Mirko Manazzale intervista per Ciclonews

Mirko Manazzale intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Mirko Manazzale

Mirko Manazzale

Mirko Manazzale, Bergamasco classe 1999 (al limite del millennial!), giovanissimo talento del Downhill tricolore, si racconta in questa intervista in esclusiva per la nostra redazione.

Ciao Mirko e grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come hai iniziato a praticare il Downhill?

Ciao ragazzi e grazie a voi per l’ospitalità è un piacere fare due chiacchiere con voi, seguo il vostro sito perché dà spazio alla nostra amata disciplina. Dunque come ho iniziato, diciamo che è iniziato un po’ tutto per caso. Ammetto che non conoscevo assolutamente nulla di questo sport poi un giorno mi sono imbattuto in una gara di Downhill che si correva nel mio paese. Mi sono goduto la gara e sono tornato a casa con qualcosa dentro. La settimana successiva andai a chiedere informazioni ad un team, il Bikers Petosino. Furono davvero molto gentili, mi invitarono per una prova e mi prestarono il materiale necessario. Da quel momento non ho più smesso con questo sport.

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare come mai hai scelto questa disciplina?

Come ti dicevo tutto è partito un po’ per caso, il Downhill è uno sport che passa pochissimo alla televisione, devi andarlo a cercare o, come nel mio caso, è lui che cerca te. Ricordo, come dicevo prima, che la prima gara che vidi mi lasciò dentro un qualcosa e dopo la prima prova capii subito cos’era. Era emozione allo stato puro perché il DH è cosi, senti tanta agitazione prima della gara, poi parti e senti l’adrenalina a mille, il cuore che batte a tutta e non senti più i pensieri, solo l’emozione.

C’è una gara che Mirko Manazzale ricorda con più piacere?

Sinceramente non ho alcun dubbio nel rispondere a questa domanda: il Mondiale in Val di Sole. Per me, così giovane, era già una emozione incredibile la sola idea di prendervi parte. Poi trovarsi li, sulla pista, tantissima gente, un rumore infernale che ti dava una carica pazzesca. Non dimenticherò mai il tifo nelle mie orecchie e l’adrenalina che sentivo scorrere dentro di me.
Questo è uno sport di nicchia che ti dà delle emozioni assurde perché chi segue questo sport lo ama davvero, non lo fa per moda o perché è uno sport mediatico. Ecco tu immagina tutta questa passione amplificata da un evento mondiale.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Sono un ragazzo normale, come tutti quelli della mia età nel tempo libero amo uscire con gli amici, divertirmi, riedere. Mi piace passare del tempo con la mia ragazza e poi adoro andare a pescare, è uno dei miei hobby preferiti perché mi rilassa. Forse è un modo per compensare tutta l’adrenalina del downhill?

C’è stato qualche atleta che ha ispirato Mirko Manazzale?

Fin da subito mi ha colpito il modo di correre di Danny Hart, secondo me è un vero fenomeno e i risultati parlano per lui. E’ stato Campione del Mondo due volte, nel 2011 e nel 2016 e quando scende sa davvero trasmettere una grinta pazzesca. Direi che anche oggi è per me fonte di grande ispirazione.

Che rapporto hai con la musica? La ascolti mentre ti alleni?

La musica è un pezzo integrante della mia vita, anche se ammetto di non avere un genere musicale preferito e ascolto un po’ di tutto, sono sicuro che senza musica impazzirei. Mi dà la carica giusta o mi rilassa a seconda del momento. Diciamo che nel tempo libero cerco qualcosa di rilassante mentre in allenamento scelgo sempre dei pezzi che mi diano la carica.

 

Sei molto giovane, quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Sinceramente non sono uno che si pone dei singoli obiettivi. Amo dare sempre tutto me stesso in quello che faccio e nello sport ci metto anche qualcosa di più. Come hai detto sono giovane e quindi ho tanta strada da fare ma sono focalizzato sulla continua ricerca del miglioramento e spero di poter ottenere buoni risultati in Italia e, perché no, mi piacerebbe far conoscere il nome Mirko Manazzale anche all’estero.

 

Marta Bastianelli intervista esclusiva per Ciclonews

Marta Bastianelli intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Marta Bastianelli

Marta Bastianelli

Marta Bastianelli è una delle colonne del ciclismo italiano. Nata a Velletri, Marta è stata campionessa del mondo in linea Elite a Stoccarda nel 2007 a soli 20 anni. Il matrimonio con Roberto De Patre e la nascita della piccola Clarissa, lo scorso anno, sono stati fonti di stimolo per mantenersi ad alto livello nel mondo del ciclismo. Di recente Marta, attulamente in forza alla Alè Cipollini, si è aggiudicata il Gran Premio Beghelli.

Ciao Marta e grazie per aver accettato questa intervista

Grazie a voi per avermi invitata, è un piacere!

Ci racconti come è nata la passione per il ciclismo?

Ho iniziato a praticare il ciclismo all’età di dieci anni. Il ciclismo era lo sport di famiglia, soprattutto mio zio era veramente appassionato di questa disciplina e i miei cugini correvano in una squadra. I loro allenamenti si svolgevano al pomeriggio e io, dopo aver fatto i compiti, mi recavo a vedere i loro allenamenti. Li è nata la mia passione per questo sport. Devo dire che i miei genitori consideravano un po’ troppo “da maschio” il ciclismo, mi dicevano che mi avrebbe richiesto troppo impegno e sacrificio ma io sono sempre stata molto testarda e non ho mollato.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Se devo essere sincera, all’inizio ho interpretato questo sport come uno splendido gioco, non badavo troppo al fatto che fosse così duro e così impegnativo. Come ti dicevo i miei genitori non erano completamente convinti della mia scelta perché sapevano quanto impegno avrei dovuto mettere e piano piano me ne sono resa conto anche io ma sinceramente il peso di non fare alcune attività perché impegnata con il ciclismo non l’ho mai minimamente sentito. Le emozioni che mi ha regalato fin da subito il ciclismo le altre cose non me le davano e cosi non rimpiango nulla di quello che non ho fatto per dedicarmi a questo sport.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Come ti dicevo prima, per me il ciclismo è stata una palestra incredibile, mi ha fatto provare emozioni uniche e ha formato in modo perfetto (o almeno spero) il mio carattere. Ho fatto dei sacrifici ma che non hanno mai pesato sul mio modo di essere e, appunto, questo è uno dei valori che ho appreso: sapere che ci vuole sacrificio e impegno nella vita ma che se ti applichi puoi raggiungere i tuoi obiettivi. Da ragazza so che c’è un po di diffidenza attorno a questo sport duro e faticoso e per molti adatto solo agli uomini ma ad una ragazza che mi chiedesse un consiglio direi di provare, perché il ciclismo le darà le opportunità per testare e allenare il proprio carattere.

Hai una carriera piena di soddisfazioni, c’è una corsa che ti ha particolarmente emozionata?

Beh se ripercorro mentalmente la mia carriera credo sia fin troppo facile parlarti del Mondiale di Stoccarda del 2007. Non capita a tutti di poter vincere in una gara iridata a soli 20 anni. Non potrò mai dimenticare  la fuga di 15 km, da sola con l’adrenalina a mille e un po’ di paura di non farcela e poi tagliare il traguardo felici, quasi incredula. Piangere su quel podio con al collo la medaglia d’oro mentre suona l’inno Italiano, credo sia troppo facile indicarlo come momento più alto della mia vita sportiva.

Cosa ama fare Marta Bastianelli nel tempo libero?

Beh come credo molte mie colleghe possano dire, il ciclismo non lascia molto tempo a disposizione per se stesse. Io però ho una carriera ben avviata e so come gestirmi tra ciclismo e vita privata. Ho poi la fortuna di avere una splendida famiglia e la mia piccola Clarissa a cui dedico tutto il mio tempo libero. L’emozione di essere diventata mamma è superiore ad ogni altra situazione della vita, ti dà una forza e una consapevolezze e un desiderio di donare amore a quella piccola creatura che ho portato in grembo che nemmeno avrei immaginato.

Ascolti musica quando ti alleni o quando sei in casa?

Si mi piace molto ascoltare musica, diciamo che sono una ragazza con gusti abbastanza comuni. Mi piace la musica italiana che sa trasmettermi emozioni, è più facile che mi entri nel cuore ma devo dire che ho un debole per i Coldplay che mi rilassano moltissimo e la musica latina che mi dà, invece, la carica.

C’è un ciclista o una ciclista che Marta Bastianelli ammira particolarmente?

In questo momento, credo di dire un nome banale, faccio il tifo per Peter Sagan, è un corridore fortissimo e un personaggio dentro e fuori le corse, sa non essere banale ed è una cosa che ammiro molto poi è veramente un fenomeno e lo ha dimostrato anche al recente Mondiale di Bergen. Tra i miei miti però voglio citarti due corridori italiani che ora non ci sono più ma che hanno dato tantissimo a questo sport sotto il profilo professionale ma, lasciamelo dire, soprattutto sotto quello umano: Marco Pantani e Michele Scarponi. Ho sempre una predilezione per chi, ok è forte sui pedali, ma sa anche trasmettere emozioni personali.

Tra le donne sicuramente ho amato come atleta Fabiana Luperini, lei è stata davvero una campionessa eccezionale che ha contribuito a dar lustro al ciclismo femminile italiani. Ora ho la fortuna di averla come direttore sportivo e posso dire che è veramente una persona speciale oltre che un tecnico davvero molto preparato.

 

Chiudiamo parlando di sport in generale, segui altre discipline oltre al ciclismo?

Si mi piace lo sport in generale con una predilezione per il nuoto e l’atletica, se devo citarti un mio “mito” extraciclismo non ho alcun dubbio a dire Usain Bolt ma quando ci sono le gare internazionali non riesco ad essere obiettiva il mio tifo va sempre e comunque per gli atleti azzurri.

 

 

Gianluca Zaghi intervista esclusiva per Ciclonews

Gianluca Zaghi noto restauratore di biciclette si racconta a www.ciclonews.biz

Gianluca Zaghi ripara una vecchia bici da corsa e da allora ha dato una seconda vita a oltre 200 modelli, venduti in tutto il mondo

Gianluca Zaghi

Gianluca Zaghi

Gianluca Zaghi è un personaggio senza età, energia di un teenager e animo profondo di uno che ha vissuto molte esperienze nella sua vita. La sua passione per il restauro delle biciclette vintage nasce quasi per caso ma ha una funzione quasi di nuova genesi e di rispetto per le cose in un mondo un cui il consumismo la fa da padrone. Dopo un periodo a New York torna nella sua Svizzera e inizia una meravigliosa avventura che ha raccontato nello splendido “Biciclette Vintage“. Scopriamo la sua storia in questa intervista.

Ciao Gianluca, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista e complimenti per il tuo libro “Biciclette Vintage”

Grazie a voi per lo spazio che mi dedicate e per l’attenzione a questo mondo affascinante ma un po’ di nicchia.

Sei un recuperatore, un creatore di sogni su due ruote, come nasce la tua passione per il restauro delle biciclette?

 

La mia passione nasce per caso e per necessita’. Nel 2010 mi trovai momentaneamente senza lavoro e avevo deciso che non sarei piu’ ritornato a fare l’impiegato. Con parecchio tempo libero a disposizione cominciai a pensare a che tipo di attivita’ potevo dedicarmi. Poi un amico mi telefona dal nulla e mi dice: “Visto che sei a casa a far nulla, vieni in bici a farti qualche giro…”.  Economicamente non potevo permettemi una bici nuova, e’ a quel punto che scoprii il mondo del vintage e comprai una Moser degli anni 70.

In un mondo industrializzato, la tua scelta immagino sia di cuore. Una bicicletta “artigianale” ha un’anima che una industriale non potrà mai avere. Concordi?

Certo oltre ad essere una scelta di cuore e’ soprattutto di occhi. La bellezza parla senza aver bisogno di didascalie. Le biciclette come tutti i prodotti di oggi non parlano di mani, di sudore, di maestria. Ma al contrario sanno di “robotica” appunto industriale. Ne risultano prodotti in serie e identici, semplicemente dei cloni, senz’anima nè bellezza.

Chi è il cliente medio di Gianluca Zaghi? Cosa vuole da una tua bicicletta?

Il mio cliente medio e’ uomo sopra la quarantina. Se e’ un collezionista cerca sempre “la chicca” o la bici che lo fa innamorare al primo colpo. Se invece viene da me per restaurare, si aspetta maestria e alla fine soddisfazione ed emozioni.

Restaurare un oggetto in disuso ha una funzione catartica e anche etica: passare da uno “scarto” a un prodotto. Quanta soddisfazione c’è in questo percorso?

Wow questa è una  domanda davvero  interessante a cui rispondere ed è di gran lunga la piu’ importante. La soddisfazione nel recuperare un oggetto dato per “morto” è pari a quella di un chirurgo nel rianimare un cuore che non batte piu’. Ma con le bici e gli oggetti c’è di piu’. Oggi la globalizzazione e la produzione di massa danno vita a prodotti e oggetti con un’obsolescenza programmata. Ora combattere contro questa obsolescenza e’ un po’ per Davide combattere contro Golia. Questo tipo di battaglia anche personale, impone un cambiamento culturale e un cambio di mentalità.

Hai una bicicletta (tua) a cui sei più legato?

Si ho una ALAN record del 1978 che uso frequentemente

C’è una bicicletta (restaurata per qualche cliente) a cui sei più legato? O che ti ha dato più soddisfazione recuperare?

Sì, devo dire piu’ di una. Ma mi piace ricordare una bicicletta che ho restaurato con l’aiuto del cliente, il Signor Soldati,  e che ha dato poi orgine al libro “biciclette Vintage”.

Pensi che fra 30 anni ci possa essere ancora spazio per il restauro delle biciclette attuali o il fascino sarà inferiore?

Credo tutto dipenda dai materiali e ancora da quella parola spaventosa “obsolescenza”. Fra 30 anni il carbonio ho paura sarà solo un ammasso di polvere e credo che ci sarà poco da restaurare. D’altra parte pero’ credo si guarderà magari agli anni 90, oggi ancora poco considerati. Oppure visto che i produttori attuali hanno inserito ancora in catalogo modelli in acciaio, si ripescheranno quelli. Come dire si restaurerà il “nuovo vintage”, prodotto ora.

C’è un ciclista del passato a cui sei più legato

In assoluto il mio ciclista preferito è Francesco Moser, è stato un grandissimo che ha segnato un’epoca a cui sono veramente molto legato

Cosa ne pensi del ciclismo moderno?

Penso che sia ancora uno sport affascinante, ma come tutti gli sport manca di “personaggi” in questo caso ciclisti con la C maiuscola. Come e’ successo per il calcio e il tennis, anche il ciclismo si e’ svuotato di questi uomini, rispetto al passato. Oggi ci sono due massimo 3 sportivi per tipologia di sport  che mi appassionano veramente. Prima ogni sport contava una ventina di questi personaggi.

C’è qualche ciclista attuale per cui Gianluca Zaghi ha un debole?

Se devo guardare al momento attuale posso indicare solo due nomi e basta: il primo è Peter Sagan perchè oltre a essere un grande campione, tre mondiali non si vincono per caso, è uno che sa dare spettacolo, fa divertire la gente e sa che il ciclismo è uno sport serio ma a volte ci sta anche scherzare. L’altro è il nostro Gianni Moscon, lui è un talento naturale incredibile, un campione nato. Sai, se mi avessi fatto questa domanda quindici anni fa, probabilmente avrei detto almeno 15 nomi, oggi di ciclisti che sanno dare emozioni vedo solo loro due.

 

Beatrice Migliorini intervista per Ciclonews

Beatrice Migliorini intervista per www.ciclonews.biz

Beatrice Migliorini, giovane torinese figlia di Stefano Migliorini (ex downhiller professionista di successo e ora titolare del marchio Thok), è una dei talenti della Downhill italiana, già campionessa Europea e Italiana di specialità si racconta in questa intervista.

Beatrice Migliorini

Beatrice Migliorini

Ciao Beatrice e grazie per averci concesso questa intervista

Grazie a voi, seguo con piacere il vostro sito ed è un piacere essere intervistata

Ci racconti come hai iniziato con il Downhill?

Ho cominciato a fare Downhill un paio di anni fa, Roberto Vernassa mi ha vista girare a San Romolo e mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto provare a fare discesa. Avevo appena cominciato a fare Enduro e mi sono lanciata. Prima di andare in bici avevo provato diversi sport, ho giocato a tennis, ho fatto pattinaggio sul ghiaccio e nuoto, ho persino fatto qualche anno di danza classica da piccola!

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare  come mai hai scelto questa disciplina?

Mi piace l’adrenalina, mi piace il rischio, mi piace osare, mi piace l’ambiente, insomma mi piace tutto di questo sport. E poi penso che sia nel mio DNA, visto che mio padre ha corso per molti anni e probabilmente mi ha passato geneticamente la passione per questa splendida disciplina

Che sensazione provi quando scendi a tutta in una gara di DH?

Durante le discese devi sempre essere sul pezzo, è fondamentale per fare una run a tutta e cercare di non cadere. Appena parti dimentichi ogni pensiero, senti l’adrenalina che ti scorre nelle vene, un enorme senso di onnipotenza e tanta tanta felicità e divertimento. Una emozione davvero da provare e che suggerisco a tante ragazze per trovare un modo per sviluppare la propria personalità.

Hai una gara che ricordi con particolare piacere?

Fortunatamente ho diverse gare che ricordo con piacere ho corse in tantissime competizioni e francemente mi sono sempre ben disimpegnata. Se devo citare alcune gare a cui sono in qualche modo più legata ti direi i percorsi di Coppa del Mondo in Val di Sole e ad Andorra, oppure il  il tracciato del mondiale a Cairns e quello dell’Europeo a Sestola

Cosa piace fare a Beatrice Migliorini nel tempo libero?

Mi piace molto viaggiare credo sia uno dei modi migliori per maturare e capire le persone. Poi amo passare il tempo con i miei amici, tra la scuola, gli allenamenti e le gare ammetto che li trascuro un po’ e quindi quando sono a casa ne approfitto sempre per stare in loro compagnia. Adoro leggere, leggo di tutto è un modo per rilassarmi e per scaricare i pensieri e poi, da vera donna, adoro fare shopping, sono una ragazza normale come tante mie coetanne.

Hai qualche sportivo che ti ha ispirata?

Beh questa domanda ha solamente una risposta: mio padre!

Che rapporto hai con la musica? La ascolti mentre ti alleni?

La musica per me è fondamentale. Ogni periodo della mia vita è caratterizzato da una diversa colonna sonora. Ascolto qualunque genere musicale, durante gli allenamenti sono più incline a musica ritmata e aggressiva ma nei momenti di relax ascolto anche musica classica.

Come hai preparato i mondiali?

Purtroppo non ho avuto molto tempo per seguire un allenamento specifico perché fino a due settimane prima sono stata impegnata con altre gare che mi hanno impegnato parecchio. Ho cercato comunque di concentrarmi sull’allenamento da Enduro, visto che era una gara molto pedalata.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali? 

Il prossimo anno mi tocca la “maturità” e purtroppo non potrò prendere parte a diverse gare importanti. Questo inverno comunque mi allenerò normalmente, mi piacerebbe far bene nelle gare in cui riuscirò a partecipare. Riprenderò poi pienamente l’attività agonistica l’anno successivo. Non so, è ancora tutto da valutare, le cose cambiano molto rapidamente, staremo a vedere !

Rebecca Gariboldi intervista per Ciclonews

Rebecca Gariboldi intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Rebecca Gariboldi giovanissima atleta del Team Isolmant Specialized già Campionessa Italiana di ciclocross ci racconta, in questa intervista, la sua passione per le due ruote.

Rebecca Gariboldi

Rebecca Gariboldi

Ciao Rebecca, anzitutto grazie per aver accettato con entusiasmo la nostra intervista

Ciao ragazzi, grazie a voi per questa opportunità, è un piacere fare due chiacchiere con voi.

Ci racconti com’è nata la passione per la bici?

Ero in prima elementare quando un giorno dopo scuola, un’amica di mia mamma ci ha informato che la società Lissone Mtb organizzava delle lezioni di mountainbike e ci invitava a fare una prova. Siamo andate a provare, ricordo l’incredibile emozione che ho provato e da quel sabato pomeriggio non ho più smesso con le due ruote.

Come mai hai scelto mtb/ciclocross?

Diciamo che da quando ho iniziato mi sono letteralmente innamorata della bici in generale, indipendentemente dalle gare ho sempre amato andare in bicicletta. La mia preferenza è, però,  sempre ricaduta sulle discipline del fuoristrada, Mountain Bike all’inizio e di conseguenza il ciclocross nella stagione invernale. Devo dire che, comunque, durante la settimana mi alleno spesso con la bici da corsa per tenermi in forma e posso dire che mi piace molto.

Il ciclismo è uno sport di fatica, quali valori ti ha trasmesso e perché lo suggeriresti ad una ragazza che vuole iniziare?

Il ciclismo ha sicuramente formato parte del mio carattere. Mi ha insegnato a non mollare mai davanti alle difficoltà e lottare con la giusta grinta per raggiungere i miei traguardi, quello che serve anche nella vita quotidiana. Lo suggerirei ad una ragazza che vuole iniziare perché è molto divertente, ti dà la possibilità di visitare posti nuovi e conoscere nuove persone.

C’è una corsa che Rebecca Gariboldi ricorda con più piacere?

Sicuramente una gara che ricordo con emozione é quella in cui mi sono laureata campionessa italiana categoria Junior a Vittorio Veneto nel 2013. Ma anche le prime gare della stagione di ciclocross appena iniziata mi stanno regalando soddisfazioni incredibili, iniziare con dei podi in gare internazionali all’estero è una bella partenza, sono davvero contenta ma spero sicuramente di poter ulteriormente migliorare.

Hai vestito la maglia di campionessa italiana e la maglia della nazionale, cosa si prova a difendere quei colori?

Si ho avuto la fortuna di vincere il Campionato Italiano Juniores e di essere convocata per la nostra nazionale, è una soddisfazione  enorme, uno di quei traguardi che tutti vorrebbero prima o poi raggiungere quando si inizia a correre. E’ il classico sogno di ogni bambino o bambina che fa sport quello di diventare campione Italiano o difendere i colori azzurri. Si provano tantissime emozioni ma c’è anche il rovescio della medaglia che è la tanta pressione che quei colori mettono addosso ma francamente credo che la grinta che ti danno può portare ogni atleta a rendere oltre il proprio limite.

Hai qualche ciclista a cui ti ispiri?

Ci sono tante cicliste donne che mi piacciono, sia per come corrono quindi per la grinta e la determinazione che ci mettono ma anche per il loro saper essere donne e attente all’immagine. Il ciclismo è uno sport duro, ci vuole grinta e, in particolare nella MTB o nel ciclocross ci si sporcano le mani… e non solo. Se non ami il fango meglio non cimentarsi con questo sport.

Segui altri sport?

Mia sorella gioca a basket, quindi seguo ogni tanto le sue partite e vado a vedere qualche partita di serie A, la pallacanestro mi diverte molto è uno sport veloce e assolutamente divertente. In TV seguo tutte le prove della Moto GP è uno sport adrenalinico, mi piace molto guardarlo e spero un giorno di avere l’occasione per seguire una gara dal vivo.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Premetto che di tempo libero ne ho ben poco frequentando il terzo anno della facoltà di marketing all’Università Bicocca di Milano. Diciamo comunque che appena ho del tempo libero mi dedico alle uscite con gli amici, stare con il mio ragazzo, cenare fuori (adoro mangiare), cucinare dolci e fare shopping. Insomma cose normali che credo ogni ragazza della mia età adora fare.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Rebecca Gariboldi?

In questo momento mi sto completamente concentrando sulla stagione di ciclocross in corso, essendo l’ultimo anno da u23 voglio dare il massimo e togliermi il maggior numero di soddisfazioni possibili in questa categoria. Il calendario prevede importanti competizioni in Svizzera e altre gare di carattere internazionale che si svolgeranno in Italia e poi, naturalmente, sono già focalizzata sul Campionato Italiano del prossimo mese di gennaio.

 

Matteo Fabbro intervista per Ciclonews

Matteo Fabbro intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Matteo Fabbro

Matteo Fabbro

Matteo Fabbro promettente scalatore friulano del Cycling Team Friuli passato professionista con il Team Katusha-Alpecin, con cui ha firmato un contratto di durata biennale, si racconta in questa intervista con la nostra redazione.

Ciao Matteo, anzitutto grazie per aver accetto la nostra intervista.

Grazie a voi per l’ospitalità, seguo il vostro sito ed è un piacere fare questa chicchierata.

Matteo ci racconti come hai scelto di praticare il ciclismo?

Ho scelto il ciclismo perché nella mia famiglia tutti correvano in bici, di conseguenza i nonni mi hanno spinto a praticarlo. Un giorno i nonni mi hanno portato a vedere una corsa della categoria giovanissimi e da quel momento è scattata la passione e ho iniziato a correre in bicicletta.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza?

Direi che ha notevolmente influenzato la mia adolescenza perché, per praticarlo con profitto, il ciclismo richiede una buona organizzazione. Non è sempre facile riuscire a conciliare gli impegni scolastici con i ritmi di allenamenti e gare, devi svegliarti presto, andare a scuola e una volta tornato a casa pranzare di corsa per uscire in allenamento finché c’è luce. Dopo devi tornare a casa e metterti sui libri a studiare: non è stato per nulla facile ma è stato molto formativo.
Oltre a questo aspetto ci sono le “rinunce” quotidiane: dal non uscire magari al sabato sera all’evitare le partite di calcetto con gli amici perché la domenica hai una corsa. Ripeto duro ma assolutamente piacevole visto che l’ho scelto io!

 

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a un ragazzo che vuole iniziare?

Diciamolo, il ciclismo non è uno sport facile. Tutte le attività sportive ad un certo livello richiedono impegno e concentrazione ma, forse, il ciclismo è per certi versi più ostico di altri sport che magari si praticano in palestra o in un campo, qui ti alleni in strada e con qualunque condizione meteo. Alla base di questo sport deve esserci la passione, se no dopo poco ti scoraggi e molli. A un ragazzino che vuole avvicinarsi al mondo delle due ruote consiglierei di impegnarsi a fondo ma senza prenderlo troppo seriamente, tutto deve partire come un gioco e un divertimento. Per me ancora oggi andare in bici è un divertimento, certo ora ho tante responsabilità in più ma la base del successo è il piacere nel fare una cosa.

La corsa che ricordi con più piacere?

Risposta facile: la vittoria alla prima tappa del Giro della Valle D’Aosta di quest’anno. Venivo da un periodo davvero difficile, ero stato investito a gennaio in allenamento, poi ho subito due fratture alla clavicola prima in Colombia e poi al Giro d’Italia. Insomma rientravo alle corse dopo un periodo davvero ostico, non sapevo bene quale era la mia condizione  e non avevo il morale particolarmente alto. Per me è stato come voltare pagina e iniziare un nuovo capitolo.

Cosa fa Matteo Fabbro nel tempo libero? Hai un genere musicale che preferisci?

In verità non ho molto tempo libero ma quando sono a casa mi piace uscire con gli amici e dedicarmi a tutto quello che durante la stagione non riesco a fare. Musicalmente non ho un cantante o un gruppo che preferisco, ascolto un po’ quello che capita e che sento che mi trasmette sensazioni piacevoli

Hai un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Senza dubbio direi che Purito Rodriguez mi ha ispirato, sono cresciuto con le sue imprese ma per me il migliore è Alessandro de Marchi, è friulano come me e ci alleniamo assieme quando è a casa. Mi è sempre stato vicino in questi quattro anni da under, mi dà sempre consigli preziosi e per me è un mentore. Inoltre proviene anche lui dal Cycling Team Friuli

Segui qualche altro sport o hai qualche mito?

Mi piace molto la pallacanestro e, un po’ come tutti, adoro le star degli altri sport. Mi piace molto conoscere come i grandi campioni hanno gestito la loro carriera, lo stress. Tutti vediamo la parte dorata della vita di uno sportivo ma dietro ci sono tante responsabilità, rinunce e sacrifici.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Matteo Fabbro?

Fino al 31 dicembre sarò un atleta del Cycling Team Friuli, è una squadra a cui devo molto. Sono arrivato nel team 4 anni fa e loro hanno sempre creduto in me e mi hanno aiutato nei momenti più difficili, sono la mia seconda famiglia. Ci tengo a lasciare un buon ricordo e ripagarli al meglio per quello che hanno fatto per me. Da qua a fine stagione daró il massimo in tutte le corse come ho sempre fatto. In particolare, ci tengo a ben figurare alla Coppa San Daniele, corsa friulana di “casa” a cui tengo particolarmente

 

Vera Colombi intervista per Ciclonews

Vera Colombi intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Vera Colombi

Una bellissima immagine di Vera Colombi

Vera Colombi racconta alla redazione di Ciclonews del suo rapporto con la bicicletta, il Downhill e la sua passione per questo sport. L’abbiamo trovata subito dopo un fastidioso infortunio alla clavicola ma la sua gentilezza e disponibilità è stata davvero notevole.

Ciao Vera, grazie per aver accettato la nostra intervista nonostante il recente infortunio alla clavicola

Grazie a voi ragazzi per l’ospitalità sul vostro sito, è un piacere fare questa intervista.

Vera ci racconti come hai iniziato a praticare Downhill?

Ho sempre praticato molti sport fin da piccolissima, mi sono dedicata al basket, allo sci, al judo e anche al pattinaggio a rotelle passando per il nuoto. Insomma ne ho sperimentati un bel po’ ma non ho mai trovato nulla che mi appassionasse veramente in modo profondo. Quando ho iniziato le superiori ho deciso di prendere una pausa dallo sport, non trovandone uno che mi appassionasse, ho preferito evitare di impegnarmi in qualcosa che non sentivo mio. Poi un bel giorno mio fratello mi ha chiamato e mi ha fatto vedere un video. Mi avvicino al video e vedo dei pazzi discesisti che si buttavano in picchiata su sentieri sterrati, mi sono subito esaltata. Poi è stata mia madre a spingermi a provare, io ho accettato e direi che è stata la miglior scelta della mia vita.

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare (sia perché visibilmente pericoloso sia per i terreni di gara idonei) come mai hai scelto questa disciplina?

Beh devo ammettere che il mio inizio è stato decisamente traumatico, considera che io non avevo mai corso in bicicletta, molti ragazzi e ragazze che fatto DH arrivano da esperienze su strada o in MTB. Io invece ero completamente digiuna di ciclismo quindi non ero per nulla reattiva e la mia propensione ad essere “spericolata” tendeva allo zero. Ci sono state tante difficoltà e tanto timore all’inizio ma è durato veramente poco perché poi l’adrenalina ha preso il sopravvento e probabilmente era quello che stavo cercando e non trovavo in altri sport.

Che sensazione provi quando scendi a tutta in una gara di DH?

Se devo essere sincera ti dico che le prime due sensazioni che mi viene da citare sono: agitazione e insicurezza! Quasi un paradosso per una atleta che si cimenta nel Downhill ma subito dopo si trasformano in voglia di attaccare la discesa. So bene che sono ancora molto acerba, sia fisicamente che mentalmente ma dalla mia ho il tempo, penso di essere già a buon punto della mia crescita ma anche di avere molto tempo ed occasioni per crescere ed imparare.

Hai una gara che ricordi con particolare piacere?

Se devo essere sincera ad oggi non ho ancora una gara da ricordare, mi sono trovata bene all’Abetone, sulla discesa di Prali e al Sestriere ma non ho ancora avuto la fortuna di fare una performance cosi importante da essere ricordata. Prometto che quando la farò non mancherò di raccontarvi le mie emozioni!

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Sono una ragazza semplice e amo le cose semplici ma che mi fanno stare bene. Ascoltare la musica che mi fa emozionare, andare a camminare tra le montagne o portare il mio cane a spasso o nel parco a giocare sono le mie attività preferite

Vera Colombi ha un’atleta a cui si ispira?

Beh direi che il mio modello di ispirazione è Tahnée Seagrave, ha una tecnica stratosferica e sarebbe un sogno poter anche solo avvicinarmi al suo livello, ecco lei è veramente il mio mito nel mondo della Downhill.

Come prepari una gara di DH?

Ah questa si che è una bella domanda, mi viene da sorridere perche se devo essere sincera non faccio quasi niente di particolare se non andare a pedalare quando ho l’opportunità oppure andare nei park durante i weekend, cose semplici ma che mi permettono di mantenermi in forma e allenata nel modo migliore e poco stressante.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Beh sicuramente per la stagione 2018 ho intenzione di arrivare preparata alle gare per potermi avvicinare sempre di più alle altre ragazze italiane che corrono in Coppa del Mondo! Con la giusta preparazione fisica, anche quella mentale arriverà e allora sarò pronta per giocarmi le mie carte.

Simone Medici intervista per ciclonews

Simone Medici intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Simone Medici è uno degli alfieri tricolori del mondo della Downhill. 22 anni, reggiano si racconta in questa intervista.

Ciao Simone e grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la tua passione per il Downhill?

Simone Medici

Simone Medici

Grazie a voi per questa opportunità, per quanto strano possa sembrare prima di iniziare a fare downhill ho corso tre anni in bici da corsa, poi però ho capito che non faceva per me. Il primo approccio a questa disciplina l’ho avuto per puro caso mentre ero in vacanza in Austria a Saalfeelden, un paese vicino a Leogang. Con mio padre e mio fratello andavamo già a fare giri in Mtb e, sotto consiglio della signora della pensione in cui alloggiavamo, abbiamo noleggiato le bici da DH e abbiamo iniziato a fare qualche discesa nel bikepark. Non sapevo neanche che quello che stavamo facendo fosse uno sport, ma era la cosa più divertente e adrenalinica che avessi mai provato, perciò per un paio d’anni abbiamo ripetuto la cosa.

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare  come mai hai scelto questa disciplina?

Fortuna vuole che l’anno dopo aver chiuso con la bici da strada, nel paese dove abito Alberto Lunghi e Michele Pedroni aprirono un nuovo negozio di Mtb specializzato nel gravity. Da lì mi sono appoggiato a loro, che mi hanno supportato ed accompagnato alle prime gare di DH. Loro sono state le prime persone a credere in me e mi hanno introdotto nel mondo della Downhill. In particolare Michele Pedroni mi ha poi preso sotto la sua ala e mi ha insegnato tutto quella che sapeva. Ci siamo tolti parecchie soddisfazioni insieme dopo un qualche anno di gare.

Che sensazione provi quando scendi a tutta in una gara di DH?

La sensazione che provo maggiormente quando sono sulla mia bici è quella di benessere. Quando vado a tutta in discesa mi sento bene con me stesso, libero, realizzato. La bici da DH mi regala emozioni che non riesco ad avere in nessun altro sport.

Hai una gara che ricordi con particolare piacere?

Dunque, ce ne sono un paio ad essere sincero. La prima è la gara di Gravitalia 2014 a Sestola, la mia seconda vittoria in ambito nazionale. È stata l’unica gara in cui prima di partire dal cancelletto stavo per vomitare dalla tensione, c’era tutta la mia famiglia a vedermi e una volta scoperto di aver vinto è stata una liberazione immensa, quando riguardo i video dell’arrivo mi viene ancora la pelle d’oca! La seconda è la gara di Gravitalia 2015 all’Abetone. Esattamente un anno prima mi avevano asportato un rene in seguito a una brutta caduta, per cui tornare sul gradino più alto del podio è stato indescrivibile. Anche vedere l’affetto del mio team e dei miei amici piloti una volta passato il traguardo è stata una cosa che difficilmente scorderò.

Cosa fa Simone Medici nel tempo libero?

Nel tempo libero mi piace andare in giro con la bici da enduro, andare in moto da cross, arrampicare, esplorare, tuffare. Diciamo che mi trovo più a mio agio in un bosco o all’aperto in mezzo alla natura piuttosto che in una palestra in mezzo a quattro pareti di cemento.

C’è qualche sportivo che ha ispirato Simone Medici?

Per quanto riguarda l’ambito bici direi Sam Blenkinsop, super stiloso da veder guidare e non se la tira per niente. In un contesto sportivo più ampio invece direi Alex Zanardi, mentalità incredibile e forza di volontà fuori dal comune, ogni volta che lo sento parlare in televisione mi vengono i brividi e rimango incollato alla schermo come un bambino davanti a un cartone animato.

Che rapporto hai con la musica? La ascolti mentre ti alleni?

In genere ascolto musica solo quando sono in viaggio o quando lavoro sulle mie bici in garage, non la ascolto mai quando mi alleno e/o sono in bici. La mia playlist è abbastanza svariata, passa dall’Hip Hop al Rock all’House. Ogni volta che qualcuno sale sul mio furgone rimane stupito dai cambi musicali che ci sono tra un pezzo e l’altro.

Come prepari una gara di downhill?

Negli ultimi tempi ho iniziato a non seguire tabelle o allenamenti programmati, anche perché, avendo iniziato a lavorare mezza giornata, l’idea di passare il restante tempo chiuso in una palestra non mi entusiasmava molto. Preferisco come dicevo prima rimanere attivo andando a pedalare o a fare qualsiasi altro sport outdoor, sono molto più rilassato mentalmente e credo che questo sia l’aspetto che maggiormente influisce la prestazione in una gara di downhill (per quello che riguarda la mia esperienza)

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Questa stagione è stata per me un po’ un punto di ripartenza. Ho ricominciato da zero e pian piano sto stornando ai livelli a cui ero arrivato qualche anno fa. L’obiettivo principale che inseguo da sempre è quello di diventare campione italiano, ma mi piacerebbe tornare a essere abbastanza competitivo da correre in Coppa del Mondo.

Federico Monzoni intervista per Ciclonews

Federico Monzoni intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Federico Monzoni

Federico Monzoni

Federico Monzoni  giovane talento del Downhill italiano laureatosi Campione Italiano Junior nel 2016, noto per il suo “baffo da sparviero”, ci racconta in questa intervista come è nata la sua passione per questa disciplina.

Ciao Federico e grazie per aver accettato la nostra intervista

Grazie a voi, è un piacere essere intervistato per un sito come il vostro che dà spazio alla Downhill

Ci racconti come hai iniziato con il DH? Hai praticato altri sport?

Ho iniziato a fare Downhill nel bikepark vicino la mia casa in montagna. Ero molto incuriosito nel vedere questi riders salire in seggiovia per poi sparire nei boschi, cosí un giorno ho preso la mia mountain-bike e sono salito per provare a fare un giro. Quel giorno alla fine penso di averne fatti 10 come minimo. Prima del Downhill ho giocato due anni a calcio e tre a tennis, capendo però che gli spazi chiusi non facevano per me.

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare come mai hai scelto questo sport?

Effettivamente non è un disciplina “immediata” ma, almeno secondo il mio parere il Downhill è uno sport incredibilmente bello ed estremamente adrenalinico. Come ti dicevo prima di iniziare a praticarlo ho fatto altri sport ma l’idea di praticare uno sport all’aria aperta e a stretto contatto con la natura è stato sicuramente quello che mi ha fatto innamorare di questo sport.

Che sensazione provi quando scendi a tutta in una gara di DH?

É difficile descrivere cosa si prova perché in realtà durante una run provi un mix di sensazioni: si passa dall’euforia all’agitazione per poi finire in uno stato di concentrazione assoluta dove ci sei solo tu, la bici e la pista.

C’è una gara che Federico Monzoni  ricorda con maggior piacere?

Sicuramente la mia prima gara. La gara di casa a San Lorenzo di Treia! Ricordo bene le farfalle nello stomaco al cancelletto di partenza e il gran tifo della mia squadra, lo Smile Bike team.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Nel tempo libero mi piace viaggiare, suonare la chitarra e fare fotografie

C’è qualche sportivo che ti ha particolarmente ispirato?

Più che singolo atleta, In Italia ho preso come riferimento un team che è stato negli ultimi anni ai vertici della classifica assoluta in campo nazionale, ovvero l’AB Devinci Italy. A livello internazionale un rider che mi ha sempre colpito per la sua bravura e costanza è Aaron Gwin che nonostante la sua età tiene alta la bandiera americana in coppa del mondo

Hai detto che suoni la chitarra, che rapporto hai con la musica? La ascolti mentre ti alleni?

La musica è parte integrante del mio allenamento, dalla palestra ai campi gara, mi accompagna fino alla partenza. Mi piace ascoltare musica che mi dia ritmo e che mi carichi al punto giusto, senza farmi perdere la concentrazione.

Come prepari una gara di dh?

Si inizia il primo giorno percorrendo la pista a piedi. Facciamo un sopralluogo in cui vediamo cosa ci aspetterà il giorno seguente. Il primo giorno di prove cerco di provare tutte le linee che mi sono proposto. Il giorno della qualifica punto a fare delle discese senza fermarmi in pista, vedendo come reagisce il mio corpo affinando sempre di più la pulizia di guida. Il giorno della gara faccio poche discese ma a ritmo gara in modo da prepararmi al meglio per la run.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Federico Monzoni?

I miei prossimi obbiettivi saranno sicuramente più a lungo termine dato che il prossimo anno cambierò categoria. Inizierà la mia grande parentesi da Elite e punterò a migliorarmi di gara in gara al fine di entrare preparato in coppa del mondo.

 

Francesco Romano intervista per Ciclonews

Francesco Romano intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Francesco Romano

Francesco Romano

Francesco Romano intervista per Ciclonews.biz. Giovanissimo prospetto del ciclismo italiano Francesco ci racconta della sua passione per il ciclismo.

Ciao Francesco, grazie per aver accettato la nostra intervista.

Grazie a voi ragazzi per l’ospitalità sul vostro portale

Come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport?

Devo confidarti di aver iniziato con questo sport un po per caso, ho sempre avuto passione per il ciclismo ma non conoscevo lo avevo mai praticato poi un giorno quasi per scherzo ho fatto una prova e sono rimasto folgorato, adrenalina, divertimento e emozioni mi hanno fatto innamorare di questa disciplina meravigliora.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Si devo ammettere che aver scelto di praticare il ciclismo in qualche modo ha condizionato la mia adolescenza, soprattutto sotto l’aspetto della vita sociale. Prima di impegnarmi al cento per cento con il ciclismo avevo modo di divertirmi con gli amici, uscire con loro e “perdere un po’ di tempo”. Ora tra allenamenti e gare ho dovuto togliere dalla mia vita le uscite serali e questo mi è costato un po’ di amici. Anzi se devo essere onesto frequento praticamente solo “colleghi” di pedale, però non mi lamento della cosa, anzi, è stata una mia scelta ben ponderata.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vitae perché lo suggeriresti a un ragazzo che vuole iniziare?

Sicuramente l’insegnamento principale è quello di non mollare e di essere molto competitivo. Ho imparato a non avere paura nello sfidare il più grande o il più forte. Nel ciclismo capita di vedere dei veri e propri “colossi” con gambe enormi ma senza testa, ecco senza testa non si arriva da nessuna parte. Le gambe sono fondamentali ma la componente mentale è altrettanto importante e può accadere che anche il corridore apparentemente più debole possa avere la meglio sul più grosso e muscoloso.
Se devo dare un suggerimento a un ragazzino che si avvicina al ciclismo, penso che l’unica cosa da dire sia di impegnarsi a fondo, di essere sempre concentrato sul proprio obiettivo e sicuramente otterrà soddisfazioni. Viceversa il ciclismo è uno sport che non fa sconti, senza impegno e costanza, a volte superiore di quello che si possa immaginare, non si va da nessuna parte.

C’è una corsa che Francesco Romano ricorda particolarmente?

Beh sarà banale ma in assoluto la prima vittoria, da ragazzino, la ricorderò per sempre. E’ stata una emozione unica che porto ancora nel cuore e che mi è di continuo stimolo

Cosa fa Francesco Romano nel tempo libero?

Come si diceva prima, quando sei un ciclista, il tempo libero è davvero poco. Questo è un valido motivo per goderne appieno ogni momento, amo stare con gli amici ma ho anche una grande passione per i motori. Mi piace girare col mio motorino, ci passo i miei pomeriggi liberi ed è un validissimo modo per disterndermi e rilassarmi.

Hai un genere musicale che prediligi?

Guarda, devo dirti che non ho un genere o un cantante preferito. Ascolto un po’ di tutto, senza preclusioni. Se sento una bella canzone non mi domando chi la canta o che genere è, la ascolto perché mi trasmette una emozione.

Hai un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Domanda troppo facile! Peter Sagan! Lui è davvero un fenomeno, lo vedi e capisci che si diverte nel correre, nell’affrontare le volate. Da il giusto peso alle cose, sa che vincere è bellissimo, ti riempie di soddisfazione ma non è la cosa più importante della vita. Non è uno che sfida gli altri, fa quello che si sente senza “disturbare” gli altri, ma quando vuole la vittoria sa sempre come ottenerla. Credo che potrà dire la sua al prossimo Mondiale di Bergen.

Segui qualche altro sport, hai qualche idolo extra ciclismo?

Ti dico, non sono fanatico di sport ma ho una grande passione, come ti dicevo, per i motori. E’ ovvio, quindi, che mi piace vedere le corse motociclistiche e naturalmente il mio idolo è Valentino Rossi, spero si riprenda presto dal suo infortunio. E’ un fenomeno, un po’come Sagan, è uno che sa portare interesse al suo sport.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Sinceramente non sono il tipo da obbiettivi futuri, vivo le giornate pensando al presente e se devo mettermi un obbiettivo lo metto per ciò che devo fare in quel momento.