Aru torna al via del GP Città di Lugano

Aru torna in sella dopo l’intervento

Aru torna a correre al GP Città di Lugano domenica prossima, 9 giugno, Il capitano della UAE Emirates sarà al via di una gara dopo 2 mesi dall’intervento

Aru torna(fonte pagina Twitter)

Aru torna (fonte pagina Twitter)

 

Aru torna a correre, il capitano della UAE Emirates sarà in gara domenica prossima, 9 giugno, al GP Città di Lugano.

Il Cavaliere dei Quattro Mori si è sottoposto a un intervento di angioplastica dell’arteria iliaca della gamba sinistra che da troppo tempo stava compromettendo le sue performance sportive. Sono passati quasi due mesi di rieducazione, mesi in cui Aru ha dovuto rinunciare al Giro consolandosi, però, con la splendida notizia dell’imminente paternità. Fabio e Valentina Bugnone attendono una femminuccia e ne hanno dato l’annuncio tramite Facebook, un motivo in più per un ritorno alla grande.

Il ritorno in corsa è un po’ a sorpresa visto l’intervento subito ma lascia assolutamente ben sperare sull’iter riabilitativo del ciclista di Villacidro che è riuscito a risalire in bicicletta addirittura prima del previsto. Il ritorno in gara sarà in “casa” in quanto Fabio vive con Valentina proprio in Canton Ticino.

Aru si è confessato ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport”:

“ammetto che i tempi di recupero sono stati veloci, più del previsto ma ogni intervento e ogni paziente hanno un decorso diverso. Dopo i primi giorni trascorsi a letto ho fatto qualche camminata senza forzare la gamba. Ho fatto un po’ di passeggiate e il 15 aprile sono risalito in sella, allenandomi sui rulli con un manubrio alto per non stressare il bacino – ha spiegato il sardo – Come un bimbo che si avvicina alla bicicletta mi sono mosso passo dopo passo ma già risalire sul sellino ha avuto un fortissimo impatto psicologico. Ora ho una voglia matta di testarmi in gara, mi sento abbastanza bene e voglio vedere cosa accade”.

Insomma, il morale è altro ma naturalmente non è stato un percorso facile: “pensare di dover essere operato è stato duro, una batto e poi i primi 15 giorni sono stati duri. Un conto è prendersi una vacanza e un altro è essere costretti a fermarsi a inizio stagione come è capitato a me. Ho dovuto salire in bici per cambiare umore. Arrivo da tante delusioni, dal Tour di due anni fa non ho più avuto buone sensazione ed è stato frustrante”.

Ora Fabio Aru ha avuto il via libera dei medici per tornare in corsa e, ne siamo certi, ha dentro di se una voglia e una rabbia che potrebbero essere fondamentali per tornare ai vertici del ciclismo mondiale. L’aria delle corse contribuirà a ritrovare la gamba. Ma quali sono i prossimi appuntamenti del sardo? Sara al via del Tour?

“Non lo so, mi piacerebbe ma credo che le possibilità siano davvero molto poche. Ora il mio unico pensiero è quello di tornare a stare bene mentre per definire i programmi bisognerà confrontarmi con lo staff” ha concluso Aru

Nibali alla Trek, ora c’è l’annuncio

Nibali alla Trek, accordo sino al 2021

Nibali alla Trek, il patron Zanetti della Trek-Segafredo annuncia un accordo valido sino al 2021: “ho preso Vincenzo!”

Nibali (fonte pagina facebook)

Nibali (fonte pagina facebook)

Nibali alla Trek non è più solo un rumors. Sino a oggi erano tante le voci, insistente e rumorose che davano lo squalo dello Stretto in procinto di sposare il progetto tecnico sportivo del sodalizio di patron Zanetti, ora le voci sono diventate fatti.

Massimo Zanetti ha voluto rendere noto l’annunciato dell’accordo con il corridore siciliano attraverso un’intervista con La Gazzetta dello Sport. Terminato il Giro con un buon secondo posto alle spalle della rivelazione Richard Carapaz, ecco il momento dell’inevitabile addio al Team Bahrain-Merida. I rapporti tra la squadra e il campione siciliano era ormai da tempo logoro. Qualche spaccatura nel team (forse diviso in clan?) e il desiderio di nuove sfide hanno portato Vincenzo a siglare un accordo biennale con la Trek-Segafredo.

Nessuna sorpresa dunque nella destinazione futura di un Nibali che, una volta goduto il meritato riposo si tufferà nell’avventura del Tour de France con l’entusiasmo di chi si appresta a una nuova avventura professionale.

 “Ho preso Vincenzo Nibali, l’ho fortemente voluto e sono felice di poter dire che ce l’ho fatta! Nibali è un campione che non se la tira, è uno modesto che sa che non ha nulla da dover dimostrare. Ci sono tante mezze calzette che si credono di essere chissà chi, lui è il migliore in Italia ed uno dei top al mondo ma sa essere umile e spontaneo” ha spiegato Zanetti.

Ma che ambiente troverà il siciliano ad accoglierlo? Su questo Zanetti è perentorio:

“costruiremo il team attorno alla sua figura. Oggi le squadre sono internazionali e ultra strutturate ma quello che a volte serve ai ciclisti è un rapporto familiare con lo staff , spesso serve un patron-padre. Ecco da noi Vincenzo troverà tutto questo”.

L’ufficialità del passaggio di team deve arrivare dopo il primo agosto per via delle regole imposte dall’UCI ma ormai si tratta solo di un pro-forma in quanto le parole del patron Zanetti non lasciano dubbio alcuno.

Thomas Pidcock vince la Parigi-Roubaix under 23

Thomas Pidcock ha vinto la Parigi-Roubaix U23

Thomas Pidcock, diciannovenne talento britannico del Team Wiggins Le Col ha aggiunto al suo palmares la vittoria nella Parigi-Roubaix Espoirs U23.

Thomas Pidcock (fonte pagina twitter)

Thomas Pidcock (fonte pagina twitter)

Thomas Pidcock ha conquistato in solitaria la Parigi-Roubaix Under23 precedendo di 30 secondi lo svizzero Johan Jacobs della Lotto Soudal U23. Jens Reynders della WBD Wallonie-Bruxelles development team che ha concluso al terzo posto più di due minuti di ritardo dal primo precedendo Ward Vanhoof della Lotto Soudal U23 e il portoghese Andre Carvalho della Hagens Bermans Axeon.

La corsa, partita da Péronne e terminata nel leggendario velodromo di Roubaix per un totale di 170 km con 21 settori di pavé, è stata segnata dalla fuga di nove atleti tra cui, appunto, Pidcock. Ai meno 25 dall’arrivo il corridore del Team Wiggins e Jacobs hanno lasciato i compagni di fuga per cercare la vittoria. La superiorità di Tom è però uscita ed in pochi chilometri il britannico ha lasciato la compagnia del ciclista della Lotto U23 ancor prima di affrontare il settore di pavé del Carrefour de l’Arbre (dove aveva attaccato nell’edizione Juniores) per andare a trionfare in solitaria.

Tom Pidcock si unisce a una ristretta cerchia di campioni che hanno trionfato nella versione under 23 della storica e prestigiosa corsa come Marc Madiot, Thor Hushovd, Taylor Phinney e  Bob Jungels. Tom è in primo ciclista britannico a conquistare la prova e ottiene una storica doppietta dopo aver conquistato, a diciassette anni, anche la prova Juniores.

Tom Pidcock è reduce dalla conquista, lo scorso mese di febbraio, del titolo mondiale di ciclocross under 23, battendo il talentuoso atleta belga Eli Iserbyt.

Lutto nel mondo del ciclismo: Addio Fabrizio Fabbri

Lutto nel ciclismo: è morto Fabrizio Fabbri

Lutto nel mondo del ciclismo si è spendo Fabrizio Fabbri. Il saluto e il ricordo commosso da parte della grande famiglia Adispro

Fabrizio Fabbri (fonte comunicato stampa)

Fabrizio Fabbri (fonte comunicato stampa)

Il ciclismo piange la morte di un personaggio importante. Presso l’Ospedale di Cisanello a Pisa si è spento Fabrizio Fabbri, esempio di uomo virtuoso, buon corridore e grande direttore sportivo. Il Presidente Adispro Davide Goetz assieme al Segretario Mario Chiesa e a tutti i direttori sportivi dell’Associazione si stringe nel dolore alla famiglia di Fabrizio Fabbri.

“A nome di tutta la grande famiglia di Adispro, e di tutti i direttori sportivi, in qualità di Presidente dell’Associazione, sono a porgere le nostre più sentite condoglianze alla famiglia di Fabrizio Fabbri, grande direttore sportivo e amico di noi tutti, per la sua prematura scomparsa. Un maestro nel suo operato di direttore sportivo, uno di quelli che hanno tracciato la strada della nostra Associazione e della professione di direttore sportivo. Non a caso cinque anni fa egli aveva ricevuto tra i vari riconoscimenti per la sua brillante e onorata carriera, anche il premio Timone D’Oro consegnatogli proprio dalla nostra Associazione. Un caro amico, Fabrizio Fabbri, che resterà sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti per il suo operato nel ciclismo e i suoi insegnamenti” dichiara il Presidente Adispro Davide Goetz.

Tantissime le testimonianze di affetto da parte dei direttori sportivi di Adispro, di chi ha lavorato con lui e di chi ha potuto apprendere il mestiere di direttore sportivo avedolo avuto come maestro da corridore.

Il personaggio Fabrizio Fabbri
Fabrizio Fabbri è stato un bel campione del ciclismo degli anni ’70. Era nato a Ferruccia di Agliana (Pistoia) il 28 settembre 1948. Iniziò a distinguersi da allievo, nei dilettanti, poi il passaggio nei professionisti. Grande temperamento, al servizio di campioni come Francesco Moser e Felice Gimondi, ma anche in grado di mettere la ruota davanti a tutti e vincere belle corse, in tutto una ventina. Ricordiamo il Giro di Puglia a tappe, due volte il Gp Industria e Commercio a Prato, la Tre Valli Varesine ed il Giro dell’Appennino, una tappa al Giro di Svizzera e tre al Giro d’Italia da lui disputato nove volte.

Ha preso parte a sei Campionati Mondiali su strada, dal 1973 al 1978, vestendo la maglia azzurra della Nazionale Italiana, miglior piazzamento 13° a Montreal. Disputò anche un Tour de France e due Giri di Spagna. Ma il ciclismo lo ricorda anche come grande amico di Alfredo Martini, nonché apprezzato direttore sportivo con la Casini Vellutex nei dilettanti, prima dei dieci anni (dal 1993 al 2002) trascorsi con la Mapei guidando fior di campioni compreso il compianto Franco Ballerini. Ha ricevuto vari riconoscimenti per la sua carriera, come il Premio Filotex ed il Timone D’Oro nel 2014 da parte dell’Adispro. Una persona disponibile, che amava conversare e che da anni risiedeva con la famiglia a Quarrata.

I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata come Fabrizio Fabbri desiderava e la salma sarà cremata.

 

Quanti soldi guadagna Richard Carapaz?

Quanti soldi prende Richard Carapaz?

Quanti soldi per il vincitore del Giro d’Italia Richard Carapaz? Stipendio bassissimo e premi ma in arrivo c’è l’offerta del Team Ineos

Richard Carapaz (fonte pagina twitter)

Richard Carapaz (fonte pagina twitter)

Quanti soldi guadagna Richard Carapaz? In tanti se lo stanno chiedendo dopo la bella favola del ciclista della Movistar che, partito senza i favori del pronostico (anche se va detto che nel 2018 era già giunto quarto al termine della corsa!) ha concluso in rosa tra la folla dell’Arena di Verona.

Richard è il ciclista del momento in quanto la sua cavalcata trionfale contro pronostico è piaciuta al pubblico italiano e anche perché ha una storia sicuramente interessante alle spalle.

Il 26enne ecuadoriano ha alzato festante il trofeo senza fine, premio al vincitore del Giro, e a breve potrà alzare le sue pretese contrattuali.

Richard Carapaz, sposato e padre di due bimbi, prima di questa vittoria non era certamente una stella di primo piano, la stessa Movistar aveva designato Mikel Landa come leader del team per il Giro ma, lo sappiamo, spesso la strada sovverte i pronostici e le azioni della “Locomotora del Carchi” ora sono in fortissima ascesa.

Ma quanti soldi guadagna Richard Carapaz?

Diciamolo subito il contratto di Carapaz non è di quelli che fa girare la testa anche se per un uomo di umili origini come Richard, è già una cifra che ti cambia la vita. Carapaz guadagna 150.000 euro l’anno, una cifra da “neoprofessionista” e che rispetto ai compensi percepiti dai big del pedale fa quasi ridere.

Ora la vittoria al Giro cambia totalmente le carte sul tavolo e se il premio di 300.000 euro destinate al vincitore verrà diviso con i compagni di team, Richard potrà sedersi al tavolo delle trattative con un potere contrattuale ben diverso rispetto a quello di tre settimane orsono.

Secondo voci confermate anche da La Gazzetta dello Sport, sul tavolo del fresco vincitore del Giro e del suo procuratore Acquadro è già arrivata una proposta della corazzata Ineos da far tremare i polsi.

Richard Carapaz otterrebbe uno zero in più, ovvero una proposta da 1,5 milioni di euro a stagione per tre stagioni. Insomma il team principal Brailsford, già interessato all’ecuadoriano, avrebbe rotto gli indugi con una proposta impossibile da rifiutare.

Ora sta al Team Movistar provare a rilanciare economicamente (e tecnicamente) per provare a tenere in casa il ciclista del momento. Froome, Thomas e Bernal sono già accasati alla formazione britannica, altri giovani talenti sono nell’orbita Ineos, staremo a vedere se anche Carapaz sarà attratto dalle sirene d’oltre Manica.

Andrea Toniatti vince il 66° Trofeo Matteotti

Andrea Toniatti conquista la 66° edizione del Trofeo Matteotti

Andrea Toniatti del Team Colpack conquista la 66° edizione del Trofeo Matteotti sul traguardo di Marcialla di Barberino Val d’Elsa

Andrea Toniatti

Andrea Toniatti

Un’altra bella vittoria per il Team Colpack, questa volta con Andrea Toniatti che con un colpo da finisseur ha conquistato sul traguardo di Marcialla di Barberino Val d’Elsa (Firenze) il 66° Trofeo Matteotti.

Gara molto combattuta fin dall’inizio con vari gruppetti che si sganciano. Poi l’azione più interessante la promuove il britannico della Colpack Paul Double che tutto solo parte a 50 chilometri dall’arrivo e rimane in avanscoperta per una trentina di chilometri. Una volta annullato il tentativo dell’inglese, a circa 25 chilometri dalla conclusione si forma un drappello di sette corridori al comando comprendente proprio il trentino Andrea Toniatti ed il comasco Davide Botta. Gran lavoro di quest’ultimo al servizio del compagno. Sull’ultima salita, a 10 km dall’arrivo, si rimescolano le carte davanti, si forma al comando un altro gruppetto di sette corridori comprendente ancora Toniatti. Il trentino piazza l’affondo vincente a 3 chilometri dalla conclusione, allunga e fila dritto fino al traguardo risultando imprendibile per tutti gli avversari. Secondo il nazionale russo Anton Viturin e terzo Filippo Fiorelli (Gragnano).

FONTE COMUNICATO STAMPA

Giulio Ciccone chi è? Carriera e curiosità

Giulio Ciccone chi è il ciclista maglia azzurra al Giro

Giulio Ciccone chi è? Tutta la carriera e curiosità sul ciclista italiano, cosa c’è da sapere, le sue vittorie e i suoi migliori piazzamenti.

Giulio Ciccone (fonte pagina facebook)

Giulio Ciccone (fonte pagina facebook)

 

Giulio Ciccone è nato a Chieti il 20 dicembre del 1994 ed è attualmente il quarto ciclista più giovane di sempre a vincere una tappa al Giro d’Italia (dopo Coppi, Marchisio e Taccone).

Giulio, scalatore passista, dimostra buone doti in salita sin da dilettante. Nel 2015 corre per il Team Colpack conquistando il titolo di miglior scalatore al Giro della Valle d’Aosta e conquista la Bassano-Monte Grappa. Nella stessa stagione conclude al sesto posto nella classifica finale il Tour de l’Avenir e secondo il Piccolo Giro di Lombardia.

Queste performance gli valgono le attenzione del team Professional Bardiani-CSF che gli sottopone un contratto da professionista. Ciccone conclude la stagione con il successo alla Milano-Rapallo e la Coppa Città di San Daniele dove supera il favorito Gianni Moscon ottenendo anche il titolo Prestigio Bicisport 2015.

Nel 2016, passa professionista con la Bardiani-CSF e nela sua gara d’esordio, il Gran Premio Costa degli Etruschi, ottiene un interessante quinto posto in volata. Ciccone chiude sesto in classifica alla Settimana Internazionale di Coppi e Bartali e al Giro del Trentino scatena la sua forza lungo la salita di Anras, conquistando la maglia bianca di miglior giovane prima di dover abbandonare la gara a causa di un virus intestinale.

Nella decima tappa di mezza montagna del Giro d’Italia con arrivo a Sestola, si inserisce nalla fuga di giornata e va a trionfare con un allungo nel penultimo tratto di discesa prima della rampa finale precedendo Ivan Rovnyj e Darwin Atapuma.

Il 2017 non è un anno fortunato per Ciccone a causa di vari infortuni che lo penalizzano. Viene operato al cuore prima del Giro (dove non ottiene risultati concludendo la corsa al 95esimo posto). A luglio partecipa al Giro d’Austria con l’Italia del CT Cassani conquistando, sull’arrivo in salita a Kitzbühel, il terzo posto dietro a Miguel Ángel López e a Stefan Denifl

In luglio partecipa al Tour of Utah mettendosi in mostra nella cronoscalata individuale chiusa al quinto posto e con la conquista della maglia dei giovani. Da segnalare anche il terzo posto alla Pro Ötztaler 5500, alle spalle di Roman Kreuziger e Simon Špilak.

Nel 2018, reduce da un inverno positivo, Ciccone conquista il Giro dell’Appennino grazie ad una azione sul Passo della Bocchetta, battendo Fausto Masnada e Amaro Antunes. Al Giro d’Italia arriva secondo nella classifica miglior scalatore, dietro solo all’inarrivabile Chris Froome. Anche al Giro di Slovacchia si fa notare come scalatore di primo livello vincendo la classifica di specialità per poi concludere al secondo posto l’Adriatica Ionica Race.

Nel 2019 si trasferisce alla formazione World Tour Trek-Segafredo conquistando il posto al Challenge de Mallorca. Al Laigueglia, con la maglia della nazionale, è il migliore in salita chiudendo sesto all’arrivo.
Il 23 Febbraio conquista una splendida vittoria nella seconda tappa del Tour du Haut Var

Il 28 maggio 2019 ha conquistato la sedicesima frazione del Giro d’Italia 2019 passando in testa al Passo del Mortirolo – Cima Pantani vestendo la maglia azzurra di leader degli scalatori.

Richard Carapaz chi è la maglia rosa 2019?

 

Richard Carapaz chi è rivelazione del Giro d’Italia

Richard Carapaz da Tulcán, l’ascesa del ciclista ecuadoriano: dalle strade della provincia di Carchi fino ai vertici del Giro d’Italia e del ciclismo mondiale

Richard Carapaz (fonte pagina twitter)

Richard Carapaz (fonte pagina twitter)

Richard Carapaz (nome completo Richard Antonio Carapaz Montenegro) è nato a Tulcán il 29 maggio 1993, atleta ancora giovane ma non un “pivello” in quanto già affermato e non solo durante il Giro 2019. Due figli, una moglie giovanissima e una fattoria, il ciclista sudamericano arriva da una famiglia di contadini con nessuna passione per il ciclismo anzi, arrivando da un settore rurale e periferico, in famiglia la bici era bramata come solo mezzo di trasporto.

Per Carapaz l’approcio con le “ciclas” (la desiderata da tutti era la Monark di origine colombiana) era esclusivamente come mezzo per fare le commissioni e pare che la prima bicicletta fosse stata presa dal padre in una discarica.

 

 

Richard ha iniziato a correre nel suo paese, in particolare sulle strade del cantón di Tulcán, la capitale della provincia di Carchi (vera e propria capitale ciclistica del paese) in una formazione di Tulcán, la Panavial-Coraje Carchense.

La formazione era affidata a un mito locale “El Cóndor” Juan Carlos Rosero tre volte vincitore della Vuelta al Ecuador e Olimpico a Barcellona ’92. In Ecuador non vi è una grande tradizione ciclistica ragion per cui Rosero era un vero e proprio pioniere e mito per molti giovani ciclisti.  Juan Carlos Rosero morì  a soli cinquant’anni quando Carapaz non aveva nemmeno 20 anni.

Dopo la morte di Rosero, Carapaz andò correre con la formazione Under 23 alla RPM Team Ecuador conquistando il Campionato Panamericano davanti ai favoriti Isaac Bolívar e Félix Barón. Quella vittoria gli valse la chiamata della colombiana Strongman-Campagnolo per la stagione 2015 in cui vinse (primo straniero) la Vuelta de la Juventud de Colombia subentrando a Miguel Angel Lopez.

A quel punto la sua carriera è ormai lanciata, viene notato e ingaggiato dalla Movistar che lo dirotta in un team di sviluppo dei giovani talenti sino all’agosto 2016 quando entra, come stagista, in prima squadra, firmando poi il suo primo contratto da professionista per la stagione 2017.

Sicuramente la “Locomotora” (la tartaruga, il suo soprannome) è giovane per che concerne il ciclismo europeo in quanto ha fatto il suo esordio nel vecchio continente solo nella stagione 2017 quando Unzué l’ha portato alla Movistar ed ha preso parte al Giro di Romandia, al Delfinato e alla Vuelta a España (pochi notarono, nel giorno del trionfo epocale di Contador sull’Angliru, il suo 11° posto). In tutte e tre le circostanze Carapaz ha completato la corsa (chiudendo la Vuelta al 36esimo posto) dimostrando doti di recupero e un buon fondo

Il corridore ecuadoriano ha iniziato un percorso di ascesa nel ciclismo mondiale che ormai lo considera uno dei protagonisti. In molti intravedono in Carapaz i tratti del “Diablo” Claudio Chiappucci per la grinta, la tenacia in sella.

Richard Carapaz chi è? Giro 2018

La conquista della maglia rosa nel Giro di quest’anno non ha sorpreso gli addetti ai lavori in quanto, nell’edizione dello scorso anno della corsa rosa, il talendo dell’Ecuador aveva ottenuto un quarto posto finale alle spalle di campioni assoluti come Chris Froome e Tom Dumoulin mostrando una resistenza non comune. Nella famosa tappa di Bardonecchia quando Froome fece letteralmente in diavolo a quattro, il buon Richard arrivò con il gruppetto dei migliori Dumoulin, Pinot e quel Miguel Angel Lopez che solo per un pelo gli soffiò la maglia bianca di miglior giovane del Giro 2018 chiudendo quella tappa al secondo posto.

Richard Carapaz e la montagna

Carapaz è cresciuto a “El Carmelo”, un paesino sperduto tra le montagne dell’Ecuador al confine con la Colombia a circa 250 chilometri da Quito e a 500 da Cali. El Carmelo si trova a oltre “soli” 3068 metri sopra il livello del mare. Insomma il Gavia che purtroppo è stato cancellato nell’edizione del Giro 2019 misura 2610 metri. E’ facile immaginare come la montagna sia il terreno naturale per Carapaz che non si spaventa di certo a superare i 2000 metri e i problemi legati alla minor presenza di ossigeno avvertita da molti atleti sono praticamente d’abitudine per il ciclista della Movistar.

Come detto in molti vedono una somiglianza fisica con Claudio Chiappucci ed in effetti ad osservarlo mentre sale lungo i tornanti e analizzando la sua postura sono tanti i punti il comune col Diablo.

Richard Carapaz chi è La Locomotora del Carchi

Questo ragazzo dal tipico fisico andino, carnagione olivastra, magro, apparentemente fragile ma assolutamente instancabile dichiara di non avere un vero e proprio soprannome ma in tanti usano l’appellativo La Locomotora per identificarlo.

La famiglia di Richard, come detto, vive tra le montagne e invece di un cane per fare da guardia ha un… tacchino soprannominato “el Pavo Guardián“ chissà che non diventi il nuovo nickname del corridore.

Richard Carapaz caratteristiche

L’ecuadoriano ha capacità di scatto davvero importante ma, cosa altrettanto funzionale, è la capacità di mantenere alto il ritmo anche post-scatto. Non è una cosa così semplice che può consentire di gestire la propria energia incrementando, al contempo, il proprio margine.

Pur essendo uno “scalatore puro” Richard pare non soffrire troppo sul passo alternando la capacità di scattare con la progressione della pedalata.

Il ciclismo moderno paga buoni dividendi a chi ha spiccate capacità sul passo in particolare nelle corse a tappe di tre settimane. Il ciclista sudamericano, inoltre, ha ottime doti di recupero, garantisce regolarità di performance e raramente è soggetto a “passaggi a vuoto”. Carapaz ha anche dimostrato una attenta visione tattica della corsa e una non banale capacità di approfittare di ogni opportunità che la strada ha messo sul suo percorso.

Richard Carapaz il futuro?

Il nome dell’ecuadoriano è uno di quelli che scalda il ciclo-mercato, alcune indiscrezioni lo vorrebbero nei radar della corazzata Team Ineos. Sono in tanti i team disposte a fare carte false per accaparrarsi le sue performance ma, secondo quanto indicato da “La Gazzetta dello Sport”, sarebbe la formazione britannica la più accreditata in quanto il corteggiamento non sarebbe frutto delle performance al Giro ma, al contrario, sarebbe iniziato ormai da mesi.

Tutto pare portare Richard verso il team britannico che ha scelto di muoversi con una proposta assolutamente allettante.

 

Nairo Quintana: “Al Tour de France sarò il leader”

Nairo Quintana prepara il Tour: “Mi piacerebbe avere Carapaz”

Nairo Quintana in una recente intervista ci ha tenuto a precisare quelle che saranno le gerarchie in casa Movistar per il Tour de France 2019

Nairo Quintana (fonte pagina twitter)

Nairo Quintana (fonte pagina twitter)

Nairo Quintana si sta preparando per affrontare il Tour de France 2019, obiettivo stagionale per il colombiano chiamato al riscatto dopo la scorsa stagione non all’altezza delle aspettative. Nairo ha approfittato di una conferenza stampa del Team Movistar per mettere in chiaro quelle che saranno le gerarchie alla prossima Grande Boucle (suo obiettivo di stagione).

Quintana attualmente si sta allenando in Colombia e potrebbe tornare alle corse al prossimo Critérium du Dauphiné a giugno, non avendo più corso dal GP Miguel Indurain all’inizio di aprile.

Il 29enne colombiano ha iniziato la stagione europea prendendo parte alla Parigi-Nizza chiudendo al secondo posto dietro al connazionale Egan Bernal per poi gareggiare alla Volta a Catalunya e al Tour Colombia conquistando la vittoria nella sesta frazione.

Attorno al nome del forte scalatore colombiano stanno “suonando” le sirene della Arkéa–Samsic, formazione che, dopo aver ingaggiato Warren Barguil due anni fa e André Greipel lo scorso anno, ora vorrebbe tentare il buon Nairo. Emmanuel Hubert, team manager della formazione transalpina, ha da tempo annunciato di voler portare in squadra un nuovo campione e tutte le voci portano al capitano della Movistar che, però, nel frattempo non vuole distrarsi e, anzi, rilancia il suo ruolo di faro per il Tour 2019.

Il vincitore del Giro d’Italia e della Vuelta a España non ha fatto segreto dell’idea di puntare tutte le sue carte sul Tour in virtù anche del percorso estremamente favorevole con solo una prova a cronometro individuale (27 km) e ben cinque arrivi in salita (tre dei quali sopra i 2000 metri).

“Sarò al Tour con più esperienza, sapendo di più sul mio fisico, sulla squadra e sul percorso. Sin dall’inizio dell’anno Unzue ha detto che il leader per la corsa francese sarò io e voglio sfruttare al massimo questa possibilità” ha spiegato Quintana alla stampa in una conferenza a Bogotá.

“Per me questo Tour è una nuova opportunità, sono concentrato su questo obiettivo e confido nella mia preparazione sperando che le cose vadano bene ” ha proseguito il colombiano.

Al Tour dello scorso anno, il Team Movistar si è presentato con una triplice leadership con Quintana, Valverde e Landa. Ad andare meglio di tutti è stato Landa che ha chiuso al settimo posto mentre Quintana è arrivato decimo vincendo la tappa con arrivo in cima al Col du Portet.

Alla Grande Boucle 2019 saranno presenti ancora i tre moschettieri ma questa volta il ruolo di punta sarà coperto solo da Nairo che confida di avere al suo fianco anche Carapaz.

“Spero che Richard possa mantenere la maglia rosa per il suo paese e per tutta l’America Latina. Mi piacerebbe averlo al mio fianco al Tour come vorrei avere Anacona, ma i registi scelgono i migliori piloti; in contesa ci sono anche grandi corridori come Valverde “.

Saranno due le corse a cui Quintana prenderà parte prima del Tour: la Route Occitane, un tempo conosciuta come Route du Sud e, appunto, il Giro del Delfinato. In entrambe le occasioni avrà la possibilità di testare il proprio stato di forma con avversari di primissimo piano.

Bettiol al Cycling Star Criterium

Bettiol, il Leone delle Fiandre al Cycling Star Criterium

Bettiol, il Leone delle Fiandre vincitore della Ronde van Vlaanderen 2019 tra le stelle in gara a Belluno lunedì 3 giugno

Bettiol al Cycling Star Criterium

Bettiol al Cycling Star Criterium

Girini ma non solo…alla lista dei top rider provenienti dal Giro d’Italia che prenderanno parte al Cycling Stars Criterium la sera di lunedì 3 giugno a Belluno bisogna aggiungere anche il nome di Alberto Bettiol (EF – Education First).

Dal pavè delle classiche del nord a quello del centro storico di Belluno il Cycling Stars Criterium rappresenterà simbolicamete il rientro alle corse di Bettiol che dopo una pausa dalle gare e gli allenamenti fatti in altura si prepara ad affrontare la seconda parte di stagione guardando al Tour de France e ai Mondiali nello Yorkshire.

Impresa memorabile quella compiuta da Alberto Bettiol che quest’anno ha riportato l’Italia sul gradino più alto del podio della Ronde van Vlaanderen da dove il tricolore mancava dal 2007 quando l’ultimo italiano a vincere era stato Alessandro Ballan (ndr testimonial del Cycling Stars Criterium che lunedì sarà in gara tra gli ex-corridori).

“La vittoria al Fiandre è stata una grandissima soddisfazione. Vincere una corsa così importante di sicuro da fiducia e aiuta ad acquisire sicurezza nei propri mezzi. Io comunque resto quello di sempre e l’obiettivo è vivere ancora giornate indimenticabili come è stata quella. Sono contento di partecipare al Cycling Stars Criterium, sarà una bella festa, di quelle che fanno bene al ciclismo, assieme ai mie colleghi che arrivano dal Giro d’Italia, prima di ripartire con i prossimi impegni agonistici” dice Alberto Bettiol toscano doc di Castelfiorentino che nel suo cognome nasconde però chiare origini trevigiane. “So che il mio bisnonno era veneto, della zona di Conegliano, arrivò in Toscana alla fine degli anni ’20 per motivi di lavoro, per la bonifica della zona della Maremma. La mia famiglia poi è sempre rimasta qui in Toscana, però posso dire di avere nel mio DNA anche un po’ di Veneto…entrambe terre di grandi ciclisti” conclude sorridendo Bettiol.

FONTE COMUNICATO STAMPA