Ivan Basso: “Lance, ho pagato per i miei errori”

Ivan Basso risponde a Lance Armstrong

Ivan Basso ha voluto dire la sua sul documentario Lance in cui è chiamato in causa, ribadendo di aver pagato per i propri errori e di rispettare Armstrong

Ivan Basso (fonte pagina facebook)

Ivan Basso (fonte pagina facebook)

Ivan Basso ha voluto replicare alle parola pronunciare da Armstrong nel documentario “Lance” in onda sull’emittente televisiva americana ESPN. Il texano ha “dedicato” un passaggio ai ciclisti italiani, da Marco Pantani al ciclista varesino suscitando non poche reazioni di malcontento.

Basso, chiamato il causa dall’ex ciclista americano che ha sottolineato come i media abbiano avuto un approccio diverso nei confronti dei due atleti, ha voluto dire la sua in una intervista rilasciata al quotidiano Il Giornale.

In realtà nel documentario di Marina Zenovich, Armstrong incolpa il ciclismo per quello che è successo, confrontando la sua condizione con quella di Ullrich e Pantani e fa un confronto sul modo in cui sono stati trattati altri ciclisti come Basso, Erik Zabel e George Hincapie.

Nell’intervista, il ciclista di Cassano Magnago, ha dichiarato di non aver ancora avuto modo di visionare il documentario e che quindi non è certo che le parole riportate da molti siti siano state correttamente tradotte. Parlando delle sue vicissitudini legate al doping, Ivan ha dichiarato:

“Nel 2006 sono stato catturato nell’Operacion Puerto e per questo ho appoggiato la schiena al muro: ho confessato e l’ho pagato con un divieto di due anni. Sono andato dal paradiso all’inferno”

Ivan Basso ha voluto spezzare una lancia a favore di Armstrong:

“A Lance sono e sarò sempre grato, perché con me si è sempre comportato benissimo. Quando mia mamma  si ammalò di cancro, lui si fece in quattro per darci una mano. Lo stesso accadde quando toccò a me nel 2015, è stato generoso e disponibile”.

 

 

 

Basso ha voluto dedicare un passaggio a Pantani:

non amava Lance, ma Marco era il genio assoluto. Il talento. Nessuno come lui. Nessuno”

Armstrong: “io come Marco Pantani”

Armstrong si paragona al Pirata!

Armstrong, protagonista di un documentario in onda sulla ESPN parla di doping e di ciclismo paragonando la sua discesa a quella di Marco Pantani

Lance Armstrong

Lance Armstrong

Armstrong in questi giorni sta vivendo un momento di popolarità ritrovata grazie al documentario in onda su ESPN dal titolo “Lance” in cui “Ho deciso di raccontare tutta la mia verità” dichiara il texano.

Figura controversa quella del ciclista di Austin, in molti lo hanno amato quando era in sella in tantissimi lo hanno odiato fin quando ha pedalato e lo detestano con maggior forza dopo lo scandalo Doping che gli ha fatto perdere i sette Tour de France vinti barando.

Ora dal documentario andato  andata in onda su ESPN negli Usa la scorsa notte (la seconda puntata sarà on air lunedì prossimo) arrivano gli echi di alcune affermazioni forti tra doping, amicizia con Ullrich e un paragone azzardato con Marco Pantani. Il docu-film realizzato da Marina Zenovich arriverà in Europa a fine giugno ma le dichiarazione del cowboy texano fanno già molto discutere.

Lance spiega di aver imparato a “mentire guardando la gente negli occhi tanto ero abituato a farlo” e racconta che “tutti facevano uso di EPO, che ti faceva andare fortissimo senza rischi per la salute non come gli ormoni che ti facevano crescere le cose  cattive, come appunto il tumore”.

Armstrong si getta poi in una digressione sul rapporto tra ciclismo ed Italia, Il texano ha passato molto tempo nel nostro paese, prima sulle rive del Lago di Como, poi frequentando il noto medico ferrarese Michele Ferrari (ricordiamo la assurda vicenda dell’inseguimento a Filippo Simeoni reo di aver segnalato la cosa). Le parole che escono dalla bocca dell’ex ciclista a stelle e strisce sono bordate graffianti che potrebbero ferire la sensibilità di molti.

Dopo un chiaro attacco ad Ivan Basso “l’Italia lo glorifica, gli da un poso di lavoro e lo invita in tv” ecco il paragone azzardatissimo con il Pirata con cui in strada non c’è mai stata simpatia:

“Gli italiani amavano ciclisti pieni di Epo, ma poi hanno distrutto e ucciso Marco Pantani. Lui è morto, fottutamente morto. La Germania disprezza Ullrich e gli americani mi odiano. Per tre come noi non ci sarà redenzione”.

 

 

Lance vs The Last Dance due serie cult

Lance Armstrong vs Michael Jordan: The last dance

Lance vs The Last Dance due facce opposte dello sport professionistico: il modello Armstrong e quello dei Chicago Bulls di Michael Jordan

Lance

Lance

Lance, il documentario di ESPN sul ciclista texano da una parte, The Last Dance il documentario sui Chicago Bulls di Michael Jordan dall’altro. Due fenomeni diametralmente opposti dello sport-business americano. Il modello Bulls che ha letteralmente segnano un’epoca d’oro del basket a stelle e strisce contro il modello Armstrong che ha segnato una delle pagine più nere del ciclismo mondiale.
The Last Dance ovvero l’ultimo ballo è la serie Tv divenuta già cult che racconta l’evoluzione di una delle squadre più forte e vincente di sempre (non solo nella pallacanestro), i Chicago Bulls, che ha espresso con ogni probabilità il miglior basket di sempre.
Lance, la serie di ESPN, in quattro ore ripercorre la nefasta vicenda di Armstrong: insomma un Last Dance al contrario. Il texano, campione pronto a tutto per ottenere la vittoria sin dal primo secondo trascorso su questo pianeta che dichiara “è un miracolo che non sia diventato un serial killer”, viene narrato senza veli nella serie tv. Un percorso aspro, come aspro era (è?) il carattere di Lance che fin da giovane atleta, pronto a falsificare il certificato di nascita per partecipare ad una corsa, appare come spregiudicatamente pronto a tutto.
Forse nella formazione del carattere dell’ex atleta simbolo dell’US Postal ha influito l’assenza del padre naturale e la presenza di un patrigno violento. Lo stesso Terry Armstrong conferma questa ipotesi:

“l’ho trattato come un animale e per questo è diventato un campione”.

Se Jordan ha sempre dimostrato una valida “cattiveria agonistica”, il texano ha spesso spiccato per l’assenza di scrupoli. Simbolo dell’America post Reganiana, Lance mostra tutta la sua prepotenza da cowboy texano imbrogliando, mentendo e camminando sul filo del rasoio.
Inevitabile in un racconto su Lance parlare della vicenda legata al cancro forse proprio legata all’assunzione di sostanze vietate. Nel documentario il texano rivela di aver iniziato a doparsi già nel 1992 e non nel 1996 come raccontato nella sua confessione shock ad Oprah.
“Ho sempre chiesto, sempre saputo e ho sempre preso le mie decisioni da solo. Sapevo quello che stava succedendo.” dichiara Lance parlando delle iniezioni a cui fin da neo professionista venne sottoposto.
Campione del Mondo ad Oslo nel 1994, Armstrong venne costretto al ritiro due anni dopo per un cancro ai testicoli: “non posso escludere che via sia un legame tra il doping e la malattia ma l’unica volta in cui ho fatto uso dell’ormone della crescita è stato proprio nel 1996” ha spiegato Lance.
Armstrong dimostra “tolleranza” nei confronti dell’EPO:

“per molti aspetti è un prodotto sicuro se viene usato con parsimonia, sotto supervisione medica. Ci sono sostanze più pericolose che vengono iniettate nel corpo”.
Il doping “era già radicato nello sport, quando sono arrivato dal Texas, – spiega Lance – siamo passati dal doping a basso numero di ottani, che era sempre esistito, a questo carburante per razzi. Questa è stata la decisione che abbiamo dovuto prendere”.

Un ritratto duro di questo campione del bluff che dimostra però un atteggiamento diverso quando si parla del rivale ed amico Jan Ullrich, il vincitore del Tour de France 1997, caduto in disgrazia nel 2018 a cui Lance ha teso la mano:
Ullrich era astato dimesso dall’ospedale psichiatrico nel quale era stato ricoverato dopo alcuni episodi di violenza. “Sono andato a trovarlo perché lo amo, è una delle persone più importanti della mia vita ha spiegato
dopo una serie di accuse di aggressione. “Il motivo per cui sono andato a trovarlo è che lo amo”, risponde Armstrong, prima di scoppiare in lacrime. “Non è stato un bel viaggio. È stata la persona più importante della mia vita” ha spiegato Lance prima di scoppiare in lacrime.

Fabio Jakobsen vince il torneo dei velocisti di The Challenge of Stars

Fabio Jakobsen vince il torneo dei velocisti

Il corridore olandese ha battuto in finale Filippo Ganna e si è aggiudicato la prima edizione del primo torneo ad eliminazione diretta sulla piattaforma BKOOL

 

La sfida tra i velocisti di The Challenge of Stars si è conclusa con il successo di Fabio Jakobsen (Deceuninck – Quick Step). Il campione olandese su strada ha preceduto nella volata finale il campione italiano a cronometro Filippo Ganna, lungo i 1200 metri con una pendenza media dello 0.97% e massima del 2.53%, ambientati nella campagna toscana ricreata dal software BKOOL.

Il torneo si era aperto con i quarti di finale: Pascal Ackermann (BORA-Hansgrohe) ha battuto Nacer Bouhanni (Team Arkéa Samsic); Fabio Jakobsen (Deceuninck – Quick Step) ha sconfitto il campione del mondo in carica Mads Pedersen (Trek – Segafredo) mentre Jasper De Buyst (Lotto Soudal) si è imposto su Tim Merlier (Alpecin-Fenix). Nell’ultimo quarto di finale Filippo Ganna (Team Ineos) ha battuto il connazionale Matteo Trentin (CCC Team).

Nelle semifinali il campione olandese Fabio Jakobsen ha sconfitto Pascal Ackermann mentre Filippo Ganna ha battuto Jasper De Buyst, prima dell’epilogo finale con il successo del campione olandese Fabio Jakobsen sul campione italiano a cronometro Filippo Ganna.

Fabio Jakobsen, vincitore del torneo dei velocisti di The Challenge of Stars ha detto:

“Sono molto felice per questo successo. Una volata di 1200 metri richiede uno sforzo più prolungato di un normale sprint di gruppo, le mie gambe mi fanno veramente male adesso! Ho cercato di controllare spesso lo schermo per restare vicino ai miei avversari nella prima parte della prova per poi aprire il gas e dare tutto negli ultimi 500 metri.
È divertente correre un nuovo formato di gara come questo, soprattutto in questo momento in cui non possiamo gareggiare per strada: mi manca il Giro d’Italia. The Challenge of Stars è qualcosa di diverso rispetto alle gare a cui siamo abituati ma devo ammettere che sentivo la tensione prima di affrontare ogni sfida”. 

Il secondo classificato Filippo Ganna ha detto:

“È stata una bella giornata, sono stato un po’ sfortunato nel finale, ho avuto un piccolo problema meccanico e Jakobsen è andato veramente forte! Le mie gambe stavano bene, questo formato con volate brevi ed esplosive si adatta bene alle mie caratteristiche, devo ammettere che lo sforzo si fa sentire, anche se sono solo 1200m. Sicuramente gareggiare così è qualcosa di nuovo e differente; in una gara normale sai meglio cosa sta succedendo intorno a te, qui devi controllare costantemente il tuo schermo ma alla fine ciò che le accomuna è il mal di gambe dopo il traguardo”.

FONTE COMUNICATO STAMPA

The Challenge of Stars: ufficializzato l’elenco dei partenti, c’è anche Chris Froome

The Challenge of Stars: ufficializzato l’elenco dei partenti

The Challenge of Stars: finalizzato l’elenco dei 16 corridori, 8 velocisti e 8 scalatori, che si affronteranno nel torneo virtual sabato e domenica 23 e 24 maggio

 

Ufficializzato l’elenco partenti, 8 scalatori e 8 velocisti, che si sfideranno il prossimo 23 e 24 maggio nel “The Challenge of Stars”, il primo torneo virtuale tra corridori professionisti ad eliminazione diretta.

I professionisti si sfideranno virtualmente, due alla volta, in alcune delle località italiane più conosciute nel mondo, con lo Stelvio e la campagna toscana che faranno da cornice alle competizioni di scalatori e velocisti. Due profili differenti le cui caratteristiche saranno ricreate dal software BKOOL e dai rulli interattivi con cui saranno equipaggiati tutti i corridori.

Tra i grandi nomi al via Vincenzo Nibali e Giulio Ciccone (Trek – Segafredo), Chris Froome (Team Ineos), Jakob Fuglsang (Astana Pro Team), Tim Merlier (Alpecin-Fenix), Pascal Ackermann (Bora–Hansgrohe), Warren Barguil (Arkéa–Samsic), Rafał Majka (Bora–Hansgrohe), il campione del mondo su strada Mads Pedersen (Trek – Segafredo), Nacer Bouhanni (Team Arkéa Samsic), Fabio Jakobsen (Deceuninck – Quick Step), Caleb Ewan (Lotto Soudal), Matteo Trentin (CCC Team), Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Simon Geschke (CCC Team) e Filippo Ganna (Team Ineos).

Chris Froome ha dichiarato: “In un momento come questo, non potendo sfidarsi all’aperto, è bello poter usare la tecnologia per organizzare un evento come The Challenge of Stars e offrire intrattenimento agli appassionati di ciclismo. Non vedo l’ora di affrontare questo nuovo tipo di sfida contro alcuni dei migliori corridori del nostro sport”.

Jakob Fuglsang ha detto: “Sicuramente vista la situazione attuale, con le tante gare che sono state cancellate o spostate, il ciclismo indoor è un’ottima alternativa per allenarsi in attesa di tornare a competere all’aperto. Aspettiamo di poter correre le gare che sono state collocate nel nuovo calendario internazionale, nel frattempo è bello poter assaggiare un po’ di competizione e agonismo con sfide virtuali tra professionisti come con il The Challenge of Stars”.

PERCORSI
I velocisti si sfideranno lungo 1200 metri con una pendenza media dello 0.97% e massima del 2.53%, mentre gli scalatori si affronteranno su una salita di 2,9 km con pendenza media del 8.69% e punte fino al 12.75%.

LE STELLE AL VIA – I VELOCISTI / PASSISTI

  • Pascal Ackermann (BORA-Hansgrohe)
  • Mads Pedersen (Trek – Segafredo)
  • Nacer Bouhanni (Team Arkéa Samsic)
  • Tim Merlier (Alpecin-Fenix)
  • Fabio Jakobsen (Deceuninck – Quick Step)
  • Caleb Ewan (Lotto Soudal)
  • Matteo Trentin (CCC Team)
  • Filippo Ganna (Team Ineos)

 

LE STELLE AL VIA – GLI SCALATORI

  • Rafał Majka (Bora–Hansgrohe)
  • Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo)
  • Giulio Ciccone (Trek-Segafredo)
  • Warren Barguil (Team Arkéa Samsic)
  • Jakob Fuglsang (Astana Pro Team)
  • Thomas De Gendt (Lotto Soudal)
  • Simon Geschke (CCC Team)
  • Chris Froome (Team Ineos)

 

THE CHALLENGE OF STARS SUI SOCIAL E IN TV
The Challenge of Stars avrà distribuzione televisiva internazionale con VRT Sporza host broadcaster dell’evento. Sui profili social ufficiali dell’evento (Facebook, Instagram, Twitter) si potranno trovare tutte le informazioni e i contenuti multimediali in avvicinamento alle finali del torneo: la composizione del tabellone e i sondaggi con gli utenti per pronosticare i 2 vincitori (scalatore e sprinter).

 

FONTE COMUNICATO STAMPA

Froome lascia il Team Ineos?

Froome lascia il Team Ineos? Possibile!

Froome lascia il Team Ineos? La notizia clamorosa viene lanciata dal sito cyclingnews, sul kenyano bianco potrebbe esserci la Bahrain-McLaren

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

 

Chris Froome  lascia la Ineos? La notizia è clamorosa e ancora più clamorosa è la possibilità che il divorzio inateso possa avvenire già nel corso del 2020. La notizia è stata lanciato dall’autorevole sito cyclingnews.com e ha scatenato un vero e proprio vespaio sui social network e, era inevitabile, tra gli addetti ai lavori.

La situazione è in evoluzione ma alcuni dati oggettivi possono portare a credere che questa indiscrezione possa in qualche modo diventare realtà. Partiamo dal presupposto che anche un gruppo formidabile sia sotto l’aspetto tecnico che economico possa in qualche modo patire le conseguenze della pandemia di Covid19. Il colosso del ciclismo ha in casa diversi atleti di primo piano da Bernal a Thomas e il buon Chris potrebbe risultare, a fronte dei suoi 35 anni, un po’ attempato per le esigenze di squadra.

Il britannico è reduce, poi, dal terribile incidente del Giro del Definato 2019 che ne ha messo a rischio la carriera e dal quale giura di essere tornato al 100% ma che potrebbe, al contempo, aver messo qualche tarlo nella dirigenza del Team Ineos. A questo va aggiunto che il contratto del quatto volte vincitore del Tour de France è in scadenza e, strategicamente, la squadra punterebbe maggiormente sull’emergente (e vincete) Bernal (o su Thomas) che non vedrebbe di buon occhio un ruolo di gregario di Chris Froome.

Sulle tracce del forte cicista britannico ci sarebbero almeno due tream tra cui il ricco Team Bahrain-McLaren.

 

Oleg Tinkov ha la leucemia

Oleg Tinkov ha rivelato di avere una forma di leucemia acuta

Oleg Tinkov, magnate russo ex patron del noto team professionistico ha rivelato di essere affetto da una forma di leucemia acuta

Oleg Tinkov

Oleg Tinkov

Oleg Tinkov istrionico patron della formazione World Tour Tinkoff, ha rivelato di avere una forma di leucemia acuta.

Il 52enne miliardario russo è stato un personaggio nel ciclismo, ha posseduto due squadre ed ha sempre preso posizioni scomode

“In questi giorni, non sono apparso in pubblico, il che ha causato alcune domande e speculazioni, soprattutto alla luce del fatto che il processo è in corso”, ha dichiarato Tinkov in una nota . “E anche se non volevo divulgare i dettagli, sembra che sia giunto il momento di informarti che mi è stata diagnosticata una forma acuta di leucemia. Ho avuto affrontato le salite senza paura, ma questa sarà la più grande di sempre. Un enorme grazie ai miei amici, ai miei figli e a mia moglie”.

 

Tinkov attualmente risiede a Londra e sta cercando di respingere gli sforzi delle autorità statunitensi che lo accusano di tasse arretrate. Un tribunale di Londra ha ordinato a  Tinkov di consegnare il passaporto e di restare in contatto con le autorità più volte alla settimana per confermare che sta seguendo gli ordini del tribunale.

Figlio di un minatore di carbone, Tinkov ha costruito la sua fortuna iniziando scarpe e jeans che avrebbe importato dall’Europa occidentale per poi avviare una serie di birrifici ed infine approdare nel mondo del credito attraverso una società che poi è diventata una banca.

Ex ciclista nel 2006  ha fondato un team di terzo livello chiamato Tinkoff Restaurants con una formazione tutta russa che ha preso poi il nome di Tinkoff Credit System nelle due stagioni successive firmando, tra gli altri, Tyler Hamilton e Jorg Jaksche.

Dopo la stagione 2008, ha ceduto la licenza del team a Igor Makarov che ha creato il team Katusha,poi chiuso alla fine del 2019.

Tinkov è rientrato nel ciclismo con la Saxo Bank-Tinkoff con atleti di grido come Alberto Contador e Peter Sagan. Il team ha chiuso alla fine della stagione 2016.

Doping: il buco nero del covid19?

Doping ai tempi del coronavirus, un’esplosione?

Doping: l’epidemia di Covid19 ha inevitabilmente ridotto il numero dei controlli sugli atleti, questo potrebbe creare un preoccupante buco nero

Doping

Doping

Doping ai tempi del Covid19: il lockdown forzato ha quasi certamente modificato la vita di molti cicloamatori e sicuramente ha stravolto la abitudini e il calendario dei professionisti ma uno dei problemi più inquietanti riguarderebbe la diffusione del doping.

Il rischio di contagio ha bloccato moltissime attività economiche, le scuole, le relazioni sociali e, va detto, anche i controlli antidoping. Non è un’opinione personale ma è stato lo stesso presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, David Lappartient, che ha recentemente ammesso come i test antidoping siano diminuiti di circa il 95%. Il dato va ancora confermato da parte dell’UCI ma la WADA non ha smentito i numeri aumentando la preoccupazione negli amanti del “ciclismo pulito”.

Un calo così sensibile dei controllo è certamente visto con preoccupazione da molti in quanto una “potenza di fuoco” di soli 5% dei controlli pre-covid è certamente inadeguata per combattere una delle piaghe del ciclismo e, anzi, potrebbe essere un “liberi tutti” per chi volesse imbrogliare.

Il grido d’allarme è stato lanciato anche da due volti noti del pedale come Martin e Kittel che hanno lanciato il loro grido sul rischio di un  “Pericolo doping con il coronavirus

“C’è un pericolo potenziale dovuto al numero ridotto di controlli – ha spiegato Martin – ma spero che prima dell’inizio delle competizioni si possano effettuare i test e poi che l’attività riprenda regolarmente. In questo modo potremmo pensare al ciclismo pulito”.

. Nelle ultime settimane, Tom Dumoulin, Romain Bardet, e Thibaut Pinot hanno rivelato di non essere stati testati da un po ‘di tempo (Pinot non viene testato dall’ottobre 2019!): Pensare che controlli così ridotti possano essere efficaci è chiaramente utopistico!

Una ammissione del calo drammatico (e purtroppo prevedibile) dei controlli è arrivato anche dall’organo antidoping dell’UCI , il CADF che ha ammesso come il 15 marzo sia stato uno spartiacque sul numero dei controlli.

 

 

Sul tema è intervenuto anche Robin Parisotto, ex componente del CADF per il programma del passaporto biologico, che ai microfoni di cyclingnews si è detto preoccupato sulla possibilità che in assenza di controlli il ricorso al doping possa crescere in modo esponenziale:

“un programma che lavoro al 5% delle sue potenzialità non ha valore, è una perdita di tempo perché così pochi ciclisti risulterebbero positivi. Non può esistere un programma di test con un calo del 95% dei controlli”.

Numeri così bassi, non occorre essere un esperto di statistica per comprenderlo, risultato del tutto inefficaci per combattere una piaga profonda nel mondo dello sport e, potrebbero, come dette, essere uno “sprone” a chi vuole imbrogliate. Chiaramente questa situazione non è dettata dalla volontà di aprire al doping ma le conseguenze, seppur senza un reale colpevole, potrebbero essere devastanti.

Ovviamente nessuno, anche in questa fase, ha la certezza di essere esente da controlli ma certamente per il calcolo delle probabilità è molto più facile farla franca in questo stato di riduzione drammatica dei controlli. Di contro va detto che la riduzione della libertà di movimento può rendere più difficile commercializzare e entrare in possesso di sostanze vietate.

Le conseguenze del buco nero che si è creato è quello che anche i dati legati al passaporto biologico degli atleti possano essere meno attendibili: il passaporto è un deterrente ma ora che si sa che i controlli non ci sono il potere di questo strumento è inevitabilmente ridotto.

Se l’UCI è stata pronta a rivedere il calendario delle corse per non perdere l’intera stagione 2020, ora ci si attende che possa trovare un valido “piano B” per riprendere con i controlli sugli sportivi per non rischiare di fare passi indietro che possano minare la credibilità (già messa a dura prova in passato) del ciclismo mondiale.

L’Agenzia mondiale antidoping  ha emanato, va detto, delle direttive rivolte alle agenzie nazionali e alcuni esperti non credono che il rallentamento dei controlli sia automaticamente legato al “ritorno all’imbroglio”:  Olivier Niggli dell’agenzia antidoping Svizzera,  sostiene che uno sportivo che assumesse doping oggi “non ne trarrebbe un grande vantaggio, non basta infatti sedersi sul divano e prendere una pastiglia”.

 

 

Giro virtual, l’Astana ipoteca la maglia rosa

Giro virtual, Fuglsang e Lutsenko dominano a Sestriere

Giro Virtual, Jakob Fuglsang e Alexey Lutsenko portano l’Astana Pro Team a un passo dalla Maglia Rosa finale che verrà assegnata sabato

 

È stata l’Astana Pro Team a vincere la sesta frazione del Giro d’Italia Virtual: 31,5 km e 1.180 metri di dislivello con l’arrivo in salita di Sestriere, parte finale della tappa 20 della Corsa Rosa (Alba – Sestriere, da Briancon).
Jakob Fuglsang (1:06’04”, miglior tempo individuale) e Alexey Lutsenko hanno fatto segnare il miglior tempo complessivo, 2:13’24”, regalando il successo a l’Astana Pro Team, precedendo la Bardiani CFS Faizanè di 5’47” e la Nazionale Italiana di 10’46”.

Il team kazako conserva la Maglia Rosa e incrementa il vantaggio nella generale: 48’26” sul Team Jumbo – Visma, secondo e 1:00’43” sulla Androni Giocattoli – Sidermec, terza.

Nella Pink Race successo di tappa per l’Astana Women’s Team (tempo complessivo di 2:45’48”) con Katia Ragusa che ha fatto segnare il miglior tempo tra le donne (1:16’54”) e Liliana Moreno. Nazionale Italiana seconda a 9’35”, Trek-Segafredo terza di giornata a 10’35”.

La Trek-Segafredo conserva la testa nella generale con 22’11” sulla Nazionale italiana e 1:00’56” sull’Astana Women’s Team.

Sabato 9 maggio, appuntamento con la cronometro individuale finale sul tracciato della tappa 21 della Corsa Rosa, Cernusco sul Naviglio-Milano, Cronometro Tissot (Tappa Completa 15,7 Km – Dislivello 30), che deciderà i vincitori del Giro d’Italia Virtual e della Pink Race.

Katia Ragusa ha fatto segnare il miglior tempo tra le donne (1:16'54")

Katia Ragusa ha fatto segnare il miglior tempo tra le donne (1:16’54”)

 

ISCRIZIONI, INFO E REGOLAMENTO SULLA NUOVA PIATTAFORMA  WWW.GARMINVIRTUALRIDE.COM/IT
Al Giro d’Italia Virtual possono partecipare tutti gli appassionati, italiani e stranieri, che siano in possesso di un account Garmin Connect. Basterà iscriversi gratuitamente al sito web www.garminvirtualride.com/it, caricare i file GPX delle sette tappe del Giro d’Italia Virtual e installarli sul proprio ciclocomputer  Garmin Edge. Cosa serve ancora? Solo un rullo interattivo Tacx o di altro costruttore, su cui collocare la propria bicicletta, da connettere all’Edge. A questo punto il “ciclista” potrà partecipare a tutte le tappe nelle date come da calendario. L’iscrizione sarà valida per tutte le tappe del progetto. L’area di iscrizione verrà divisa in 4 gruppi: Amatori, Legends, Pro e Woman che avranno quattro classifiche distinte. La piattaforma è in quattro lingue mentre il regolamento in italiano e inglese.

GLI SPONSOR DEL GIRO D’ITALIA VIRTUAL BY ENEL
In attesa di poter vivere la Corsa Rosa lungo le strade d’Italia, parte il Giro d’Italia Virtual by Enel, l’esperienza digitale della Corsa Rosa in collaborazione con Garmin Edge e Tacx e con gli official sponsor Castelli, Bianchi, NAMEDSPORT, Segafredo e Toyota.

RACCOLTA FONDI PER LA CROCE ROSSA ITALIANA ATTRAVERSO RETE DEL DONO
Il Giro d’Italia Virtual vivrà anche di un’iniziativa di raccolta fondi sul portale www.retedeldono.it/giro. Per tutto il periodo del Giro d’Italia Virtual, fino al 10 maggio, si potrà donare a favore della Croce Rossa Italiana che è attiva in prima linea fin dall’inizio dell’allerta Covid-19 con molteplici ruoli, tra cui soccorso in emergenza, supporto sanitario, psicologico, logistico, informativo, di controllo, screening e sta svolgendo molte altre attività cruciali nella battaglia contro questa epidemia. La campagna di crowdfunding si appoggia sulla piattaforma Rete del Dono, partner storico di RCS Sport, già coordinatore dei più importanti charity Program legati al mondo dello sport tra cui Milano Marathon e Gran Fondo Strade Bianche. Nelle ultime settimane Rete del Dono ha attivato oltre 70 campagne di raccolta fondi finalizzate all’emergenza Covid-19.
Inoltre Castelli si impegna a donare 5 euro alla Croce Rossa Italiana per ogni #Giro102 Race Jersey che verrà acquistata attraverso il sito http://castelli-cycling.com/.

#GIROVIRTUAL

FONTE COMUNICATO STAMPA

Tour of the Alps guarda avanti: arrivederci nel 2021

Tour of the Alps guarda avanti: arrivederci nel 2021

L’organizzazione della gara a tappe euroregionale vista la complessa situazione del calendario dopo l’epidemia, annuncia la decisione di rinunciare all’edizione 2020 per riproporsi ad aprile del prossimo anno

 

Tour of the Alps

 

Mentre il ciclismo cerca in ogni modo di salvare almeno parte della stagione 2020, il Tour of the Alps – come moltissime altre manifestazioni del calendario internazionale – ha deciso di rinunciare e puntare direttamente al 2021, dandone comunicazione quest’oggi all’Unione Ciclistica Internazionale, alla Federazione Ciclistica Italiana ed alla Lega Ciclismo Professionistico.

Dopo aver dovuto desistere dall’effettuazione dell’evento euroregionale a tappe appartenente alla categoria UCI ProSeries (era in programma dal 20 al 24 aprile), gli organizzatori del GS Alto Garda insieme ai propri partner hanno preso atto della situazione di perdurante incertezza che non offre prospettive praticabili per una nuova data, ammesso che l’attività professionistica riesca a rimettersi in moto salvando almeno i grandi giri e le classiche monumento.

 

“L’impossibilità di organizzare in modo adeguato il Tour of the Alps nel 2020 è nell’evidenza dei fatti – il commento del Presidente del GS Alto Garda, Sen. Giacomo Santini –. La situazione generata dall’epidemia di COVID-19 e le sue ricadute sullo sport hanno determinato una scelta senza alternative, condivisa con i nostri partner ai quali va il ringraziamento per non averci mai fatto mancare il proprio sostegno. La salute e la sicurezza delle persone vengono prima di ogni cosa, e sport come il ciclismo si trovano ad affrontare criticità notevoli in tal senso. Per questo preferiamo concentrarci sul 2021, nella nostra data naturale ad aprile”.

 

Con l’inizio della fase2 dell’emergenza epidemica, la macchina organizzativa del Tour of the Alps si rimetterà in azione per preparare la manifestazione del prossimo anno, fiduciosa di poter confermare l’alto livello tecnico-spettacolare e la massiccia partecipazione di formazioni World Tour anche nel 2021.

Image

 

FONTE COMUNICATO STAMPA