Sbaragli: voglio vincere una tappa al Giro

Sbaragli

Sbaragli vuole vincere al Giro

Sbaragli vuole vincere una tappa al Giro d’Italia 2018

Sbaragli, passato dalla Dimension Data per approdare alla Israel Cycling Academy, ha come obiettivo per il 2018 quello di conquistare una tappa al Giro d’Italia.

“Alla Dimension Data ho trascorso cinque anni meravigliosi. Con me si sono comportati sempre bene, ma appena ho saputo che c’era l’ipotesi di andare alla Israel Cycling Academy non ho esitato ad accettare. Qui posso avere più opportunità e questa squadra è davvero speciale” ha dichiarato a Marca.

Molto probabilmente Kristian e la sua Israel Cycling Academy riceveranno una wild card per prendere parte alla corsa rosa che prenderà il via proprio da Israele (da Gerusalemme): “sono convinto di correre il Giro d’Italia. Per me sarà il mio grande obiettivo, anche se sarà difficile vincere. Ho intenzione di dare il massimo per essere in forma e ho intenzione di migliorare gara dopo gara la mia condizione”.

Kristian si è poi soffermato sul compito etico del team: “oltre a svolgere il nostro dovere di atleti abbiamo una missione più universale: quella di tenere alto il valore dell’amicizia tra popoli e identità diverse. Nessuno, a occhio, è eterogeneo quanto lo siamo noi. Rappresentiamo sedici nazionalità, cinque continenti, quattro religioni. È la prima volta che Israele si presenta alla prova del professionismo con una propria squadra”. Insomma quella del Giro sarà l’opportunità di portare un messaggio di pace nel mondo.

Lappartient contro Moscon: non c’entra col ciclismo!

Lappartient contro Moscon e il caso FDJ: parole di fuoco del presidente UCI

Lappartient contro Moscon

Lappartient contro Moscon

Lappartient contro Moscon, il presidente dell’UCI non risparmia le critiche al ciclista del Team Sky. Tutto è partito ad Aprile quando un tweet di Sebastian Reichenbach della FJD accusò Gianni Moscon di aver insultato Kevin Reza per questioni raziali durante il Tour de Romandie.
Come noto la vicenda costò a Gianni una sospensione stabilita internamente dal Team Sky della durata di ben sei settimana. Tutto sembrava risolto ma alla scorsa Tre Valli Varesini il caso si è riaperto per via di una caduta che ha coinvolto lo stesso Reichenbach che ha accusato Gianni Moscon di averlo volontariamente fatto cadere.

Lappartient contro Moscon: le parole

Secondo quanto riportato dal sito web cyclingnews.com il numero uno del ciclismo mondiale si sarebbe espresso in modo molto netto contro il corridore italiano: “Sto controllando il caso molto attentamente. Se dopo aver rivolto frasi razziste ha spinto un collega fuori strada, per me il corridore non ha niente a che spartire con il ciclismo”.

Tutto ruota intorno alla situazione creatasi alla Tre Valli Varesini e all’inchiesta che l’UCI sta portando avanti, Reichenbach che nella caduta si è fratturato il gomito. Per avere un quadro completo delle due vicende, il presidente dell’UCI ha aperto dei fascicoli per capire meglio la situazione. David Lappartient ha intenzione di applicare delle punizioni a Gianni Moscon sui casi che lo coinvolgono, come riportato anche dal Times.

Sulla testa di Gianni Moscon già pesano i tanti attacchi della stampa francese che sul caso non si è certo tirata indietro, anzi ha decisamente attaccato frontalmente il corridore del Team Sky appuntandogli anche la colpa del famoso “traino” ai Mondiali di Bergen. L’anno di Moscon non è stato sicuramente piacevole fuori dalle corse (non ultimo un infortunio fastidioso) mentre sulle strade tutto è andato oltre le aspettative.

 

Katusha Alpecin dieci anni e una nuova maglia

Katusha Alpecin festeggia il decennale con una maglia tutta nuova

Katusha Alpecin

Katusha Alpecin: la nuova divisa

Katusha Alpecin presenta la maglia per festeggiare i dieci anni di attività del team: il design è identico a quello della annata appena terminata, con il rosso a fare assolutamente da padrone. Rispetto all’anno scorso, però, viene modificata la tonalità di colore della parte superiore del busto: non ci sarà più il consueto color bianco sostituito da un pallido celeste difficile da cogliere in un veloce colpo d’occhio.

L’occasione della celebrazione per la nuova maglia è stata anche il momento per svelare i piani di Ilnur Zakarin in vista della nuova stagione. Il russo ha dichiarato come suo obiettivo stagionale il Tour de France andando contro quelle che erano le sue parole di qualche settimana fa in cui pareva essere il Giro d’Italia l’obiettivo principale del capitano della Katusha Alpecin.

Il russo però non ha completamente chiuso le porte alla sua partecipazione alla corsa rosa, eventualmente con velleità inferiori alle precedenti: “andrò in Francia per fare del mio meglio, l’obiettivo è entrare nei primi cinque della classifica generale ma so che non sarà per nulla facile. Per mie caratteristiche so che nella terza settimana posso dare qualcosa in più degli altri, tutto dipenderà da che posizione in classifica avrò in quel momento. Altre corse a tappe? Non so ancora se prendere parte a Giro o Vuelta, vedremo cammin facendo”.

 

Sacha Modolo urtato da un’auto in allenamento

Sacha Modolo urtato da un’auto: per fortuna solo una botta

Sacha Modolo urtato

Sacha Modolo urtato

Sacha Modolo, velocista della Education First-Drapac , è l’ultima vittima (solo in ordine di tempo) di un incidente sulla strada durante l’allenamento quotidiano. Il corridore, mediante il proprio profilo Facebook, ha raccontato di essere stato urtato da un’automobile mentre era fermo al semaforo aspettando il verde.

Fortunatamente il forte corridore italiano se l’è cavata con un grande spavento e una batto ma non sempre le cose vanno così “bene”. Quello che ha visto suo malgrado protagonista Sacha Modolo è solamente l’ultimo di un lungo elenco di incidenti patiti da ciclisti (famosi e non) lungo le strade del nostro paese. Pedoni e ciclisti sono sicuramente gli “utenti deboli” della strada ma, invece di essere trattati con un occhio di riguardo e attenzione, pare che sia esattamente l’opposto. I ciclisti in particolare vengono spesso visti come nemici dell’automobilista e, lo abbiamo detto, spesso la maleducazione arriva anche de chi è su due ruote che non rispetta il codice della strada ma purtroppo ormai sembra essere scattata la “caccia” al ciclista.

Resta sempre viva la necessita, promossa dall’Assocorridori, di approvare una Legge che sia in grado di tutelare i ciclisti lungo le strade della penisola. Forse più importante sarebbe lavorare per creare una nuova generazione di guidatori partendo dalle scuole, insegnando ai futuri utenti della strada come perdere 30 secondi per sorpassare una bicicletta (o fermarsi per far attraversare un pedone) non cambia la vita all’automobilista ma può evitare un incidente dalle conseguenze magari drammatiche.

Sacha Modolo urtato: il racconto su Facebook

Partito in bici alle 10:15 arrivato a casa alle 17:30. Peccato che la metà delle ore le abbia passate con i vigili prima e al pronto soccorso poi. FERMO a un semaforo lungo la MIA carreggiata vengo investito da dietro da un auto che, o non mi ha visto o pensava di passare con il rosso (non ho ben capito cosa volesse fare). Si ferma abbassa il finestrino mi guarda, NON DICE UNA PAROLA E RIDE. Scende il passeggero (visibilmente una escort) e con sarcasmo minimizza l’accaduto dicendo “tanto è solo una bici e te non hai niente, cosa vuoi che sia”. Capendo che non avrei concluso nulla ho fatto le foto al mezzo, dicendo che chiamavo i carabinieri. Il conducente è SCAPPATO lasciando a piedi la compagna/escort che, incamminandosi in pasticceria, con disinvoltura risponde “fate quello che volete tanto io non lo conosco e non so chi sia”.
Allibito chiamo i carabinieri che mi dicono di chiamare il 118, che mi dice che non sono grave e non uscivano e di chiamare i carabinieri che, a loro volta, dopo averli richiamati mi dicono che escono solo il pomeriggio e di chiamare il 118 (peggio della canzone Alla fiera dell’est!!). Chiamo i carabinieri di Conegliano i quali avvisano a Castelfranco di mandarmi qualcuno. Chiamo la polizia locale di Asolo, che comunque era stata avvisata da Conegliano, ed è stata l’unica a mandarmi una pattuglia, anche se inizialmente erano impegnati. Tramite il numero di targa riusciamo ad avere le generalità dell’uomo. A suo carico verranno sporte le dovute denunce! Fortunatamente io me la cavo “solo” con una forte botta alla schiena! Ringrazio la famiglia che si è fermata di sua spontanea volontà per testimoniare l’accaduto. Dispiace dire che siamo sempre in pericolo e costretti a condividere la strada con gente come quest’uomo!

Misuratori di Potenza: stop di Alberto Contador

Misuratori di Potenza: Contador conferma la sua contrarietà

Misuratori di Potenza

Misuratori di Potenza

Misuratori di Potenza, prosegue la “lotta” per eliminare questo strumento reo di togliere un po’ di poesia e fascino al ciclismo moderno. L’ultima posizione arriva da Tucson dove si è sviluppato il Training Camp della Polartec-Kometa di Alberto Contador.

Inizialmente il destinatario delle “polemiche” era il team Sky di Froome, ma ora quasi tutti i team pianificano le proprie tattiche in base ai dati del misuratore di potenza.

Lo strumento, già vietato nelle gare su pista, secondo i detrattori andrebbe rimosso anche dalle competizioni su strada. In realtà in pista viene usato “in differita”: i dati vengono raccolti ma non visualizzati durante le gare.

Ora, non tutti i problemi di carenza di spettacolarità dipendono dagli strumenti elettronici ma in parte ne sono influenzati. Naturalmente tutto poi dipende dalla mentalità del corridore (ve lo immaginate il Pirata che non scatta per un dato sul computerino?), dalle condizioni di gara e dalle forze dei team ma è palese che, al momento, tecnologia e profondità di organico premiano il Team Sky.

Misuratori di Potenza: intervenire sulla lunghezza delle tappe?

Una via alternativa, e forse più premiante, potrebbe essere quella proposta da Francesco Moser una quindicina di anni fa e sposata oggi da Alberto Contador: ridurre la lunghezza delle tappe.

A inizio millennio la proposta era legata alla triste piaga del doping: meno chilometri, meno fatica, meno ricorso al doping. Oggi potrebbe consentire a più corridori di essere competitivi incrementando la rosa di potenziali vincitori delle tappe e aumentandone velleità e “garra” agonistica. Pensate a un neo pro, abituato a corse brevi e razzenti, trovarsi in un tappone dolomitico di 180 km, dovrebbe necessariamente riporre l’ascia di guerra con il solo obiettivo di non naufragare. Una tappa di 100 km, anche costellata di salite, potrebbe essere invece più abbordabile e incentivante per gli attacchi.

La Vuelta ha adottato molte volte questo criterio, aumentando anche il dislivello in gara. I risultati sono stati buoni ma un po’ “snaturanti” del nostro sport. Evidentemente una soluzione per aumentare la qualità delle corse va trovata e come ogni soluzione ha i pro e i contro del caso. Se parlassimo con i “diesel” del gruppo (per parlare del recente passato pensiamo a Miguelon Indurain) ci direbbero che questa soluzione è errata, se parlassimo con i corridori più razzenti sposerebbero questa idea.

Ora non ci sentiamo di proporre una panacea ai mali del ciclismo ma forse piccoli accorgimenti avrebbero più successo che i paventati “cambiamenti epocali” come la riduzione delle settimane di corsa da tre a due per Giro e Vuelta.

Elettrostimolazioni craniali: nuova frontiera per la Bahrain Merida

Elettrostimolazioni craniali: l’accordo da Bahrain e IRR Torino accende la polemica

Elettrostimolazioni craniali

Elettrostimolazioni craniali

Elettrostimolazioni craniali, una nuova pratica scientifica, studiata dall’Istituto delle Riabilitazioni Riba di Torino e al centro di un accordo con il Team Bahrain Merida, suscita qualche superflua polemica. Ne abbiamo parlato qualche giorno fa dell’accordo siglato tra il team di Vincenzo Nibali e l’IRR, che permette alla squadra di usufruire dei servizi all’avanguardia dell’istituto torinese.  Come ogni novità, anche questa fa storcere il naso ai più scettici, portando lo stesso squalo dello stretto a parlare della nuova tecnologia.

“Non sono curioso solo io, lo è tutto il gruppo. Proviamolo e vediamo se ci dà veramente benefici: nel recupero, nella concentrazione, nel riposo o nel rilassamento. No, non c’è nulla di borderline, il tDCS si basa soprattutto su delle frequenze elettriche molto basse. Per fare un esempio più banale: è come usare un elettrostimolatore. E un elettrostimolatore non è doping” ha dichiarato Vincenzo a Il Corriere della Sera.

Elettrostimolazioni craniali (tDCS) cosa sono?

Per Elettrostimolazioni craniali (tDCS)  si  intenda una pratica che invia delle stimolazioni elettriche al cervello che dovrebbero consentire agli atleti di recuperare meglio, dopo gli intensi sforzi delle gare, favorendo la concentrazione e il riposo.

Il capitano del Team Bahrain Merida ha sottolineato come si tratti di una pratica avveniristica ma pienamente legittima per le regole antidoping: “Non c’è niente di borderline, è come usare un elettrostimolatore, non è doping – ha proseguito – può essere uno strumento valido, oggi abbiamo una tecnologia che è in continuo sviluppo, bisogna aggiornarsi. Si era già sentito parlare di questo prodotto, averlo a disposizione ci permetterà di testarlo e capire se realmente potrà darci dei benefici. Sono strumenti professionali non quello che si vede su internet”.
Attendiamo i risultati di questo test che potrebbe riservare interessanti sviluppi in termini di qualità della ricerca in quanto applicata in un contesto di primissimo livello professionale.

Rigoberto Uran: obiettivi Tour e Mondiale

Rigoberto Uran dichiara gli obiettivi per la stagione 2018

Rigoberto Uran

Rigoberto Uran

Rigoberto Uran è stato premiato  nella giornata di ieri come miglior sportivo del suo paese (la Colombia) per l’anno 2017 in una serata che ha visto ricevere il premio come miglior giovane sportivo colombiano ad un altro ciclista: Fernando Gaviria.
Per Ciccio è stata una stagione per certi versi ad li sopra delle aspettative, in particolare la sua performance al Tour de France e la vittoria alla Milano-Torino hanno fatto ricredere molte persone che lo avevano precocemente dato per “finito”.

A margine della cerimonia di premiazione, Rigoberto Uran ha rilasciato una intervista al quotidiano  El Espectador in cui ha parlato degli obiettivi per la stagione agonistica a venire che lo vedrà con la maglia della EF Education First-Drapac p/b Cannondale.
“Parteciperò al Tour de France con l’idea di provare a ripetere l’ottima prestazione del 2017, non sarà semplice ma ho voglia di mettermi fortemente in gioco – ha spiegato Rigoberto – spero di poter far parte della spedizione per il Campionato del Mondo di Innsbruck visto le caratteristiche del percorso”. Il primo obiettivo del il trentenne è quello di prendere parte con la propria squadra al neonato Colombia Oro y Paz di inizio febbraio.

 

 

 

Leonardo Basso firma con il Team Sky

Leonardo Basso ufficialmente al Team Sky: ecco i dettagli

Leonardo Basso

Leonardo Basso

Leonardo Basso al Team Sky è ora una cosa ufficiale. Da qualche settimana si rincorrevano le voci che volevano il trevigiano, reduce dall’esperienza in maglia General Store Bottoli Zardini, approdare alla corte di Chris Froome e ora ci sono i crismi dell’ufficialità.

 

Il trevigiano è l’ottavo (e probabilmente ultimo) acquisto del Team Sky, dopo Bernal, Castroviejo, De la Cruz, Halvorsen, Lawless, Sivakov e van Baarle e porta gli atleti a disposizione del direttore sportivo Dave Brailsford all’importante numero di trenta.

Ventiquattrenne a fine mese, Leonardo Basso farà conoscenza  con la formazione già nei prossimi giorni in concomitanza con il ritiro di preparazione a Maiorca.
“Posso tranquillamente dire che è un sogno che diventa realtà – sono state le prime parole di Leonardo Basso – il mio obiettivo sarà portare il giusto contributo al team in ogni occasione imparando quotidianamente cosa vuol dire correre da professionista. Il Team Sky è unanimamente identificato con l’organizzazione e la scientificità nella preparazione degli atleti. Sono eccitato dall’idea di far parte di questo progetto”.

Soddisfatto anche il direttore sportivo Dario David Cioni: “Siamo felici che Leonardo Basso passi professionista nelle nostre fila, il ragazzo ha un grandissimo potenziale per diventare un ottimo corridore e vogliamo verificare come lavorando assieme possa compiere adeguati miglioramenti. Pur non essendo uno sprinter puro ha u notevole spunto veloce e una grande capacità di tenere duro sugli strappetti. Porterà al gruppo la sua dote di gioventù in un team già ricco di atleti di belle speranze”.

 

Rebellin: l’ultimo immortale!

Rebellin: l’ultimo immortale, a 46 anni ancora in gruppo

Rebellin

Rebellin l’Highlander

Rebellin: l’ultimo immortale, come un eterno Christopher Lambert in Highlander, il corridore classe 1971 di San Bonifacio ha ancora la voglia (se non completamente le gambe) di un ragazzino e a 46 anni ha ancora la voglia di buttarsi in una nuova avventura su due ruote. Dopo l’esperienza Asiatica con la casacca della Kuwait-Cartucho.es, ora se ne va in Africa.

La destinazione di Davide Rebellin, che a dispetto dell’età anagrafica ha deciso di proseguire a sudare sui pedali, è la  Natura4Ever-Sovac, formazione di origine belga, ma che corre con  licenza algerina. La quadra,  fondata dall’ex professionista Geoffrey Coupe, ha radunato alcuni atleti di valore per difendere i colori del neonato team Continental.

Del team fanno parte anche i belgi Robin Stenuit e Gaetan Bille, proveniente da due Professional locali, e il marocchino Youcef Reguigui, reduce da una stagione nel WorldTour nelle file della Dimension Data.
Nemmeno a dirlo, Davide Rebellin sarà il corridore di maggior esperienza all’interno del team e avrà il ruolo di chioccia per i corridori più giovani oltre a cercare di raccogliere altri risultati di livello (che anche nell’ultima stagione non sono mancati).
Inizialmente sembrava che l’avventura alla Kuwait-Cartucho.es potesse proseguire ma poi ecco arrivare l’offerta di Geoffrey Coupé, che ha speso parole di elogio per il corridore: “Rebellin è un nome di peso che potrà essere indispensabile per il team sia per i risultati che per essere una guida per i più giovani, in fatto di esperienza e professionalità”.

E così prosegue la straordinaria avventura di Rebellin, cominciata nel lontano 1992, quando prese parte, nella sua prima stagione da pro’, anche ai Giochi Olimpici di Barcellona. Tante vittorie nel palmares del veneto: su tutte il meraviglioso tris ottenuto alle Classiche delle Ardenne (Amstel-Freccia-Liegi) nell’anno 2004, le tre vittorie alla Freccia Vallone, una tappa al Giro d’Italia e il quarto posto ai Mondiali di Varese 2008.

Froome capirà cosa è il Giro, parola di Nibali

Froome? Non sa cosa vuol dire fare il Giro!

Froome

Froome e Nibali

Froome non ha idea di quello che lo aspetta! parole e musica di Vincenzo Nibali,  capitano della Bahrain Merida che ha di recente annunciato la partnership con l’IRR di Torino. L’edizione 101 del Giro d’Italia, presentata a Milano qualche giorno fa, vedrà la presenza del “kenyani bianco” che si presenterà alla partenza di Gerusalemme con l’obiettivo di indossare la maglia rosa sull’arrivo di Roma. La presenza del britannico, salutata come una manna da Urbano Cairo che punta ad aumentare la visibilità della corsa rosa, nasconde però alcuni dubbi sulla reale volontà di Froome di correre per la vittoria finale.

Froome al Giro: il pensiero di Nibali

Intervistato da Tuttosport, lo squalo dello stretto non ha mancato di mandare una frecciatina al capitano del Team Sky: “credo che Froome non abbia idea di quello che lo aspetta. Io nel 2016 ho vinto il Giro e poi ho partecipato al Tour, pur senza nessuna ambizione di classifica. E già cosi è stata dura. Per non parlare di quando nel 2015 Contador ha provato a vincere entrambe le corse. Con tutto il rispetto, la Vuelta non è il Giro. Senza entrare nel merito di storia e percorsi, è una questione di calendario. Al primo grande giro dell’anno le condizioni di chi partecipa sono decisamente migliori rispetto al terzo. E poi bisogna metterci il meteo, che in maggio in Italia è imprevedibile e spesso rende la corsa ancora più dispendiosa”.
Il bello sarebbe vedere i due battagliare la prossima primavera sulle strade italiane e, perché no, su quelle francesi sempre tenendo lo sguardo fisso su il Mondiale di Innsbruck che sicuramente stuzzica il palato di entrambe i campioni, insomma la stagione non è ancora iniziata ma il pepe già non manca, staremo a vedere cosa accadrà.