3T Strada 1X 2018: la bicicletta del Team Aqua Blue Sport

3T 1X 2018: ecco il debutto tra i pro!

3T Strada 1X 2018 bicicletta messa a disposizione per la stagione 2018 del Team Aqua Blue Sport un modello davvero innovativo

3T Strada 1X 2018

3T Strada 1X 2018

3T Strada 1X 2018 sarà la bicicletta adoperata dalla squadra professional irlandese Team Aqua Blue Sport. Il marchio 3T, noto per manubri e accessori, farà il suo debutto come produttore di telai tra i Pro (la produzione di telai è partita lo scorso anno).

3T, nota sul mercato per le sue biciclette Gravel, presenta il suo primo telaio da strada pensato per un sistema senza deragliatore: cioè con moltiplica singola. Il debutto avverà, appunto, con i colori della compagine Irlandese e, con la trasmissione 1X Sram, presenta una soluzione alternativa per tutte quelle situazione in cui non servano rapporti estremi e certamente questo tra i professionisti può avere più che un senso.

Intendiamoci, anche tra i pro possono accadere situazioni assolutamente estreme, e sarà interessante capire come il mezzo si comporterà. E’ una scommessa accattivante quella di presentare un mezzo in cui si può agire sulla scelta della singola anteriore e sul pacco pignoni posteriore (il marchio 3T ne ha prodotto uno con pignone da 9 denti).

Il telaio è stato progettato per ottimizzare il design della bici ed esplorare come le bici potrebbero funzionare con una singola corona anteriore. La decisione ha creato un sacco di discussioni quando è stato rilasciato e ancor più quando una squadra di ciclismo professionista ha deciso di rischiare nell’impiego di un simile modello.

Sarà interessante verificare se la 3T Strada 1X 2018 sarà utilizzata in tutte le corse o se verrà approntata una versione tradizionale per i percorsi più difficili.

ll telaio in dotazione è il modello Strada di 3T e molti indizi portano a pensare che si potrà vedere il debutto di n pacco pignoni a 12 velocità tra i professionisti

Merida Reacto III: la bicicletta del team di Vincenzo Nibali

Merida Reacto III la bicicletta ufficiale del Team Bahrain

Merida Reacto III la bicicletta di Vincenzo Nibali e del suo Team Bahrain migliorata nella versione per la stagione 2018

Merida Reacto III

Merida Reacto III

Merida Reacto III, la bici da corsa sarà uno dei tre modelli utilizzati dal Team Bahrain e verrà commercializzata in due versioni: con freni a disco e freni tradizionali con i pattini.

La Reacto venne introdotta per la prima volta nel 2011 per poi essere rivista nel 2013 con la versione Aero e nel 2018, appunto, con il modello “III”. Ogni versione successiva ha migliorato aerodinamica, comfort e peso e la stessa casa produttrice ha dichiarato: “è stato il momento di tornare al tavolo da disegno per creare la Reacto III, la bici da corsa più leggera più aerodinamica e più veloce nella storia di Merida”.

Il team Bahrain Merida può dunque disporre di tre modelli di biciclette: la Merida Reacto III, la Merida Scultura (che invece viene previlegiata per la leggerezza) e la Merida Warp TT (per le cronometro).

Il colosso di Yuanlin ha introdotto i freni a disco per la prima volta da quando esiste la serie Reacto con una maggiore efficienza aerodinamica rispetto a quelli tradizionali, quantificabile in 1 Watt in meno a 45 km/h.

Merida Reacto III: Aerodinamica

La nuova Reacto, secondo quanto dichiarato da Merida, è aerodinamicamente più efficiente del 5 % rispetto alla versione precedente, con un guadagno di almeno 8 Watt a 45 km/h, il tutto grazie allo snellimento della sezione del tubo, con l’inserimento di una connessione inferiore e aggiungendo un pozzetto a un pezzo con funzioni integrative.

I foderi verticali hanno una curva più ampia verso la cassetta, così da ottenere un miglioramento aerodinamico.

Il tubo dello sterzo e il tubo superiore sono stati progettati per funzionare con il  Vision Metron 5D  integrato.

Merida Reacto III: migliora il Comfort

Foderi posteriori verticali ridisegnati consentono miglioramento in termini di comfort inoltre sono stati apportati miglioramenti ai reggi-sella S-Flex introducendo una sezione trasversale più sottile con un miglioramento percentuale del 10%.

Il peso dichiarato dalla casa per la Reacto III (nella versione con i freni tradizionali) è sceso da 2,046 g a 1,695.5 g. Una riduzione dunque del 17,13% (il peso del telaio è1,010 g  mentre quello della forcella è 368g) grazie alla contrazione del diametro del tubo e utilizzando diversi layups in fibra di carbonio.

Oltre ad essere disponibile con freni tradizionali e a disco, la Merida Reacto III  (come la Scultura) prevede le versioni CF2 e CF4 (CF sta per fibra di carbonio).

La versione CF4 del Reacto III presenta distanziali speciali che si integrano con il manubrio Vision Metron 5D  della FSA mentre la versione  CF2 presenta distanziatori di forma aero che lavorano con il manubrio di serie.

Il cuscinetto superiore per entrambe le versioni è 11/8. Per la CF2 il cuscinetto inferiore è 11/2 mentre per la CF4 viene montato un 11/4.

Merida Reacto III: Freni tradizionali e freni a disco

I freni tradizionali a pinza sono quelli a montaggio diretto la tecnologia impiegata per i freni a disco è la più recente:

è previsto un  componente forgiato in alluminio posizionato tra il freno ed il telaio/forcella, al fine consentire la dissipazione del calore attraverso le alette di raffreddamento.

La versione CF4 utilizza per i freni a disco tecnologia Axle Rapid Technology introdotta da Focus per il cambio ruota veloce in corsa.

Balsamo Tigre e ciclismo, come funziona?

Balsamo Tigre come adoperarlo per il ciclismo?

Balsamo Tigre mistura a base di erbe selezionate inventata da Aw Chu Kin adoperabile dai ciclisti per ridurre infiammazioni e contratture

Balsamo Tigre

Balsamo Tigre

Balsamo Tigre  (tiger balm in Inglese) venne ideato nell’ottocento da un erborista cinese trasferitosi in Birmania, tale Aw Chu Kin al fine di produrre una crema dalle proprietà analgesiche.

 Aw Chu Kin, ispirandosi agli unguenti e agli oli essenziali utilizzati nella medicina tradizionale della sua terra, realizzò una mistura a base di erbe minuziosamente selezionate che, contrariamente a quanto si pensi, non ha nulla a che fare con le Tigri.

Alcune voci, infatti, danno credito alla leggenda secondo cui la ricetta originale conterrebbe grasso ed ossa di tigre e che questa crema sia una delle cause principali dell’estinzione di questo magnifico animale.

Il riferimento all’animale è semplicemente legato al simbolismo della Filosofia Taoista in cui la tigre simboleggia la forza, il coraggio e la prosperità.

Balsamo Tigre: la commercializzazione

Aw Boon Haw, figlio dell’inventore originario, fu il primo a mettere in commercio il Balsamo Tigre nel 1926 e nel giro di qualche anno il prodotto ottenne un successo mondiale.

Anche ai giorni questa crema è molto diffusa soprattutto tra atleti e ciclisti e, nonostante la grande richiesta, viene ancora prodotto secondo l’antico metodo artigianale dalla fabbrica Haw Par Healthcare di Singapore.

Balsamo Tigre contro i dolori muscolari del ciclista

Le proprietà analgesiche del Balsamo Tigre lo rendono adatto per trattare localmente i dolori muscolari causati da contratture, affaticamento e indolenzimento,  dolori tipici dell’attività ciclistica. Questo suo impiego fa si che spesso i ciclisti lo utilizzino per lenire i dolori ma anche come pomata riscaldante prima delle corse ed è consigliato anche per i piedi stanchi e come rilassante muscolare prima dell’esercizio fisico.

 

Balsamo Tigre: ingredienti

  • Canfora 25,0%
  • Mentolo 10,0%
  • Olio di cajuput 7,0%
  • Olio di menta dementolato 6,0%
  • Olio di cassia 5,0%
  • Olio di chiodi di garofano 5,0%

Il resto è a base di paraffina e petrolato (42,0%)

Balsamo Tigre: le due tipologie

Balsamo tigre bianco: forma più leggera, utilizzata per lenire alcune forme di mal di testa, il raffreddore e le punture delle zanzare. Tra gli ingredienti troviamo: canfora, mentolo, olio essenziale di menta piperita, olio essenziale di cajeput, olio essenziale di eucalipto ed olio essenziale di chiodi di garofano.

Balsamo tigre rosso: è più forte ed è indicato come antinfiammatorio in caso di dolori articolari e muscolari. Tra gli ingredienti, oltre a quelli già menzionati per la versione bianca, troviamo anche l’olio essenziale di cassia e di cannella. Il colore rosso di questo balsamo è dovuto alla presenza di idrossido di ammonio.

Gelu Carbon Creation K1: la sella più leggera al mondo

 

Gelu Carbon Creation K1: una sella che pesa meno di 40 grammi

Gelu Carbon Creation K1 marchio di Angel Ivanof  ha messo in commercio la sella più leggera al mondo: solo 37,3 grammi per un prodotto in carbonio speciale

Gelu Carbon Creation K1

Gelu Carbon Creation K1

Gelu Carbon Creation K1 marchio di Angel Ivanof  creato nel 2013 che sta portando il Portogallo ai vertici della produzione mondiale di biciclette e accessori. Non tutti sanno che  il Portogallo è un paese emergente in questo settore ma i dati di mercato sono inconfutabili: il mercato lusitano delle biciclette è in assoluto fermento. Uno dei marchi più noto è Prototype che fornisce le ruote con cerchio in carbonio alla squadra di Coppa del Mondo Primaflor Mondraker Rotor Ragin Team, ma non è il solo.

Se avete la passione per le biciclette super leggere allora dovreste imparare a  conoscere la  Gelu Carbon Creation marchio creato da Ivanof e che da inizio 2018 ha messo in commercio la sella più leggera al mondo, disponibile sia per MTB che per Strada.

La Gelu Carbon Creation K.3 da mountain bike (48,8 grammi) e la K.1 specifica per la strada (37,3 grammi). Per fare un paragone la Selle Italia SLR C59, lanciata sul mercato lo scorso 2017 come sella più leggera mai prodotta dall’azienda veneta, pesa circa 60 grammi e costa 449 euro.

 

Gelu Carbon Creation K1: parla Angel Ivanof

Il mio primo contatto con materiali compositi è avvenuto quando avevo 13 anni. Ero un giovane atleta di canoa che passava ore nel nostro laboratorio di “master” della flotta stupito con tutti i materiali impregnati di un forte profumo di resina. Sentivo che quello era il mio “laboratorio” se potessi essere lo per il me stesso scienziato. Negli anni successivi mi sono concentrato sull’essere un atleta a tempo pieno, ma ogni volta che ho potuto e che ho avuto a disposizione l’ho passato a fare esperienze usando materiali più nobili come le resine di carbonio, kevlar e resina epossidica.

Nel 1993, ho abbandonato la competizione e sono venuto in Portogallo dove ho iniziato una il mio lavoro nei materiali compositi lavorando nel tessuto e nella riparazione di imbarcazioni nautiche (canoa, canottaggio, windsurf, surf …).

Nel 1999 sono entrato nel mondo composito aeronautico e avanzato. Nel 2005 ho iniziato ad applicare tutte le conoscenze e le esperienze acquisite nel mondo del ciclismo. Un anno dopo la nascita del primo prototipo 100% in carbonio, pesava 120 g. Passarono gli anni e dopo diversi modelli di test a cui ho raccolto l’esperienza di un ortopedico e di un ingegnere nasce un prodotto straordinario con grande qualità, comfort e affidabilità. Le selle Gelu sono il risultato della mia passione per i materiali compositi e per lo sport e sono molto orgoglioso di condividerle con voi.

 

Gelu Carbon Creation K1: : dettagli tecnici

  • Peso: +/- 49g
  • Dimensioni: 242/122 (mm)
  • Materiale utilizzato – scafo: 100% preperg.carbon/ epoxy
  • Binari – forchette: 100% preperg.carbon/ epoxy
  • Peso massimo del ciclista: 95kg
  • Utilizzo consigliato: strada/MTB
  • Prezzo: 445,00 euro (indicativo)

 

 

 

 

Scott Spark RC 900 la bicicletta di Nino Schurter

Scott Spark RC 900 scopriamo la MTB di Nino Schurter

Scott Spark RC 900 analizziamo la MTB full del campione Schurter e dello Sram Racing Team

Scott Spark RC 900

Scott Spark RC 900

Scott Spark RC  900 sarà la MTB full che quest’anno utilizzera Nino Schurter assieme ai suoi compagni alla Sram Racing Team. La presentazione di questo capolavoro firmato Scott è avvenuta lo scorso venerdì quando i tecnici SRAM sono stati in visita alla squadra durante il recente ritiro a Massa Vecchia (GR).

La  Scott Spark RC 900 presenta in dotazione il misuratore di potenza Quarq, marchio della famiglia SRAM che rappresenta la vera novità del modello 2018. Il resto della componentistica sembra assolutamente la medesima di quella utilizzata nella scorsa stagione sportiva. La forcella è RockShox SID World Cup mentre per ciò che concerne l’ammortizzatore, secondo le fotografie rese note, potrebbe trattarsi del Deluxe ma, in considerazione che lo stesso non presenta alcuna scritta potrebbe trattarsi di un particolare prototipo.

La trasmissione è la SRAM Eagle mentre i freni  sono i Level Ultimate, attacco manubrio, piega, manopole, reggiselle e sellasono forniti da Syncros. Le ruote sono le DT Swiss XMC 1200 con canale interno da 24mm  gli pneumatici sono Maxxis. Il portaborraccia è Topeak e i padeli Ritchey.

 

Scott Spark RC 900: un modello per tutti

La SCOTT Spark ha un curriculum di maggior successo rispetto a qualsiasi bici cross-country biammortizzata mai realizzata. Questa caratteristica è espressa integralmente nella Spark RC 900 SL. Con meno di 1800 g ammortizzatore incluso, questo telaio di razza corsaiola con 100 mm di escursione è il telaio Spark più leggero mai fatto. La Spark RC 900 SL è vestita per vincere con il nostro sistema di sospensione TwinLoc, con una forcella FOX 32 SC Factory Air, la trasmissione SRAM XX1 Eagle a 12 velocità, e i freni SRAM Level Ultimate.

CARATTERISTICHE PRINCIPALI

  • Telaio Spark RC in carbonio HMF
  • Forcella FOX 32 SC Performance 100 mm
  • FOX Nude, TwinLoc Remote
  • Sram GX-X1 Eagle 12 velocità
  • Freni a disco Sram Level TL
  • Ruote Syncros XR2.5 TR
  • Pneumatici Maxxis Aspen Kevlar
  • Componentistica Syncros

La Spark 900 RC è dotata di una sfilza di componenti di alta gamma in un pacchetto abbordabile. Il nostro sistema di sospensione TwinLoc, la trasmissione SRAM eagle a 12 velocità, i freni Level e i componenti Syncros si combinano per creare una bici da gara full suspension in carbonio.. da sogno.

Il prezzo della MTB si aggira attorno ai 4.000 €.

Graziella bicicletta simbolo del Made in Italy

Graziella bicicletta: la storia di un simbolo del made in Italy

Graziella bicicletta storica progettata da Rinaldo Donzelli e costruita da Teodoro Carnielli da sempre simbolo di Made in Italy nel mondo

Graziella bicicletta simbolo

Graziella bicicletta simbolo

Graziella bicicletta simbolo del Made in Italy progettata nel 1961 da Rinaldo Donzelli e costruita da Teodoro Carnielli di Vittorio Veneto divenne immediatamente un culto nel bel paese. Ancora oggi La Graziella conserva un fascino indissolubile tipicamente anni 60, anni di boom economico del nostro paese, anni spensierati di crescita. Bicicletta “classica” per fare la spesa ma anche per brevi spostamenti in città ha unito utilità e stile.

Il successo di questa una elegante bici pieghevole la fece diventare punto di riferimento e oggetto di imitazione da parte anche dei grandi produttori (Atala, Legnano, Bianchi, ecc) ma il fascino della Graziella non subita le “imitazioni”.
Il modello conquistò subito il mercato sia perché primo modello pieghevole in Italia, sia perché simbolo dell’Italia che rialzava la testa (come la Vespa) a vent’anni dalla seconda guerra mondiale.

Fino all’uscita del modello pensato da Donzelli le biciclette non erano considerati (se non per le biciclette da corsa) modelli di design. La Graziella arrivò a cambiare un mercato che era fatto di bici “povere” e incolori, passate da padre in figlio e viste come mezzo di trasporto e non di svago.

Graziella bicicletta di stile!

Tratto innovativo oltre, come detto, all’essere la prima pieghevole che si vedeva in Italia, era Il portapacchi che fungeva anche da telaio e che rivedeva il concetto di trasporto. Erano spariti i foderi e i forcellini erano saldati direttamente al portapacchi. Il suo fascino sinuoso la fece definire “la Rolls Royce di Brigitte Bardot” e le consentì di garantirsi il ruolo si status symbol.

Non solo la comodità di poter avere una bicicletta trasportabile in auto, treno o autobus ma anche la qualità del prodotto con il suo telaio robusto ma pieghevole mediante una cerniera centrale, il comodo portapacchi, le ruote decisamente piccole per gli standard e la sella imbottita, ammortizzata e sfilabile la resero un modello di anticonformismo.

Graziella bicicletta con la vernice!

La Carnielli, azienda produttrice del modello Graziella capì subito la qualità del prodotto e il suo potenziale infinito di mercato e, trovata geniale, cominciò a distribuire la bicicletta con un kit contenente un Tubetto di vernice e pennellino incorporato nel tappo al fine di garantire la sistemazione di eventuali abrasioni e mantenere una colorazione impeccabile.

La Graziella fu prodotta fino alla fine degli anni ottanta. I modelli originali sono oggetto oggi oggetto di culto, di collezionismo e modernariato

Il mito della Graziella è approdato anche nella grande mela ed è sinonimo di “dude” (elegantoni), un pezzo di design esposto in alcuni negozi di New Yorke e Brooklyn

Huck Norris ridurre le forature in mtb

Huck Norris ridurre le forature nelle uscite in mtb

Huck Norris ridurre le forature nelle uscite in mtb grazie a una striscia di schiuma nella gomma tubeless

Huck Norris

Huck Norris

Huck Norris ridurre le forature durante le uscite in MTB mediante una striscia di schiuma  inserita all’interno della gomma tubeless. Gli effetti situazioni di stress per le gomme come urti, colpi, scontri con pietre, radici, marciapiedi possono ora essere meglio controllati grazie a questo innovativo prodotto.

Huck Norris è stato presentato nel corso dell’ultima edizione di Eurobike la fiera internazionale dedicata al ciclismo e ha riscosso fin da subito l’attenzione degli addetti ai lavori.

Il tubeless, prodotto sicuramente apprezzato non è, però esente da difetti come la possibilità di tagliare il copertone e “stallonare” la gomme dal cerchio. Queste problematicità hanno ha fatto ideare una serie di sistemi per proteggere il copertone come l’Huck Norris oppure il Deaneasy (made in Italy).

L’idea dell’inserimento all’interno del pneumatico di una striscia realizzata in schiuma espansa è mutuata dalla tecnologia RunFlat (in uso sugli pneumatici della auto)

Huck Norris quanto costa?

Huck Norris viene commercializzato in Italia da 4Guimp sia singolarmente che a coppia, i relativi prezzi di listino sono pari a 36,90€ e 69,00€.

Huck Norris scheda tecnica

Huck Norris è disponibile per ruote da 27,5” e 29” in 3 taglie: S, M e L. La taglia S è larga 50 mm ed è compatibile con canali da 21 a 28 mm di larghezza, il peso dichiarato è pari a 75 g; la M è larga 55 mm e copre larghezze del canale da 27 a 35 mm, il peso è pari a 80 g; la L va utilizzata con canali da 34 a 45 mm di larghezza interna, il peso sale a 85 g.

Naturalmente il prodotto non è la panacea a tutti i mali legati alla foratura ma può consentire di continuare a pedalare con la gomma sgonfia, anche per vari chilometri, in sicurezza, permettendovi di raggiungere casa o officina senza lasciare danni al cerchio.

Per se sue caratteristiche può consentire di pedalare in tranquillità anche se la pressione dello pneumatico è inferiore alla soglia suggerita.

Huck Norris: installazione e funzionamento

L’installazione è semplice: basta posizionare la striscia all’interno del pneumatico (un po’ come accade per la camera d’aria) e poi inserire, come di consueto, il lattice nel sistema tubeless.

Il prodotto non richiede la minima modifica al cerchio o alla gomma e rappresenta una soluzione assolutamente ideale per preservare i nostri preziosi cerchi in carbonio.

Catadiottri sulle biciclette: un obbligo di Legge

Catadiottri sulle biciclette pochi li hanno ma salvano la vita

Catadiottri sulle biciclette imposti dal Codice della Strada non sono così utilizzati ma potrebbero salvare la vita

Catadiottri sulle biciclette

Catadiottri sulle biciclette

Catadiottri sulle biciclette questi sconosciuti! La norma li impone così come impone i fanali per chi gira di notte senza dimenticare i giubbetti catarifrangenti. Ma chi li usa? Spesso sentiamo parlare di investimenti di ciclisti nelle ore notturne a volte per imprudenza dei guidatori e a volte per poca visibilità del ciclista. In realtà esiste una normativa che regolamenta la circolazione notturna e che impone l’uso di Catadiottri ma che viene colpevolmente disattesa.

Accade spesso che la vittima sia un ragazzo di ritorno da un momento di svago con amici, per giorni le tv propinano la storia che poi sparisce dalle cronache senza portare miglioramenti alle condizioni di sicurezza.

Andare in bicicletta sulle strade italiane, lo sappiamo, è purtroppo molto rischioso: esistono pochissimi percorsi protetti, spesso non segnalati e le condizioni delle strade sono orribili.

A questo si unisce il fatto che, soprattutto chi gira in bicicletta di notte, deve avere a che fare con automobilisti che, a volte, si pongono alla guida in condizioni alterate dall’alcol, dalle droghe o da psicofarmaci, rendendo veramente pericoloso l’impiego della carreggiata.

Molti di noi prima che ciclisti sono automobilisti e, ci auguriamo, nel momento di porsi alla guida danno la giusta attenzione ai ciclisti ma a chi non è capitato, nelle uscite in bici, di essere sfiorato da qualche automezzo?

Troppi bambini, troppi adolescenti sono vittime, in Italia, di incidenti causati dall’eccesso della velocità degli adulti o dal fatto di non avere adeguata visibilità. Questo accade ai ciclisti ma anche ai runners che si allenano lungo le strade.

Catadiottri sulle biciclette: facciamoci vedere!

Esiste già una legge che impone alle biciclette che circolano nelle ore notturne e fuori città l’uso di fanali e di catadriotti sulle ruote e sui pedali ma su questo tema c’è carenza di informazione e di educazione stradale.

E’ importante indossare abiti ad elevata visibilità ma, diciamocelo francamente, la maggior parte dei ciclisti (soprattutto chi usa la bicicletta non per sport ma per spostarsi) non adopera giubbetti catarifrangenti o il casco!

Catadiottri sulle biciclette: ecco cosa dice il Codice della Strada

La norma in questione è il Decreto Legislativo N. 285 del 30/04/1992 ed in particolare gli articoli di riferimento sono il 68 e il 182.

L’articolo 68 intitolato “Caratteristiche costruttive e funzionali e dispositivi di equipaggiamento dei velocipedi “ al punto c dice: “per le segnalazioni visive: anteriormente di luci bianche o gialle, posteriormente di luci rosse e di catadiottri rossi; inoltre, sui pedali devono essere applicati catadiottri gialli ed analoghi dispositivi devono essere applicati sui lati” e al comma 2 specifica che “. I dispositivi di segnalazione di cui alla lettera c) del comma 1 devono essere presenti e funzionanti nelle ore e nei casi previsti dall’art. 152”.

Ma cosa rischia il ciclista indisciplinato? “I ciclisti che non rispettano una simile prescrizione e circolano senza luci o con luci non conformi a quanto stabilito dal codice della strada”, scrivono gli esperti, “rischiano una sanzione che può arrivare anche a cifre non indifferenti: si tratta, in particolare, del pagamento di una somma compresa tra 24 e 97 euro”.

L’articolo 182, comma 9-bis, del codice della strada sancisce, invece, l’obbligo di indossare il giubbotto o le bretelle retroriflettenti ad alta visibilità quando si circola fuori dai centri abitati da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere o quando si transita all’interno di gallerie. Se non si rispetta tale obbligo, il rischio è quello di dover pagare una sanzione di importo compreso tra 25 e 99 euro.

Come creare un piano di allenamento per il ciclismo

Creare un piano di allenamento per il ciclismo

Creare un piano di allenamento efficace per il ciclismo intelligente e finalizzato a raggiungere i propri obiettivi: una guida completa

Creare un piano di allenamento

Creare un piano di allenamento

Creare un piano di allenamento non è facile come a dirsi, pedalare tanto può essere utile per ottenere benefici sulla salute ma non è sufficiente se si hanno degli obiettivi agonistici o anche solo di u viaggio cicloturistico.

Un piano di allenamento è un planning delle uscite e degli allenamenti da effettuare nel corso di un periodo prestabilito (in genere annuale). Creare un piano di allenamento consente di monitorare il proprio impegno e l’ottenimento o meno degli obiettivi prescelti. Anche se non ci si rivolge ad un esperto per la stesura della propria tabella, questo è il primo passo per effettuare una preparazione professionale evitando errori e problemi di sovrallenamento.

Anzittutto è importante capire quale sia il proprio obiettivo e iniziare la pianificazione nella seconda parte dell’autunno o inizio inverno (ideale inizio novembre).

Creare un piano di allenamento: 4 fasi

  • Fase base: si svolge nella transizione tra una stagione e l’altra e ha come obiettivo il recupero delle energie. Si suggeriscono lunghe uscite a bassa intensità alternate con altre discipline (corsa, palestra). DURATA UN MESE (gennaio)
  • Fase di costruzione: in questo periodo si lavora sulla resistenza aerobica e sul miglioramento del tono muscolare (in palestra). Si suggerisce di effettuare uscite lunghe alternando con la palestra. DURATA DUE MESI (febbraio-marzo)
  • Fase di alta intensità: ridurre il numero di uscite aumentandone la qualità (si lavora sulla soglia lattacida). Si lavora sulle ripetute e su uscite ad alta intensità. DURATA DUE MESI (aprile-maggio).
  • Fase di mantenimento coincide con l’inizio della stagione, si lavora per il mantenimento della condizione ottenuta nelle tre fasi precedenti

Creare un piano di allenamento: fattori critici

Vediamo ora quali sono i fattori critici per realizzare il proprio piano di allenamento:

  1. Studio della stagione passata: è importante tenere sempre un’agenda o un file dove annotare dati e risultati delle varie annate, questo permette di capire il vostro andamento, i punti di forza e di debolezza e capire gli eventuali errori commessi.
  2. Misurare il tuo obiettivo: quando è la corsa obiettivo? Che tipo di competizione volete fare? Dovete fare un viaggio Cicloturistico? Correre una corsa Gravel? Fissato l’obiettivo, aggiungiamo un orizzonte temporale per ottenerlo
  3. Stabiliamo l’allenamento: naturalmente questo deve essere finalizzato all’obiettivo che ci siamo posti.
  4. Stabilire i tempi per allenarsi: è importante fare una valutazione puntuale e veritiera del tempo a disposizione per l’allenamento.
  5. Stabilire quanto tempo dedicare alle fasi di allenamento: come dal precedente capitolo, ogni fase va pianificata in termine di mesi e sessioni di allenamento.
  6. Obiettivi intermedi: stabilire obiettivi intermedi aiuta il ciclista a controllare mediante una gap analysis gli scostamenti tra l’ottenuto e lo sperato.
  7. Stabilire le ore: è importante che il tempo da dedicare all’allenamento sia ben stabilito e veritiero.
  8. Tenere registrazione settimanale degli allenamenti: consente di migliorare l’azione di controllo sul rendimento degli allenamenti.

Creare un piano di allenamento: errori da evitare

  • Scaricare tabelle dei “pro”: non siamo dei professionisti, anche se ben allenati restiamo degli amatori, tabelle da pro metterebbero pressione e probabilmente delusione per i mancati risultati
  • Obiettivi irraggiungibili: chi non vorrebbe vincere una classica monumento? Tutti ma non è credibile, ergo diamoci obiettivi ambiziosi ma ottenibili
  • Dare troppa importanza al piano: il piano di allenamento è una guida non il Vangelo, eventuali gap non sono dei drammi se ci si allena con costanza e serietà
  • Sottovalutare il piano: allo stesso modo è importante che si provi ad rispettare il piano con impegno.
  • Non tenere traccia degli allenamenti: è importante monitorare come ci alleniamo in rapporto al piano in questo siamo aiutato da alcune app (anche gratuite) che consentono di registrare con precisione i dettagli delle uscite

 

Mental Training nel ciclismo: guida

Mental Training nel ciclismo, una nuova frontiera

Mental Training nel ciclismo: la preparazione mentale riveste un ruolo sempre di maggior importanza per le attività sportive professionistiche

Mental Training

Mental Training

Mental Training nel ciclismo è ormai diventato di importanza pari all’allenamento fisico e tecnico-tattico non a caso i top team del World Tour stanno affiancando alla preparazione tradizionale questa metodologia di esercizio.

In sostanza, attraverso l’allenamento mentale, e alle tecniche ad esso collegate (Allenamento Ideomotorio, Elettrostimolazioni craniali, ecc) il ciclista di allena a sviluppare abilità mentali per affrontare lo stress della gara e per mantenere la concentrazione nei momenti più duri delle competizioni.

La preparazione mentale è quindi elemento non da trascurare per i professionisti ma anche per gli amatori. Il Mental Training si compone di diverse fasi e tecniche funzionali al tipo di attività svolta e agli obiettivi che si vogliono ottenere nonché alla personalità dell’atleta.

Mental Training: la personalità e pensiero positivo

Fondamentale per una buona attività di Mental Training sarà la consapevolezza dei tratti caratteristici della personalità, della sua capacità di gestione delle emozioni, la capacità motivazionale propria, il contesto ambientale o familiare dell’atleta così da meglio comprendere su quali “leve” agire.

Il pensiero positivo per un ciclista, rappresenta un’ottima modalità per raggiungere i propri obiettivi: immaginiamo quanto è diverso pensare “voglio vincere” da “non voglio perdere”! L’incremento dell’autostima e dell’autoconsapevolezza può essere fondamentale e fare la differenza tra l’essere un prospetto e diventare un campione.

Questa differenza può determinare l’aumento o meno dei livelli di performance del ciclista: la corretta gestione dei passaggi di categoria, delle nuove distanze nelle corse o della pressione al risultato possono fare la differenza tra risultati positivi e negativi.

Mental Training: goal setting e self talk

Il Goal Setting è una metodologia che sviluppa un programma di lavoro formato da obiettivi e sotto obiettivi. Questi devono essere misurabili e analizzabili così da avere visibilità dei miglioramenti effettuati in termini di abilità acquisite e di risultati raggiunti.

Il self talk consiste nel dialogo interiore dell’atleta: questa tecnica ha un grande impatto sul comportamento, sull’atteggiamento che si assume in generale in diverse situazioni (in generale in quelle a maggior livello di stress competitivo). Allenando questa capacità di auto-dialogo è possibile migliorare l’attenzione nonché aumentare o ridurre il livello di attivazione o di rilassamento funzionali al obiettivo del ciclista.

Aumentante la concentrazione può consentire ad un ciclista il miglioramento del gesto atletico (un po’ come avviene per l’ Allenamento Ideomotorio) ergo dell’efficienza della pedalata anche in condizioni di affaticamento: è facile vedere atleti in crisi perdere completamente la coordinazione consumando energie per pedalate non redditizie.

Mental Training: tecniche di rilassamento e Imagery

Le tecniche di rilassamento (Training Autogeno) consentono al ciclista di ottenere una maggiore consapevolezza e conoscenza del proprio corpo, delle emozioni che si provano in gara aumentando il benessere in generale e producendo condizioni di tranquillità. La gestione delle stress pre-gara e dell’ansia da prestazione sportiva possono essere gestite con attività di rilassamento.

Per Imagery si intende la possibilità del ciclista di ottenere una rappresentazione mentale delle proprietà fisiche, o dell’azione. Questa proiezione mentale può consentire la correzione dei gesti tecnici inopportuni e non redditizi.

Studi scientifici hanno dimostrano che affiancare l’allenamento ideomotorio al classico allenamento fisico può migliorare il livello delle performance anche in modo notevole.