Intervista a Dalia Muccioli

Il sorriso di Dalia Muccioli

Ospitiamo Dalia Muccioli, di Cesenatico (una città che non ha bisogno di commenti per cosa rappresenta per il ciclismo in quanto terra natale di tale Marco Pantani). Dalia, classe 1993, è in forza al Team Valcar – PBM nel  2013 si è laureata campionessa Italiana Elita in linea.

 

Ciao Dalia grazie per aver accettato la nostra intervista, raccontaci un po come è nata la tua passione per il ciclismo?

 

Grazie a voi per la gentilezza, guarda, ti devo dire che ho scelto il ciclismo due due motivi. Anzitutto fin da piccola andare in bicicletta era puro divertimento, un modo per passare il tempo assieme ai miei amici e poi le due ruote erano la vera passione di famiglia, non potevo che innamorarmene anche io.

 

Vai in bicicletta fin da piccola e hai fatto molte esperienze, quali valori ti ha trasmesso questo sport?

Sicuramente il ciclismo, ma credo lo sport in generale, mi ha trasmesso davvero tanti, tanti valori, ma direi che soprattutto mi ha aiutato a comprendere che senza sacrificio non si ottiene nulla, nello sport ma anche nella vita di tutti giorni. Il ciclismo mi ha insegnato che in tutte le cose bisogna sempre metterci passione, sacrificio, costanza e poi i risultati arrivano e gli obiettivi si raggiungono. Nel ciclismo e nella vita non bisogna mai mollare ma lottare sempre fino all’ultimo.

Verissimo quello che dici ma ciclismo vuol dire sacrificio, in sella e giù dalla sella, perché una ragazza dovrebbe seguire le tue orme e puntare al ciclismo come sport?

Ti devo dire che, effettivamente, per noi ragazze non è facile come sport, il ciclismo ti porta lontano da casa per molti periodi dell’anno, i sacrifici sono davvero tanti sotto ogni punto di vista . Ma è anche vero che il sacrificio se fatto con passione diventa divertimento e quindi tutto può essere e sembrare più facile quindi credo possa essere un bel modo di formare il carattere di una ragazza

Dalia vince al Giro di Campania

Al Giro di Campania hai appena conquistato una meravigliosa tappa, ci racconti che “tipo” di ciclista sei?

Vuoi sapere  “che tipo sono”? Guarda, se devo essere sincera, se mi sento in forma, mi diverte molto affrontare le salite. Cerco sempre di farla diventare mia alleata, ma è altrettanto vero che durante una stagione ci sono momenti in cui non sei al top, a quel punto la combatto come una vera nemica. Ecco che tipo sono.

Hai qualche campione o campionessa del ciclismo a cui ti ispiri?

Devo dire che ho sempre tifato  per Alberto Contador. Lo spagnolo è davvero un grandissimo scalatore, mi affascina guardarlo in TV quando si alza sui pedali e scatta in salita è davvero un spettacolo di classe e potenza.

Tanta passione per il ciclismo nella tua vita ma ami seguire qualche altro sport?

Sinceramente non posso dire di seguire altri sport con la stessa passione del ciclismo, quello sarebbe impossibile ma ammetto che mi piacciono gli  altri sport. In particolare mi piace molto guardare l’atletica in TV quando fanno i campionati europei o mondiali si mettono in mostra degli atleti straordinari.

Oltre allo sport cosa ami fare nel tuo, immagino poco, tempo libero?

In effetti il tempo libero è sempre poco ma non mi lamento, anzi! Pero negli atti liberi mi piace rilassarmi sul divano e guardare film staccare un po la spina ma se devo essere veramente sincera mi rilasso molto anche con lo shopping , anzi forse ancor di più!

Hai passione per la musica? La ascolti spesso?

Si adoro la musica, un po tutti i generi ma in particolare adoro ascoltare quella che mi carica, magari prima di una corsa mi sembra poi di rendere di più-

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Beh facile, a fine giugno inizia il Giro d’Italia Rosa e mi piacerebbe far bene in qualche tappa o per lo meno farmi vedere, mettermi in mostra.

E dopo gli obiettivi professionali, quelli personali. Come ti vedi tra vent’anni?

La prima cosa che mi viene in mente sentendo questa domanda è: mi vedo come una mamma con due o tre figli, io adoro i bambini!

 

Intervista a Michela Pavin

Michela Pavin

Ospite di www.ciclonews.biz è Michela Pavin, giovane atleta classe 1994 di Schio in forza alla Top Girl Fassa Bortolo

Ciao Michela grazie per la tua disponibilità, spesso ci si domanda cosa avvicini una ragazza al ciclismo, come è nata la tua passione per le due ruote?

Ciao e grazie a voi per la disponibilità, sinceramente devo dire che ho scelto di iniziare a praticare  il ciclismo grazie a mio papà che mi ha trasmesso questa passione. Lui correva in mountain bike  e vedendolo correre mi sono avvicinata alla bici e fortunatamente  non mi sono più allontanata da questo meraviglioso sport.

Si scrive ciclismo e si legge fatica, quanto ha influenzato questo sport sulla tua adolescenza?

Hai ragione, il ciclismo è uno sport davvero molto, molto duro che richiede tanti sacrifici sia da professionisti che anche già da giovani. Sicuramente la mia adolescenza si è divisa tra la bici e la scuola avendo poco tempo per uscire con gli amici a divertirsi. Però devo confessarti che, proprio  grazie anche a queste piccole rinunce e alla dedizione quotidiana verso un unico obbiettivo, il ciclismo mi ha reso la persona che sono oggi.

 

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vitae perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Lo sport in generale ti aiuta a crescere, ad essere autonoma, a formare il carattere per affrontare le difficoltà e per rialzarsi sempre, in questo il ciclismo direi che è il massimo.

L’emozione più bella legata al mondo del ciclismo?

L’emozione più bella che ho legata al ciclismo non è un ricordo di qualche corsa ma è stata l’ultima uscita in bici con mio papà che poi due anni fa mi ha lasciato a causa di una brutta malattia.

La tua gara più bella che hai corso?

La gara più bella ed emozionante che ho corso fino ad oggi è stato senza alcun dubbio la prova dell’Omnium al Campionato Europeo si pista con la conquista del terzo posto

 Cosa ti piace fare nel tempo libero? 

Nel poco tempo libero che ho mi piace stare con la mia famiglia e il mio fidanzato.

Hai un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Non ho un ciclista o una ciclista che ammiro particolarmente, cerco di imparare e apprendere il meglio da tutto anche in altri sport non amo avere miti, certo osservo come si comportano i campioni ma senza farne dei miti.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Settimana prossima sarò a Livigno per preparare il Giro d’Italia rosa, grande appuntamento per me, dove punterò a fare bene nelle tappe di pianura. Poi il mio grande obbiettivo sarà extra ciclistico in quanto a settembre mi sposo!

 

Intervista ad Ilaria “Yaya” Sanguineti

Ilaria Sanguineti Bronzo Europeo Under 23

Nostra gradita ospite per una divertente intervista è Ilaria Sanguineti, classe 1994, giovanissima e fortissima atleta dalle doti di passista veloce.

Ciao Ilaria, il ciclismo a torto a volte  non è considerato un sport femminile, come mai lo hai scelto proprio come tuo sport?

La  passione per il ciclismo mi è stata trasmessa da mio fratello Davide, che ha iniziato a correre per non si sa quale motivo.  Avendolo visto partire con la sua tutina tutta colorata e la sua bicicletta, mi sono incuriosita poi lui per me è da sempre fonte di grande ispirazione e cosi mi sono trovata in questa splendida “avventura”

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza?
Posso essere sincera? Non ha assolutamente influenzato la ma adolescenza, perché se per i miei amici il divertimento era uscire il sabato sera per andare a ballare il mio divertimento era alzarmi la domenica mattina alle 5: quando loro rientravano dalla serata io mi preparavo per la corsa della domenica. E’ una cosa che ho sempre adorato e questo era il mio divertimento non cambierei nulla di quello che ho fatto.

Ok niente sacrificio ma tanta dedizione per una cosa che ami, con quali valori ti ha ripagato il ciclismo per tutto il tuo amore?

Devo dire che il ciclismo mi ha insegnato moltissime cose e me le insegna ancora oggi. Come prima cosa dire che mi ha trasmesso il senso del rispetto per gli altri e poi una delle cose più vere in assoluto: quello che il ciclismo ti toglie poi te lo ridà, secondo me proprio come nella vita.

Forse è una domanda scontata ma quale è stata l’emozione piu bella lagata al ciclismo?

Non c’è dubbio alcuno, è stata la medaglia d’argento al Campionato Europeo della corsa in linea Under 23 a Tartu in Estonia.

Tanto ciclismo nella tua vita ma cosa ti piace fare nel tempo libero?
Beh come ti dicevo non è che il tempo libero abbondi ma quando non corro o non mi alleno adoro uscir con i miei amici e passare ore a giocare alla play con mio fratello Davide… e soprattutto Batterlo!

Hai un genere musicale che ti piace ascoltare?

Devo ammettere che Ascolto tutti i tipi di musica, ma se devo dirti un genere in particolare, direi il latino americano

Peter Sagan

Hai un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o che ti ha ispirato?
Beh, come uomo sicuramente Peter Sagan, come donna Noemi Cantele, con cui ho avuto la fortuna di passare il mio primo anno da “grande” in squadra insieme, una ragazza unica.

Hai qualche “mito”oltre ai ciclisti come punto di riferimento?
Facile: Francesco Totti è il mio più grande idolo!

E per chiudere,  quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Sono appena rientrata dalla trasferta in Cina. Ora un po’ di riposo a casa poi si organizzerà con la squadra i prossimi appuntamenti

Intervista ad Asja Paladin

Il sorriso di Asja Paladin

Nostra ospite di oggi è Asja Paladin, giovane atleta nata a Treviso nel Settembre 1994 dalle grandi doti di scalatrice in forza alla ASD GS Top Girls soprannominata Brosa (poi scopriremo il significato).

Ciao Asja, come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport?

Ho scelto ciclismo perché all’età di 6 anni mamma e papà mi avevano già messo sopra una bici, visto che anche loro hanno sempre avuto questa passione. Da quel momento, con l’andare degli anni, ho capito che era il mio sport. Ho provato anche nuoto pattinaggio pallavolo, ma niente alla fine sceglievo sempre il ciclismo e così sono arrivata fino a qui.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

L’impegno sportivo ha influenzato tantissimo la mia adolescenza. Da un lato, soprattutto quando si è più piccoli, è stato un po’ difficile rinunciare tante volte ad uscire con gli amici, alle festicciole, al mare, però vista la grande passione questi “sacrifici” li ho sempre fatti volentieri e con il passare degli anni ho capito anche che grazie a questo sport ho scoperto anche chi sono i veri amici, quelli che ti aspettano anche se stai via un mese da casa.

Asja Paladin in gara

Beh hai proprio il ciclismo nel cuore, quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vitae perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare? 

Il ciclismo mi ha insegnato grandi valori, da applicare nello sport come nella vita. Mi ha insegnato e essere forte sempre e nonostante tutto, a rialzarmi a ogni difficoltà e a mai mollare perché con costanza impegno e voglia di fare le cose arrivano. Quindi valori da applicare sia alla scuola che anche al lavoro anche. in questa vita non ci regala niente nessuno e prima o poi ognuno ha ciò che si merita basta non mollare mai e credere in ciò che si fa e nei propri sogni. Ecco perché suggerirei a una ragazza di provare la bicicletta come sport.
Dicevamo che il ciclismo occupa una gran fetta della tua vita ma cosa ti piace fare nel tempo libero? 

Nel poco tempo libero che ho a disposizione cerco di stare il più possibile con la mia famiglia, che amo tantissimo, i miei amici (pochi ma buoni ) e il mio fidanzato. Amo andare a fare shopping, è un antidoto contro le giornate tristi per me.  Devo confessarti che una cosa che adoro è leggere e, non ci crederai, ma non amo assolutamente guardare la TV!
Poca TV ma a musica come siamo messi? Cosa ti piace ascoltare?

Come musica ascolto un po’ di tutto davvero ma in particolare però preferisco la musica italiana e il mio cantante preferito è Vasco Rossi.

Sei giovanissima, hai un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Come ciclista ammiro tantissimo Elisa Longo Borghini (qui un’intervista) sia come atleta che come persona. È una ragazza modesta costante e sempre determinata in tutto ciò che fa, è anche sempre gentile e disponibile con tutti. Nei maschi un idolo un po’ scontato è Peter Sagan, fenomeno del momento. Però mi rivedo tanto in un grande uomo che ci ha da poco lasciati: Michele Scarponi, un leader che ha saputo trasformarsi in un grande gregario sempre con il sorriso e disponile a aiutare il proprio capitano.

Tanto ciclismo nella tua vita ma segui altri sport? Hai qualche “mito”oltre ai ciclisti a cui ti ispiri?

Guarda, sinceramente, come primo pensiero mi viene in mente Beatrice Vio, una ragazzina trevigiana di soli 20 anni, campionessa paraolimpica di scherma. Mi ha colpito tanto la sua storia e ammiro tanto questi ragazzi perché ti insegnano a non mollare mai, che tutto è possibile e aiutano a apprezzare anche le piccole cose della vita.
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

I miei prossimi obiettivi? beh adesso parto domenica per un giro a tappe in Spagna, nei Paesi Baschi, poi andrò tre settimane in altura a Livigno per preparare gli italiani su strada e la gara più bella ed emozionante della stagione, il Giro d’Italia, dove mi piacerebbe tanto piazzarmi a una tappa.

Una curiosità, ma come mai sei soprannominata Brosa?

Oh grazie della domanra, sai perche? Perché ho sempre freddo  e in dialetto trevigiano la brosa è il freddo.

Allora “Brosa”, chiudiamo con una domanda strana, come ti vedi Asja tra vent’anni?

Tra 20 anni? Mm… vorrei essere una mamma con una famiglia ben solida un lavoro e dei bambini. Mi piacerebbe tanto diventare come la mia mamma, infatti è un grande esempio per me. Se a 40 anni sarò come lei allora posso già essere sicura e felice della mia vita!!

Intervista ad Elisa Longo Borghini

Elisa Longo Borghini bronzo a Rio 2016Ospitiamo oggi Elisa Longo Borghini una delle atlete di punta del ciclismo tricolore. Nata ad Ornavasso provincia del Verbano-Cusio-Ossola nel 1991, a discapito della giovane età vanta una serie di vittorie di tutto rispetto e in questo 2017 si è imposta alle Strade Bianche.

Ciao Elisa, grazie per la tua disponibilità, sei ancora giovanissima ma hai già un palmares da campionessa, ricordi il momento in cui hai deciso di praticare il ciclismo come sport?

Ciao e grazie mille per avermi detto di avere già un palmares da campionessa e per darmi della ” giovanissima” 🙂 Ho iniziato a correre a nove anni e lo stimolo principale è arrivato da mio fratello che  già andava in bici e io volevo emularlo.

Il 7 agosto 2016 data indimenticabile, conquisti il bronzo ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, che emozioni provi a pensarci a distanza di qualche mese?

Per me è stata un’ emozione incredibile e se ci penso ancora adesso mi vengono i brividi. Le Olimpiadi sono il sogno di ogni atleta!

Hai un campione o una campionessa del ciclismo che ti ha ispirato?

Non ho idoli particolari, non li ho mai avuti sinceramente. Ho però una persona che mi ha sempre ispirata che è mio fratello Paolo. Lui ha fatto il professionista undici anni e per me è stato un esempio di sport e di vita.

Il ciclismo è uno sport individuale a squadre ma spesso i legami che si creano nel gruppo sono indissolubili, come ti rapporti con le tue compagne di squadra?

Nella mia squadra, la Wiggle High5, c’è un bellissimo ambiente. Noi ragazze andiamo molto d’ accordo e in gara lavoriamo molto bene. È importante avere un buon rapporto perché l’ armonia rende il lavoro migliore!

Ciclismo vuol dire sacrificio, in sella e giù dalla sella, perché una ragazza dovrebbe seguire le tue orme e puntare al ciclismo come sport?

I sacrifici sono alla base di ogni sport, non solo del ciclismo. Lo sport dovrebbe essere inteso anche come veicolo di valori e quindi come educazione della persona.

Cosa ami fare nei momenti liberi dall’attività agonistica?

Quando non corro, mi alleno. Quando non mi alleno cerco di passare più tempo possibile con le persone che amo: la mia famiglia, il mio ragazzo e i miei amici. C’è poco tempo, è vero, ma ho imparato a dare importanza alla qualità piuttosto che alla quantità di ore passate con i miei cari.

Che musica ami ascoltare?

La musica mi piace tutta. Quando voglio rilassarmi a volte ascolto un po’ di musica classica. I miei gruppi preferiti sono i Coldplay e gli Oasis.

Come ti vedi tra vent’anni?

Penso che tra vent’ anni non sarò più una ciclista 😉 Spero di avere una famiglia e di fare la poliziotta. Ora sono nel gruppo sportivo Fiamme Oro e per me è un grande onore. Alla fine della carriera sportiva vorrei prestare servizio; è un modo per “ripagare” chi ha creduto nelle mie capacità e supportato nella mia attività sportiva

Intervista ad Arianna Fidanza

Arianna Fidanza in maglia Astana

Arianna Fidanza, giovane bergamasca, è una dei talenti del nostro ciclismo rosa. In forza alla Astana Woman Team è stata nostra ospite per una breve intervista.

Ciao Arianna, anzitutto grazie per la tua disponibilità, partiamo subito con le domande: come mai hai scelto il ciclismo come tuo sport?

La scelta del ciclismo come sport è stata una decisione assolutamente mia, certo hanno influito anche alcuni amici mi hanno spinta a provare ma è stato una cosa che è nata dentro di me in modo naturale. Mi sono appassionata fin da subito e con il sostegno dei miei genitori ho potuto intraprendere questa splendida avventura

Il ciclismo è uno sport noto per la fatica e per l’impegno che richiede, come ha impattato questo sulla tua adolescenza?

Sai fin  da quando ho iniziato a correre in bici,  ci ho messo grande impegno e determinazione dedicando alla pratica veramente tanto, tanto tempo.

Sicuramente ha avuto un’influenza importante sulla mia adolescenza, soprattutto quando mi sono trovata a conciliare studio e sport in particolare durante l’ultimo anno di scuola superiore in cui unire le due attività è stato davvero impegnativo ma io sono fatta cosi, quando inizio una cosa la voglio sempre terminare bene e soddisfatta, cosi è stato anche in quella occasione che tra l’altro coincideva con il mio passaggio nella categoria Elite.

Ti confido che l’idea di correre e diplomarmi l’avevo presa quasi come una sfida personale per vedere dove potevo arrivare e, con tanti sacrifici, sono riuscita ad essere promossa con un 97 e anche sulle due ruote ho avuto una stagione davvero ottima.

Non ho avuto molto tempo durante la mia adolescenza di frequentare le amicizie che avevo creato,per via del poco tempo, delle gare e delle varie preparazioni, ma ho avuto anche la fortuna di incontrare persone con cui ho instaurato un bel legame.

Tanta fatica e sudore sui pedali ma penso che il ciclismo ti abbia regalato tante emozioni e trasmesso molto, quali valori hai appreso grazie alla bicicletta?

Una bel sorriso di Arianna

I valori che mi ha trasmesso il ciclismo sono il rispetto per le persone con cui ti trovi a condividere parte della tua vita, un obiettivo, un lavoro. La bicicletta mi  ha anche insegnato a non arrendermi, a cercare di trovare le forze per sollevarmi dopo una caduta o una sconfitta.

Mi ritrovo molto nella frase di A. Einstein che dice “la vita è un po’ come andare in bicicletta, se vuoi stare in equilibrio devi muoverti”, infatti ho imparato ad essere pronta al cambiamento, a non fermarmi di fronte alle difficoltà, perché solo se si è pronti a muoversi andando oltre alle apparenze e a porsi un obiettivo si può migliorare.

Ho imparato anche cosa vuol dire aiutare una compagna in difficoltà e ho scoperto quanto è bello trovare qualcuno disposto a farlo per te, anche se sinceramente questo è molto difficile.

Il tuo amore per le due ruote è evidente ma per quale motivo suggeriresti questo sport a una ragazza?

Suggerirei questo sport ad una ragazza innanzitutto per una crescita personale, perché in un modo o nell’altro si vivono esperienze che ti arricchiscono e ti permettono di migliorare umanamente. Il ciclismo, poi, ti da la possibilità di girare il mondo, visitare posti nuovi e conoscere anche persone con culture e modi di vivere differenti dai nostri. Si ha la possibilità di confrontarsi con se stessi, di superare i propri limiti, di tenersi in forma. Un altro fattore da sottolineare è quello che il ciclismo femminile è cresciuto molto in questi ultimi anni, in Italia purtroppo è ancora troppo poco seguito e soprattutto trasmesso dai media, infatti la gente è ancora poco informata in merito.

Posso affermare che i numeri sono sempre maggiori e il livello è alto. L’importante per una ragazza penso sia trovare sempre gli stimoli e il divertimento giusto che permettano di continuare verso questa strada.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

I miei prossimi obiettivi sono quelli di fare il meglio che potrò in tutte le prossime gare a cui parteciperò. Non nascondo la speranza di una convocazione ai campionati europei U23 su strada visto anche il percorso adatto alle mie caratteristiche e se arriverà sicuramente farò del mio meglio per arrivarci al 100%

Facciamo un gioco, come ti vedi tra vent’anni?

A 42 anni? Beh  sinceramente non mi immagino più come un’atleta pronta e con la mentalità giusta per continuare a correre in bici. Quindi mi vedo serena con una famiglia che mi vuole bene al mio fianco.

 

Grazie Arianna, ti auguriamo tante soddisfazioni sulle due ruote e nella vita!

Intervista a Giacomo Pellizzari

E’ un grande piacere ospitare Giacomo Pellizzari autore di “Storia e geografia del Giro d’Italia” edito da UTET. Giacomo è stato direttore editoriale di Bike Channel, il canale di Sky dedicato al mondo a due ruote, riuscendo a trasformare la sua grande passione in un lavoro. Oggi è consulente di comunicazione ed è socio di Upcycle, il primo bike cafè restaurant d’Italia.

Ciao Giacomo, il tuo curriculum lo dice chiaramente, sei un grande amante del ciclismo, come è nata questa tua passione, immagino fin da piccolissimo?

Giacomo Pellizzari autore di “Storia e geografia del Giro d’Italia”

 

In modo abbastanza semplice e lineare, direi: un giorno mia moglie mi porta da Decathlon e mi dice, guardando una bicicletta da corsa “Secondo me sarebbe uno di quegli sport che a te vengono bene”. Non sapeva a cosa andava incontro.

Aneddoti a parte, seguo il ciclismo, quello professionistico. fin da quando ero bambino. Durante il Giro la TV di casa era sempre accesa: ho visto Moser, Saronni, Hinault, Bugno, Chiappucci, Pantani, Contador, Nibali, Aru. La cosa più bella del Giro è il periodo in cui si svolge, credo: maggio. Il mese in cui l’Italia rifiorisce, siamo nel pieno della primavera. La natura esplode, i colori sono accesi come non mai, e non esiste periodo – e modo migliori – per scoprire l’Italia, il paese più bello del mondo. Basta anche solo accendere la tv ogni pomeriggio e sintonizzarsi sulla diretta: va in onda uno straordinario documentario geografico sul Bel Paese. Il più bello di sempre. Lo farei vedere nelle scuole.

 

Sei da sempre vicino al mondo delle due ruote, come si è modificato il ciclismo negli ultimi anni? Sia da un punto di vista tecnico che emozionale.

È diventato meno spettacolare forse. La lotta al doping ha di fatto prodotto dei risultati, anche a scapito dello spettacolo, ma questo credo sia un bene e comunque anche da questo punto di vista c’è ancora moltissimo, credo, da fare. Il livello dei ciclisti è diventato più “umano”. Meno VAM impossibili, meno prestazioni da lasciare sulla poltrona basiti. Ma anche, quindi, meno azioni emozionanti, meno campioni che scardinano d’improvviso la corsa. Più strategia, più attenzione, a volte, c’è da ammetterlo (Vedi il Tour de France del 2016), anche più noia.

 

La copertina di “Storia e geografia del Giro d’Italia”

Nel tuo libro Storia e geografia del Giro d’Italia percorri, in un ipotetico Giro d’Italia, vent’un storie legate alla corsa rosa, chi è stato o chi sono stati i ciclisti che più ami o hai amato?

Marco Pantani

Amato credo solo Marco Pantani. Mi ci identificavo: pesavo esattamente come lui ed ero alto esattamente come lui. La sua mi sembrava anche la mia rivincita sui compagni di scuola grandi e grossi. Vince quello piccolo, per una volta. Quello mingherlino. Gli altri stanno a guardare. Una bellezza. E poi il modo con cui vinceva. Scatti che non abbiamo mai più – ma io aggiungo nemmeno prima – visto. Aveva ragione Gianni Mura: Pantani era un fossile appartenente un’era lontana conservatosi fino a giorni nostri. Io credo il più grande scalatore di tutti i tempi. Però ormai Marco è mito, con tutti la retorica che ne consegue, a volte persino stucchevole. Dopo e prima di lui ci sono stati altri campioni che mi hanno colpito ed emozionato. Da bambino tifavo per Beppe Saronni (anche se ho molto amato anche Moser), anche se non era esattamente un corridore da “Giro”. Ma aveva uno scatto improvviso in volata che, anche in questo caso, non ho mai più visto a nessuno, almeno in Italia. Si pensi alla tremenda “fucilata di Goodwood”. Poi ho amato moltissimo Gianni Bugno, soprattutto per quel suo carattere, per quel suo modo di sminuirsi e di sfuggire sempre. Quasi fosse sempre altrove o volesse andarci al più presto. Ma pensate che corridore: ha vinto un Giro d’Italia indossando la maglia rosa dalla prima all’ultima tappa! Qualcosa di irripetibile. E quando vinse la Milano – Sanremo, con una fuga partita da lontano, tenendo la media oraria tutt’ora più alta di sempre nella storia della Classicissima, gli chiesero: Gianni, come diavolo hai fatto? “C’era vento a favore” ha risposto lui. Come non amarlo alla follia uno cosi? Oggi mi piace Vincenzo Nibali. È l’unico che ha ancora la capacità e la voglia di stupire, di “regalare qualcosa”. Quando pensi che sia finito, anzi proprio in quel momento, lui risorge. Ci ha regalato un Giro d’Italia 2016, da questo punto di vista, bellissimo e umanamente emozionante come pochi. Speriamo si ripeta.

Nel tuo libro scrivi: “Sembra paradossale, ma i veri protagonisti del Giro d’Italia non sono i corridori. Si scende in strada a vedere il Giro che passa, ma ciò che interessa davvero non sono i concorrenti, di cui magari ignoriamo anche il nome. Quello che affascina è piuttosto il fatto che lei, la corsa, pass proprio di li”. Credo che ognuno di noi che sia anche solo andato una volta a vedere una corsa ciclistica abbia quella sensazione di “esserci” di partecipare ad un rito di “comunione”, hai una tappa del giro a cui sei più legato, non per il risultato finale ma per il contesto in cui l’hai vissuta?

C’è sì una tappa che più mi ha emozionato, anche se non ero lì a vederla ma davanti alla tv. Avevo 21 anni. Si tratta della famosa Merano – Aprica del 5 giugno 1994 vinta da Pantani, la tappa che lo lanciò. Quello che mi colpì, al di là dell’impresa del Pirata, fu, guardandola poi negli anni, il modo con cui quel ciclista cambiò le sorti di quel luogo, il Mortirolo, e di quella salita. Prima di quel giorno non era che una mulattiera impervia, poi come per magia, grazie al suo passaggio e alla sua incredibile impresa, è diventata leggenda. È uno dei luoghi del mio libro.

 

Lo sport in generale si presta molto alla “poesia” il passato il ciclista era visto come un personaggio “romantico” un modello da seguire, gli anni novanta ci hanno lasciato uno sport con un’immagine rovinata, spesso i ciclisti sono stati additati come esempi negativi. Ora come credi che venga visto il ciclista nell’immaginario collettivo?

Oggi il ciclista nell’immaginario collettivo temo venga vista troppo spesso negativamente, come un “dopato” o comunque come un personaggio ambiguo. Spesso è stata colpa dei ciclisti stessi, innegabile ( si prenda Lance Armstrong su tutti), ma troppo spesso è anche diventato un luogo comune questo. Il ciclista fa sforzi e si sottopone ad allenamenti massacranti che in altri sport difficilmente si vedono. Credo meriti più rispetto.

E’ passato cosi poco che non possiamo parlare del grande Michele Scarponi. La sua scoparsa è stata un pugno nello stomaco per tutti, uno di quei cazzotti da knockout ma credo che Michele sarebbe il primo a dirci di sorridere anche di questa tragedia. Hai un ricordo dello Scarponi uomo che gradisci condividere con noi?

Michele Scarponi

Non ho avuto la fortuna di conoscere Michele Scarponi di persona, ma ho tanti ricordi associati a lui. Uno però in particolare: l’abbraccio fraterno con Vincenzo Nibali dopo il Giro conquistato soltanto un anno fa. Michele fu fondamentale in quella vittoria, di una generosità e di abnegazione quasi commoventi. Tutti se ne accorsero, e in quella splendida vittoria dello Squalo dello stretto, c’è un posto fondamentale per lui. In quell’abbraccio tra i due compagni c’era tutta l’essenza del ciclismo: sofferenza, capacità di mandare giù le critiche, voglia di rivincita e infine la gioia per averla ottenuta. Davvero magnifico. Michele oggi credo che rimarrà nell’immaginario di tutti come un eroe positivo. Ecco il prototipo del ciclista che merita rispetto e riconoscenza anche da chi non conosce (e forse non ama) questo sport.

 

 

 

 

Intervista ad Edward Ravasi

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Intervistiamo oggi Edward Ravasi (corridore classe 94, della provincia di Varese in forza alla UAE Team Emirates.

Ciao Edward, sei uno dei talenti emergenti del ciclismo italiano, come ti sei approcciato a questo sport e in quele momento hai capito di poter diventare un pro?

Ciao, devo dire che fin da piccolo mi sono approcciato a questo sport poi  nelle categorie giovanili l’ho vissuto come attività fisica  e svago. Ho iniziato a capire  che  poteva concretizzarsi l’idea di diventare un professionista  nel mio secondo anno al  Team Colpack dopo il Valle d’Aosta e con la vittoria di tappa al Valli Cuneesi.
Il ciclismo è uno sport individuale a squadre ma il legame tra compagni di squadra è qualcosa di indissolubile, hai qualche amico speciale nel mondo del ciclismo?

Ho avuto sempre buonissimi rapporti con tutti i compagni con cui ho corso anno dopo anno, devo dire che un’amicizia un po’ più stretta l’ho instaurata con quelli con cui pedalo sulle strade di casa con cui l’amicizia resiste anche se magari abbiamo impegni agonistici diversi.

 


Risultati immagini per edward ravasiSei di Besnate in provincia di Varese, hai qualche percorso nel varesotto che adori come terreno di allenamento?

Mi piace un po’ tutta la provincia siamo davvero fortunati tra percorsi e paesaggi,in particolare d’estate mi piace restare verso nord provincia in Valcuvia e in Valganna, li c’è davvero poco traffico e i percorsi possono essere davvero duri e allenanti.

Quali sono i tuoi obiettivi per questa stagione?

A inizio anno non me ne sono prefissati ed ho fatto bene! Purtroppo la mia programmazione è un po saltata a causa di un infortunio. Ripresi gli allenamenti sono ripartito dal Giro di Croazia e ora mi confronterò con il Giro d’Italia.

Ho la possibilità di correre un grande Giro, un sogno per ogni corridore professionista, è una bella occasione per fare esperienza per i prossimi anno ma, prometto, appena si presenterà l’occasione,  sicuramente proverò ad approfittarne!
Il ciclismo è uno sport di sacrificio e per emergere sicuramente hai dovuto rinunciare a molto ma questo sport ti ha dato altrettanto, perché lo suggeriresti a un ragazzino?

Si, è vero, spesso bisogna rinunciare a diverse cose. Ad esempio il riposare dopo un allenamento quando potresti uscire con gli amici la sera o lo stare sempre molto  attento a tavola possono pesare ma la gioia che provi quando raggiungi un obbiettivo non la scambierei con nulla al mondo, ti lascia  una sensazione che ripaga moltissimo e,  in quei momenti, apprezzi ancora di più le semplici cose della vita.
Hai qualche hobby particolare per il tuo tempo libero?

Non ho un hobby in particolare, come dicevo prima la bici ti lascia poco tempo e cosi devi godere delle cose importanti della vita come state con la mia ragazza e vedermi con gli amici
Segui qualche altra disciplina sportiva?

Sinceramente io adoro quasi tutto lo sport, ma se proprio vuoi che scelga, ti dico lo sci e l’altetica

Risultati immagini per edward ravasiIl tuo campione preferito del ciclismo e perché?

Non ne ho uno in particolare ma forse Alberto Contador è quello, grazie  alla sua imprevedibilità, mi ha affascinato di più. E poi devo dire che Ivan Basso è un esempio di professionalità per noi ragazzi giovani.

Il tuo sportivo preferito (oltre il ciclismo) e perché ?

Beh visto che adoro l’atletica non posso non dire Usain Bolt. Perché? Beh, facile,  è il più forte di tutti

 

Intervista a Simone Andreetta

Intervistiamo Simone Andreetta, corridore classe 1993 professionista dal 2015 e attualmente in forza alla Bardiani CSF.

Ricordi il momento, o la corsa in cui hai capito che il ciclismo poteva diventare qualcosa di più dello sport con cui divertiti?

Fin da quando sei giovane tutti i ciclisti sperano che un giorno questo sport possa diventare il proprio lavoro. Sicuramente ho preso consapevolezza dei miei mezzi ed ho pensato al professionismo dopo delle belle vittorie come il Giro Ciclistico Belvedere la Bassano-Monte Grappa nella categoria Under 23.

Hai disputato molte corse nella tua giovane carriera, quale ricordi con maggior piacere?

Tra i professionisti ho avuto la possibilità di corere la Amstel Gold Race già due volte e ha preso parte al Giro d’Italia dell’anno scorso e penso che l’affetto che ti da la gente lungo le strade in  queste importanti corse sia qualcosa di magnifico e che mi porterò sempre dentro

Il ciclismo è uno degli sport di maggior fatica, come riesci a superare i momenti di difficoltà in corsa?

Come supero la fatica? La supero perché è parte integrante del  mio lavoro. Posso considerarmi sicuramente un privilegiato nel  poter fare questa vita e questo sport. Sicuramente  che un operaio che lavora in fabbrica in un turno da otto ore al giorno faccia molta, ma molta più fatica di me (e magari dopo il turno esce pure in bici!).

Sicuramente il nostro sport  comporta molte privazioni ed è fatto di grandi sacrifici che la gente che guarda da fuori non può vedere e capire ma è la mia strada, la mia vita, l’ho scelta io e ne sono felice

Quali sono i tuoi obiettivi professionali per quest’anno?

Purtroppo l’anno non è partito nel miglior modo e come si sperava. Sono al mio terzo anno tra i pro e  quindi c’erano un po’ più di aspettative rispetto gli altri anni che per ora non ho rispettato ma  in questo ultimo mese ho lavorato davvero bene per poter avere un posto in squadra al Giro d’Italia e sono felice della condizione che ho e che ho dimostrato di aver al Tour of Alps… adesso basterebbe un po’ più di fortuna e ci siamo!

Qual è la corsa che vorresti vincere assolutamente in carriera?

Da buon italiano il sogno sarebbe di vincere una tappa al Giro d’Italia

Qual  è il tuo campione preferito (nel ciclismo)?

Sinceramente non ho un campione preferito vero e proprio perché in fin dei conti sono tutti colleghi e rivali, ma ammetto che  ammiro veramente tanto Valverde. Lui è un fenomeno, è uno che va sempre forte tutto l’anno e vince sempre con gran classe, un corridore “vecchio stampo”. Ho poi una predilezione particolare per un atleta che ha appena lasciato il gruppo:  Tom Boonen

Qual’è l’impresa ciclistica del passato che ricordi maggiormente?

Non ho un’impresa che ricordo di particolarmente ma  i mondiali vinti un po’ di anni fa da Paolo Bettini e da Alessandro Ballan a Varese mi  hanno emozionato in modo incredibile

Hai qualche hobby particolare?

Il mio hobby durante la stagione invernale è la caccia. Possiedo 2 cani e insieme a mio fratello ed a altri miei amici coltiviamo questa passione. Ultimamente mi diletto anche nella pesca:  stare in mezzo alla naturale mi fa sentire bene, quando necessito di relax e staccare la spina è il mio primo pensiero

 

 

Intervista a Kristian Sbaragli

L'immagine può contenere: 1 personaIntervistiamo Kristian Sbaragli unico italiano in forza al Team Dimension Data

D: Ciao Kristian, ricordi il momento, o la corsa in cui hai capito che il ciclismo poteva diventare qualcosa di più dello sport con cui divertiti?

R:Ho iniziato a correre a 7 anni  ed i primi anni ho praticato molti sport  tra cui anche  il calcio ed il nuoto . Ho poi continuato solo con la bici ma fino alla categoria juniores l’ho vissuta solo come divertimento. Nel 2007 quando ho visto che ero veramente competitivo ho iniziato a sperare di poter arrivare al professionismo .

D: Hai disputato molte corse nelle tua carriera, quale ricordi con maggior piacere?

R: Ricordo sempre con piacere quando ho vinto il campionato italiano allievi nel 2006 a Massa Lombarda . Poi la mia prima corsa da Professionista nel 2013 il Trofeo Laigueglia : una grande emozione .

D: il ciclismo è uno degli sport di maggior fatica, come riesci a superare i momenti di difficoltà in corsa?

R: Il ciclismo è sicuramente uno sport molto impegnativo. A livello professionistico non si può lasciare niente al caso. Le difficoltà in corsa le superi grazie al sacrificio che fai quotidianamente in allenamento con l’obbiettivo sempre rivolto alle corse per cui ti stai preparando .

D: Il ciclismo viene descritto come uno sport individuale a squadre ma credo che tra compagni di squadra si instauri un rapporto incredibile. Hai un momento o una persona a cui sei più legato nel mondo del ciclismo?

R: Il ciclismo , soprattutto al giorno di oggi, è sempre più uno sport di squadra anche se i risultati sono individuali . Sono già 5 anni che corro nella stessa squadra , Team Dimension Data , e sicuramente con tanti dei miei compagni si è instaurato un rapporto di amicizia e fiducia. Ogni risultato , piccolo o grande è sempre frutto del lavoro della squadra .

D: Quali sono i tuoi obiettivi professionali per quest’anno?

R: Adesso sto ultimando la preparazione in vista del Giro d’Italia : è un mio grande obbiettivo! Dopo la corsa rosa  mi impegnerò per poter far parte della selezione italiana per i prossimi mondiali in Norvegia .

D: Qual è la corsa che vorresti vincere assolutamente in carriera?

R: La mia corsa dei sogni è sicuramente la Milano Sanremo : una corsa unica e particolare . Sarebbe bello riuscire a vincerla un giorno.

D: hai in campione preferito nel mondo del ciclismo?

R: Nel ciclismo di oggi il mio ciclista preferito è sicuramente  Philippe Gilbert  ma sono cresciuto naturalmente  guardando in televisione Marco Pantani !

D: Segui altri sport? il tuo atleta preferito italiano o straniero?

R: A livello sportivo in generale il mio campione preferito è sicuramente Valentino Rossi .

D: Kristian, come ti vedi tra vent’anni?

Molto difficile da dire! non so a dire la verità. Sai nel nostro sport bisogna sempre guardare di giorno in giorno, puntare al prossimo appuntamento e fare il massimo possibile. Una cosa è certa non correrò più in bicicletta tra vent’anni 🙂

 

Grazie mille Kristian, in bocca al lupo per l’imminente Giro d’Italia.