” ha raccontato Mario a “La Gazzetta dello Sport”.

Mario è stato sottoposto ad un’ablazione e cinque biopsie, non cose leggere, anzi. L’esito di tutti questi esami è stato tutt’altro che leggero: Mario soffre di una miocardite importante, che causa il 20% delle morti improvvise in giovane età.

Un ruolo chiave lo ha avuto il medico conosciuto alla Liquigas e diventato amico personale di Mario, Roberto Corsetti. Lo stesso dottore ha spiegato: “serviranno due, tre mesi o di più ma Mario tornerà quello di prima, anche se il problema è molto più serio di quello che si potesse pensare”.

“Ho una miocardite linfocitaria – ha spiegato il Campione del Mondo di Zolder 2002 –  una malattia serie che può portare a conseguenze estreme. La madre di un mio caro amico è morta per questa problematica. Secondo quanto hanno potuto verificare i medici, è dovuta a un virus, non c’è cura se non il riposo. Ora sono a dieta, niente carboidrati e tanto, tanto riposo e letture. E’ strano scoprirsi malato: da atleta credi di essere sempre sano, forte e perfetto ma invece non è così. Devo dire che mi ero accorto che qualcosa non andava perché in salita spingevo 500 watt ma mi sentivo come un limitatore”.

Mario, ne siamo certi, reagirà da Re Leone: “Sono stato fortunato perché ho accanto un grande amico e un grande professionista come Corsetti. E’ un tipo maniacale che trovato un problema non molla sino a che non trova la soluzione”.

Cipollini ha poi raccontato delle figlie:

“Rachele che frequenta giurisprudenza a Bologna e Lucrezia che studia fotografia a Milano. Il bene delle mie figliole è l’unica cosa che m’interessa”

Cipollini dopo le voci sul fidanzamento con Francesca Marcon ha attraversato un periodo di forte stress legato anche alle accuse dell’ex moglie, Sabrina Landucci, che ha denunciato episodi di maltrattamenti, violenze, stalking. Il Procuratore di Lucca ha deciso di riaprire il caso che era già stato archiviato ma su questa vicenda, Mario mantiene il massimo riservo alla faccia della sua proverbiale esuberanza.

Mario ha poi speso alcune riflessioni sulla vicenda del servizio de Le Iene su Marco Pantani: “Marco non si è ucciso. Non lo avrebbe mai fatto. Marco è stato ucciso. Avete visto come era conciato!”

 

Arvedi Cycling diventa Continental!

Arvedi Cycling Team Continental!

Arvedi Cycling diventa Continental e Biesse Group di Bruno Bindoni entra nel team come main sponsor

Si chiude il primo anno di attività per la Arvedi cycling, il team cremonese, ideato da Massimo Rabbagllio, nato con l’obbiettivo di investire sui giovani talenti della pista italiana. Un progetto che si è da subito dimostrato vincente, con le numerose vittorie e i tantissimi risultati di rilievo ottenuti sia in pista che su strada.
Nel 2020 si è deciso di compiere un ulteriore passo in avanti: la Arvedi cycling diventa un team Continental e all’attenzione per il mondo della pista si aggiungerà un’ambiziosa attività su strada.
Ad affiancare Arvedi arriva la Biesse Group di Bruno Bindoni, main sponsor 2019 della Biesse Carrera, il team gavardese che termina quest’anno la sua onorata esperienza nel ciclismo, dopo cinquant’anni di attività.

“Sono orgoglioso di aver partecipato al successo della Biesse Carrera negli ultimi anni – dichiara Bindoni -, un team che ha fatto la storia del ciclismo giovanile bresciano e italiano. Ci tengo a ringraziare Gabriele Scalmana, Davide Boifava e tutte le persone che hanno lavorato con noi. Si chiude un bellissimo capitolo ma se ne apre un altro che mi regala tanto entusiasmo. Ho deciso di continuare a supportare questo sport, che è da sempre la mia passione, e di sposare il progetto di Massimo Rabbaglio, già team manager alla Biesse Carrera, con cui mi sono sempre trovato in armonia. Credo nella sua idea di ciclismo e sono felice di iniziare questa nuova avventura  con lui e di affiancare il nome della mia azienda a quello di una realtà come Arvedi”.

Rossano Grazioli, responsabile Gruppo Arvedi, condivide l’entusiasmo di Bindoni: “Siamo felicissimi dell’arrivo della Biesse Group nel nostro team, grazie a Bindoni e alla sua azienda possiamo ampliare un progetto in cui crediamo fermamente. Il primo anno di attività della Arvedi cycling è stato spettacolare, non ci aspettavamo così tanti risultati fin da subito. Ora l’asticella si alza ulteriormente, entrando nella categoria continental e ampliando il settore strada. Siamo orgogliosi di poter offrire ai ragazzi questa ulteriore opportunità e soprattutto crediamo che la Biesse Arvedi faccia molto bene al settore giovanile, in cui, storicamente, abbiamo investito e che resta la nostra priorità. Nel 2019, grazie alla struttura organizzativa efficiente e all’esempio fondamentale della Arvedi cycling e degli atleti che ne fanno parte, il nostro settore giovanile ha ricevuto nuova linfa e puntiamo a far crescere, in parallelo, entrambe le realtà”.

La Biesse Arvedi è – e sarà sempre di più -, infatti, punto di riferimento per il l Club Ciclistico Cremonese 1891, team diretto dall’ex atleta cremonese Giovanni Pedretti, che si occupa delle categorie giovanili. Nel 2020, in particolare, sarà sui campi di gara per quanto riguarda le categorie giovanissimi ed esordienti.

A Massimo Rabbaglio, presidente e team manager della Biesse Arvedi, il compito ora di spiegare il progetto Biesse Arvedi 2020 più nel dettaglio:

“Al prestigioso organico di pistard si aggiungono nuovi nomi, talenti promettenti della strada. Offriremo loro un calendario Continental, permettendogli di entrare in contatto con il mondo del professionismo, a livello internazionale. L’obbiettivo è quello di creare un team completo, che possa diventare negli anni punto di riferimento per gli atleti di categoria”.

Continuerà la forte sinergia con la Nazionale italiana per quanto riguarda l’attività su pista:

“Anche quest’anno il C.T. della Nazionale, Marco Villa, avrà a sua disposizione i nostri atleti per allenamenti specifici – continua Rabbaglio -. L’obbiettivo a breve termine più importante, ora, è chiaramente Tokyo 2020 ma il progetto della Biesse Arvedi guarda già anche all’Olimpiade di Parigi del 2024″.

Il direttore sportivo della Biesse Arvedi sarà Marco Milesi, collaboratore fidato di Rabbaglio, supportato da Sergo Gozio e da Massimo Casadei, che rimarrà alla guida del settore pista:

“Mi fido molto dello staff tecnico con cui collaboro. Con Milesi veniamo da una stagione fantastica alla Biesse Carrera e Casadei ha fatto un ottimo lavoro con la Arvedi nel 2019. Sono convinto che potremo fare molto bene fin da subito”.

In via di definizione l”organico della Biesse Arvedi 2020. Confermato il gruppo pista che ha avviato il team nel 2019, mancherà solo Attilio Viviani per il meritato passaggio ai professionisti con il team Cofidis. Rimangono quindi in maglia Biesse Arvedi Diego Bosini, Carloalberto Giordani, Francesco Lamon, Stefano Moro e Davide Plebani.  A loro si aggiungono, per il momento, due giovani Juniores alla loro prima esperienza da Under 23, già protagonisti con la Nazionale Pista Juniores ai Mondiali: Mattia Pinazzi e Alessio Bonelli.

Per quanto riguarda gli stradisti, faranno parte della Biesse Arvedi i due talenti promettenti, cresciuti con Milesi e Rabbaglio alla Biesse Carrera, che arrivano da un 2019 alle stelle:
Kevin Colleoni (terzo nella tappa del Mortirolo e quarto in quella del Fedaio al Giro Under 23, quarto al Palio del Recioto, secondo a Capodarco) e Filippo Conca (quinto al Giro d’Italia Under 23, settimo al Valle d’Aosta, convocato nel team della  Nazionale per il Tour de l’Avenir), entrambi con un contratto già firmato con la Androni Sidermec per il 2021.
Sempre dalla Biesse Carrera arrivano Andrea Berzi, Jacopo Menegotto e Stefano Taglietti.
A loro si aggiungeranno Michael Dresti, al primo anno da Under 23, Mattia Carboni (fratello di Giovanni, professionista alla alla Bardiani) e Michael Belleri, bresciano, classe 1999.

Il team sarà equipaggiato anche quest’anno da biciclette Pinarello e abbigliamento tecnico Castelli.

“Non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura – conclude Rabbaglio -. Ringrazio tutti gli sponsor, in particolare Biesse e Arvedi, per aver creduto nel progetto e per essere al mio fianco con il mio stesso entusiasmo. Faremo del nostro meglio per far crescere questa realtà nel modo migliore, con i valori che hanno sempre contraddistinto il mio lavoro e che sono condivisi da tutto il team e dagli sponsor”.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Chris Froome sottoposto a un intervento chirurgico

Chris Froome operato, tutte le novità

Chris Froome sottoposto a un intervento chirurgico per rimuovere le placche metalliche all’anca e al gomito, l’obiettivo è tornare al Tour 

Chris Froome operato (fonte pagina Instagram)

Chris Froome operato (fonte pagina Instagram)

Chris Froome sottoposto a un intervento chirurgico presso l’Ospedale universitario di Saint-Etienne (paese di adozione di Froome) questo venerdì per rimuovere una placca di metallo nell’anca e le viti del gomito. Secondo le prime indiscrezioni l’intervento è perfettamente riuscito e il britannico potrà presto riprendere il programma di allenamento. Chris è stato operato a seguito del terribile incidente accaduto nella fase di riscaldamento di una tappa del Critérium du Dauphiné lo scorso mese di giugno.

“Meno hardware dall’anca e dal gomito. Sensazione di intontimento ma tutto è andato alla perfezione.” ha scritto sui social direttamente dal proprio letto d’ospedale.

Dopo l’apparizione in sella alla bici nell’esibizione al recente Criterium di Saitama, Froome era stato criptico sulle possibilità di tornare al top ma aveva mostrato un livello di ottimismo assolutamente alto.

Se durante la prova nipponica la sua pedalata è apparsa imballata ma naturale, sceso di bicicletta, il kenyano bianco ha mostrato una marcata zoppia probabilmente dovuta proprio alla presenza della placca in metallo che in qualche modo andava a interferire sui tendini causando dolore e fastidio ma che ha contribuito a saldare la frattura al femore il “modi e tempi sorprendenti”.

Naturalmente ora sarà necessario un periodo di riposo con la speranza che il lavoro previsto possa portare Froome ad arrivare pronto per i due eventi principali della prossima stagione: il Tour de France dove spera di ottenere in quinto successo personale e, naturalmente, i Giochi Olimpici a Toyko a luglio.

L’obiettivo di Chris è quello di rientrare ufficialmente alle competizioni nel mese di febbraio trovando la condizione nei successivi quattro mesi sino ai succitati appuntamenti. La fiducia c’è ma anche qualche dubbio ma, chiaramente, sarà la strada a sancire le reali percentuali di recupero del kenyano bianco.

E’ proprio la speranza di riuscire ad entrare nel prestigioso club dei cinque (Tour vinti) a motivare Froome che non è certamente più un ragazzino e che però ha sempre dimostrato una volontà e una abnegazione assolutamente unica.

Quale potrà essere il valore e l’impatto che Froome avrà sul ciclismo e sugli equilibri del Team Ineos è tutto da definire. Certamente nel club britannico la figura di Chris è ancora dominante e lo stesso vincitore del Tour 2019, Egan Bernal, si è detto pronto a considerare obiettivi per la prossima stagione che possono non contemplare la corsa francese.

Sarà, come sempre, la strada a determinare obiettivi e strategie.

Bernal la Colombia è ancora in ritardo nella lotta al doping

Bernal, la Colombia e il doping

Bernal, vincitore del Tour de France 2019, ha parlato delle difficoltà nella lotta al doping da parte della Colombia a causa di budget ridotti

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Bernal negli ultimi giorni è stato protagonista di dichiarazioni e voci (o fake news) circa l’annosa questione del doping nel ciclismo in particolare di quello colombiano. Il giovane trionfatore del Tour 2019 ha preso una posizione sugli accadimenti legati al tema doping nel suo paese. Il ciclista del Team Ineos ha voluto rilasciare un’intervista al quotidiano francese Le Monde in cui ha segnalato come la Colombia, a causa di difficoltà economiche, non sia all’avanguardia nella lotta al doping.

Bernal è sicuramente una gemma del ciclismo mondiale e lo era prima ancora di conquistare la maglia gialla ma certamente il successo in terra francese ha notevolmente acceso i riflettori sul suo nome; inevitabilmente una sua dichiarazione sul tema doping, oggi, non può passare inosservata.

Se la Colombia ha da sempre “regalato” al ciclismo scalatori entusiasmanti, negli ultimi anni i nomi di Quintana prima, di Chaves poi e di Bernal oggi hanno ridato nuovo smalto al movimento sudamericano ma, a far da contraltare, c’è il triste primato nella classifica delle nazioni con più atleti positivi ai test antidoping.

Il Team Manzana Postobon, uno dei nomi più prestigiosi del ciclismo sudamericano, è stato addirittura chiuso per via delle positività di Josè Amador e Wilmar Paredes e  Jarlinson Pantano (un noto di spicco) è risultato positivo per EPO. Ad oggi si contano 28 ciclisti sospesi o squalificati a causa del doping tesserati in Colombia. Un numero alto, altissimo che pone il paese di Bernal al primo posto in una classifica di certo non edificante e, per chi ha portato la Colombia per la prima volta a primeggiare nella corsa più importante al mondo, non certo un bel biglietto da visita.

Dicevamo che sono circolate alcune notizie non corretto, forse legate ad un errore di traduzione. In sostanza sembrerebbe che Bernal abbia dichiarato:

“Non sarei in grado di dire se fosse uno o cento, ma deve essere più vicino a uno” riferendosi al numero di controlli antidoping subiti.

La reale risposta di Egan, però, non è dello stesso tenore:

“Non ho il numero nella mia testa” cosa certamente più corretta e che sta in piedi ma è comunque montato un caso che ha portato il ciclista a delle precisazioni.

Lo scalatore della Ineos ha voluto sottolineare che:

“poteva sembrare che stessi criticando la federazione del mio paese ma non è così, si sta facendo un lavoro importante contro il doping ma spesso l’immagine dei colombiani viene influenzata dagli accadimenti. La non ha un budget in linea con Italia, Spagna o Francia ma non è nemmeno un paese del terzo mondo. Se vi sono tutte queste positività è perché i controlli vengono svolti e la federazione cosa deve fare di più?”.

Mauricio Vargas, il neo presidente della Federazione Ciclistica Colombiana, ha voluto segnalare che sono stati spesi circa 300 milioni di dollari per l’invio di campioni negli Stati Uniti e in Canada.

Bernal, dal canto suo, ha tenuto a precisare la differenza tra i ciclisti del WorldTour con sede in Europa e quelli che gareggiano nel circuito “locale” in Colombia e Sud America: i primi vengono regolarmente testati e partecipano ai programmi del passaporto biologico mentre per gli altri i controlli sono minori:

“Potrebbe essere leggermente diverso per noi, perché siamo testati di più in Europa, ma anche, in Colombia ci sono test, chiaro che il vincitore del Tour sia controllato più di un ciclista medio colombiano ma ovviamente la federazione non può testare tutti e farlo tutti i giorni”, ha detto Bernal.

“Atleti giovani come il sottoscritto, Ivan Sosa o Sergio Higuita hanno una cedrta mentalità mentre chi viene pescato positivo ha un modo di ragionare totalmente diverso”.

Evenepoel e Verschaeren tra amicizia e sport

Evenepoel e Verschaeren amici made in Anderlecht

Evenepoel e Verschaerensi sono conosciuti quando giocavano nelle giovanili dell’ Anderlecht: Yari prosegue nel calcio, Remco nel ciclismo

Evenepoel e Verschaerensi (fonte profilo Instagram Evenepoel)

Evenepoel e Verschaerensi (fonte profilo Instagram Evenepoel)

Evenepoel e Verschaerensi due campioni dello sport, fossimo il Giappone ne sarebbe uscito quasi certamente un manga, una sorta di Holly & Benji in cui i due amici diventano campioni ma, questa volta, in due sport diversi. La realtà a volte supera la finzione e il sogno di diventare campioni inseguendo un pallone che ha alimentato i sogni di due ragazzi ha trovato linfa anche sui pedali.

Evenepoel è oggi un talento emergente del ciclismo mondiale, forse già una certezza visto gli ultimi risultati, ma un talento lo è stato anche correndo, non in bicicletta ma dietro ad un pallone. Ne avevamo già accennato in un nostro pezzo tempo fa, Remco è stato Nazionale Belga Under15 e Under 16 e forse, in quel momento, nella sua testa non c’erano le classiche o i grandi giri ma i derby, i mondiali di calcio e, appunto, il pallone.

Sicuramente scegliere di cambiare sport quando si è nazionale nel proprio paese, nel calcio oltretutto, per qualcuno poteva (o può) sembrare un salto nel vuoto. La realtà ha invece premiato la scelta del giovane belga che, solo una manciata di anni fa militava nell’Anderlecht, ora vesto i colori di un top team come la Deceuninck Quick Step. Da terzino di fatica a stella del firmamento del ciclismo il passo è stato breve (se siete terzini della nazionale italiana under 15, non vi suggeriamo di fare lo stesso salto!) ma è stato breve perché Remco è letteralmente un fenomeno.

Tornando al “manga giapponese” come in ogni racconto che si deve c’è la parte romantica con la visita a sorpresa (ma non troppo) di Remco all’Anderlecht, la squadra che lo ha lanciato nel mondo del pallone. Visiti al team e all’amico fraterno Yari Verschaeren, i due hanno certamente ricordato i momenti trascorsi assieme. Yari ha già una valutazione di mercato attorno ai 15 milioni di euro e si è messo in luce quest’estate al campionato Europeo Under 21 ed è da tutti considerato come il ‘nuovo De Bruyne’.

Verschaeren ha fatto il suo esordio nella massima divisione belga il 25 novembre del 2018 contro il Sint-Truiden e ha realizzato la sua prima rete a gennaio del 2019 contro il Kas Eupen.

Insomma giovani amici e di talento, grande talento!

Nippo Vini Fantini Faizanè: una volata lunga cinque anni

Nippo Vini Fantini Faizanè, addio dopo cinque anni

Nippo Vini Fantini Faizanè dice addio dopo 47 successi conquistati nel mondo, un successo di tappa e premi Fair Play al Giro d’Italia

Image

Nippo Vini Fantini Faizanè dice addio. 1825 giorni colorati di #OrangeBlue, con gare in 4 continenti e 26 nazioni. 47 successi conquistati, un successo di tappa e premi Fair Play al Giro d’Italia grazie ad un codice etico ferreo e 0 casi di doping. Dalla corsa rosa al lontano Giappone, 835 giornate di gara affrontate con professionalità e il sorriso di chi sa aprirsi ai tifosi, alle telecamere e al mondo esterno per raccontare i dietro le quinte dello sport più bello del mondo. Riviviamo insieme 5 stagioni di numeri importanti, ma sopratutto di emozioni indelebili.

 

Domenica 20 ottobre alla Japan Cup si è conclusa una volata lunga 5 anni, ovvero 1825 giorni, 835 dei quali passati in gara sulle strade di 4 continenti e 26 nazioni, lanciando nel professionismo giovani talenti italiani e giapponesi per prepararli alle Olimpiadi di Tokyo 2020, evento ormai alle porte e portando così a compimento il progetto originale. Il team Italo-Giapponese NIPPO Vini Fantini Faizané ha concluso la propria attività, a suo modo unica nel panorama del ciclismo moderno.

LO SPORT OLTRE LA COMPETIZIONE.

Lo sport è competizione per sua natura è quindi giusto ricordare subito i risultati: 47 vittorie, 118 podi , 371 top10 conquistate dal team in 835 giorni di corsa, suddivisi in 274 competizioni.

La vittoria è emozione pura e coronamento del lungo lavoro di squadra, dagli atleti allo staff, passando per i DS. Tutte le vittorie sono significative e alcune lo sono più di altre, perché possono significare il rilancio di un atleta come quella di JJ Lobato alla Coppa Sabatini 2018, possono rappresentare un pilastro importante per un progetto come quella di Marco Canola alla Japan Cup 2017 o il coronamento di un sogno lungo 5 anni di atleti, staff, dirigenti e sponsor che hanno lavorato duro per arrivare a conquistarla: la vittoria di Damiano Cima al Giro d’Italia 2019.
Tuttavia il messaggio che il team NIPPO Vini Fantini Faizanè ha voluto lanciare in questi 5 anni è che lo sport è molto più di una competizione. Lo sport (e gli sportivi) che gli #OrangeBlue hanno cercato di rappresentare in questi anni è quello fondato sulla Carta Etica tutt’ora on-line sul sito del team, sottoscritta da atleti, staff e sponsor. Lo sport del premio Fair Play conquistato alla prima partecipazione al Giro d’Italia. Lo sport dell’apertura verso il pubblico, tradotta con le telecamere introdotte dietro le quinte di un team di ciclismo professionistico per raccontare in 2 stagioni, 14 puntate e 120 ore di televisione, le persone, le emozioni e il lavoro che stanno dietro a ogni team di ciclismo professionistico. Lo sport del passaporto biologico on-line di tutti i 41 atleti tesserati dal team pubblicato sul sito ufficiale della squadra (primo e unico team al mondo a farlo). Lo sport del rispetto per pubblico, tifosi e “avversari” insegnato sin dal primo giorno ai 16 giovani neo-professionisti atleti italiani e giapponesi (di fatto un’intera squadra) lanciati nel professionismo in 5 anni di attività. Il risultato in un numero di tanto lavoro etico? 0 casi di doping.
LE PAROLE DEL GENERAL MANAGER.

Francesco Pelosi, imprenditore nel Marketing e comunicazione con Sun-TIMES (www.sun-times.it) è stato per 5 anni owner e general manager del team NIPPO Vini Fantini Faizanè insieme a Nicholas Figoli: “La nostra squadra è sempre stata a suo modo unica, capace di avvicinare due culture lontane geograficamente come quella italiana e giapponese grazie al ponte culturale e commerciale che abbiamo creato tra i due paesi” – Spiega il GM – “Abbiamo tesserato 41 corridori, il 40% dei quali giovani neo-professionisti affiancati da corridori d’esperienza e classe, raccolto l’entusiasmo di migliaia di tifosi dall’Asia all’Europa, cercando di avvicinare tanti nuovi  imprenditori a questo sport magnifico con un approccio manageriale più moderno e strutturato basato sul format delle startup innovative. Anche per questo siamo stati “unici”. Voglio dunque ringraziare ogni sponsor, partner e persona che in questi anni ha reso possibile la realizzazione di questo incredibile progetto. A livello personale, dopo aver fatto tutte le trafile giovanili come ciclista fino agli under 23 e lavorato nell’ambito della comunicazione del ciclismo per 9 anni con la mia agenzia Sun-TIMES, ho coronato il percorso tecnico manageriale con la creazione di uno degli unici 4 team Professional italiani attivi in questi anni”. Sulla conclusione del progetto, il manager specifica: “Il ciclismo a mio parere ha un mare magnum di problemi, a partire dal modello di business, obsoleto e destrutturato. I team vivono di sole sponsorizzazioni senza avere % sui diritti TV (il solo Tour de France incassa 90 mln/anno) o plusvalenze sugli atleti (nessun premio di valorizzazione/mercato dei tesserini), con l’UCI proiettata alla creazione di una elite di squadre alto spendenti in un circuito chiuso, dove non c’è più spazio per progetti come il nostro. Peccato che il nostro sport viva ancora oggi grazie ad un funnel di base molto grande in cui i team – vivaio, come la NIPPO Vini Fantini Faizané, hanno un ruolo fondamentale nella crescita di giovani talenti ancora inespressi. La nuova riforma #UCI2020 rende ancora più onerosa la costruzione dei team che, dall’altro lato, non hanno alcuna consistenza sui propri diritti e sul calendario di corse a cui potranno partecipare: per questo abbiamo deciso di concludere la nostra avventura. E’ un dispiacere, ma era necessario farlo e siamo felici anche del come, l’abbiamo fatto: abbiamo lavorato fin da Giugno per aiutare sponsor, atleti e staff a ricollocarsi e oggi tutti i nostri main sponsor, che insieme non avevano la massa critica per creare un team, sono ricollocati all’interno di altri progetti continuando a dar manforte all’ambiente. Tutti i nostri atleti hanno trovato collocazione in altre squadre così come tutto il nostro personale. Una soddisfazione ulteriore a chiusura di un’esperienza eccezionale, per questo personalmente dico che si tratta solo di un “arrivederci”, in attesa di condizioni e regolamenti migliori. Perché il mio amore per questo sport resterà sempre e continuerò a coltivarlo, giorno dopo giorno”.
I NUMERI IN SINTESI.

–  Zero casi di doping in 1825 giorni.

– Passaporto Biologico pubblicato on-line dal 1* giorno (unico team al mondo).
835 giorni di corsa e 274 competizioni, in 4 continenti e 26 nazioni.
– 47 vittorie, 118 podi, 371 top10.
– 3 partecipazioni al Giro d’Italia, con 13 giorni in maglia azzurra, e culminate con la vittoria di tappa di Damiano Cima.
– Team Italiano Professional con più inviti World Tour Esteri nel quinquennio.
– La prima DocuSERIE sul ciclismo composta da 14 puntate in 2 stagioni e un totale 120h di TV.
–  50 Milioni di persone raggiunte sui social (Reach dei post complessiva e cumulativa).

– 70.000 fans&follower tra i vari social.

– 200.000 visitatori unici al sito internet
– 700.000 pagine visualizzate sul sito internet ufficiale
– 800.000 visualizzazioni dei video ufficiali pubblicati dal team.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Richard Freeman ammette di aver ordinato testosterone

Richard Freeman ammette l’ordine di testosterone

Richard Freeman ex medico della Federazione britannica e del Team Sky ammette di aver ordinato testosterone

Richard Freeman

Richard Freeman

Richard Freeman ex medico della Federazione britannica e del Team Sky dal 2010 al 2015, sotto processo in Inghilterra con l’accusa di aver ordinato testosterone nel maggio del 2011, ha modificato la propria versione dei fatti.

Secondo quanto riportato dal sito Eurosport, il legale di Freeman ha affermato: “Ha raccontato un sacco di bugie”. Inevitabilmente il cielo del ciclismo d’oltre Manica si trova ricoperto di nubi grigie che pesano come macigni.

Richard Freeman ha lavorato sia per la federazione per la nota formazione inglese spesso chiacchierata sin dai tempi in cui correva Sir. Bradley Wiggins e, più di recente, per la vicenda Froome-Salbutamolo.

Il procedimento contro Freeman riguarda le accuse relative al caso Triamcinolone, al dottore viene contestato un ordine effettuato il 16 maggio 2011 presso i fornitori di Oldham Fit4Sport di 30 buste di Testogel, prodotto contenente Testosterone.

Freeman ha negato di aver effettuato l’ordine di sua volontà dichiarando davanti alla commissione antidoping britannica che il prodotto era stato ordinato non per un atleta ma per il personale. Inoltre il medico avrebbe sostenuto che i prodotti sono stati resi a Fit4Sport.

Ora però pare che Freeman abbia ritrattato e Mary O’Rourke, avvocato di Freeman, ha ammesso che il suo assistito “Ha detto molte bugie”. Nelle indiscrezioni riportate da The Guardian e da Times l’avvocato prepara il cambio di versione del medico.

Il processo si è riaperto riapertosi martedì scorso presso la Manchester Court e al fasscicolo è stato aggiunto un documento del 24 settembre 2019 in cui Richard Freeman modifica la propria versione ammettendo di aver inviato l’ordine delle 30 buste ma tenendo a precisare pche erano per un membro del personale ammalato.

Ora i magistrati avranno tempo sino al 20 di dicembre per analizzare le nuove informazioni per poi emettere il verdetto. Pare che sia in corso anche una indagine per validate un’accusa secondo cui il dottor Freeman ha emesso di informare i medici dei farmaci prescritti.

Tornano quindi i sospetti e le ombre attorno a uno dei team più vincenti nella storia recente non solo del ciclismo ma dello sport.

 

 

Claudio Chiappucci, il rapper e Le Iene

Claudio Chiappucci e lo scherzo delle Iene

Claudio Chiappucci si trova un rapper e la devastazione in casa, tutta “colpa” delle Iene e dei loro scherzi

Claudio Chiappucci a Le Iene

Claudio Chiappucci a Le Iene

Claudio Chiappucci è stato vittima di uno dei consueti scherzi della trasmissione televisiva di Italia 1, Le Iene di Davide Parenti. Il “complice” della burla è stato il figlio del campione di Uboldo, Samuele che ha aperto le porte della casa del Diablo. La villa con piscina del ciclista podio al Giro d’Italia e al Tour de France è stata trasformata nel set del videoclip dell’improbabile rapper Sporco.

Chiappucci ci tiene particolarmente alla sua casa: “E’ come una bambina per lui”, spiega Samuele, ed ecco che viene organizzata un’uscita a pranzo tra Claudio e Sergio un amico (anche lui complice della trasmissione). Nel frattempo il finto rapper e la troupe entrano nella villa mettendola a soqquadro.

Mentre Chiappucci è a tavola sorseggiando serenamente un calice di vino riceva una nota vocale: “fai le feste e non mi inviti?”.  Il Diablo inizialmente non comprende il messaggio ma, dopo uno scambio di messaggi, accede con lo smartphone lle telecamere di sorveglianza della casa. Inizialmente, vedendo dei ragazzi in piscina pensa che sia una festa organizzata dal figlio.

L’ex ciclista prova a telefonare al figliolo senza risultato così decide di correre a casa per capire cosa sta accadendo. Durante il viaggio riesce a contattare il figlio: “ma sei scemo, hai fatto entrare in casa la gente e non hai visto cosa hanno fatto in casa?”. Il figlio si scusa dicendo che era fuori e Claudio perde definitivamente le staffe.

Entrato il casa, El Diablo trova (è il caso di dirlo) un inferno, c’è il rapper e un gran casino e sporcizia ovunque. “Chi c—o siete?” urla contro la crew del rapper che di tutta risposta spiega: “stiamo girando il video dello Sporco”.

Claudio va in camera e trova mozziconi, bottiglie e spazzatura ovunque. sale al piano superiore e sulmuro c’è un murales. “Ti spacco il c.!” urla al rapper che ribatte con un poco simpatico: “ma sai chi sono io? sto facendo arte, faccio i millions su instagram!”.

All’arrivo del figlio Claudio è indiavolato: “tu non sei più mio figlio” mentre il ragazz prova a scusarsi.
Arrivato all’estremo la verità esce, è uno scherzo delle Iene e Chiappucci scoppia a piangere.

 

 

Tour of the Alps 2020; la salita uno stile di vita

Tour of the Alps 2020 fa della salita uno stile di vita

Tour of the Alps 2020, presentata la corsa(20-24 Aprile 2020) conferma la sua modernità con cinque tappe, partenza da Bressanone

Tour of Alps 2020

Tour of Alps 2020

Tour of the Alps 2020 Laura Stigger, Elena Pirrone ed Eleonora Farina le tre madrine dell’evento che si fa portatore di valori e di ispirazione anche oltre lo sport.

Salire, crescere sempre, con lo sguardo puntato verso il cielo. Dal via del suo ambizioso progetto, nel 2017, questo è stato il mantra del Tour of the Alps, la corsa a tappe Euroregionale che ogni anno varca e unisce i confini di TiroloAlto Adige e Trentino per offrire cinque delle più spettacolari giornate della stagione ciclistica. Non a caso il Tour of the Alps è stato promosso nella categoria UCI ProSeries: anche in questo senso, continua a salire.

D’altra parte, non poteva essere diversamente per una corsa che, fin dalle sue origini nella storia del Giro del Trentino, ha fatto delle montagne e della salita il proprio tratto distintivo: un attributo che non è stato smentito dal percorso della 44a edizione, presentato Martedì 29 Ottobre 2019 a Milano, presso la Sala Buzzati, sede istituzionale di RCS e Gazzetta dello Sport. Cinque tappe, in programma dal 20 al 24 Aprile 2020, più la classica giornata di vigilia domenica 19 Aprile, con un menù che parla di quasi 13.000 metri di dislivello ripartiti su 717,7 km.

Una corsa, quella organizzata dal GS Alto Garda in collaborazione con i tre enti territoriali – Tirol WerbungIDM Südtirol e Trentino Marketing – sotto l’egida dell’Euregio Tirolo – Alto Adige – Trentino, che conserva e rafforza la sua identità tecnica, proponendo nel contempo elementi di personalità e valore che trascendono il lato sportivo, espressione di quella forte base di principio sulla quale i tre territori partner hanno fondato la loro alleanza.

Hanno preso parte all’evento il CEO di Trentino Marketing Maurizio RossiniHelmuth Zanotti di IDM Südtirol, Thomas Rohregger di Tirol Werbung, il Presidente del GS Alto Garda Giacomo Santini, il General Manager del Tour of the Alps Maurizio Evangelista, il coordinatore delle squadre nazionali italiane di ciclismo Davide Cassani, il Presidente della Lega Ciclismo Professionisti Enzo Ghigo, il Sindaco di Pieve di Bono Attilio Maestri, il Sindaco di Castel Condino Stefano Bagozzi, il Presidente di Garda Trentino Spa Marco BenedettiDiego de Carli e Tommaso Beltrami del Consorzio Turistico Valle del Chiese, Guido Vianello di TVB Innsbruck, Thomas Köhle di TVB Imst Tourismus e le atlete Elena Pirrone ed Eleonora Farina, con il Vicedirettore de La Gazzetta dello Sport Pier Bergonzi a fare gli onori di casa.

Geraint Thomas nel 2017, Thibaut Pinot nel 2018, nel 2019 Pavel Sivakov, rivelatosi sul traguardo di Scena, trionfatore sul podio di Bolzano e poi confermatosi ad altissimo livello con il successo al Tour de Pologne: per vincere il Tour of the Alps non basta un corridore qualunque. Chi andrà in cerca di gloria dovrà farlo, una volta in più, quando la strada sale: questa è la tradizione e l’eredità del Giro del Trentino, questa è la garanzia di spettacolo che ogni anno il TotA propone agli appassionati, grazie a protagonisti sempre pronti a non deludere le aspettative, a due settimane dall’inizio del Giro d’Italia.

D’altra parte, la vita stessa insegna che le cose più importanti si trovano in cima ad una salita (reale o metaforica), e che vanno conquistate: questo è lo spirito del nuovo payoff del Tour of the Alps, #LiveUphill, presentato proprio in occasione del vernissage di Milano. Un tema che si muove al di là del puro discorso agonistico, e diventa un modo per parlare di valori e d’ispirazione, tematiche centrali per il Tour of the Alps come per tutto il mondo dello sport.

Una delle storie emblematiche del mondo #LiveUphill è quella che ha portato a Milano Lorenzo Zulberti, un giovane trentino capace di una vita piena, ricca di passioni e di sfide, convivendo con la sindrome di Down. Nel 2017 Lorenzo ha corso e terminato la maratona di New York, quest’anno si metterà alla prova con la passione delle due ruote, percorrendo i finali di tutte le tappe del Tour of the Alps nelle giornate dal 20 al 24 Aprile. Un messaggio forte per chi ama lo sport, ma soprattutto per chi ama la vita.

Breve, intenso, sostenibile: la formula TotA

Una media di 143 km a tappa, frazioni nervose ma senza altitudini estreme, itinerari di grande bellezza per per portare lo spettacolo della strada sui teleschermi del mondo intero (90’ live ogni giorno grazie alla produzione di PMG Sport, oltre 100 Paesi collegati nell’ultima edizione). La formula tecnica del Tour of the Alps è ormai consolidata, ed è uno dei motivi per i quali molti atleti e squadre di spicco lo collocano sistematicamente fra le gare da non mancare. Più che una scelta di percorsi, quella del Tour of the Alps è l’opzione per un modo di vedere il ciclismo improntato allo spettacolo, alla valorizzazione dei territori, ad offrire un’esperienza ideale ad atleti e squadre grazie all’accoglienza ai massimi livelli.

Una delle caratteristiche del Tour of the Alps è anche l’esiguità dei chilometri di trasferimento fra le varie frazioni, con ben tre casi di arrivo e partenza dalle medesime località: un’attenzione volta non solo a favorire il recupero e semplificare la logistica delle squadre, ma anche al contenimento delle emissioni dei mezzi al seguito, nell’ambito di uno sforzo per la sostenibilità che quest’anno si fa ancora più deciso.

Anche quest’anno saranno venti le formazioni invitate al Tour of the Alps, ciascuna al via con sette corridori: l’elenco delle squadre sarà comunicato nel prossimo mese di Gennaio 2020.

Attese importanti novità sul fronte dei partner della manifestazione, visto l’elevato interesse suscitato in questi tre anni da una delle gare più innovative del calendario internazionale. In vista importanti marchi che andranno ad affiancarsi a partner consolidati e già confermati quali MelindaNorthwaveVittoriaAutostrade del Brennero oltre al mondo della cooperazione capeggiato da Cassa Centrale Banca.

Da Bressanone a Riva del Garda con tante sorprese

Per la prima volta dopo tre anni di Tour of the Alps, sarà l’Alto Adige a dare il via alle danze dell’edizione 2020: ad ospitare vigilia ed operazioni preliminari (Domenica 19 Aprile) sarà la città di Bressanone, nella bellissima Piazza Duomo, da dove poi lunedì 20 muoverà la frazione inaugurale con arrivo ad Innsbruck dopo 142,8 km. Dopo un avvio movimentato e la salita verso il Passo del Brennero, una lunga discesa condurrà gli atleti sul circuito finale di Innsbruck, da percorrere due volte e caratterizzato dalla salita di Axams, già affrontata dagli atleti nella prova a cronometro dei mondiali 2018.

Sarà tutta tirolese la seconda frazione (Martedì 21 Aprile) che riprenderà il via da Innsbruck per concludersi a Feichten im Kaunertal dopo 121,5 km e 2.640 metri di dislivello, per gran parte compressi nella seconda metà di gara. Terminati i primi 50 km pianeggianti, le salite di Arzl im Pitztal e Piller Sattel (due volte) attendono gli atleti, prima di un finale impegnativo verso il traguardo di Feichen, con pendenze superiori anche al 12% fra i -6 ed i -3 al termine.

Tour of Alps 2020 il percorso

Tour of Alps 2020 il percorso

 

 

Il Tour of the Alps fa ritorno in Alto Adige con l’arrivo della terza tappa (Mercoledì 22 Aprile) a Naturno, dopo il via da Imst, in Tirolo, appena ad Ovest di Innsbruck, per complessivi 163,9 km. Dopo la scalata del Passo Resia e le aspre stradine della Val Venosta verso Frinig, sarà l’asperità di Tarres (18 km dal termine) a dare forma ad un finale di tappa aperto a diversi esiti.

La 4a tappa di Giovedì 23 Aprile sarà la più lunga dell’edizione 2020 (168,6 km) e anche quella con maggiore dislivello (3380 mt), uno dei più ampi registrati nel quadriennio di marca Tour of the Alps: Naturno – Valle del Chiese/Pieve di Bono. Appena dopo il via, il gruppo si troverà a valicare i 1706 del tunnel di Passo Castrin, tetto del Tour of the Alps 2020. In seguito, gli atleti transiteranno in Val di Non e Val di Sole per poi risalire verso Passo Campo Carlo Magno. L’asperità successiva si incontrerà nei pressi di Tione e si tratta dello strappo non banale di Selle Giudicarie, mentre gli uomini di classifica potranno giocare le proprie carte sulla salita di Castel Condino verso Boniprati: 10 km di strada verticale che si concludono a 7km dal traguardo di Pieve di Bono.

La quinta e ultima tappa di Venerdì 24 Aprile, Valle del Chiese/Idroland – Riva del Garda, presenta chilometraggio contenuto (120,9 km), ma una successione di salite e strappi che impegneranno a fondo atleti dopo lo sforzo del giorno precedente. L’ascesa di Selle Giudicarie precederà la doppia scalata verso il Passo Duron ed il Valico del Ballino, prima della discesa verso il primo transito sul traguardo di Riva. Gli ultimi 40 km del Tour of the Alps si svolgeranno su due tornate di un circuito caratterizzato dalla salita di Pranzo, con l’ultimo scollinamento previsto a 12 km dal gran finale in Piazza Battisti, davanti alla Rocca medievale di Riva.

 

FONTE COMUNICATO STAMPA