Abdoujaparov e la lattina di Coca-Cola indigesta

Abdoujaparov: il terrore di  Tashkent e quella Coca-Cola “indigesta”

Abdoujaparov

Abdoujaparov impatta conto la Coca-Cola

Abdoujaparov, all’anagrafe Džamolidin Abdužaparov, fu uno sprinter di primissimo piano negli anni ’90. Soprannominato “Abdou” dai telecronisti internazionali, che più che volentieri si evitavano quella sorta di scioglilingua fatto di tante consonanti tra vocali messe a caso, era invece definito Tashkent Terror dai colleghi del gruppo.
Se la ragione del soprannome televisivo era puramente funzionale al lavoro di cronista, quello affibbiatogli dal gruppo era frutto dell’incontro tra la città natale del velocista, appunto Tashkent e il termine Terror. Perché proprio terror? Beh anche qui è presto detto, il buon (ma non troppo) Abdoujaparov era arcinoto fin dalle sue prime apparizioni tra i pro per il suo modo di correre a dir poco spregiudicato.

Abdoujaparov, unico musulmano del gruppo, passò professionista nel 1990 nel team Sanmarinese della Alfa Lum ma la sua prima stagione non fu molto fortunata. Il passaggio alla Carrera segnò un salto di qualità per il corridore Uzbeko che cominciò a conquistare vittorie di prestigio ma che in poco tempo divenne un vero e proprio spauracchio per i colleghi velocisti: spinte, cambi di direzione improvvise, gomitate erano all’ordine del giorno quando a giocarsi la volata c’era Abdou.

Il 1991 fu l’anno dell’esplosione di Abdou che conquisto la Gand-Wevelgem e due tappe al Tour de France (la Lione-Lione, tappa di esordio di quella Grand Boucle e la Digione-Reims) battendo atleti del calibro di Mario Cipollini e Erik Zabel.

E proprio il suo meglio o, più correttamente, peggio lo fece vedere all’arrivo dell’ultima tappa di quel Tour de France. Abdoujaparov, in forza alla Carrera, indossa la maglia verde e si appresta a festeggiare la conquista della maglia del leader della classifica a punti ma prima vuole giocarsi la volata finale sugli Champs-Élysées, alloro eterno per uno sprinter. Abdou è probabilmente il più forte in corsa tra le ruote veloci e sicuramente è quello più in forma.

Nell’impostare una volata di pura rabbia e potenza l’Uzbeko si sposta sulla destra della carreggiata, spinge sui pedali, si sposta ancora, quasi a sfiorare le transenne e proprio nell’avvicinarsi troppo al limite della strada investa una lattina di Coca-Cola (in gomma) della pubblicità. Il volo è spaventoso, l’impatto con l’asfalto stenderebbe un leone: clavicola rotta, escoriazioni in più punti e un forte trauma cranico. La tappa viene vinta da Dmitrij Konyšev in maglia TVM.

Quella Coca-Cola per Abdoujaparov è assolutamente indigesta, tanto indigesta da costargli un insolito primato: dopo la caduta viene portato in ospedale per accertamenti ed è l’unico vincitore della maglia verde a non essere stato presente alla premiazione di Parigi. Naturalmente, prima di essere portato in ospedale, il Tashkent Terror deve tagliare la linea dell’arrivo zoppicando in quando è necessario tagliare il traguardo per conquistare la competizione.

Subito dopo la linea dell’arrivo viene caricato su di una lettiga e portato al più vicino ospedale. Su youtube è presente un video che testimonia una della cadute più drammatiche della storia del ciclismo.

La carriera di Abdoujaparov proseguì sempre con l’ombra delle sue scorrettezze ad aleggiare sulle sue vittorie e terminò nel 1997 quando venne trovato positivo al Bromantane- Clenbuterol proprio durante una tappa del Tour de France. Quella positività venne confermata da altri controlli antidoping che evidenziarono l’uso della medesima sostanza in altre occasioni. La squalifica non fu nemmeno troppo severa (una anno) ma, visto anche l’età avanzata, l’Uzbeko decise di porre fine alla sua carriera.