Wilier Triestina è nuovo partner di Astana Pro Team

Wilier Triestina fornitore di Astana Pro Team

Wilier Triestina è partner di Astana Pro Team, squadra professionistica appartenente al circuito UCI World Tour. 

Wilier e Astana

Wilier e Astana

Wilier Triestina è orgogliosa di comunicare l’avvio di una partnership che profuma già di storia: a partire da oggi, 2 dicembre 2019, Wilier Triestina è partner di Astana Pro Team, squadra professionistica appartenente al circuito UCI World Tour.

La collaborazione tra l’azienda di Rossano Veneto e la squadra Kazaka – nata per comuni e ambiziosi obiettivi sportivi – sarà di ampio respiro, sia in termini di durata che di tematiche trattate. Se inizialmente Wilier Triestina metterà a disposizione i suoi migliori prodotti racing della collezione 2020 (parliamo di Wilier 0 SLR e Wilier Turbine), nel corso del tempo Astana Pro Team sarà sempre più coinvolta nel design di prodotto e – soprattutto – in quello dello sviluppo di nuove biciclette, cercando di alzare ancor più il già ottimo livello di innovazione presente nelle biciclette con l’Alabarda. Un livello di innovazione riconosciuto in campo internazionale dai numerosi Awards collezionati negli ultimi anni.

Oltre ad Astana Pro Team, Wilier Triestina fornirà le proprie biciclette anche ad Astana Women Team, squadra femminile appartenente al circuito UCI Women Team e ad Astana City e Vino – Astana Motors, squadre maschili categoria UCI Continental.

 

LA PAROLA DI WILIER TRIESTINA

Andrea Gastaldello (CEO di Wilier Triestina): ”Siamo orgogliosi di poter annunciare questo accordo che siamo certi avrà un ruolo centrale nella crescita e nel successo globale di Wilier Triestina. Con Astana Pro Team abbiamo trovato una squadra che condivide concretamente la nostra ambizione nel voler tornare a vincere le gare più prestigiose al mondo. Un contributo essenziale per continuare a creare prodotti sempre più innovativi, espressione massima del valore del brand Wilier Triestina. La stagione ciclistica appena conclusa è stata ricca di importanti successi per Astana Pro Team e non vediamo l’ora di poter gioire insieme per nuove entusiasmanti vittorie”.

LA PAROLA DI ASTANA PRO TEAM

Aleksandr Vinokurov (General Manager di Astana Pro Team): ”Sono felice di iniziare questo percorso lavorativo con Wilier Triestina, un’azienda di successo con una lunga storia, da sempre a conduzione familiare. Una realtà che si adatta perfettamente alla mentalità di Astana Pro Team, dei corridori e del personale tutto. Qui ci sentiamo come una grande famiglia. La voglia di vincere è sicuramente un altro tratto che ci accomuna fortemente. La prossima sarà la 15° stagione nel più alto livello di ciclismo professionistico. Siamo sicuri di poter alzare ancor più il valore del nostro team, e vogliamo fare lo stesso per Wilier Triestina. Abbiamo testato a lungo le loro bici da strada e da cronometro. Devo dire che entrambi i prodotti sono ottimi. Speriamo che queste biciclette ci aiutino a vincere ancora più gare nella prossima stagione, ormai alle porte. Un grazie alla famiglia Gastaldello per la fiducia; non ci resta che attendere con impazienza l’avvio di questa partnership che sarà di sicuro successo.”

FONTE COMUNICATO STAMPA

Michael Antonelli compie 20 anni

Michael Antonelli continua la sua lotta

Michael Antonelli vittima di un incidente alla Firenze-Viareggio 2018, prosegue la sua lotta per tornare alla normalità

Michael Antonelli

Michael Antonelli

Michael Antonelli il 30 novembre scorso ha compiuto 20 anni, l’atleta di San Marino da ormai 15 mesi combatte una battaglia quotidiano con i postumi del tremendo incidente alla Firenze-Viareggio del 15 agosto 2018 che poteva costargli la vita.

Quel giorno il corridore sammarinese finì fuori strada, in una curva in discesa, volando in una scarpata e andando a sbattere fortemente il capo. Michael ha ricevuto le prime cure presso l’istituto di Montecatone (Imola) per poi essere trasferito al Centro di Riabilitazione Luce sul Mare di Torre Pedrera.

La Mastromarco Sensi Nibali, formazione in cui militava al momento dell’incidente, e l’Alice Bike MyGlass sua formazione Juniores prima del passaggio tra gli Under 23 sono sempre state vicine al giovane e sfortunato ciclista.
Accanto a Michael ci sono mamma Marina, il fratello Mattia e i nonni che stanno spingendo il ragazzo in questa corsa davvero in salita. Il giovane ciclista ha da qualche mese lasciato l’Istituto di Montecatone per trascorrere prima un periodo a casa per poi essere inserito all’Ospedale di San Marino. Attualmente prosegue nei miglioramenti quotidiani, alcuni netti, altri al limite dell’impercettibile ma grazie alle cure mediche e alle attività di fisioterapia proseguirà ancora nel percorso di miglioramento.

Michael è lucido e viene costantemente aggiornato sugli accadimenti del ciclismo mondiale ed è stato informato dell’iniziativa dell’Alice Bike MyGlass che nel 2020 correrà con impressa una“catena a forma di cuore” con scritto “Forza Michael”.

La tappa dei 20anni è un passo importante per tutti e soprattutto per chi ha rischiato di non tagliare questo traguardo, ora ci auguriamo che i festeggiamenti diano ancora maggior impulso alla forza di questo straordinario ragazzo che sta (come faceva in sella) stringendo i denti e pedalano a tutta. La voglia di lottare per riprendersi la vita, come narrata da Adriano Malori nel suo libro deve essere un focus per Michael a cui vanno gli auguri della nostra redazione.

Limar & Gazprom-RusVelo Team pronti per un’ altra avvincente stagione insieme

Limar & Gazprom-RusVelo Team ancora insieme

Limar & Gazprom-RusVelo Team pronti per un’ altra avvincente stagione insieme, tante le novità che la formazione russa userà 

LIMAR è orgogliosa di poter proseguire anche per la stagione 2020 la collaborazione con il Team  russo Pro Continental GAZPROM RUSVELO. Gli atleti inoltre parteciperanno ai Giochi Olimpici di Tokyo (Tokyo 2020).

Gli atleti del Team Gazprom correranno con i caschi della collezione LIMAR AIR REVOLUTIONAIR PRO, AIR KING, AIR SPEED e AIR MASTER, pronti a competere nelle gare Internazionali ed a guadagnare significativi watts con Limar. #savingwattswithlimar.

 

Anche il prossimo anno gli atleti Gazprom continueranno a correre indossando  gli occhiali Limar. Si aggiungerà ai modelli già in uso il nuovissimo LIMAR KONA, modello con tre lenti intercambiabili  e 100%protettivo UV, nella versione Bianca con finitura Matt.

La nuova formazione del Team sarà presentata ai primi di gennaio. La principale novità è rappresentata dal fatto che la squadra, da sempre formata esclusivamente da giovani talenti russi, ha aperto invece le porte anche ad atleti di altre nazionalità, tra cui Simone Velasco e Marco Canola, giovani promesse del ciclismo italiano. Forza!

FONTE COMUNICATO STAMPA

Adispro e il tema delle risorse economiche nel ciclismo

Adispro e il tema del reperimento delle risorse

Adispro e il tema delle risorse economiche nel ciclismo  in collaborazione con la Lega del Ciclismo Professionistico

Adispro

Adispro

 

I direttori sportivi professionisti del ciclismo italiano si sono dati appuntamento presso il Devero Hotel di Cavenago Brianza (MB) per il convegno annuale di ADISPRO organizzato in collaborazione con la Lega del Ciclismo Professionistico.

Fare sistema, avere maggior peso politico ciclistico a livello internazionale, e comprendere il nuovo scenario globale che si sta delineando. Sono stati questi alcuni dei punti affrontati da ADISPRO durante l’assemblea. Il tema di fondo del convegno, moderato dal giornalista della Gazzetta dello Sport Luca Gialanella, era “il reperimento delle risorse nel ciclismo professionistico” ma questo grazie agli interventi degli ospiti e al dibattito che si è creato in sala ha permesso di riflettere in modo più completo sulla situazione attuale del ciclismo italiano.

Dopo i saluti iniziali del presidente ADISPRO Davide Goetz c’è stata la relazione di Stefano Piccolo per la LEGA. Sono stati presentati dati importanti sul movimento ciclistico nazionale, interessante apprendere come è variato il numero e la distribuzione dei professionisti italiani negli ultimi 10 anni. Oggi infatti sono tanti i professionisti che lavorano all’estero. Atleti ma non solo, la gran parte degli staff delle squadre World Tour sono composti da personale italiano. Dati significativi che ribadiscono la necessità di avere nel nostro paese una squadra di “massima serie” per avere più peso all’interno delle istituzioni internazionali e fare da traino al sistema ciclistico tricolore.

A seguire, completa ed esaustiva è stata la relazione di Javier Barrio managing director AIGCP che ha affrontato un tema importante e di grande attualità analizzato lo stato attuale del ciclismo, ciò che la riforma dell’UCI comporterà a partire dal 2020 e quale scenario si delineerà per i team World Tour.

Con il suo intervento il Dott. Valerio De Molli – The European House Ambrosetti – ha invitato alla riflessione attorno al tema se possa esistere “una squadra eccellente di matrice italiana nel ciclismo di oggi”. All’interno di questa relazione si è aperta una discussione sulle modalità di reperire risorse affinché il ciclismo professionistico in Italia trovi una soluzione alle problematiche che il movimento tricolore sta inevitabilmente attraversando. Non si tratta più solo di dare visibilità agli sponsor ma di riuscire a coinvolgerli con progetti atti a valorizzare la squadra come una piattaforma di business, punto questo sottolineato anche da Luca Guercilena general manager Trek-Segafredo, seguendo il modello già intrapreso da altri sport soprattutto all’estero, un aspetto in cui in Italia invece siamo ancora carenti.

Questo inoltre ha portato ad analizzare, con confronti vivaci e costruttivi tra i direttori sportivi presenti, la criticità che si riscontra per le squadre di categoria UCI Professional Continental, che in un sistema come quello attuale e nelle previsioni di cambiamento del 2020, porterà delle difficoltà a questo tipi di formazioni che avranno problemi nel ricevere inviti e ottenere spazio nelle corse del calendario World Tour. La possibilità di fare un calendario di alto livello è ovviamete legata alla di coinvolgere nel progetto dei team sponsor importanti, tema affrontato con i loro interventi dai team manager Gianni Savio (Androni Sidermec) e Bruno Reverberi (Bardiani – CSF) che rappresentano l’espressione del movimeto professional nazionale.

Tra le altre componenti del ciclismo che hanno partecipato al dibattito Gianni Bugno, presidente del CPA, ha relazionato sulla situazione e la prospettiva occupazionale dei corridori evidenziando la necessità di sostenere il vivaio giovanile per assicurare il ricambio generazionale, mentre Alessandra Cappellotto, vice presidente ACCPI oltre al tema della sicurezza ha offerto uno spaccatto del scenario femminile, che deve fare ancora tanto seppur in continua crescita, in cui l’Italia è rappresentata nel World Tour con una squadra, un segnale importante per il movimento rosa.

Nella sessione pomeridiana spazio agli organizzatori, altra componente essenziale del sistema ciclismo assieme a team, istituzioni e sponsor, con l’intervento di Mauro Vegni e del presidente AIOCC Franco Costantino. Vegni ha permesso di avere un’analisi del ciclismo tricolore attraverso gi occhi del principale organizzatore del ciclismo nazionale. Un ciclismo italiano che era il movimento più importante al mondo e che è ora stato sorpassato. Da qui la necessità di fare sistema e ripartire per raggiungere obiettivi comuni. Un team come una grande corsa deve essere considerata a tutti gli effetti un’azienda. Per fare questo bisogna attuare politiche di marketing strategico, creare notorietà e riconoscibilità del brand, uscire dalla dimensione nazionale per farsi conoscere e crearsi una credibilità anche in ambito internazionale. Per coinvolgere gli sponsor bisogna capire quali sono i loro obiettivi. Senza tralasciare la necessità del ciclismo moderno di creare un narrazione comune, che leghi gli eventi in calendario da febbraio a ottobre, e di costruire personaggi capaci di creare interesse dare visibilità mediatica a questo sport.

“Il nostro ciclismo professionistico nazionale – ha chiosato Davide Goetz – è un patrimonio professionale e sportivo tuttora tanto importante, quanto in costante progressivo impoverimento, in termini di numeri e di valore. Sono quattro anni che non siamo più nel World Tour, per un paese come l’Italia non è accettabile, le giornate come quella di sabato servono per mettere al centro questo tema in modo serio e per respingere l’idea dell’ineluttabilità della globalizzazione. Al convegno abbiamo analizzato, insieme a relatori di grande esperienza, cosa manca per legare i grandi investitori al ciclismo, nonché i meccanismi che portano all’approvazione dei regolamenti in sede UCI, con modalità fortemente penalizzanti per il nostro sistema, che per le particolarità sue proprie è tuttora unico al mondo. Non siamo certo noi di Adispro ad avere le possibilità politiche e giuridiche per innestare un’inversione di tendenza, ma facciamo la nostra parte, in Lega e verso la Federazione, chiedendo confronti e stimolando iniziative. La situazione è difficile, noi per quanto compete all’associazionismo facciamo tutto il possibile, perché crediamo che non sia un’utopia l’obbiettivo del professionismo ad altissimo livello, se si riesce a fare sistema e a porsi, al nostro interno e in sede internazionale, in modo più credibile.”

FONTE COMUNICATO STAMPA

 

Aru contro i critici: voglia di riscatto

Aru voglia di riscatto contro le critiche

Aru al centro di numerose critiche per le sue ultime deludenti stagioni causate da problemi fisici ha voluto dire la sua a La Gazzetta dello Sport

Fabio Aru

Fabio Aru

Aru ha voglia di riscatto, il suo 2019 è stato nettamente sotto le aspettative e fortemente segnato dai problemi fisici che lo hanno tormentato ormai da troppo tempo. Ora è arrivato il momento per pianificare il riscatto in vista della prossima annata sportiva.

Pochi alti e tanti bassi, tanta fatica e poca (o nessuna gloria), tante critiche e pochi complimenti per il sardo che ha trovato nei critici la salita più dura da affrontare. Ragazzi che Fabio Aru non abbia reso secondo le aspettative è certo ma è assolutamente vero che rendere quando non si è al 100% è difficile per una persona normale, figuriamoci per un atleta al vertice del proprio sport.

Il sardo è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport e ha voluto puntualizzare la propria posizione: “ci sono tanti critici, vorrei che mi dicessero in faccia che non tornerò più ad alti livelli” ha spiegato.

E’ chiaro che il primo a non essere contento della cosa è proprio Fabio, chi può pensare il contrario? Eppure sono in tanti gli appassionati di ciclismo (forse poco sportivi!) che non hanno risparmiato critiche feroci e ingenerose al Cavaliere dei quattro mori.

“arrivo da un lungo periodo negativo ma per via di motivazione seria e non facile da individuare – ha spiegato Aru – ad aprile ho subito un intervento di angioplastica dell’arteria iliaca

Fabio ha letteralmente perso due anni e non si è certamente divertito nel raccogliere delusioni e mangiare polvere ma ora vuole prendersi le soddisfazioni che si merita e “zittire così i critici”.

Atleta e campione maturo Fabio si prende le sue responsabilità:

“se davvero mi dovessi rendere conto di non andare più, di far fatica a tenere il passo dei migliori senza dei motivi validi, di non essere in pratica me stesso, allora sarò il primo a prenderne atto”.

Pensare di abbandonare il ciclismo? “la ritengo un’ipotesi fantascientifica, perché so di avere le gambe per stare con i primi”

Insomma alibi zero e responsabilità a mille per il sardo che seppur reduce dall’intervento ha chiuso 14esimo al Tour e “non si chiude in quella classifica per caso”. Alla Vuelta è sopraggiunto un virus che ha debilitato Aru e che “Non è stata una cosa lieve, ma ne sto uscendo”.

Per quel che riguarda la stagione 2020, Aru è stato vago:

“Con l’UAE c’è stato un confronto, normale che ci sia quando le cose non girano. Ancora non so bene il programma del prossimo anno: ci sono i grandi giri e l’Olimpiade, con un percorso adatto alle mie caratteristiche e farò di tutto per meritarmi la convocazione“.

Samuele Zoccarato e Tommaso Rigatti al Team Colpack

Zoccarato e Rigatti per il Team Colpack 2020

Samuele Zoccarato e Tommaso Rigatti  sono gli ultimi rinforzi approdati al Team Colpack per la stagione 2020

Team Colpack - Samuele Zoccarato e Tommaso Rigatti

Team Colpack – Samuele Zoccarato e Tommaso Rigatti

Il Team Colpack annuncia altri due tasselli molto importanti per la costruzione della rosa 2020. Si tratta del padovano Samuele Zoccarato, classe 1998, proveniente dalla IAM Excelsior e del trentino Tommaso Rigatti, classe 1998, proveniente dalla General Store.

Samuele Zoccarato esordisce con i ringraziamenti: “Vorrei ringraziare la IAM Excelsior perché mi ha permesso di fare un’esperienza internazionale pazzesca, con un calendario sia Under 23 che professionistico e per me è stata anche un’esperienza di vita. Per il prossimo anno ho scelto il Team Colpack perché penso sia una delle migliori squadre, con un’organizzazione che è molto professionale e che ha molti contatti con il mondo professionistico. Fin da subito hanno detto di credere in me e non vedo l’ora di ripagare con i risultati”.

Il veneto è determinato per il 2020: “Dal prossimo anno, personalmente, mi aspetto molto. Per me sarà l’anno decisivo, il quarto tra gli Under 23. Nel 2019 ho avuto parecchi alti e bassi, causati da guai fisici e da malattie e quindi deve essere una stagione molto importante in cui voglio fare bene nelle gare internazionali, soprattutto, nelle classiche di primavera, al Giro Under 23 e anche ai Campionati Italiani sia su strada che a cronometro”.

Esprime entusiasmo anche Tommaso Rigatti“Sono orgoglioso che il Team Colpack mi abbia richiesto perché la ritengo la squadra ideale per crescere ancora e provare fare il salto nei professionisti. Sicuramente uno dei primi obbiettivi per il prossimo anno è quello di migliorarmi ancora rispetto alla stagione scorsa e soprattutto far bene nelle gare internazionali. Sarà l’anno decisivo e quindi conto di vivere una grande stagione. Con la squadra abbiamo valutato il calendario e ci siamo già posti degli obbiettivi”. In conclusione, i ringraziamenti: “Voglio ringraziare la General Store per quest’anno passato insieme e soprattutto perché mi ha fatto crescere molto e ottenere risultati che anch’io non pensavo di poter raggiungere”.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Il ciclismo della Generazione Z

Il ciclismo verrà cambiato dalla Generazione Z?

Il ciclismo e la Generazione Z da Evenepoel a Bernal, da Pogacar a Philipsen passando per Sivakov  e Van der Poel

Ciclismo Generazione Z

Ciclismo Generazione Z

Il ciclismo della Generazione Z? Lo stiamo già vedendo! Remco Evenepoel ed Egan Bernal hanno illuminato il 2019 e sono pronti ad una ulteriore crescita anche nella prossima stagione.

A Luglio Egan Bernal ha conquistato una storica vittoria al Tour de France 2019 diventando il primo latinoamericano a vincere il Tour de France e il più giovane vincitore, a 22 anni, da dopo la Seconda Guerra Mondiale. La vittoria alla Grande Boucle arriva dopo che il colombiano aveva già dato sfoggio della sua grandezza l’anno precedente con il colori del Team Sky vincendo la Colombia Oro y Paz e l’Amgen Tour of California. Il suo 2019 ha (tra le altre cose) visto i successi alla Parigi-Nizza e al Tour de Suisse che da soli avrebbero reso straordinaria la carriera di chiunque.

Ad Agosto Remco ha stupito tutti trionfando alla Clásica San Sebastián a soli 19 anni, resistendo alla rimonta di Valverde e Van Avermat e diventando il più giovane vincitore di una classica nell’era moderna: un manifesto al nuovo che avanza.

Insomma a distanza di poche settimane sono arrivate due “statements”, due dichiarazioni di due campioni che hanno detto al mondo intero: “ragazzi ora ci siamo noi”!

Attenzione queste due performance sono assolutamente eccezionali ma altrettanto assolutamente non uniche. Merckx ha vinto la sua prima Milano-Sanremo all’età di 20, LeMond è arrivato terzo da debuttante al Tour de France a 23 anni, Armstrong ha vinto il titolo mondiale a 21 anni. Insomma non siamo di fronte a novità assolute ma siamo di fronte ad un cambiamento generazione simile a quello avvenuto con la cosidetta “classe del ‘90” con Quintana e Sagan da capofila.

Quello che è importante dire i due nomi citati non sono dei casi isolati, tutt’altro! Abbiamo ammirato la tenacia dello sloveno Tadej Pogacar che alla sua prima stagione tra i pro  ha vinto il Tour of California e tre tappe alla Vuelta a España, concludendo terzo in generale e vincendo il titolo miglior giovane della corsa (come al Giro della California, al Giro di Slovenia e alla Volta ao Algarve). Pogačar è sotto contratto con la UAE fino alla fine del 2023 e nel team degli Emirati Arabi corre Jasper Philipsen giovane belga arrivato dal Hagens Berman Axeon  di Axel Merckx ed in grado di conquistare la prima vittoria del World Tour a 21 anni al Down Under. Alla UEA lavora con successo Joxean Matxin Fernández, già talent scout per il defunto team Klein Constantia Continental, che ha ingaggiato Brandon McNulty.

 

Altro talento emergente è Pavel Sivakov (Ineos), figlio d’arte se pensiamo che il padre Alexei ha corso in Italia e Francia dal 1996 al 2005 e la madre Aleksandra Koliaseva ha vinto il Tour l’Aude e il titolo nazionale russo su strada. Pavel, vincitore del Baby Giro nel 2017,  ad agosto ha conquistato il Giro di Polonia, sua prima gara a tappe WorldTour.

Alla Groupama-FDJ scalpita il 22enne David Gaudu, vincitore del Tour de l’Avenir 2016 e che quest’anno ha accompagnato il capitano Thibaut Pinot lungo le strade del Giro. Marc Hirshi del Team Sunweb, campione del mondo U23 a Innsbruck, è pronto per trovare nel 2020 il suo primo squillo nel World Tour dopo aver colto parecchi piazzamenti nell’ultima annata (top ten alla Vuelta al País Vasco e al Tour of Norway, terza piazza a San Sebastián e sesto al Giro di Germania).

 

Appare quasi “vecchio” il 24enne Mathieu van der Poel (nato nel 1995) che si è affermato come uno dei ciclisti più versatili degli ultimi anni tra affermazioni nel ciclocross e talento sulla strada dove ha conquistato l’Amstel Gold Race oltre al GP de Denain, alla Brabantse Pijl, alla Dwars door Vlaanderen e tre tappe e la classifica generale al Tour of Britain.

Il DNA di VDP è di primissimo livello: suo padre Adri ha vinto gare come Tour of Flanders e Liège-Bastogne-Liège, il nonno era Raymond Poulidor, recentemene scomparso e leggenda del ciclismo francese.

Alla EF è salito in gerarchia Sergio Higuita che, pur non essendo un esordiente (aveva corso nella Equipo Eusakdi) ha solo 22 anni e talento da vendere appena la strada sale tanto che ha chiuso secondo al Tour of California e quarto al Tour de Pologne e ha colto alla Vuelta a España nella tappa con arrivo a Becerril de la Sierra.

Interessante prospetto è anche Jonas Vingegaard,  prodotto della ColoQuick  e ora in forza al Team Jumbo Visma che al Tour de Pologne ha vestito la maglia di leader per un giorno (vincendo una tappa) e ha chiuso nono al Deutschland Tour.

Uno spazio lo dedichiamo anche al nostro Edoardo Affini, medaglia di bronzo europea a cronometro, che ha chiuso quarto al Tour of Norway vincendo anche una tappa

 

Karel Vacek torna in Italia, correrà con il Team Colpack

Karel Vacek correrà con il Team Colpack

Karel Vacek  torna a correre in Italia con il Team Colpack dopo un’anno di esperienza con la Continental americana Axeon

Karel Vacek

Karel Vacek

Il Team Colpack annuncia l’ingaggio del 19enne ceco Karel Vacek che torna a correre in Italia dopo un’anno di esperienza con la Continental americana Axeon guidata da Axel Merckx, ex professionista belga, figlio del Cannibale. Karel è ciclisticamente maturato in provincia di Bergamo, da Juniores ha vestito per due annate la maglia del Team Giorgi e fa ritorno in Italia per ritrovare gli stimoli e l’ambiente ideale per riuscire ad esprimere al meglio le sue potenzialità.

“Voglio ringraziare Axel e la Axeon per avermi permesso di far parte di una squadra Pro Continetal così importante – ha dichiarato Vacek –. Purtroppo è stato un anno un po’ tribolato. C’è stato qualche problema interno al team e non siamo riusciti a seguire il calendario che ci eravamo prefissati. Anche io ho avuto qualche problema fisico e quindi ho corso molto poco. Sento di aver bisogno di correre, di avere più opportunità per farmi valere e partecipare a corse di alto livello e quindi credo che il Team Colpack possa essere la scelta giusta per me. Inoltre, torno in Italia, a Bergamo, che è la mia seconda casa, dove mi trovo molto bene, dove quando mi sveglio la mattina vedo le montagne e ci sono salite ideali per allenarmi”.

A questo punto il 2020 diventa un anno molto importante per Karel Vacek, 19 anni:

 “Ho già incontrato lo staff e abbiamo ipotizzato un possibile calendario di gare nazionali e internazionali e qualche partecipazione anche a gare di professionisti. Sono molto contento perché anche in Italia ci sono molte gare adatte alle mie caratteristiche. Voglio prepararmi al meglio durante l’inverno per poi farmi trovare pronto subito nei primi importanti appuntamenti di marzo e aprile come il Giro del Belvedere e il Palio del Recioto. A giugno c’è il Giro d’Italia U23, ma anche la Corsa della Pace in Repubblica Ceca che per la mia Nazionale è un appuntamento molto importante anche per conquistare punti per poter poi partecipare al Tour de l’Avenir. Giugno sarà un mese fondamentale anche perché ci saranno i Campionati Nazionali. Poi sarà importante tornare in forma per settembre con il Tour de l’Avenir e il Mondiale che sono due miei grandi obbiettivi”.

Dalle sue parole si evince una grande determinazione:

“Ho fatto degli errori nella stagione appena passata, ma ho imparato tanto. Credo di aver maturato ancora più esperienza che mi potrà tornare utile l’anno prossimo per vincere e progettare al meglio il mio futuro anche grazie al supporto del mio nuovo team”.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Pidcock il World Tour può attendere

Pidcock per ora non passa nel WorldTour

Pidcock ventenne britannico in forza al Team Trinity per il 2020 prevede di non passare al World Tour per concentrarsi su cross e MTB 

Thomas Pidcock (fonte pagina twitter)

Thomas Pidcock (fonte pagina twitter)

Pidcock, uno dei nomi più interessanti del ciclismo del futuro non passerà in una formazione del Woirld Tour nel 2020. Il britannico è una star multidisciplinare, giovane, sfacciato, forte e veloce con addosso gli occhi di tutti i tecnici del mondo ma, coraggiosamente, preferisce attendere il salto tra “i grandi”.

I suoi programmi per il 2020 non prevedono un contratto che lo vincoli alle corse su strada è troppa la sua voglia di pedalare e spaziare tra l’asfalto, la ghiaia e il fango della mountain bike.

In una intervista rilasciata a VeloNews, Thomas Pidcock ha lasciato intendere di sentirsi libero di valutare con calma il suo futuro: “vediamo come va la prossima stagione, non ho fretta di seguire una direzione unica o di entrare a tutti i costi nel World Tour”.

Il nome di Pidcock (in forza al Team Trinity) oltre Manica è uno di quelli che fa sognare e a breve, ne siamo certi, sarà in grado di infuocare il tifo degli amanti del ciclismo su strada. Le sue vittorie più prestigiose come il titolo campione del mondo cross U23, la medaglia di bronzo sui mondi stradali U23 e la conquista della Parigi-Roubaix U23 lo hanno fatto diventare il desiderio proibito di tutti i team professionistici.

Designato da molti come il successore di Chris Froome e Geraint Thomas ha l’età dalla sua parte che gli consente di poter fare delle “scelte artistiche” o, se vogliamo, di piacere puro. Un po’ come Peter Sagan che pedala per il piacere di farlo anche Tom non vuole precludersi il piacere di fare MTB o ciclocross cosa che spesso è ardua se si fa parte di una formazione del WorldTour.

“Ho avuto interesse dai team WorldTour ma penso che che essere flessibile e provare cose diverse da giovane mi permetta di diventare un pilota migliore a lungo termine” spiega Pidcock e sinceramente non possiamo che concordare con la sua visione.

 

Pidcock ha chiuso solamente ottavo ai Campionati Europei di Silvelle 2019 vinti da Van der Poel dopo aver battuto Eli Iserbyt nei campionati mondiali di cross U23 a febbraio 2019; “Mi sentivo le gambe morte e non mi sentivo me stesso. Non ero proprio brillante ma visto le sensazioni sono comunque soddisfatto” ha spiegato l’inglese.

Pidcock, originario dello Yorkshire dove si sono corsi i Mondiali 2019, è figlio di due appassionati ciclisti e all’età di 10 anni aveva già maturato l’idea di diventare un ciclista professionista e di cimentarsi in più discipline. Ed è proprio l’anima multidisciplinare ad averlo spinto a correre per il team Trinity.

“Van der Poel e Wout van Aert sono certamente dei modelli a cui mi ispiro e che mi danno la certezza che è possibile correre ai massimi livelli al WorldTour e ai vertici del ciclocross” ha concluso Tom Pidcock.

Comunque vada la stagione 2020 di Pidcock, un suggerimento agli appassionati, ricordatevi il suo nome perché nel 2021 sarà tra i grandi a dar spettacolo. Non dite che non vi abbiamo avvisato.

 

Fausto Masnada alla prova del World Tour

Fausto Masnada pronto ad esordire nel World Tour

Fausto Masnada pronto ad esordire nel World Tour 2020 con i colori del Team CCC dopo aver vissuto anni di costante crescita 

Masnada (fonte pagina Facebook)

Masnada (fonte pagina Facebook)

Fausto Masnada è stato uno dei ciclisti emergenti esplosi nel corso della stagione che sta volgendo al termine. Il bergamaso ha fatto, possiamo certamente dirlo, il salto di qualità in termini di perfomance e di autorevolezza nello stare in gruppo. Questo exploit gli è valso il salto di categoria: dalla categoria Professional con l’Androni Giocattoli-Sidermec al World Tour con la maglia della polacca Team CCC.

Masnada ha siglato un contratto di due anni che dovrebbe consentirgli di prendere contatto con le corse più impegnative del circuito e dimostrare di poter essere competitivo tra i big del pedale mondiale.

Fausto, classe 1993, ha pienamente dimostrato di poter competere ad alti livelli sin dagli esordi come dilettante nel Team Colpack. Dal 2017 è passato tra i professionisti sotto l’attenta supervisione di una vecchia volpe come Gianni Savio e con cui ha sempre dimostrato di essere assolutamente all’altezza delle aspettative.

Attaccante nato, spirito indomito, Fausto ha sorpreso tutti conquistando due successi di tappa al Tour of the Alps in cui è stato assoluto protagonista così come al Giro dell’Appennino dove ha ottenuto il  econdo posto finale. Il top di forma, poi, lo ha raggiunto al Giro d’Italia 2019 dove ha conquistato la sesta tappa con arrivo a San Giovanni Rotondo.

Fausto Masnada è stato quindi uno dei nomi caldi del ciclomercato 2019 finendo per accasarsi al piano di sopra in un team che può annoverare uomini di talento come Matteo Trentin ed Ilnur Zakarin e campioni affermati come Greg Van Avermaet ed Alessandro De Marchi.  Proprio la presenza di due connazionali di alto profilo come Trentin e De Marchi può essere un’ulteriore garanzia di crescita per il giovane lombardo.

“Passare in un team WorldTour era uno dei miei obiettivi e sono contento di averlo raggiunto, devo ringraziare tutto lo staff del Team Androni Giocattoli-Sidermec per gli anni trascorsi assieme e per la crescita professionale prima ancora dei tanti risultati che ho ottenuto. Ora il Team CCC rappresenta per me una enorme opportunità di crescita professionale” ha spiegato Masnada.