Mario Cipollini operato nuovamente

Mario Cipollini: “ho scoperto la sofferenza vera”

Mario Cipollini operato nuovamente per problemi cardiaci presso l’Ospedale di Ancona ha raccontato alla Gazzetta la sua sofferenza

Mario Cipollini Nudo

Mario Cipollini Nudo

Mario Cipollini sottoposto ad un nuovo  intervento ad Ancona, il secondo in 4 mesi:

” ho conosciuto la vera sofferenza e mi sono scoperto vulnerabile, “

Mario Cipollini in quattro mesi è stato sottoposto a due interventi al cuore, lo ha raccontato ai giornalisti de La Gazzetta dello Sport spiegando le sue condizioni di salute assolutamente impegnative. Il Re leone è appena tornato a casa dopo un ricovero presso l’Ospedale di Ancona  dopo è stato sottoposto ad un nuovo intervento chirurgico legato ai suoi problemi cardiaci (miocardite).

“questo accadimento mi ha fatto sentire vulnerabile – ha voluto confessare il campione del mondo 2002 – mi ha fatto provare la sofferenza vera, il cuore è uno solo ed è importante curarsi, avere la stessa perseveranza che un atleta ha nell’allenarsi”.

Quando si incontrano problemi di salute è inevitabile che la propria visione della vita e la scala valoriale degli accadimenti venga rivista:

“ho subito un intervento importante, ora devo riposare e prendere il tempo necessario per il recupero. Sapevo che i problemi erano seri ed ora mi trovo a cambiare il mio modo di vivere, faccio il pensionato – scherza super Mario – Ora voglio ripartire e a fine marzo voglio risalire in sella per una pedalata in Versilia”.

Mario Cipollini non sta attraversando un periodo felice tra i problemi di salute e le vicissitudini legate al rapporto con la ex moglie Sabrina Landucci che lo ha portato al centro di vicende giudiziarie decisamente fastidiosi (accuse di maltrattamenti assolutamente negate dall’ex pro).

 

 

Valverde: addio al ciclismo nel 2021

Valverde: saluta il ciclismo nel 2021

Valverde: addio al ciclismo nel 2021 ma prima la concentrazione è massima in vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020

Valverde (fonte pagina facebook)

Valverde (fonte pagina facebook)

Valverde ha confermato che appenderà la bicicletta al chiodo al termine della stagione sportiva 2021, l’ex campione del mondo a quel punto avrà 41 anni compiuti e un palmares da far invidia al mondo intero. Evidentemente le vittorie ottenute sino ad oggi da “Don Alejandro” sono già in grado di saziare la fame anche dei più voraci ma lo spagnolo ricorda che “Mi manca una medaglia olimpica nel mio curriculum”.

Il traguardo delle Olimpiadi di Tokyo 2020 è un obiettivo dichiarato dello spagnolo tanto che, in passato, aveva affermato di volersi ritirato dopo la rassegna a cinque cerchi. Ora, dopo l’estensione di contratto con la Movistar, la data dell’addio è fissata per fine 2021.

“Voglio fare altre due stagioni al massimo livello e andarmene dal plotone per dedicarmi ad un ruolo organizzativo nel team per far crescere quella grande famiglia che è la Movistar” ha dichiarato il ciclista iberico a Cyclingnews.

Dopo aver conquistato 14 successi nel 2018 coronate dal titolo di Campione del Mondo, il 2019 dello spagnolo non è stato dei migliori con “sole” 5 affermazioni personali ed ora Alejandro è carico come una molla per un anno ricco di appuntamenti golosi.

“Devo essere conscio che gli anni passano per tutti e che la stanchezza la si smaltisce più lentamente a questa età ma se non mi sentissi in grado di poter competere per vincere avrei già mollato da tempo – spiega Valverde.

L’età certamente è un limite e lo spagnolo ne è ben conscio ma a volte le motivazioni possono andare oltre i limiti posti dalla carta di identità. Per arrivare ai vertici di uno sport contano le doti fisiche, è chiaro, ma hanno altrettanto peso le virtù mentali dell’atleta e, soprattutto, le motivazioni. Ma quali motivazioni potrebbe avere uno degli atleti più decorati del gruppo che solo un anno va correva con la maglia iridata?

A rispondere è proprio “Don Alejandro”: “Mi manca la medaglia olimpica nel mio curriculum, sono contento dei miei allori ma vincere una medaglia olimpica sarebbe la ciliegina sulla mia carriera”.

Quale sarà il cammino di avvicinamento alle Olimpiadi di Tokyo 2020 di Valverde? Lo spagnolo sarà al Tour ma con l’idea di valutare durante la corsa se arrivare sino a Parigi:

“è duro scegliere ma il Tour è il Tour e va rispettato, voglio arrivare al 100% a Tokyo e forse sarebbe meglio optare per il ritiro prima della fine della corsa francese per acclimatarmi al fuso nipponico”.

Il Tour di quest’anno sarà il tredicesimo che vedrà al via Valverde ma le gerarchie in casa Movistar, con l’ingresso di Enric Mas, potranno consentire a Alejandro di decidere in corsa la propria strategia:

“voglio aiutare Enric e Soler a crescere sono due ottimi ragazzi con margini di miglioramento quindi mi sacrificherò per loro e per il team durante la corsa francese. Spero che i loro obiettivi coincidano con i miei”.

 

 

 

Egan Bernal:” il Tour de France sarà il obiettivo”

Egan Bernal lancia la sfida per la maglia gialla

Egan Bernal chiude i dubbi sui suoi obiettivi stagionali: niente Giro d’Italia e obiettivo numero uno sul Tour, concorrenza permettendo

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Egan Bernal sogna la doppietta al Tour de France 2020 dopo aver vinto a sorpresa (ma non troppo) l’edizione dello scorso anno della corsa a tappe francese. Dopo essersi “un po’ nascosto” circa gli obiettivi per la nuova stagione sportiva che, per il colombiano, scatterà la prossima settimana con il Tour Colombia 2.1.

Fresco di candidatura per il prestigioso premio “Breakthrough of the Year” il giovane talento del Team Ineos vuole succedere al compagno Geraint Thomas nella classifica di questo riconoscimento così come avvenuto in quella della Grande Boucle.

“Sono orgoglioso di questo riconoscimento per la sua importanza nel mondo, sono felice per me, per la squadra e per il mio paese” ha detto al quotidiano spagnolo AS. L’amore di Bernal per la sua patria è nota: “ in Colombia abbiamo molti, troppi problemi sociali e sono contento che la mia vittoria al Tour abbia ispirato e dato fiducia ai miei connazionali, il ciclismo e lo sport possono essere una via di riscatto per il mio paese”.

Il 2020 di Egan Bernal potrebbe iniziare certamente meglio della stagiona precedente visto che il 2019 era iniziato con gli strascichi della caduta subita alla Clásica San Sebastián: “la preparazione è stata migliore, l’anno precedente ho dovuto subire molte visite e questo ha rallentato tutto, mi sento bene e sono concentrato sul mio obiettivo primario: confermarmi al Tour de France 2020”.

Negli USA si definisce “statement”, una dichiarazione chiara: ragazzi io ci sono! Se lo scorso anno Egan ha conquistato, pur con una preparazione a singhiozzo, Parigi-Nizza, Tour de Suisse e Tour de Franc, ora con una condizione ottimale potrebbe letteralmente “spaccare”.

Sulla strada per il bis in giallo, però, gli ostacoli potrebbero essere molti a partire dai compagni di team Geraint Thomas e Chris Froome che ha lottato come un leone per tornare in sella e inseguire il sogno di entrare nel club dei 5 volte vincitori del Tour.

Bernal non teme, però, la concorrenza interna: “nelle ultime stagioni abbiamo sempre corso con due punte, nel 2020 saremmo in tre. La cosa importante è che il team lavori unito” taglia corto il colombiano.

Rivalità assente? Che siano dichiarazioni di facciata? Apparentemente il clima nella Ineos è ottimo:

“non vedo Chris come un rivale ma come un collega che ha avuto tanta sfortuna con quel brutto incidente e a cui auguro il meglio possibile. Dal canto mio voglio arrivare all’appuntamento francese al 100&%”.

La concorrenza sarà però molto agguerrita anche “fuori casa” con la Jumbo-Visma che sarà a sua volta al via con un terzetto da paura: Primož Roglič, Tom Dumoulin e Steven Kruijswijk.

Egan Bernal allontana quindi l’ipotesi, paventata qualche tempo fa, di essere al via anche del Giro d’Italia:

“ci ho pensato ma non potendo non puntare sul Tour ed essendo questo un anno con le Olimpiadi, non posso presentarmi al via della corsa rosa visto che tra le due corse a tappe ci sarà una settimana in meno di stacco”.

 

Vinokourov contro la fuga di notizie

Vinokourov mette pressione sul CADF

Vinokourov e il Team Astana prendono posizione a favore dei propri atleti e contro la fuga di notizie mentre Michele Ferrari nega

Vinokourov

Vinokourov

Alexander Vinokourov, direttore generale dell’Astana, interviene sulla questione, emersa negli scorsi giorni, del dossier della Cycling Anti-Doping Foundation (CADF) che segnalerebbe rapporti tra alcuni atleti del team kazako e Michele Ferrari.

Vinokourov che fu a suo tempo un adepto del medico italiano e fu squalificato per due anni per doping, ora tuona sulla “fuga di notizie” che ha portato il quotidiano danese Politiken, la televisione danese DR ed il quotidiano norvegese VG a far uscire la news incriminata.

Dopo che Fuglsang e Lutsenko, i due atleti chiamati in causa, hanno diramato tramite i propri canali social una dichiarazione di estraneità agli accadimenti narrati dai media, ora è Alexander Vinokourov a portare sostegno alla posizione degli atleti.

Il direttore dell’Astana ha sempre sostenuto l’infondatezza dell’assioma Ferrari=Doping ed ora tiene alto il muro difensivo del team che, attraverso il sito web ufficiale, ha sottolineato come la CADF “non ha riscontrato alcuna violazione confermata delle regole antidoping e di conseguenza non è stata avviata alcuna azione disciplinare né contro i ciclisti né il team”.

L’attenzione di “Vino” e della formazione kazaka si concentra, come detto, sulla fuoriuscita di notizie certamente delicate:

“speriamo che il CADF conduca un’indagine su come le informazioni sono state rese pubbliche al fine di evitare di ripetere queste situazioni in relazione a qualsiasi altra squadre”.

Certamente queste notizie, vere o false che siano, hanno adombrato l’immagine dell’Astana e del ciclismo in generale che, da molti anni, sta lottando per “pulire” la propria immagine.

Secondo quanto riportato dal noto sito cyclingnews.com lo stesso Michele Ferrari ha voluto segnalare la propria estraneità alle notizie che stanno circolando in questi giorni:

“Non ho più avuto rapporti con gli atleti del Team Astana da oltre 10 anni e non sono fisicamente presente ed una singola gara dal 1994”.

 

 

 

 

 

 

Fuglsang nega i rapporti con Ferrari

Fuglsang  nega di aver incontrato Michele Ferrari

Fuglsang nega i rapporti con Ferrari e l’Astana inoltra un comunicato in cui sottolinea come nessun atleta è autorizzato a lavorare con medici esterni

Jakub Fuglsang (fonte pagina facebook)

Jakub Fuglsang (fonte pagina facebook)

Jakob Fuglsang ciclista del Team Astana chiamato in causa da alcune indiscrezioni circa un suo incontro con Michele Ferrari, ha rilasciato una breve dichiarazione con cui rimanda al mittente tutte le insinuazioni.
Il ciclista danese, reduce da una delle sue migliori stagioni in carriera con la vittoria del Giro del Delfinato e alla Liegi-Bastogne-Liegi, secondo un rapporto della Cycling Anti-Doping Foundation avrebbe avuto rapporti professionali con Ferrari. La notizia è stata lanciata da alcuni media: il sito danese Politiken, il canale televisivo danese DR e il quotidiano norvegese VG

Fuglsang su Instagram ha voluto dare la sua chiave di lettura degli avvenimenti:

“Contestano di aver incontrato il dottor Ferrari. Non sono a conoscenza di alcun rapporto e posso confermare che nessuna procedura è stata nemmeno avviata dalle autorità antidoping competenti contro di me. Di conseguenza, non ho nessun caso di risposta. Sono estremamente preoccupato che tali voci possano essere diffuse sulla stampa “.

Al danese ha fatto eco Alexey Lutsenko che, sempre attraverso Instagram, ha voluto negare anche il suo coinvolgimento con le medesime parole del compagno.

Il sito Cyslingnews.com riporta un estratto del rapporto CADF in cui di legge che:

“Michele Ferrari era presente alla Volta a Catalunya con l’Astana Pro Team nel marzo 2019, ha una base a Lugano, in Svizzera, e ha recentemente incontrato Fuglsang e il [compagno di squadra Alexey] Lutsenko a Nizza e/o Monaco. “

Sulla vicenda non poteva mancare un commento del Team Astana che ha voluto ribadire il proprio impegno nella lotta al doping e che non ha mai autorizzato nessun atleta a lavorare con medici esterni alla squadra.

“Il team non collabora con alcun medico sospetto, come il Dott. Michele Ferrari. I ciclisti non sono autorizzati a consultare alcun medico esterno al team al fine di svolgere alcuna attività o di ricevere prescrizioni dietetiche o terapeutiche correlate alle loro prestazioni ” si legge nel comunicato stampa della formazione kazaka.

Astana ha sottolineato che nessuna procedura antidoping è stata aperta dal CADF o dall’UCI e che la licenza per la stagione 2020 è il segno della serietà e del rispetto degli impegni presi in chiave di procedure antidoping.

Se le indiscrezioni fossero confermate cosa rischiano gli atleti eventualmente coinvolti? Secondo il Codice WADA, in particolare il base all’articolo 2.10 è vietato avere rapporti (formazione e consigli inclusi) con persone che stanno scontando un periodo di squalifica e di conseguenza il rischio è una sospensione fino a due anni.

Michele Ferrari è tornato nel gruppo?

Michele Ferrari potrebbe esere “nel gruppo”

Michele Ferrari medico allontanato dal mondo del ciclismo per le vicende legate a Lance Armstrong potrebbe essere tornato ad “operare”

Doping

Doping

Michele Ferrari è tornato nel gruppo? Secondo articoli apparsi su siti prestigiosi che trattano di ciclismo, ci sarebbe un dossier segreto della CADF che rimarca come il noto medico italiano sia nuovamente attivo tra i ciclisti professionisti collaborando, in particolare con il Team Astana.

Accuse veramente gravi e sconfortanti ma, secondo quanto dal prestigioso cyclingnews.com, i media danesi avrebbero citato il dossier che coinvolgerebbe l’atleta di punta della formazione kazaka Jakob Fuglsang. Ferrari, medico personale dell’ex ciclista Lance Armstrong (non un nome qualunque) si sarebbe incontrato a Monaco con Fuglsang e Lutsenko.

La Cycling Anti-Doping Foundation (CADF)  avrebbe pubblicato un dossier, diffuso dal sito Politiken.dk, secondo cui “Fuglsang fa parte del programma di Michele Ferrari e che il suo compagno di squadra Alexey Lutsenko era presente durante almeno un incontro tra loro a Nizza / Monaco”.

L’incontro sarebbe della scorsa estate e non si sanno i contenuti dello stesso ma la notizia è certamente pesante tanto che la stessa UCI ha voluto precisare che:

“Ad oggi, l’UCI non ha ricevuto una relazione dal CADF al fine di avviare procedimenti contro le persone e il team menzionato. La nostra Federazione segue da vicino questo caso e adotterà le misure ritenute appropriate nell’interesse del ciclismo “.

Finora, Astana e Fuglsang non hanno commentato pubblicamente queste indiscrezioni che svelerebbero una trama di rapporti tra il medico noto per la sua spregiudicatezza nell’uso di sostanze vietata e il team. Sicuramente c’è preoccupazione nel mondo del ciclismo per il riaffiorare di un personaggio la cui fama è tristemente nota non solo agli addetti ai lavori.

Michele Ferrari, che ha avuto un ruolo chiave nello scandalo Armstrong, è sottoposto ad un divieto a vita ed al suo nome sono collegati alcuni rapporti avuti con Alexander Vinokourov, che a sua volta ha ricevuto un divieto di due anni per doping ematico nel 2007. Su questo argomento il corridore kazako aveva si ammesso di aver usufruito della consulenza del medico italiano ma solo per stilare programmi di allenamento.

Queste segnalazioni arrivano in un memento teso per il ciclismo internazionale che ha visto un incremento dei casi di positività all’antidoping in particolare in Sud America. Altrettanto delicati sono gli sviluppi dell’inchiesta “Aderlass” che ha coinvolto sciatori nordici e ciclisti professionisti.

“Dobbiamo continuare a lavorare perché il numero di casi di doping è aumentato in tutto il mondo e soprattutto in alcuni paesi dell’America Latina, siamo andati in un paese, abbiamo eseguito 12 test e 12 sono risultati positivi” ha spiegato David Lappartient.

 

Remco Evenepoel festeggia la vittoria alla Vuelta a San Juan

Remco Evenepoel vince la Vuelta a San Juan 2020

Remco Evenepoel della Deceuninck-QuickStep ha conquistato la  Vuelta a San Juan 2020 grazie a una cronometro imperiale e ad una tenacia rimonta nella tappa di montagna.

Remco Evenepoel (fonte pagina Twitter)

Remco Evenepoel (fonte pagina Twitter)

Remco Evenepoel della Deceuninck-QuickStep ha conquistato la vittoria della classifica generale alla Vuelta a San Juan 2020. Un successo che apre nei migliori dei modi la stagione del fenomeno belga che nell’ultima frazione, per velocisti, ha lavorata da gregario per il compagno Alvaro Hodeg che nulla ha potuto contro un Fernando Gaviria (Team UAE) davvero in un ottimo stato di forma (tre vittorie per il colombiano).

“Oggi era una tappa adatta ad Alvaro e abbiamo lavorato per lui ma Gaviria è stato davvero insuperabilie in queste giornate” ha spiegato Evenepoel.

In classifica generale, Evenepoel ha chiuso con 33 secondi di vantaggio sul nostro Filippo Ganna e 1:01 davanti a Oscar Sevilla. La vittoria del giovane belga è frutto di una prova a cronometro mostruosa lungo i 15 km da Ullum alla diga di Punta Negra quando ha rifilato ben 32″ al campione italiano Filippo Ganna ed oltre un minuto ad Oscar Sevilla di 24 anni più anziano!

Nella frazione più difficile è rimasto “intruppato” nei ventagli quando all’arrivo mancavano ancora oltre 35 chilometri. Ad un tratto il gap con Ganna ha toccato il minuto e la leadership del belga è stata veramente in bilico. “A cosa ho pensato in quel momento? Mi sono detto: Remco sei fottuto” ha raccontato dopo la corsa. Remco Evenepoel è rimasto vittima del classico “buco” assieme a Sevilla.
Evenepoel ha però mantenuto il sangue fretto (cosa non facile a soli 20 anni) e, assieme ai compagni, è riuscito a ricucire lo strappo.
Una autentica prova di maturità di questo fenomeno predestinato che probabilmente trarrà notevoli insegnamenti da questa breve corsa a tappe argentina. “devo ringraziare i compagni che mi hanno aiutato e poi sono stato in grado di rientrare con uno sforzo che un anno fa non avrei retto” ha raccontato il corridore della Deceuninck-QuickStep.

Nelle successive due tappe, dedicate alle ruote veloci, Remco Evenepoel è stato abile a restare “fuori dai guai” controllando il vantaggio messo in cassaforte nei confronti del nostro Filippo Ganna.

“È bello iniziare la stagione con una vittoria”, ha detto in seguito Evenepoel e la stagione di questo giovanissimo fenomeno sarà certamente ricca di appuntamenti e, nonostante la giovanissima età, siamo certi che le sue ambizioni saranno degni di un campione navigato. Ormai posizionato già nel gotha del ciclismo mondiale Remco sta dimostrando di non patire troppo le attenzioni dei media e la pressione che inevitabilmente ne deriva.

E’ importante ricordare che, almeno sulla carta, il leader designato dalla Deceuninck-QuickStep per la Vuelta a San Juan 2020 era il francese Julian Alaphilippe che si è, però, ammalato. A quel punto il belga non si è fatto pregare di prendere i gradi di capitano e ha portato a termine la campagna argentina con il massimo risultato.

 

 

 

 

 

Guardia civile spagnola smantella rete di trafficanti EPO

 

Guardia civile smantella rete di trafficanti EPO

Guardia civile spagnola smantella rete di trafficanti EPO con sede a Barcellona e a Cadice, per ora nessun nome viene diffuso

Guardia Civil Spagnola, il logo

Guardia Civil Spagnola, il logo

La Guardia civile spagnola ha reso noto di aver provveduto allo smantellamento di una rete internazionale che trafficava EPO con sede a Barcellona. Si tratta del frutto di una lunghissima attività di analisi, durata quasi tre anni, che ha portato alla luce una rete di trafficanti, in buona parte di nazionalità Serba, che avevano la città catalana come punto di riferimento in Spagna.

L’indagine è stata avviata a metà del 2017, dopo una serie di positività all’EPO, grazie ad atleti che hanno collaborato segnalando un sito web ed alcuni nominativi sul territorio spagnolo.

José Luis Terreros, direttore dell’Agenzia spagnola antidoping (AEPSAD), ha reso noto i dettagli dell’attività investigativa: “atleti dilettanti e professionisti ricevevano le sostanze vietate da questa rete che aveva un punto di appoggio a Cadice”.

Secondo un rapporto presentato da “El Pais” molto ruotava attorno ad una clinica di dialisi a Cadice che ha reso disponibile il farmaco alla rete. L’Equipe ha confermato che il traffico era gestito attraverso diversi siti web e che circa 260 atleti, alcuni dei quali ciclisti, sarebbero coinvolti nella filiera di approvvigionamento e consumo.

Il tribunale provinciale di Cadice ha aperto fascicolo e i nomi degli atleti coinvolti non saranno chiaramente resi noti ma prontamente trasmessi alla AEPSAD. Il segreto sui nomi potrebbe essere cancellato dal fatto che alcuni di questi potrebbero ricevere sanzione ma, va ricordato, in Spagna l’acquisto ed uso di prodotti vietati non è considerato reati.

Sempre secondo L’Equipe sono coinvolti un gran numero di sportivi nazionali e internazionali di diverse discipline e livelli, che hanno usato queste sostanze dopanti per aumentare le loro capacità fisiche.

La Guardia civile spagnola ha arrestato sei persone tra Catalogna e Andalusia per crimini contro la salute pubblica. Tutti i soggetti coinvolti erano legati a organizzazioni criminali già note per attività di riciclaggio di denaro, appropriazione indebita e frode contro la sicurezza sociale. La rete sarebbe operativa da oltre 10 anni e gestiva direttamente i siti internet dove avveniva la vendita delle sostanze. Le comunicazioni con gli atleti coinvolti sarebbero avvenute con un protocollo criptografato ed attraverso reti di messaggistica con una numero telefonico austriaco.

Risulta difficile stabilire le quantità delle sostanze vietate messe sul mercato in quanto, come afferma la Guardia Civil, molti prdotti sono stati rinvenuti nella clinica in condizioni di conservazione pessime.

 

 

 

Con 8 squadre “top class”, il Tour of the Alps vede rosa

 

Tour of the Alpes, ecco le venti formazioni presenti

Svelato a Bressanone l’elenco dei venti team – di cui quasi la metà della categoria “World Tour” – al via della prossima edizione dal 20 al 24 aprile. Nibali, Bardet, Fuglsang, Carapaz tra le vedette del Giro d’Italia attese sulle strade dell’Euregio

Tour of the Alps

A Milano lo si era intuito, da Bressanone è arrivata la conferma: dal 20 al 24 aprile prossimo andrà in scena una nuova grande edizione del Tour of the Alps. Le aspettative per la corsa a tappe euro-regionale inserita nel prestigioso circuito UCI Pro Series sono sempre più elevate e non poteva essere altrimenti, dopo che il GS Alto Garda, la società organizzatrice dell’evento, ha rivelato l’elenco ufficiale delle formazioni ai nastri di partenza.

Lo spartito disegnato dal GS Alto Garda, fatto di percorsi brevi e mai banali, in un costante crescendo d’intensità – fedele al payoff #LiveUphill – ha visto brillare campioni del calibro di Froome e Nibali, incoronando nelle prime tre edizioni del nuovo progetto atleti come Geraint Thomas (2017), Thibaut Pinot (2018) e l’astro nascente Pavel Sivakov (2019), e anche quest’anno si annunciano molti pretendenti di grido a contendersi lo scettro.

Otto saranno le compagini UCI World Tour, a conferma di come il Tour of the Alps sia un appuntamento di grande richiamo oltre che credibile banco di prova in vista del Giro d’Italia. Ci sarà, come d’abitudine, il Team INEOS, più volte vincitore della corsa sotto la denominazione Team Sky, inclusa l’ultima edizione firmata da Pavel Sivakov. Non è ancora noto se il russo si presenterà nell’Euregio per difendere il titolo, ma tutto suggerisce che il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia, Richard Carapaz, possa essere al Tour of the Alps per misurare le proprie ambizioni in rosa per una doppietta consecutiva che manca addirittura dai tempi di Indurain.

Da parte sua, Vincenzo Nibali cambia maglia ma non programma: dopo lo spettacolo regalato nella scorsa edizione, e i tanti successi che lo legano alla storia del Giro del Trentino e del Tour of the Alps, il siciliano sarà leader della Trek-Segafredo al via di Bressanone. Già annunciate le presenze del francese Romain Bardet che con la sua Ag2r La Mondiale passerà dal TotA sulla strada della sua prima volta al Giro, del polacco Rafal Majka, già protagonista nel 2019, alla guida della Bora-hansgrohe, e di Jakob Fuglsang, vincitore della ultima Liegi-Bastogne-Liegi e capitano designato del Team Astana per il Giro.

Completano il quadro delle formazioni World Tour il Team CCC, che potrebbe schierare tanto il russo Ilnur Zakarin quanto Fausto Masnada, vincitore di due tappe nell’aprile scorso, la UAE-Team Emirates di Valerio Conti e del promettente colombiano Andres Camilo Ardila, vincitore dell’ultimo Giro Under 23, ed il Team Bahrain-McLaren, formazione assai rinnovata ma che già più volte si è fatta valere sulle strade dell’Euregio.

Una sfida di altissimo spessore tecnico che vedrà protagoniste anche nove squadre Pro Continental, con tutte le tre formazioni italiane motivate a lasciare il segno: dopo aver festeggiato la wild-card per il Giro d’Italia, Androni Giocattoli-SidermecBardiani CSF e Vini Zabù-KTM testeranno le loro ambizioni al Tour of the Alps. Gli scalatori di Caja Rural-Seguros RGA e Fundacion Euskadi troveranno pane per i loro denti sulle numerose difficoltà altimetriche proposte dagli organizzatori. Spazio anche alla francese B&B Hotels – Vital Concept, fresca di invito al Tour de France, al via con Pierre Rolland e Tom-Jelte Slagter, al giovane e interessante team norvegese della Uno-X Norwegian, e a due squadre con diversi corridori italiani in organico: la francese Nippo Delko One Provence, che può contare su FinettoFedeli e Minali, e la russa Gazprom-Rusvelo degli altri azzurri CanolaVelascoScaroniImerio e Damiano Cima.

Due le formazioni Continental, il Tirol KTM Cycling Team e il Team Felbermayr Simplon Wels in rappresentanza dell’Austria, oltre alla Nazionale Italiana guidata da Davide Cassani, per un totale di 20 squadre e 140 corridori.

Tour of the Alps

Alla conferenza stampa tenutasi giovedì 30 gennaio presso la Sala Egger di Bressanone – la località che ospiterà anche le operazioni preliminari e la partenza della 44° edizione a partire dal 19 aprile prossimo – hanno preso parte oltre al Presidente del GS Alto Garda Giacomo Santini e al General Manager del Tour of the Alps Maurizio Evangelista, il Sindaco di Bressanone Peter Brunner, il Direttore di APT Bressanone Werner Zanotti, il Direttore di APT Naturno Uli Stampfer, il Presidente del Comitato FCI Alto Adige Nino Lazzarotto e la ciclista Elena Pirrone, una delle tre ambassador di questa 44a edizione.

Le 20 squadre del Tour of the Alps 2020

WORLD TEAMS
Ag2R La Mondiale (Francia)
Astana Pro Team (Kazakhstan)
Bahrain – McLaren (Bahrain)
Bora – Hansgrohe (Germania)
CCC Team (Polonia)
Team INEOS (Regno Unito)
Trek – Segafredo (Stati Uniti)
UAE Team Emirates (Emirati Arabi Uniti)

PRO CONTINENTAL
Androni Giocattoli – Sidermec (Italia)
B&B Hotels – Vital Concept p/b KTM (Francia)
Bardiani-CSF Faizanè (Italia)
Caja Rural Seguros RGA (Spagna)
Fundacion Euskadi (Spagna)
Gazprom – RusVelo (Russia)
Nippo Delko One Provence (Francia)
Uno-X Norwegian (Norvegia)
Vini Zabù-KTM (Italia)

CONTINENTAL
Team Felbermayr Simplon Wels (Austria)
Tirol KTM Cycling Team (Austria)

SQUADRE NAZIONALI
Italia

 

Per la prima volta dopo tre anni di Tour of the Alps, l’Alto Adige darà il via alle danze dell’edizione 2020: proprio Bressanone ospiterà vigilia ed operazioni preliminari (Domenica 19 Aprile) nella bellissima Piazza Duomo, da dove poi lunedì 20 muoverà la frazione inaugurale con arrivo ad Innsbruck dopo 142,8 km.

 

La corsa farà ritorno in Provincia di Bolzano due giorni più tardi, con l’arrivo della terza tappa (Mercoledì 22 Aprile) a Naturno, dopo il via da Imst, in Tirolo, per complessivi 158,7 km. Dopo la scalata del Passo Resia e le aspre stradine della Val Venosta verso Frinig, sarà l’asperità di Tarres (18 km dal termine) a dare forma ad un finale di tappa aperto a diversi esiti.

 

Infine, sempre Naturno darà il via alla tappa più lunga (168,6 km) e con maggiore dislivello (3380 mt) del TotA 2020, la quarta, che giovedì 23 Aprile condurrà il gruppo verso Valle del Chiese/Pieve di Bono, con in partenza il valico del Passo Castrin, tetto di questa edizione con 1.706 metri d’altitudine.

LE TAPPE
Il Tour of the Alps ha svelato le cinque tappe della 44a edizione in una conferenza stampa tenutasi a Milano nell’ottobre scorso. Bressanone ospiterà la partenza in un 2020 in cui la bicicletta tornerà protagonista anche in occasione del Mountain Bike Testival (17-20 settembre), dove oltre 60 marchi di ciclismo esporranno le novità della collezione 2021, tutte da testare gratuitamente per il pubblico.

Lunedì 20 Aprile: Bressanone – Innsbruck, 142,8 Km
Dislivello: 1950 m. Difficoltà: **

Martedì 21 Aprile: Innsbruck – Feichten im Kaunertal, 121,5 Km
Dislivello: 2640 m. Difficoltà: ***

Mercoledì 22 Aprile: Imst – Naturno, 158,7 Km
Dislivello: 2290 m. Difficoltà: ***

Giovedì 23 Aprile: Naturno – Valle del Chiese/Pieve di Bono, 168,6 Km
Dislivello: 3880 m. Difficoltà: ****

Venerdì 24 Aprile: Valle del Chiese/Idroland – Riva del Garda, 120,9 Km
Dislivello: 2230 m. Difficoltà: ***

FONTE COMUNICATO STAMPA

Johan Bruyneel, lancia 7evenPlusTwo

Johan Bruyneel fonda una società di gestione sportiva

Johan Bruyneel bandito dal ciclismo nel 2014 per i fatti legati alla Us Postal di Lance Armstrong ha avviato un’impresa di gestione sportiva

Johan Bruyneel (fonte wikipedia)

Johan Bruyneel (fonte wikipedia)

Johan Bruyneel e Lance Armstrong hanno scritto la storia (tutta al negativo) del ciclismo dei primi anni 2000 tra vittorie scintillanti e l’annullamento delle stesse per scandali legati al doping che tutti conosciamo alla perfezione.

Ora, passati sei anni, dal momento in cui venne bannato dal ciclismo, il manager belga si lancia in una nuova avventura con una società di gestione sportiva denominata 7evenPlusTwo. L’obiettivo dichiarato è quello di contribuire ad una gestione diversa degli atleti attraverso un management in grado di offrire organizzazione di eventi promozionali, gestione del brand e pianificazioni.

Inevitabilmente balza all’occhio il nome, 7evenPlusTwo, che ha un evidente riferimento ai sette Tour conquistati dal pupillo Lance Armstrong. “Agenzia internazionale di strategia e marketing sportivo”, così di autodefinisce la neonata azienda sul proprio sito internet, sviluppo di strategie vincenti su larga scala per trasformare le buone squadre in grandi squadre è l’obiettivo del progetto di Johan Bruyneel che aggiunge:

“Lo sport è un grande business, quindi lavoriamo con sponsor, proprietari di diritti, governi e organizzazioni sportive internazionali per creare spettacoli sportivi di classe mondiale redditizi”.

Quali siano gli attuali clienti dell’azienda dell’ex manager belga è ignoto ma c’è da capire se il progetto andrà a coinvolgere ciclisti dal momento che nel 2014 l’American Arbitration Association ha interdetto il belga per 10 anni dall’attività ciclistica e il successivo appello alla Court of Arbitration of Sport, di quattro anni più tardi, ha imposto uno stop a vita.

Su questo aspetto, però, Bruyneel pare deciso:

“la decisione del CAS non sposta il mio desiderio di far crescere il mio sport e migliorarlo negli anni a venire”.

Ora andrà capito come questa visione si vada a conciliare con il divieto prendere parte o organizzare a livello nazionale o internazionale a qualsiasi competizione previsti dagli articoli 10 e 12 delle norme UCI antidoping.