Il Sergente di ferro Ferretti attacca Froome

Il Sergente di ferro Giancarlo Ferretti stronca Froome

Il Sergente di ferro Giancarlo Ferretti ad un anno dalla vicenda salbutamolo si schiera contro Chris Froome

Il Sergente di ferro Giancarlo Ferretti

Il Sergente di ferro Giancarlo Ferretti

Il Sergente di ferro Giancarlo Ferretti si è guadagnato questo appellativo per la sua ruvidità e schiettezza. Da sempre uno che dice “pane al pane e vino al vino”, Ferretti ha raccontato a Tuttobici la sua visione del ciclismo a 360 gradi.

L’ex Direttore Sportivo, seppur lontano dall’ammiraglia dall’ormai lontano 2005, mantiene una visione privilegiata del ciclismo e, nel corso dell’intervista, ha letteralmente  stroncato Chris Froome e il Team Sky.

Il romagnolo ha parlato dalle pagine di Tuttobici di numerosi temi legati all’attualità del ciclismo andandoci giù pesante contro Chris Froome e il Team Sky (come già accaduto in precedenza). Ferretti vede nella squadra britannica l’esatto opposto del suo modo di intendere il ciclismo. Una sfida tra istinto con cui Ferretti ha conquistato oltre 900 vittore e calcolo (Sky).

La notizia dell’abbandono al termine del 2019 della sponsorizzazione di Sky ha visto “esultare” il Sergente di ferro:

 “Meglio così. È una squadra che non mi è mai piaciuta. Ha monopolizzato il ciclismo rendendolo poco interessante. E’ vero, vincono ma non mi piace il loro modo di correre”.

L’approccio quasi matematico messo in strada dal Team Sky nell’avvicinarsi alle corse e lo strapotere economico della formazione di Froome non è mai piaciuto a Ferretti che già più volte ha frontalmente attaccato il kenyano bianco:

“Froome è certamente un ragazzo gentile ed educato, davanti alle telecamere non è mai sopra le righe anzi è molto gentile ma in corsa proprio non mi piace.  Il suo modo di correre non ha nulla a che vedere con il vero ciclismo” ha sentenziato Ferretti.

 

 

 

 

 

Geraint Thomas regalo di natale inaspettato

Geraint Thomas regalo di natale  al Sunday Brunch

Geraint Thomas regalo di natale speciale: un nuovo trofeo per la vittoria del Tour de France 2018 consegnatogli al Sunday Brunch

Geraint Thomas regalo di natale inaspettato

Geraint Thomas regalo di natale inaspettato

Geraint Thomas regalo di natale inaspettato per il ciclista britannico in forza al Team Sky. Ospite della trasmissione televisiva domenicale della BBC, Sunday Brunch, Thomas è stato piacevolmente sorpreso da un inaspettato fuori programma che gli ha certamente riempito il cuore.

Lo scorso mese di luglio  Geraint  è stato vittima del furto del trofeo ricevuto per la vittoria della Grande Boucle durante un evento organizzato da uno sponsor. Al di la del valore del trofeo la perdita era soprattutto a livello affettivo legata alla vittoria più importante ottenuta in carriera dal forte corridore gallese. Il ciclista inglese era stato anche “bonariamente” irriso da Lance Armstrong.

Durante Sunday Brunch il britannico ha ricevuto un nuovo trofeo del Tour de France:

“Grazie di avermi ospitato, mi sono davvero divertito! La dieta è andata a farsi benedire per un’ora ma… e che strepitoso premio. Adesso sulla strada del BBCSPOTY per celebrare un anno brillante per lo sport britannico“, ha scritto Thomas sui propri profili social network

Geraint Thomas ha ricevuto un nuovo trofeo del Tour de France al Sunday Brunch questa mattina prima di recarsi allo SPOTY. Un grande ringraziamento all’A.S.O. per aver organizzato la sostituzione” è stato il ”cinguettio” Team Sky.

Geraint Thomas qualche settimana fa ha ricevuto il premio di ‘sportivo dell’anno in Galles’ e in quell’occasione ha parlato dei suoi obiettivi per il 2019:

“Ho un conto aperto con il Giro per gli accadimento del 2017 ma il Tour è troppo ravvicinato e da campione uscente sarebbe stupido presentarmi non al massimo della forma. Avrò il dorsale numero uno e proverò a difendere la maglia gialla”.

Naturalmente Thomas dovrà vedersela con avversari agguerriti il primo dei quali è un compagno di squadra: proprio la scorsa settimana Chris Froome ha infatti spiegato come l’obiettivo della sua stagione sarà vincere il quinto Tour de France.

“Se entrambi volessimo andare al Tour al 100% della nostra condizione potremo dare davvero spettacolo. Con Chris c’è intesa, in allenamento ci spingiamo l’uno con l’altro a dare sempre il massimo. Chiaro che ognuno di noi ha le proprie ambizioni e sono certo che Chris voglia tornare al Tour per vincerlo”.

Terminata la stagione 2019, ma probabilmente già dal prossimo luglio, sia Froome che Thomas dovranno fare i conti con la capacità della dirigenza del Team Sky di far fronte all’uscita di scena del main sponsor che tanto sta facendo parlare e scrivere in questi giorni.

 

 

 

 

Se il Team Sky chiudesse i battenti?

Cosa accadrebbe se il Team Sky chiudesse?

Il Team Sky perde il suo main sponsor e il mondo del ciclismo si interroga sui possibili scenari di ciclomercato o di fanta mercato?

Cosa potrebbe accadere se David Brailsford non dovesse trovare uno sponsor che sostituisca il marchio Sky sulle divise del team guidato da Froome e Thomas? Naturalmente l’appeal della formazione britannica rappresenta probabilmente il massimo punto di visibilità per un’azienda interessata a investire sul ciclismo. Di contro la “fee di ingresso” per far apparire il proprio brand sulle casacche non è di poco conto.,

Il futuro dello stesso Team Sky potrebbe essere ora in bilico visto quanto l’apporto dell’emittente britannica era funzionale al sostentamento del team, un’eventuale scioglimento della formazione potrebbe generare un terremoto a livello di equilibri dell’intero World Tour.

Ragionevolmente il manager David Brailsford dovrà trovare un nuovo partner commerciale prima del via del Tour de France viceversa non è difficile immaginare che qualche corridore possa trovare accordi con altre formazioni ingolosite da dei potenziali campioni “free agent”.

Per trovare un caso vagamente simile bisogna risalire alla chiusura della High Road che all’epoca annoverava tra le proprie fila due fenomeni come Cavendish e Greipel che però non sono paragonabili con i vincitori degli ultimi grandi giri.

La concomitante disponibilità sul mercato di atleti come Thomas, Froome, Kwiatkowski e Bernal potrebbe però generare un eccesso di offerta con la possibilità di un calo degli emolumenti degli “orfani” di mamma Sky.

Su questa ipotesi si è espresso il direttore sportivo della Mitchelton-Scott, Matt White:

“Se Sky chiudesse cambierebbe totalmente il mercato per il 2020. Non è mai accaduto un simile evento nella storia del ciclismo e si creerebbe una vera e propria lotta per accaparrarsi questi talenti ma avere così tanti grandi nomi sul mercato potrebbe abbattere il valore per tutti”.

Effettivamente i big già accasati potrebbero vedersi ridurre il proprio potere contrattuale se sul mercato fosse disponibile l’intero roster della formazione più forte al mondo e, di contro, un team che già oggi ha un capitano si troverebbe con il dilemma di continuare con il proprio leader o firmare il vincitore di un grande giro.

Se la Sky chiudesse i battenti quali squadre avrebbero i soldi per firmare un atleta con le aspettative salariali di Froome?  Probabilmente pochi team possono permettersi un tale monte stipendi anche perché, quasi sicuramente, il kenyano pretenderebbe di avere  al suo fianco i gregari più fidate (e anch’essi ben pagati dal team britannico).

Secondo alcune voci insistenti, però, Brailsford potrebbe avere già parecchie aziende pronte ad aprire le proprie porte (e il proprio portafoglio) alla squadra inglese ed è plausibile che il manager avesse da tempo un “piano B” ben sapendo che una sponsorizzazione non può durare per sempre. Alte voci, invece, dicono che il direttore del team avesse in mente la data del 2021 come possibile termine del sodalizio con Sky (se non addirittura il 2024).

Molti addetti ai lavori ritengono che Brailsford avrà grandissime difficoltà a trovare un nuovo sponsor in grado di garantire il medesimo supporto offerto da Sky e, complice il fenomeno in atto della Brexit, la corsa a un nuovo partner pare ricca di ostacoli.

“Mi piace costruire cose, sono un ottimista e tutti sanno che nella vita le cose cambiano. In questi casi è importante restare calmo, unire le forze e cercare nuove opportunità. Credo che affrontare una simile sfida con energia ed entusiasmo aiuta a costruire qualcosa di nuovo” ha detto Brailsford a BBC Sport.

 

Froome punta sul Tour de France 2019

Froome punta al Tour per sé e per il team

Froome punta sulla Grande Boucle 2019 per raggiungere i miti del ciclismo e aiutare il team a trovare un nuovo sponsor

Froome punta al Tour

Froome punta al Tour

Froome punta l’obiettivo sulla Grande Boucle del prossimo anno, dopo aver speso tante energie nella stagione appena conclusa tra Giro e Tour, nel 2019 andrà in all-in sulla corsa francese.

Il capitano del Team Sky ha svelato i suoi piani nel corso di un’intervista concessa alla BBC spiegando che, dopo aver dato spettacolo al Giro, il prossimo anno l’obiettivo sarà trionfare ai Campi Elisi.

E’ palese che Chris Froome abbia nel mirino la conquista della quinta maglia gialla per raggiungere il gotha del ciclismo mondiale rappresentato da Merckx, Indurain, Hinault e Jacques Anquetil capaci di inanellare 5 allori nella corsa francese.

Froome ha anche parlato dal ritiro di Maiorca e non ha potuto esimersi da commentare la notizia del momento ossia l’abbandono dello sponsor Sky al termine della prossima annata:

“Naturalmente siamo stati tutti sorpresi da questa notizia ma il nostro gruppo è vincente e sono certo che anche il prossimo anno resteremo al vertice del ciclismo mondiale così da consentire ai nostri manager di trovare un nuovo sponsor senza troppe difficoltà. Personalmente sarò sempre grato a Sky per quello che ha fatto. Tutti al Team Sky hanno grandi ambizioni per il 2019 e questa notizia ci ha reso più determinati” ha spiegato il britannico.

Il progetto Sky non si è limitato all’attività sportiva ma ha avuto anche fini sociali (molte le campagne a favore dell’ambiente promosse dalla squadra) e di promozione del ciclismo oltre Manica:

“Quello che abbiamo fatto negli anni è incredibile, in Gran Bretagna tantissimi ragazzini ora sognano di diventare di corridori professionisti e molte persone usano la bicicletta per andare al lavoro preferendola ad automobili e bus. Credo si possa dire che il modo di lavorare del Team Sky abbia influenzato tante persone” ha spiegato Froome.

Il quattro volte vincitore del Tour  ha quindi voglia di reagire alla notizia dell’uscita del main sponsor Sky tenendo altissime le ambizioni personali e della squadra:

“Non posso prevedere il futuro, ma posso dirlo con assoluta certezza: questa è una squadra davvero speciale. Ho un contratto sino al 2020 e voglio fare di tutto per proseguire nel migliore dei modi anche con un nuovo partner sulle maglie mantenendo la stessa voglia di vincere” ha dichiarato il kenyano bianco.

Sky addio al ciclismo al termine del prossimo anno

Sky addio al ciclismo dal 2020

Sky addio al ciclismo al termine della prossima stagione agonistica, cala il sipario su un team e un modello di ciclismo che ha segnato l’ultimo decennio

Sky addio al ciclismo?

Sky addio al ciclismo?

Sky addio al ciclismo al termine del 2019! La notizia è clamorosa ma pare invertibile facendo calare il sipario sul team che più ha segnato gli ultimi dieci anni del ciclismo mondiale.

Da quando si è affacciato sul mondo del ciclismo professionistico nel 2010 il Team Sky ha ottenuto qualcosa come 322 vittorie tra cui spiccano gli 8 grandi giri, 52 corse a tappe e 25 corse di un giorno. Un palmares non propriamente comune e che, grazie alla collaborazione con la British Cycling ha contribuito allo sviluppo del ciclismo d’oltre Manica: due milioni di persone hanno cominciato a pedalare regolarmente e la nazionale del Regno Unito ha ottenuto successi senza precedenti su strada e soprattutto in pista.

Quando nel 2010 il Team Sky si pose l’obiettivo di portare un corridore britannico sul gradino più alto del podio del Tour de France in pochi avrebbero pronosticato che l’obiettivo sarebbe stato ottenuto in sole due stagioni invece già nel 2012 Sir Bradley Wiggins festeggiava sui Campi Elisi la prima maglia gialla per la “Union Jack”. Alle spalle di “Wiggo” già fremeva il giovane Chris Froome che l’anno seguente conquistò il primo dei suoi 4 Tour e che di li a poco avrebbe completato il “Grande Slam” dei 3 grandi giri.

Nel 2018 è la volta di Geraint Thomas di vincere il Tour de France, cogliendo il sesto successo della squadra in sette anni.

Il team si è da sempre contraddistinto per le sue metodologie di lavoro innovative oltre che per l’impegno sociale: la campagna Sky Ocean Rescue per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto della plastica monouso sulla salute degli oceani. Interessante anche la campagan Sky Sports Living for Sport, che promuoveva la partecipazione sportiva nelle scuole per un periodo di 10 anni, e Sky Rainforest Rescue, campagna ambientale accanto al WWF che è durata per sei anni.

 

Il Team Sky ha quindi reso ufficiale una decisione che nel mondo del ciclismo e dell’economia circolava da tempo ossia da quanto il pacchetto azionario di Sky è andato nelle mani del colosso americano Comcast. Nel comunicato diffuso dal team non è mai stato fatto il nome di James Murdoch, figlio minore di Rupert, che ha sempre creduto nel progetto ciclismo e che difficilmente chiuderà il suo impegno con le due ruote.

Sir Dave Brailsford durante l’ultimo ciclomercato ha puntato forte su giovani talenti ai quali ha proposto contratti lunghi e importanti come il quinquennale di Egan Bernal. Questo lascia spazio alla possibilità che il team abbia comunque una strategia per il 2020.

 

 

Nibali e Iglinskiy quanti dubbi sulla Liegi 2012

Nibali e Iglinskiy: il sicilianotorna sulla Liegi 2012

Nibali e Iglinskiy battagliarono alla Liegi 2012, a vincere fu il kazako ma il siciliano ha qualche dubbio su quella corsa.

Nibali e Iglinskiy

Nibali e Iglinskiy

Nibali e Iglinskiy, che battaglia alla Liegi 2012! A trionfare fu il kazako che fece una rimonta ai limiti dell’impossibile raggiungendo e staccando il campione siciliano.

In questi giorni il capitano del Team Bahrain Merida sta programmando la stagione entrante con un occhio attento alle classiche di primavera. Vincenzo vuole rimpolpare il proprio palmares dopo aver messo in bacheca Il Lombardia e la Milano-Sanremo.

C’è attesa per sapere quale grande giro vedrà al via lo Squalo dello Stretto ma prima, appunto, lo sguardo del siciliano sarà rivolto alle classiche.

Proprio lo sguardo sulle classiche riapre una “vecchia ferita” che, evidentemente, anche a distanza di anni brucia ancora.

La ferita ha un nome e una data: Liegi Bastogne Liegi 2012. Quel giorno sembrava fatta per Vincenzo, invece a trionfare fu il kazako Iglinskiy

Quel giorno Nibali indossava ancora la divisa della Liquigas ed era riuscito a staccare tutti arrivando all’ultima salita verso il traguardo pronto a gustare il trionfo nella sua classica preferita. Vincenzo non aveva calcolato, però, il formidabile recupero di Maxim Iglinskiy che, pur non figurando tra i favoriti della vigilia, pimbò su Nibali lasciandolo sul posto e andando a vince.

Ora, a distanza di sei anni, lo Squalo è tornato sulla vicenda sollevando non pochi dubbi su quel trionfo del corridore dell’Astana:

 “Devo dire che  mi cadde letteralmente il mondo addosso quando venni raggiunto e superato da Iglinskiy. Non so dire se quella rimonta fu sospetta ma so per certo che all’arrivo non ci fu il controllo antidoping. Arrivai secondo e mi presentai regolarmente nella zona dei controlli ma mi dissero che non quel giorno non c’erano controlli” ha dichiarato Vincenzo qualche giorno fa a La Stampa

Qualche anno dopo, Enzo fu compagno del kazako proprio all’Astana condividendo alcune gare con Iglinskiy tra cui il cammino vittorioso al Tour de France del 2014

Subito dopo il Tour vinto da Vincenzo, sia Maxim Iglinskiy che suofratello Valentin risultarono positivi ad un controllo antidoping per uso di Epo. Per entrambi venne decretata una squalifica di due anni che mise fine alla carriera agonistica dei fratelli Iglinskiy

Paolo Simion ricoverado per una caduta

Paolo Simion della Bardiani-Csf vittima di una brutta caduta

Paolo Simion della Bardiani-Csf ha riportato un brutto trauma cranico per una caduta in allenamento

Paolo Simion

Paolo Simion

Paolo Simion, corridore della Bardiani-Csf, è stato vittima nel week end di una brutta caduta in allenamento in cui ha riportato un trauma cranico.

L’incidente è avvenuto poco dopo mezzogiorno nei pressi di Trevignano (TV) quando il ciclista veneto ha affrontato una rotonda e per evitare un’auto ha toccato un marciapiede cadendo a terra. L’esatta dinamica dell’accadimento è però ancora da accertare.

I soccorsi sono stati immediati, lo stesso autista del veicolo ha prestato soccorso allo sfortunato ciclista. Simion al momento dell’arrivo dell’auto medica aveva già ripreso conoscenza. I soccorritori l’hanno immobilizzato per poi essere trasportato prontamente in ospedale dove il personale medico ha riscontrato un ematoma di lieve entità, ma fortunatamente nessuna frattura.

Dopo un “black-out” della memoria di quasi tre ore, Simion è riuscito a parlare con lo staff del team e i propri genitori.

Paolo Simion è stato dimesso nella serata di ieri dall’ospedale di Treviso dopo aver essere stato sottoposto ad una TAC di controllo. Ora il corridore veneto dovrà rispettare  una settimana di riposo e poi sarà di nuovo in sella.

Samuele Manfredi investito, aggiornamento condizioni

Samuele Manfredi in gravi condizioni dopo un incidente

Samuele Manfredi, talento del ciclismo italiano, vittima di un gravissimo incidente mentre si allenava a Toirano, è in coma in condizioni stabili

Samuele Manfredi

Samuele Manfredi

Samuele Manfredi è rimasto vittima di un brutto incidente lunedì mattina mentre in sella della sua bicicletta si stava allenando sulle strade della Liguria.

Il ragazzo si stava, come detto, allenando in prossimità di Toirano quando attorno a mezzogiorno si è scontrato con un’automobile andando a battere violentemente sull’asfalto riportando un grave trauma cranico.

I soccorsi sono stati immediati e sul posto sono intervenuti gli addetti della Croce Bianca di Borghetto che hanno lavorato per mettere in sicurezza il ragazzo e trasportarlo, in codice rosso, presso l’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. Presso il presidio ospedaliero, Samuele Manfredi è stato posto in coma farmacologico.

Samuele è stato operato per ridurre l’edema cerebrale e la prognosi resta naturalmente riservata ma le condizioni vengono  definite dal personale sanitario stabili.

Originario di Pietra Ligure, il talentuoso ciclista classe 2000 negli ultimi anni ha letteralmente fatto incetta di allori sportivi. La scorsa estate, Samuele si è laureato campione europeo juniores nell’inseguimento su pista ad Aigle, in Svizzera ma prima si è diplomato al Liceo Scientifico Bruno di Albenga. Ragazzo serio e determinato, grande fisico (un metro e novanta per 80 chili di muscoli) da pochi giorni ha siglato un accordo con la formazione Continental satellite della Groupama-FDJ di Thibaut Pinot

Manfredi lo scorso marzo ha conquistato la Granfondo “Davide Cassani” con una fuga solitaria di quasi 100 km e ha poi ottenuto la vittoria alla Gand-Wevelge

Savio: ciclismo italiano in un momento drammatico

Savio parla del futuro del ciclismo tricolore

Savio team manager della Androni Giocattoli Sidermec parla del futuro del ciclismo italiano e mondiale dopo la riforma UCI

Savio teme per il ciclismo italiano

Savio teme per il ciclismo italiano

Savio, team manager della Androni, parla della situazione del ciclismo mondiale e italiano alla lice dalla riforma voluta dall’UCI (Unione Ciclistica Internazionale). L’ Androni Giocattoli Sidermec ha chiuso il 2018 con all’attivo qualcosa come 36 vittorie, un vero record per un team Professional che tra mille difficoltà dello sport del pedale riesce sempre a battagliare a testa alta.

Gianni Savio ha voluto dire la sua sulla situazione del ciclismo italiano e sul futuro di quello mondiale:

“L’UCI aveva preso in considerazione una riforma assolutamente interessante che voleva portare il World Tour a 15 squadre. Poi dopo i mondiali austriaci vi è stato un dietrofront volto al mantenimento delle attuali 18 formazioni. Non penso però che il movimento sia in grado di sostenere 18 grandi squadre. Molte formazioni puntano tutto sul Tour de France e presentano sia al Giro che alla Vuelta formazioni non all’altezza della competizione tanto che i media hanno spesso definito questi Team delle squadre fantasma. Alcune formazioni portano addirittura le terze linee o schierano al via atleti demotivati.

I miei corridori dopo la riunione del mattino sono  motivati e vanno al villaggio di partenza sorridenti e pronti a godersi la corsa e questo penso lo si veda anche in corsa mentre in altri team vedi volti tristi e cupi fin dalla partenza della tappa”.

In una situazione come quella descritta da Savio, sono pochi i momenti di “luce” per il ciclismo tricolore che paga l’assenza di sponsor di alto profilo che consenta ai team italiani di investire ed emergere.

“Mi piace Don Chisciotte, lo trovo affascinante, ma personalmente non amo combattere contro i mulini a vento. Se vi saranno le condizioni per continuare con un team ne sarò felice, viceversa accetterò l’offerta di una Nazione straniera per andare a scoprire altri giovani talenti. Lottare è nel mio DNA e mi mantiene giovane ma questa riforma in cui le wild card si riducono a due squadre lascia come unica ancora di salvezza per il ciclismo italiano la Ciclismo Cup” ha dichiarato Gianni Savio.

 

Per ciò che concerne gli scenari che coinvolgeranno direttamente il team di Savio, il manager è stato come sempre schietto:

“ho convinto gli sponsor con un progetto serio che riguarda i giovani, abbiamo lanciato talenti del livello di Ballerini, Masnada, Vendrame, Sosa e  Egan Bernal che sono certo a breve vedremo sul podio al Tour de France. Non pretendo che una squadra solo perché italiana debba essere invitata al Giro ma bisogna valutare le qualità dei progetti. Ora se le wild card si riducono a 2 squadre su 25 sarà difficile rispondere alla domanda degli sponsor sulla nostra partecipazione al Giro. In questa situazione come può uno sponsor scegliere di sostenere il nostro sodalizio sportivo? Senza sponsor il ciclismo chiude e oggi il ciclismo italiano può contare solo su 4 formazioni Professional se le wild card si riducono l’ancora di salvezza, lo ripeto, è la Ciclismo Cup”.

Floyd Landis sfida Donald Trump

Floyd Landis sfida l’amministrazione americana

Floyd Landis sfida l’amministrazione americana per la nomina di Matthew Whitaker come procuratore generale statunitense

Floyd Landis

Floyd Landis

Floyd Landis sfida Donald Trump e l’amministrazione statale americana per la nomina di Matthew Whitaker come un nuovo procuratore generale
Landis, vincitore del Tour de France, ha sfidato l’amministrazione americana sulla nomina a procuratore generale statunitense di Matthew Whitaker.

Mentre la maggior parte della causa Landis-Armstrong è stata risolta all’inizio di quest’anno, parte del caso è rimasto pendente quando Whitaker è stato nominato all’inizio di novembre.

A segnalare la situazione è USA Today che evidenzia come lo stallo della situazione sia proprio legato al fatto che l’entrata in scena del nuovo procuratore del Dipartimento di Giustizia abbia indispettito Landis.

L’avvocato di Landis, Paul Scott, ha dichiarato: “Sebbene questa situazione possa potenzialmente andare contro i suoi interessi finanziari, Floyd fondamentalmente sta solo cercando di fare la cosa giusta qui.

Il 7 novembre, Donald Trump ha annunciato che Whitaker avrebbe sostituito il procuratore generale Jeff Sessions, (cacciato dal presidente). La nomina di Whitaker si è rivelata controversa, con figure statunitensi di alto livello che si oppongono alla sua posizione di  procuratore generale.
Landis sostiene che Whitaker non può essere considerato il legittimo capo del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti perché il Senato non ha approvato la sua nomina e ha chiesto alla Corte d’Appello degli Stati Uniti di dichiarare invalida la nomina.

Sempre secondo USA Today Landis, ex compagno di squadra di Armstrong, rischia di perdere qualcosa come 120.000 $ relativamente alla causa con Armstrong.

Nel 2010, Landis aveva intentato una denuncia contro Armstrong, sostenendo che il sette volte vincitore del Tour de France aveva evitato i controlli antidoping. All’inizio di quest’anno, Armstrong ha accettato di pagare $ 5 milioni di dollari di cui $ 750.000 a favore di Landis che ha sollevato il caso.

Landis aveva anche tentato di chiedere i danni anche a Bruyneel e Tailwind ma la sua richiesta non venne accolta. In tutta risposta Floyd fece appello alla sentenza ma dovetta abbandonare l’idea ottenendo circa120.000 $ ma ora questa cifra rischia di essere persa dall’ex ciclista americano proprio per via della sfida legale di Landis contro la nomina di Whitaker.