Supermondiale di ciclismo? L’UCI ci sta lavorando

Supermondiale di ciclismo nel 2023?

Supermondiale di ciclismo nel 2023, suggestiva proposta di accorpamento di tutte le gare ciclistiche in un unico evento UCI

Supermondiale di ciclismo

Supermondiale di ciclismo

Supermondiale di ciclismo sta per vedere la luce? Secondo quanto reso noto dal direttivo dell’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) la prima edizione di un mondiale di ciclismo unificato dovrebbe vedere il via nel 2023. L’obiettivo è quello di istituire un grande evento in grado di canalizzare l’attenzione degli appassionati delle vari discipline delle due ruote.

Il progetto nella testa del massimo organismo mondiale del ciclismo era presente da un po’ ma ora pare possa effettivamente concretizzarsi entro cinque anni.

Supermondiale di ciclismo cos’è?

L’obiettivo del Supermondiale di ciclismo è quello di raccogliere ogni quattro anni nella stessa località le prove mondiali su strada, Pista, MTB (cross country olimpica, cross country Marathon e downhill), BMX Racing, Urban Cycling (BMX Freestyle Park, trial e mountain bike Eliminator), Paraciclismo strada e pista, Ciclismo Indoor (artistico e ciclo-palla) e Gran Fondo.

Insomma un maxi evento globale che possa portare un indotto economico e di visibilità davvero straordinario così da ovviare il problema, sorto negli ultimi anni, di candidature di qualità di città desiderose di ospitare il Mondiale di Ciclismo.

Quella che andrebbe a nascere potrebbe essere definita la prima Olimpiade di Ciclismo che durerà qualcosa come 20 giorni con la prevedibile partecipazioni di 120 nazioni, 2.600 atleti d’élite, 6.000 amatori,10.000 accreditati tra cui 700 giornalisti.

L’obiettivo è quello di creare una vetrina unica nel mondo dello sport mondiale ma restano vivi i dubbi sulle coperture economiche (ed il relativo ritorno diretto ed in termini di indotto) di una simile manifestazione.
 

Una statua per Michele Scarponi sulla sua montagna

Una statua per Michele Scarponi in cima al Colle dell’Agnello

Una statua dedicata a Michele Scarponi In ricordo della mitica azione del 2016 in cima al Colle dell’Agnello

Una statua dedicata a Michele Scarponi

Una statua dedicata a Michele Scarponi

Una statua dedicata a Michele Scarponi, un gesto di affetto per uno dei campioni del ciclismo recente la cui storia ha colpito gli amanti del ciclismo e non solo. Con i suoi modi garbati ma scanzonati, con il suo immancabile sorriso sulle labbra l’Aquila di Filottrano, tragicamente scomparso lo scorso anno in un terribile incidente stradate, ha un posto nel cuore di tutti gli italiani.

La memoria di Michele Scarponi è stata onorata nel corso degli ultimi mesi con diverse iniziative sia al recente Giro d’Italia che durante lo svolgimento della scorsa Tirreno-Adriatico.

Sabato 23 giugno vi sarà un altro splendido evento volto a tributare un doveroso omaggio alla memoria di Michele: sulla cima del Colle dell’Agnello verrà inaugurata una statua in memoria del ciclista marchigiano.

La statua, posta ai 2748 metri sopra il livello del mare immortala l’azione compiuta da Michele Scarponi durante il Giro d’Italia 2016. Quel giorno Michele Scarponi, in maglia Astana, transitò per primo sulla Cima Coppa di quell’edizione della Corsa Rosa.

L’azione di Scarponi consentì allo Squalo dello Stretto, Vincenzo Nibali, di ottenere la vittoria di tappa sul traguardo di Risoul, riaprendo fi fatto la lotta per la classifica generale (poi vinta proprio dal siciliano).

Da alcuni mesi l’amministrazione comunale di Pontechianale aveva in animo l’erezione della statua lungo il confine di Stato per celebrare le imprese di questo campione dal volto umano. L’incarico di produrre il monumento è stato affidato ad un artigiano del legno, Barba Brisiu, dal sindaco Oliviero Patrile.

Lo svelamento dell’opera è prevista, appunto, sabato 23 giugno 2018 alle 11,30 con la presenza delle massime autorità locali e dei familiari del ciclista scomparso.

Il ricordo di Michele Scarponi tragicamente scomparso in un tragico incidente durante un allenamento il 22 aprile del 2017 vivrà in eterno su una delle montagne in cui ha compiuto una delle sue indelebili azioni.

 

Bernard Hinault invita a scioperare contro Froome!

Bernard Hinault invita a scioperare per il caso Froome!

Bernard Hinault invita i corridori a scioperare contro la vicenda che vede Chris Froome positivo per il Salbutamolo

Bernard Hinault invita allo Sciopero

Bernard Hinault invita allo Sciopero

Bernard Hinault invita tutti a una ferma presa di posizione contro il capitano del Team Sky. L’ex campione francese si è più volte espresso negativamente circa la vicenda dell’ormai famosissimo controllo antidoping durante la Vuelta Espana 2017 che ha riscontrato un risultato positivo al salbutamolo per Chris Froome.

Dopo la partecipazione vincente (e da taluni contestata) al Giro d’Italia, Froome si appresta a prendere il via (da favorito) alla prossima Grande Boucle.

Il corridore britannico si sta preparando per dare l’assalto alla clamorosa doppietta di grandi giri (Giro-Tour) che manca da vent’anni (l’ultimo a ottenerla fu il compianto Marco Pantani).

Bernard Hinault invita allo sciopero

Tra tanti fans entusiasti (e meno), tra colleghi che non prendono una posizione ed ex colleghi favorevoli (o meno) una posizione assolutamente netta l’ha presa Hinault. che a Froome non dovrebbe essere consentito di correre il Tour ed ha esortato gli altri corridori ad una protesta formale e plateale come uno sciopero.

Il presidente dell’Uci Lappartient ha confermato che, visti i tempi necessari, la decisione su questo spinoso caso non verrà presa prima de “Le Grand Départ” del  Tour de France e, di conseguenza, il corridore della Sky sarà della corsa.

Bernard Hinault invita a “mettere giù il piede”!

Sul giornale Ouest France l’ex campione ha inviato parole al vetriolo contro Froome: “Il gruppo dovrebbe mettere piede a terra e fare sciopero dicendo che se c’è lui non si corre”.

Per Bernard non importa se l’uso del farmaco può non aver modificato l’esito della corsa ma “il Ventolin in quelle quantità non è consentito dal regolamento, è semplice. Hai superato il limite? Ne paghi le conseguenze. Credo che il gruppo sia troppo tenero e carino con Froome mentre con altri è stato più duro, le regole sono regole e valgono ugualmente per tutti”.

Il futuro del ciclismo italiano? Verso l’oblio?

Il futuro del ciclismo italiano? Discussione aperta

Il futuro del ciclismo italiano? A giudicare dai risultati degli ultimi anni la crisi sembra profonda, quali ricette per tornare a brillare?

Il futuro del ciclismo italiano: parla CassaniIl futuro del ciclismo italiano: parla Cassani

Il futuro del ciclismo italiano: parla Cassani

Il futuro del ciclismo italiano? non sembra dei migliori e il Giro d’Italia U23 che si è concluso da poco ha confermato questa sensazione. Dopo aver esaurito l’effetto Nibali il rischio è di avere davanti anni di “vacche magre”.

Lo Squalo il prossimo mese di novembre compirà 34 anni e, dopo aver conquistato qualcosa come 1 Tour de France, 2 Giri d’Italia, 1 Vuelta di Spagna, ha un po’ variato la sua attitudine testandosi con esiti positivi nelle classiche di un giorno (1 Milano-Sanremo, 2 Giri di Lombardia).

Vincenzo ha anche sfiorato una medaglia olimpica e quella caduta a Rio 2016 è una ferita ancora aperta per i tifosi e per il ciclista siciliano che si è posto il traguardo delle Olimpiadi di Tokyo 2020 come (probabilmente) ultimo della sua incredibile carriera.

Tra gli appassionati (inspiegabilmente) c’è qualcuno che critica lo Squalo dello Stretto ma, se si considerano i risultati del ciclismo mondiale, Vincenzo rappresenta il prototipo del corridore d’altri tempi in gradi di primeggiare nelle corse in linea e nelle gare a tappe, merce rara di questi tempi.

Merce ancor più rara se guardiamo al ciclismo di casa nostra con un occhio al futuro.

Il futuro del ciclismo italiano? E il presente?

Quando Vincenzo Nibali appenderà la bicicletta al chiodo ci potremo affidare al solo Fabio Aru, reduce da un Tour 2017 e un Giro 2018 assolutamente sotto le aspettative. In molti hanno già dato per finito il Cavaliere dei Quattro Mori ma sinceramente non ce la sentiamo di sposare questa idea in quanto un corridore di 28 anni in grado di vincere una Vuelta Espana e salire due volte sul podio del Giro non può essere considerato “bollito” anche se gli ultimi passaggi a vuoto (al Tour 2017 e al Giro 2018) un po’ di preoccupazione la destano.

Davide Formolo, 25enne veneto, ha raccolto solo un nono posto alla Vuelta e due decimi al Giro e, anche in prospettiva, non sembra poter mutare in un corridore in grado di salire sul podio in una grande corsa a tappe. Il corridore il forza alla Bora sembra essere ancora troppo soggetto ad alti e bassi per garantire tenuta sulle tre settimane. Probabilmente per attitudine Formolo è più adatto alle classiche di un giorno come la Liegi o Il Lombardia piuttosto che il Giro o il Tour.

Gianni Moscon è una delle speranze più importante del pedale tricolore, fisico da passista e discreto nelle prove contro il tempo sa dire la sua anche in montagna. La maglia gialla indossata per un giorno al recente Delfinato aveva fatto ben sperare ma in salita non è riuscito a tenere il ritmo dei migliori. Gianni corre il rischio di trasformarsi nel “servitore” di Froome o (in futuro di) di Egan Bernal senza potersi giocare appieno le proprie carte nelle corse a tappe.

Il futuro del ciclismo italiano? I giovani?

Il Giro Under23 che si è appena concluso ha evidenziato l’assenza di scalatori tricolori tanto che la top5 non ha visto nemmeno un italiano presente. Nelle categorie giovanili si stanno registrando sensibili diminuzione degli iscritti e anche il numero delle gare sta calando.

Rispetto a paesi come la Gran Bretagna o la Francia in cui si investe sui giovani da noi vi è un calo dell’attività che potrebbe portare ad aumentare il Gap anche con paesi come la Spagna o la Colombia che sforna ogni anno potenziali talenti.

Tra i corridori da poco “pro” si è un po’ perso quell’ Edward Ravasi, secondo al Tour de l’Avenir nel 2016 su cui in tanti puntano ma che non è riuscito ancora ad essere protagonista con la maglia dell’UAE Emirates.

Matteo Fabbro è con ogni probabilità l’unico scalatore puro su cui puntare per il futuro ma sarà importante che alla Katusha gli venga dato il giusto spazio. Proprio sulla questione “spazio agli italiani” uno delle cause principali è l’assenza di compagini tricolori nel World Tour che impatta sullo spazio a disposizione per gli atleti di casa nostra.

Il futuro del ciclismo italiano? La paure di Davide Cassani

Quella italiana pare, dunque, una crisi non temporanea ma strutturale ed è stato lo stesso CT della nazionale, Davide Cassani, a lanciare un grido (ennesimo) d’allarme. Le tre vittorie tricolore (Affini, Lonardi, Dainese) al Giro Under23 e l’ottavo posto in generale (Covi) danno l’idea che il ricambio generazionale non sia così semplice anzi tutt’altro.

“Siamo rimasti al ciclismo dilettantistico di 30 anni. Abbiamo delle interessantissime squadre dilettantistiche ma che non vanno mai a correre all’estero – ha dichiarato Cassani – e quindi i nostri ragazzi affrontano un calendario non all’altezza dei loro pari età e così facendo abbiamo abbassato il nostro livello qualitativo“.

Quale la ricetta di Cassani? “Bisogna tornare ad alzare l’asticella con un cambiamento che parte dai tecnici ma che deve essere radicale. I ragazzi devono partecipare alle corse a tappe per aumentare la loro esperienza. A 20 anni gli attuali campioni come Dumoulin, Pinot, Bardet, gli Yates, Quintana, Landa prendevano parte ad almeno 5 corse a tappe a stagione, senza questa abitudine sarà dura tornare competitivi”.

 

 

Gianni Moscon assolto per la caduta di Reichenbach

Gianni Moscon assolto: non ha fatto cadere Reichenbach

Gianni Moscon assolto: dopo tante polemiche l’UCI ha stabilito che il corridore del Team Sky non ha colpe nella caduta

Gianni Moscon Assolto

Gianni Moscon Assolto

Gianni Moscon assolto dal verdetto della Commissione Disciplinare della Uci e, dopo tante polemiche, il giovane talento del ciclismo italiano può tirare un sospiro di sollievo.

Gianni è un personaggio chiacchierato, non particolarmente ben visto da una parte del gruppo e dei giornalisti (soprattutto francesi).

Gianni Moscon assolto: i fatti

L’accusa rivolta a Moscon è legata ad un episodio accaduto durante la scorsa Tre Valli Varesine: Sebastian Reichenbach ha accusato il corridore italiano di averlo volutamente fatto cadere per colpa di alcune dichiarazioni legate alla vicenda che ha visto Gianni scontrarsi verbalmente con Kevin Reza, corridore francese di colore del team FDJ.

Successivamente il 23enne trentino si è scusato con Reza: «Ho sbagliato, mi è scappata una parola ma non sono razzista». Il francese ha accettato le scuse e dichiarato che per lui la vicenda si chiudeva lì. Anche i dirigenti dei due team avevano chiarito la faccenda ma ormai il caso era esploso e così i vertici della Sky hanno deciso di sospendere Moscon per sei settimane.

La vicenda sembrava giunta a conclusione ma, al termine della corsa Varesina Reichenbach, senza nominare Moscon, ha cinguettato su Twitter: «Sono scioccato per aver sentito degli stupidi usare ancora tra i professionisti delle offese razziste. Sei una vergogna per il nostro sport».

L’UCI ha quindi preso a valutare l’accadimento della corsa varesina mediante la Commissione Disciplinare. L’indagine ha portato ad evidenziare l’assenza di prove a carico del ciclista del Team Sky sull’aver fatto cadere volontariamente Sebastian Reichenbach durante la Tre Valli Varesine dello scorso anno.

Le accuse del corridore svizzero (frattura all’anca e al gomito) sono quindi infondate e la cosa non comporterà alcuna sanzione o squalifica al 24enne trentino.

 

 

Greg Van Avermaet prima del Tour il futuro

Greg Van Avermaet prima del Tour deciderà il suo destino

Greg Van Avermaet prima dell’inzio del Tour scioglierà le riserve sulla squadra in cui si accaserà per la stagione 2019

Greg Van Avermaet prima il futuro poi il Tour

Greg Van Avermaet prima il futuro poi il Tour

Greg Van Avermaet prima del Tour de France dovrà stabilire cosa farà nella prossima stagione in virtù della situazione della situazione nebulosa del Team BMC circa il proseguimento dell’attività professionistica. Il team è in caccia di un secondo Main Sponsor per coprire i costi della stagione sportiva e con il passare del tempo aumentano le possibilità che i fari della squadra decidano di accasarsi in alti lidi.

Greg Van Avermaet prima punta del team americano è fortemente tentato dalla Bahrain-Merida di Vincenzo Nibali oltre che dal Team Lotto Soudal: “Ci sono molte opzioni da valutare – ha dichiarato il belga  a Cyclingnews  – ma nelle prossime tre o quattro settimane tutto sarà chiaro. Sinceramente non posso aspettare ancora a lungo, è da un po’ che tutti noi attendiamo news positive ma per ora non arrivano e quindi prima del Tour deciderò cosa è meglio fare”.

Il belga vuole valutare con attenzione ciò che il mercato propone, non solo per questioni economiche ma soprattutto professionali: “andrò in un team che mi darà garanzie dal punto di vista sportivo, voglio avere la possibilità di giocarmi a pieno le mie carte nelle classiche, cerco una squadra che creda alle mie capacità e che voglia avermi in organico”.

Insomma, per Greg non si tratta di “vile denaro” ma di questioni “di calendario” e di stimoli positivi per cercare di conquistare le classiche del nord a cui è particolarmente legato. E legato in modo forte, Greg, lo è anche alla BMC: “In questo team ci sono molte persone che meritano che l’attività prosegua, abbiamo avuto risultati sempre positivi restando al vertice del ciclismo mondiale – ha continuato il campione Olimpico di Rio 2016 – e mi auguro, soprattutto per i miei compagni e per lo staff che la squadra possa continuare l’esperienza nel mondo del professionismo”.

 

 

Dumoulin pronto per il Tour de France

 

 

 

 

Campionati Italiani Ciclismo 2018 i dettagli

Campionati Italiani Ciclismo 2018 a Darfo Boario Terme

Campionati Italiani Ciclismo 2018,  sabato 30 giugno a Darfo Boario Terme, Fabio Aru proverà a difendere la maglia tricolore. Programma, orari e diretta tv e streaming

Campionati Italiani Ciclismo 2018: Fabio Aru

Campionati Italiani Ciclismo 2018: Fabio Aru

Campionati Italiani Ciclismo 2018 in programma sabato 30 giugno in provincia di Brescia, precisamente nella splendida cornice di Darfo Boario Terme. La prova in linea maschile prevede un percorso che si snoda attorno alla città per un totale di 233 km con interessanti e numerosi strappi in grado di infiammare la corsa.

Campionati Italiani Ciclismo 2018: il percorso

La prova sarà contraddistinta da due circuiti: il primo di 25.4 chilometri da ripetere quattro volte che presenta il Gianico, 1200 metri al 6.5% medio e lo strappo di Via Cornaleto.
Nel secondo circuito la principale difficoltà sarà la salita di Berzo Inferiore che misura 2 chilometri con pendenza media del 6% e punta del 10%. La differenza, però, potrebbe essere Via Cornaleto con l’ultimo passaggio a circa due chilometri e mezzo dalla linea d’arrivo. La partenza è fissata alle 10.30, mentre l’arrivo è previsto tra le 15.45 e le 16.20.

Campionati Italiani Ciclismo 2018: starting list

Al via il detentore della maglia tricolore Fabio Aru che vuole provare a riscattare la delusione del Giro d’Italia (ma la condizione del sardo non pare eccellente). In tanti cercheranno di far propria l’ambita divisa a partire da Gianni Moscon passando per Sonny Colbrelli e Diego Ulissi.

Campionati Italiani Ciclismo 2018: diretta tv e streaming

I Campionati Italiani 2018 saranno trasmessi su RaiSport in diretta e in diretta streaming su Rai Play.

Campionati Italiani Ciclismo 2018: parola ad Ezio Maffi

“Per quanto riguarda il percorso della prova Elite abbiamo cercato di seguire le indicazioni di Davide Cassani rendendo più nervoso il tracciato del 2016 anche in chiave Mondiali di Innsbruck. Tutto continuerà a ruotare attorno al Muro di Cornaleto (200 metri con pendenza al 17%) che verrà affrontato a meno di 3 km  dall’arrivo”ha dichiarato Ezio Maffi, organizzatore della manifestazione

 

 

 

Alessio Galletti e la maledetta Subida al Naranco

 

Alessio Galletti muore a 37 anni durante la Subida al Naranco

Alessio Galletti muore il 15 giugno 2005 a soli 37 anni durante la Subida al Naranco. Professionista serio e padre di famiglia se n’è andato troppo presto

Alessio Galletti

Alessio Galletti

Alessio Galletti muore il 15 giugno 2005 durante la Subida al Naranco, gara in linea da Lugones alla località in quota delle Asturie. Nato a Pisa quell’anno veste la maglia della Naturino-Sapore di Mare e a meno quindici chilometri dall’arrivo della corsa un malore lo porta ad accasciarsi sull’asfalto.

Subito soccorso e caricato su di un’ambulanza, Galletti viene trasportato d’urgenza all’Hospital Central de Asturias, nella città di Oviedo, ma i medici non hanno possono far altro che constatare la morte del giovane corridore avvenuta in ambulanza.

Il gruppo sta affrontando La Manzaneda, manca poco all’arrivo e Alessio Galletti, assieme ad una trentina di corridori, è attardato. “Sto male, mi sento gonfio, non riesco a respirare” dice al moldavo Igor Pugaci che pedala accanto a lui. Si ferma, si siede al bordo della strada e poi cade all’indietro.

“Ha detto ‘Sto male, sto male’ e poi si è fermato, è sceso dalla bicicletta e si è seduto a terra” racconta Giuseppe Lanzoni, direttore sportivo della Universal Caffè, formazione in cui corre Pugaci.

“Quando hanno visto Galletti finire a terra – prosegue Lanzoni – i corridori che erano con lui si sono fermati e hanno tentato di aiutarlo. Poi è arrivata l’ambulanza, ma aveva già smesso di respirare”.

Alessio Galletti, nato a Pisa il 26 marzo 1968, passato professionista nel 1994 e per cinque stagioni – dal 1999 al 2002 e poi nel 2004 – compagno di squadra di Mario Cipollini, uno dei punti di forza del “treno” di Re Leone se ne va così in un giorno d’estate.

Galletti aveva vinto quattro corse nella sua carriera: una tappa del Tour de l’Ain nel 1998, una del Tour Down Under nel 2001, il GP Fred Mengoni e la classifica finale della Due Giorni Marchigiana nel 2003. Aveva acquisito notorietà come il più fedele dei gregari di Mario Cipollini

Alessio abitava a Musigliano di Cascina: aveva già una bambina di otto mesi e la moglie Consuelo era da tre mesi incinta del secondo figlio.

A distanza di anni, la moglie non si dà pace: “Alessio era sul luogo di lavoro quando è morto (una placca di sangue, ostruendogli una vena, ha causato l’infarto): quel giorno in Spagna faceva molto caldo rispetto al clima che c’era in Italia, il viaggio aereo del giorno prima della corsa evidentemente si era fatto sentire, la salita e lo sforzo della medesima… ma la cosa più grave che ha sicuramente causato il decesso è soccorso non tempestivo. Quando Alessio si è sentito male si è accasciato sull’asfalto e nessun soccorso attrezzato è arrivato prima di 40 minuti; solo un poliziotto che era sul luogo ha provato a praticare un massaggio cardiaco che non può certo tenere in vita per così tanto tempo” (queste le parole della donna nel 2013 in occasione dell’arrivo della terzultima tappa della Vuelta a España 2013 che si concluse con la Subida al Naranco).

 

Froome al Tour? Per ora va in ricognizione

Froome al Tour? Pare tutto fatto!

Froome al Tour? Il ciclista è andato in ricognizione sul tracciato dell’undicesima tappa della Grande Boucle

Froome al Tour... in sopralluogo

Froome al Tour… in sopralluogo

Froome al Tour? Il fresco vincitore del Giro e capitano del Team Sky sembra aver rotto ogni indugio (se mai vi fosse stato?) e continua ad allenarsi in vista del sempre più imminente Tour de France (in programma dal 7 al 29 luglio).

Il capitano del Team Sky in questi giorni è andato in ricognizione della parte finale dell’undicesima tappa, con arrivo a La Rosiere. Il britannico ha postato sul proprio profilo Twitter una foto assieme al fido scudiere  Wouter Pouls, durante la ricognizioni della tappa che prevede un arrivo in salita.

Chris Froome vuol cercare la doppietta Giro-Tour, per entrare tra gli immortali della storia del ciclismo. Il corridore ha già vinto l’edizione 2013, 2015, 2016 e 2017 del Tour de France e ora oltre alla cinquina punta al doublete.

Froome al Tour?Le decisioni

Negli ultimi mesi, piaccia o non piaccia, il kenyano bianco è stato l’assoluto protagonista delle cronache ciclistiche mondiali, prima per la vicenda della positività al salbutamolo resa nota a fine anno, poi per la vittoria (non priva di polemiche) al Giro e ora per la sua partecipazione al Tour de France come favorito numero uno.

In attesa di un giudizio definitivo, gli organizzatori della Vuelta hanno deciso di non erogare ancora i premi in denaro, al vincitore della maglia rossa 2017 in attesa di eventuali sviluppi giudiziari. E’ chiaro che una eventuale squalifica “retroattiva” di Froome porterebbe a dover premiare il secondo piazzato (Vincenzo Nibali).

Chris Froome potrà partecipare al Tour de France in quanto, dopo le prime dichiarazioni di verso opposto, Aso ha deciso di non appellarsi al punto regolamentare che prevede la possibilità di escludere atleti che rovinino l’immagine della corsa. L’ipotesi di una causa tra Aso e Sky ha portato gli organizzatori a sposare una linea morbida in attesa di ogni sentenza.

Emblematica è la posizione di Christian Prudhomme, direttore del Tour de France, che ha parlato all’emittente televisiva  australiana SBS: “Si tratta di una decisione che deve prendere l’Uci. Noi siamo gli organizzatori del Tour, ma non facciamo le regole”.