Fausto Coppi. Storia ortopedica di uno scheletro fragile, la recensione

Fausto Coppi. Storia ortopedica di uno scheletro fragile

Fausto Coppi. Storia ortopedica di uno scheletro fragile, scritto da Paolo Ghiggio ed edito da Hever: la recensione

Fausto Coppi. Storia ortopedica di uno scheletro fragile

Fausto Coppi. Storia ortopedica di uno scheletro fragile

Fausto Coppi. Storia ortopedica di uno scheletro fragile scritto da Paolo Ghiggio, medico specializzato in ortopedia e grande amante della bicicletta, è un racconto del Campionissimo scritto sotto una veste ed una angolatura assolutamente originale ed inedita. E’ un lavoro attento e meticoloso quello svolto da Ghiggio che, forte della sua professionalità ha analizzato il Campione del pedale sotto l’aspetto della fragilità ossea del suo apparato scheletrico.

Fausto, quasi tutte le occasioni in cui cadde a terra, riportò danni e fratture; ok il tributo pagato alla sfortuna ma, forse, questa propensione alla fragilità del corpo dell’Airone nasconde qualche disturbo o carenza alimentare o da una qualche patologia congenita.

Il Dottor Ghiggio è riuscito ad analizzare scrupolosamente gli accadimenti traumatici della carriera di Coppi confrontandosi con gli ortopedici che lo seguirono durante la carriera per produrre un elaborato in grado di esprimere, con parole adatte anche a persone non esperte  di ortopedia, lo stato dello scheletro di Fausto.

E’ un libro piacevole e decisamente originale quello scritto da Paolo Ghiggio ed edito da Hever, accopagnato da una suggestiva raccolta documentale e fotografica che si adatta non solo ai fans più accaniti del ciclista piemontese ma anche agli amanti della storia. Piacevolissime le immagini di Fausto Coppi in visita alla mitica azienda Olivetti accompagnato dall’ingegner Adriano Olivetti in persona o del campionissimo intento in uno dei suoi hobby preferiti: la caccia.

Una carriera unica quella di Coppi divenuta leggendaria nonostante una fragilità ossea degna di un prezioso cristallo di Boemia ma nascosta grazie ad una incredibile tenacia che lo ha fatto sempre risorgere dagli infortuni come un’Araba Fenice. Proprio la forza di volontà (oltre a capacità cardiache e respiratorie fenomenali) sono alla base del successo mitologico di Fausto.

Fausto Coppi. Storia ortopedica di uno scheletro fragile risulta essere un libro di facile lettura nonostante la complessità del tema trattato, un ritratto inedito che vale la pena di conoscere per comprendere la realtà ed elevata immensità del campionissimo.

Illustratore: Gianni Minelle
Editore: Hever
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 22 maggio 2020
Pagine: 96 p., ill. , Brossura
EAN:9788896308806

Beatrice Filippini, intervista esclusiva

Beatrice Filippini, intervista a cuore aperto

Beatrice Filippini, autrice del libro PedalAnde, si racconta in questa intervista che ripercorre alcune aspetti del suo viaggio in Sua America

Beatrice Filippini (fonte pagina facebook)

Beatrice Filippini (fonte pagina facebook)

Beatrice Filippini lavorava come infermiera in una terapia intensiva a Londra, a 27 anni decide di “mollare tutto” per partire alla ricerca di un sogno: pedalare per oltre 11.500 km in America del Sud in solitaria. Da quell’incredbile avventura è nato il libro PedalAnde che, oltre a raccontare l’incredibile esperienza di Bea, ha anche un fine benefico.

Abbiamo intervistato Beatrice in esclusiva per voi!

 

Ciao Beatrice, anzitutto grazie per averci concesso l’opportunità di intervistarti e conoscere meglio la tua storia

Ciao Ragazzi e grazie a voi per avermi ospitato sul vostro sito internet e aver ospitato la recensione di Pedalande.

Quando è scattata nella tua mente l’idea questa avventura?

Devo dire che questo viaggio frullava nella mia testa da un bel po’ di tempo, anzi a dirla tutta doveva essere il viaggio post universitario. C’è voluto qualche anno, però, per trovare il coraggio per partire ma poi nel 2017 il sogno è diventato realtà.

 

Il tuo è stato un  viaggio interiore prima ancora che fisico, cosa ha lasciato nella tua anima?

Guarda se devo essere sincera, andando anche un po’ controcorrente, devo dire che la cosa più significativa di questa esperienza è stata il cosa mi “ha tolto”. Il viaggiare per così tanti chilometri, percorsi principalmente lentamente, mi ha consentita di alleggerirmi di tanti schemi mentali e di quei preconcetti fortemente radicati che “offuscano la vista”.

Il posto più strano in cui ho dormito?

Beh ce ne sono, in effetti, davvero tanti ma se devo indicarne uno non avrei dubbi nel dire una vecchia carrozza di un treno abbandonato. Il tutto al confine di Ollague tra Bolivia e Cile. Una notte davvero indimenticabile.

 

Quanta forza di volontà c’è voluta per percorrere così tanti km con una bicicletta pieghevole?

Se devo essere sincera il pedalare non è stato poi così faticoso, almeno in rapporto a quanta energia ha richiesto il partire. Quando una simile avventura si mette in moto, poi va un po’ da sola, tutto si fa!

 

Hai pedalato tantissimi km in solitaria dall’altra parte del mondo, c’è un odore o un sapore che non potrai mai dimenticare?

Senza alcun dubbio direi il profumo dell’oceano, ci sono giunta dopo una bellissima e scenografica discesa attraverso il  deserto di Atacama. Penso che quel profumo non uscirà mai dalla mia testa e dal mio cuore.

Quando è nata l’idea del libro?

PedalAnde l’ho scritto quasi un anno dopo essere tornata, molte persone erano curiose del viaggio. Alessandro Priorelli, un amico di famiglia , mi ha poi convinto a trasferire questi ricordi su carta.

Come è nato il tuo rapporto con l’Associazione “La Gomena ODV”?

Tutto è nato grazie all’amicizia con Alessandro Priorelli, lui è il presidente di Gomena ODV.  Si tratta di una piccola ma davvero molto efficace ONLUS.

Alessandro Priorelli e’ un amico di famiglia da tantissimi anni. E’ inoltre il presidente della Gomena ODV. Senza di lui non avrei mai scritto questo libro! Tutto quello che viene donato a loro viene usato per i loro progetti! Alessandro è stato, come ho detto, il motivo trainante che mi ha spinto a creare il libro che ha l’obiettivo di raccogliere condi per l’Associazione.

Uno degli elementi che più ci ha colpito del tuo racconto è “la condivisione” sentimento raro oggi, pensi che la tua esperienza possa aiutare a migliorare le cose?

Se vi ha colpito, questo e’ già un primo possible cambiamento!. Penso che spesso non si porta l’accento necessario su certe tematiche. In Italia ci sono tantissime persone pronte a condividere, come in Sud America, cosi nel mondo. Ho amici che hanno viaggiato in bici in Italia e me lo hanno confermato. Iniziamo a pensare positivo, con orizzonti ampi, senza schemi, questa cosa ci aiuterà ad aprici a nostra volta.

Pedalande sara’ disponibile dal 28 Maggio, in tutte le librerie, anche su Amazon: https://www.amazon.it/Pedalande-Beatrice-Filippini/dp/8862407688

Chi volesse scoprire di più sull’Associazione Gomena ODV, può visitare il sito ufficiale

 

Fabio Anobile, intervista al ciclista su strada Paralimpico

Fabio Anobile, intervista tra sogni Olimpici rinviati e speranze presenti

Fabio Anobile giovane atleta Paralimpico si racconta tra un passato ricco di successi, un presente segnato dal rinvio dei Giochi Olimpici di Tokyo, suo grande obiettivo

Fabio Anobile

Fabio Anobile

 

Fabio Anobile, classe 1993, è  un atleta Paralimpico di spicco nel panorama tricolore pronto per difendere i nostri colori alle Olimpiadi di Tokyo che, come tutti sapete, hanno subito uno slittamento di un anno (si disputeranno infatti nel 2021 a causa della pandemia di Coronavirus).

Fabio ragazzo energico e solare inizia a praticare il ciclismo ma, nel 2010, è vittima di un brutto incidente in moto quando un trattore lo investe lasciandogli la gamba sinistra malmessa tanto da trovarsi per lungo tempo immobilizzato. Anobile, a causa dell’incidente, perde la possibilità di flettere il ginocchio sinistro e deve rinunciare alla carriera di ciclista iniziata tre anni prima per entrare nel mondo del Ciclismo Paralimpico nella categoria C3 grazie alla società “Us Biassono”.

 

Fabio ci racconti come è stato trovarsi di colpo in una condizione di difficoltà fisica?

“Devo ammettere che all’inizio non ho preso la cosa molto bene, anzi è stato davvero molto, molto duro accettare una simile sfortuna. Mi sono poi concentrato su esempi positivi, su altre persone che hanno saputo superare gli ostacoli che il destino ti mette davanti: fanno parte della vita, possono esserci e vanno superati alla grande, e così ho fatto!”

Fabio sei ancora giovanissimo ma hai un palmares da far invidia ad un veterano soprattutto nelle gare del mondiali, raccontaci le tue vittorie

“Gia ai Mondiali in Canada, 2013 ho ottenuto una bella medaglia di Bronzo nella gara in linea, l’anno successivo ai  Mondiali di Greenville ho conquistato il bronzo sia nella prova in linea che nella crono mentre nel 2016 a Montichiari è arrivato l’argento mondiale. Forse la più grande soddisfazione è però arrivata alle Paralimpiadi di Rio 2016 quanto ho vinto il bronzo nella prova su strada.

Mi sono tolto diverse soddisfazioni in Coppa del Mondo conquistando 8 medaglie, un secondo posto in generale nel 2018 ed il primo nel 2017”.

Uno dei tuoi obiettivi per questo 2020 erano i Giochi Olimpici di Tokyo che, a causa del Coronavirus, sono slittati di un anno, come cambia per te la preparazione.

“Lo slittamento è un peccato perché mi stavo preparando davvero bene allenandomi con i professionisti facendo tesoro della loro abilità. Certamente in questo momento la priorità va data alla salute di tutti e la scelta di spostare i giochi di un anno è stata inevitabile e corretta. A tal proposito voglio ringraziare tutti i miei fans e i tanti supporter che mi stanno aiutando in questo percorso: Popup Restaurant, Estetica Nicol,. Bike Hotel paradiso di Livigno, Suomy, Sidi, Studioc2 ed Il negozietto oltre al mitico Joseph Luraschi che mi segue come chiropratico”.

Cosa fa Fabio Anobile nella vita di tutti i giorni ed in particolare in questo momento di quarantena?

“La mia vita oltre lo sport é simile a quella di molti miei coetanei, aiuto tanto a casa perché mia mamma, che è diabetica, ha subito l’amputazione di una gamba e necessita di aiuti. Per il resto mi sto rilassando ma mi mantengo allenato nei limiti delle restrizioni”.

C’è una persona nel mondo del ciclismo a cui sei particolarmente legato?

“In realtà sono grato a molte persone, dai compagni di quadra che reputo dei fratelli allo staff di collaboratori tecnici e massaggiatori che sono sempre pronti a dare una mano ma se devo fare un nome direi Mario Valentini. Lui è come un padre per me, mi è spesso di conforto nei momenti difficili e sa come stimolare la mia forza di volontà, riesce a motivarmi sempre alla grande”.

Sebastiano Alicata intervista all’autore di Mister D

Sebastiano Alicata intervista esclusiva per Ciclonews

Sebastiano Alicata, autore dell’interessantissimo libro Mister D in cui si parla di sport e doping intervistato in esclusiva per Ciclonews.biz

Sebastiano Alicata

Sebastiano Alicata

Sebastiano Alicata è l’autore di un interessante e introspettivo libro che trappa lo spigoloso argomento de rapporto tra sport e doping e tra sport e manipolazioni dei risultati. Ci siamo imbattuti nel suo libro (Mister D. Il doping e la manipolazione dello sport professionisticoche ci ha colpiti per il modo innovativo di trattare una materia a volte inflazionata e troppo spesso “usata” per far notizia. L’opera di Sebastiano, edita da    , ci è apparsa subito equilibrata e originale.
Abbiamo incontrato Sebastiano Alicata in un caldo pomeriggio di settembre e ci ha raccontato del suo rapporto con lo sport e con il ciclismo in particolare.

Ciao Sebastiano, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista.

Grazie a Voi ragazzi per lo spazio che mi state dando e che avete dato al mio libro

Ci racconti come è nata l’idea del libro Mister D?

Scrivo un po’ da sempre ed in passato ho pubblicato poesie e racconti. L’idea di Mister D. è nata sia come sfida sia come atto d’amore nei confronti della scrittura e delle storie che hanno a che fare con la fragilità umana ma anche nei confronti della dimensione più pura dello sport. Per dimensione più pura intendo il coinvolgimento interiore di chi si rivolge all’attività sportiva e alla ricerca di se stessi nell’espressione e nell’esecuzione del gesto atletico. Con questo libro il tema doping, oltre a prestarsi per fare il punto sulla situazione attuale intorno al problema e ad indagare sulle possibili manipolazioni che ci sono state nel corso degli anni, è diventato anche funzionale al racconto di alcune drammatiche vicende umane e sportive.

Nel libro tratti approfonditamente la vicenda di Marco Pantani, hai un ricordo di qualche impresa del Pirata?

Beh, senza dubbio la storica doppietta compiuta da Marco Pantani nell’estate del 1998 quando riuscì a vincere Giro d’Italia e Tour de France. In particolare la 15ª tappa, quando sul Col du Galibier, in una terribile giornata di vento e pioggia, il Pirata infligge al rivale tedesco del momento Jan Ullrich quasi 9 minuti di distacco, strappandogli la maglia gialla e mettendo le mani, di fatto, sul Tour de France. All’epoca avevo 23 anni e fui testimone come tanti di un evento sportivo che divenne storia, forse l’ultimo atto di un ciclismo che non c’è più e che già allora non esisteva più, ma che per rivisse per un attimo, un’ultima esplosione intensa e brillante. Era il ciclismo epico ed eroico di Marco Pantani, quello che sapeva di antico e di imprese, quello che per due mesi regalò al nostro paese forse l’impresa più incredibile di quegli anni: la doppietta Giro-Tour, trasformando Pantani in leggenda. Bisogna anche ricordare che allora il ciclismo era molto meno pulito e controllato di oggi e che non si è mai escluso che anche Pantani possa aver fatto uso di EPO come molti ciclisti negli anni ‘90. Ha compiuto comunque qualcosa di incredibile perché vincere due grandi corse a tappe in due mesi è qualcosa capitata solo ai migliori: a Fausto Coppi, a Jacques Anquetil, a Eddy Merckx, a Bernard Hinault, a Stephen Roche, a Miguel Indurain e proprio a Marco Pantani.

Come è nata la passione di Sebastiano Alicata per il ciclismo?

 Mi sono appassionato al ciclismo cominciando a fare triathlon, quindi nuotando, pedalando e correndo, oltretutto senza provenire dal punto di vista atletico da nessuna delle tre discipline. Pratico triathlon in modo amatoriale ma comunque agonistico dal 2012 e quindi sono dovuto inevitabilmente salire sulla bici da corsa, ho dovuto imparare a portarla in un certo modo e cominciare a macinare salite e chilometri. Ciò che prima vedevo come estremamente faticoso, ed in effetti lo è, è diventato pian piano affascinante ed avvincente. Andare in bici e fare determinati allenamenti è spesso pesante, nell’immaginario collettivo la fatica qualcosa da evitare, come sappiamo la fatica fisica è sempre stata pure meno corrisposta economicamente di quella intellettuale, fare fatica gratis solo per guardarti dentro perché altrimenti non lo faresti, credo che sia oltremodo poetico. Sarà un luogo comune ma la bicicletta, oltre ad essere divertente, è davvero una metafora della vita.

C’è un ciclista in attività per cui fai il tifo? Se sì, perché?

Non sono un tifoso di nessuno in particolare ma c’è un ciclista che mi piace più di tutti e che seguo molto per il suo modo di prendersi sempre molto poco sul serio e di essere agli antipodi delle convenzioni ciclistiche. Sto parlando di Peter Sagan, uno si muove nel mondo del ciclismo come un attore ed una specie di rockstar, uno che detta lo stile e che sta cambiando un po’ pure il modo di andare in bici ed il ciclismo moderno. Il suo modo di guidare la bicicletta secondo me è unico, è avanguardia, è ispirazione, è potenza usata in modo naturale e disarmante, è arte fatta di impennate, numeri da funambolo e discese al limite della fisica. Sagan è un anticonformista comunque fortissimo, a 28 anni vanta oltre cento vittorie in carriera e tre mondiali vinti consecutivamente dal 2015 al 2017.  Non si può paragonare a nessun altro corridore in circolazione, e nemmeno a qualche campione del passato, perché ha caratteristiche che nessun altro ciclista ha avuto concentrate tutte assieme. Sagan vince, quest’anno ha vinto per la prima volta la grande classica Parigi-Roubaix, ma appare quasi sempre scanzonato e sereno, anche quando perde, sottolineando spesso in modo beffardo e irriverente che: “In fondo stiamo parlando solo di una corsa in bicicletta” Sagan è il ragazzo più divertente, esuberante e criticato dal ciclismo internazionale e per questo non può che piacermi molto più di chiunque altro.

Quale potrebbe essere per Sebastiano Alicata una soluzione al problema doping?

 Sono dell’idea che fin quando non si analizzano i problemi alla radice non si riuscirà mai nemmeno a comprenderli fino in fondo. Nel libro sottolineo quanto sia per esempio importante il contesto sociale, culturale e familiare in cui l’atleta fin da giovanissimo si ritrova. E’ importante e determinante l’attitudine che nei confronti del doping hanno quelli che Sandro Donati, ex allenatore della nazionale italiana di atletica leggera e maestro dello sport, chiama “adulti significativi”, quindi genitori, familiari, allenatori, medici e dirigenti che, a seconda delle occasioni, potrebbero avere un ruolo positivo o negativo. Bisogna chiedersi quale sia la propensione degli adulti significativi verso il doping piuttosto che verso un’attività pulita per cui è fondamentale la creazione dell’ambiente giusto intorno al ragazzo o alla ragazza che si avvicina alla pratica sportiva. Un possibile approccio al problema potrebbe essere la creazione da parte delle federazioni sportive di uno staff di adulti significativi decisi a cambiare l’attuale sistema sportivo e l’impegno a far firmare una carta d’impegno etico non solo agli atleti, ma anche ai dirigenti sportivi e agli allenatori. Una soluzione definitiva probabilmente non si otterrà mai.

Secondo Sebastiano Alicata, si può ancora credere nello sport pulito?

E’ molto difficile perché il doping è stato “normalizzato” e spesso è stato organizzato dalle stesse istituzioni sportive. Per uno sport pulito è necessario smascherare chi lavora a quella catena di montaggio di atleti destinati a primeggiare e utili solo in funzione di determinati risultati. Data la componente competitiva dello sport professionistico e non solo, purtroppo sarà molto difficile avere un sport pulito in tutti i sensi, perché se il doping ha un giro di affari di 500 milioni di euro all’anno solo in Italia, è la vittoria a tutti i costi che consolida un sistema di potere politico in cui istituzioni sportive, doping, antidoping, interessi delle grosse case farmaceutiche e business giganteschi si inseguono e si intrecciano senza soluzione di continuità.

 

 

Francesca Baroni intervista esclusiva per ciclonews

Francesca Baroni intervista con la giovane atleta toscana

Francesca Baroni intervista con l’atleta della Selle Italia – Guerciotti –Elite talento del ciclocross italiano under 23 e della categoria Elite

Francesca Baroni

Francesca Baroni

Francesca Baroni, intervista con l’atleta toscana di Bozzano, una frazione della ridente Massarosa, talento del ciclismo italiano. Talento del ciclocross tricolore, in forza al team SelleItalia-Guerciotti-Elite e al Vallerbike ASD, sta ottenendo ottimi risultati nella categoria Under23 (Francy è una classe 1999).

Ciao Francesca, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista. Ci racconti come è nata la tua passione per il ciclismo?

La mia passione per il ciclismo nasce grazie a Ivan Basso (e lui lo sa!). All’età di 6 anni guardando la TV mi accorsi di un ciclista che stava vincendo il Giro d’Italia e mi “innamorai” di lui, era Ivan Basso!!! Per mia fortuna l’ho conosciuto subito anche personalmente, il primo incontro è stato molto emozionante e da allora continuiamo ogni tanto a sentirci e a vederci, è sempre molto disponibile con me.
Da quel giorno ho scelto la bici come compagna di vita, anno dopo anno ho sempre continuato senza mai mollare ed eccomi al primo anno di Elite per la strada ed al primo di U23 per il fuoristrada.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Penso la abbia influenzato molto, sicuramente mi ha dato delle regole e i sacrifici sono stati e sono tuttora tanti. Si deve sempre stare attenti a quello che si mangia, la sera a letto presto, nel weekend ci sono le gare.  Ma visto che ormai sono 12 anni che pedalo non riesco ad immaginarmi come potrebbe essere stata la mia adolescenza senza bici!

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

La cosa più importante che ho imparato è quella di “non mollare mai fino alla fine!” e questo mi servirà sicuramente anche nella vita! Poi, come già detto prima, quello di avere delle regole come l’attenzione, la precisione, la puntualità e per ultimo ma non meno importante, il costante contatto con altre persone che spesso da avversarie si trasformano a fine gara in vere e proprie compagnie ed amicizie…

C’è una corsa che Francesca Baroni ricorda con particolare piacere?

Sicuramente il Campionato Italiano di Ciclocross del 2016 a Monte Prat in Friuli quando ho vinto la mia prima maglia tricolore da Juniores al primo anno, una emozione indescrivibile che non potrò mai dimenticare…

 C’è un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Come già detto in precedenza Ivan Basso! Attualmente sono una fan sfegatata di Peter Sagan che ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere anche personalmente, è proprio un “matto” e persone come lui non fanno altro che bene al ciclismo!

A livello femminile ammiro molto Pauline Ferrand-Prévot capace di vincere 3 mondiali nello stesso anno in discipline diverse, anche per me è molto importante e fondamentale la multidisciplinarietà,

Cosa fa Francesca Baroni nel tempo libero?

A dire il vero di tempo libero ne ho veramente poco! Tra la bici e lo studio sono sempre molto impegnata ma quel poco di tempo che mi rimane lo passo sui social al cellulare, guardo un po’ di TV e leggo qualche libro e, molto importante, cerco sempre di riposare e recuperare un po’ di energie

Come ti trovi nel team?

Attualmente corro con la Vallerbike ASD di Empoli, con loro pratico sia strada che mountain-bike, lo ripeto, io credo molto nella multidisciplinarietà anche se purtroppo in Italia non è facile da praticare. Per il ciclocross sono legata alla SelleItalia-Guerciotti-Elite, top team italiano, non potevo chiedere di più, è sempre stato il mio sogno correre per loro… Con entrambi i teams mi trovo molto bene e cerco di ripagare la fiducia che hanno nei miei confronti con il massimo impegno e, spero, con qualche bel risultato!

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Francesca Baroni?

Io ce la metterò sempre tutta, questo è sicuro!!! Vedremo strada facendo, quest’anno è molto duro e difficile visto che sono al primo anno U23 (già Elite per la strada!).
L’inizio stagione con il Ciclocross non è andato male e per adesso anche in MTB credo che me la stia cavando. Su strada le gare un po’ più importanti cominciano adesso. Vedremo, ma la gara più importante e dura di quest’anno penso di averla a fine Giugno quando dovrò affrontare gli esami di maturità, ma anche li arriverò al “Traguardo”

Sofia Frometa intervista esclusiva

Sofia Frometa intervista esclusiva per ciclonews

Sofia Frometa intervista esclusiva per ciclonews con l’atleta bolzanina classe 1999 in forza al Team Alè Cipollini proveniente dalla formazione juniores GS Mendelspeck

Sofia Frometa

Sofia Frometa

Sofia Frometa giovanissima atleta del Team Alè Cipollini è una delle speranze del ciclismo azzurro, si divide tra pista e strada e sta ritagliandosi un ruolo sempre più importante nel mondo del ciclismo rosa italiano. Sofia Nilda Frometa Leonard  è stata nostra ospite per una simpatica intervista.

Sofia, grazie di aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la tua passione per il ciclismo?

Ciao ragazzi, grazie a voi per lo spazio che mi dedicata. Ho iniziato con il Mountain bike con la Rewel Team, squadra di Bolzano, purtroppo ho corso per loro soltanto 2 stagioni, G4 e G5, poiché ha dovuto chiudere per questioni finanziare. Sono passata su strada da G6 con il GS Mendelspeck; dove ho coltivato la mia passione per questo bellissimo sport. La categoria “junior”  mi ha aperto gli occhi facendomi capire che nonostante sia un mondo difficile, quello del ciclismo, è un mondo che mi attrae e mi fa sentire realizzata.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Si è vero! Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno.  Devo dire che in diversi casi la mia adolescenza è stata influenzata, perché appunto il ciclismo è uno sport che ti limita nello svolgere una vita di un normale ragazzo. Di mio, sono riuscita a ritagliarmi del tempo libero da passare insieme ai miei amici a divertirmi, o praticare altri hobby come la chitarra.

 Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Questa attività non è da considerare solo come un semplice sport, ma dal mio punto di vista, una scuola di vita, un mezzo che può aiutare fin da giovani, a comprendere, nel suo piccolo come funziona il mondo del lavoro, ma anche soprattutto la vita. Vorrei far comprendere  come un modesto sport, ad esempio il ciclismo, possa trasmettere a chi lo pratica ideali semplici, ma al tempo stesso essenziali e importanti, quali: sacrificio, umiltà, equità tra le persone, dedizione a ciò che si è scelto, ma anche il sapersi mettere in gioco, il coraggio, per arrivare a compiere lo scopo prefissatosi.

C’è una corsa che Sofia Frometa ricorda con particolare piacere?

La mi prima vittoria a Cles, da esordiente primo anno, contentissima non soltanto per aver vinto ma anche perché sono riuscita a battere in volata Letizia Paternoster che allora era campionessa italiana.

C’è un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Michele Scarponi è sempre stato un esempio per me, la dedizione con cui affrontava le gare pur non essendo il vero protagonista, mi ha sempre colpito e quando sapeva di potere essere lui il vincitore della gara lo dimostrava. Lo porterò sempre nel mio cuore!!

Cosa ti piace fare nel tempo libero? 

Il tempo libero tra allenamenti e corse è sempre poco e lo dedico alla scuola, dato che sono all’ultimo anno di superiori e ho da affrontare la maturità. Se mi avanza del tempo esco con amici.

Come ti trovi nel team?

Nel team mi trovo benissimo, le ragazze sono tutte simpaticissime e davvero brave. Devo dire che anche lo staff è molto preparato e disponibile, mi trovo veramente benissimo nella squadra.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Sofia Frometa per il 2018?

I miei obiettivi professionali per questo 2018 sono quello anzitutto di mettermi a disposizione della squadra per ottenere risultati di gruppo e poi voglio migliorare quotidianamente, sono giovane e ho tanto da imparare dalle mia colleghe.

Nadia Quagliotto intervista esclusiva

Nadia Quagliotto intervista esclusiva per ciclonews

Nadia Quagliotto intervista con la giovane atleta classe 1997 nata a Montebelluna che difende i colori della GS Top Girls Fassa Bortolo

Nadia Quagliotto intervista esclusiva

Nadia Quagliotto intervista esclusiva

Nadia Quagliotto intervista con la giovane atleta della Top Girl Fassa Bortolo, una delle speranze del ciclismo rosa italiano.

Ciao Nadia, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la tua passione per il ciclismo?

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi dedicate.  Da bambina, quando avevo 5 anni, un Natale mi venne regalata una bicicletta da ciclismo, molto bella che usavo, però esclusivamente per giocare.  Ho iniziato a praticare il nuoto e per un periodo ho fatto anche agonismo ma devo ammettere che non trovato le soddisfazioni necessarie per impegnarmi in quello sport. All’età di dieci anni quasi per caso ho iniziato a praticare il ciclismo ed è stato vero amore.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Devo ammettere che il ciclismo ha effettivamente influenzato tanto la mia vita soprattutto durante il periodo scolastico , mi è risultato molto difficile far coincidere scuola e ciclismo particolarmente durante il periodo invernale in cui le giornate erano corte e la scuola lontana da casa ma grazie all’aiuto dei miei genitori il tutto è risultato meno complicato. Ad ogni modo rifarei tutte le scelte che ho fatto perché il mio impegno è stato ampiamente ripagato dalle soddisfazioni quotidiane che questo sport mi ha regalato.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Il ciclismo mi ha insegnato tanto e continua ad insegnarmi e continuo ad imparare molto .ad ogni allenamento e ad ogni corsa. Mi ha trasmesso etica al lavoro e capacità di collaborare con le altre ragazze del team, fare squadra e fare gruppo. Lo suggerirei a una ragazza perché potrebbe scoprire un mondo nuovo di cui non sa l’esistenza e ne rimarrebbe meravigliata

 C’è una corsa che Nadia Quagliotto ricorda con particolare piacere?

Sicuramente la mia prima gara da G4 , ero talmente stanca che volevo cadere proprio dov’era parcheggiata l ambulanza nel lato della strada ma fortunatamente sono arrivata sana e salva all’arrivo. Uno sforzo che però mi ha regalato tanta gioia per essere stata in grado di terminare quella prova.

C’è un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Beh sarà un po’ banale, perché in tanti rispondono così, ma tra i ciclisti attuali stravedo per Peter Sagan, è un fenomeno in bicicletta ma anche lontano dai pedali. E’ la rock star del ciclismo.

Cosa fa Nadia Quagliotto nel suo tempo libero?

 

Quando ho del tempo libero adoro potermi ritrovare con le mie amiche. Da poco ho iniziato a seguire anche una squadra di Giovanissimi e quando riesco li  accompagno alle corsa con lo staff del team stiamo portando avanti un progetto per diffondere il ciclismo elle scuole elementari, un impegno importante ma che mi sta veramente dando soddisfazioni. Mi piace molto poter passare del tempo coi miei genitori oppure rilassarmi prendendo del tempo per me stessa.

Come ti trovi nel team?

Assolutamente bene, la fortuna del nostro gruppo è quella di essere composto da atlete che hanno tutte più o meno la stessa età, questo ci consente di fare gruppo e condividere la crescita quotidiana sia come atlete che come donne.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Nadia Quagliotto per il 2018?

Per il 2018 vedremo ! Per svariati motivi non sono partita molto bene ma la stagione è lunga quindi sono tranquilla e spero di togliermi qualche soddisfazione!

 

Giorgia Fraiegari intervista esclusiva

Giorgia Fraiegari intervista esclusiva per la redazione di ciclonews

Giorgia Fraiegari intervista esclusiva con la nostra redazione in cui ci racconta il suo amore per la bicicletta, le amicizie nate nel gruppo con le nuove compagne

Giorgia Fraiegari intervista

Giorgia Fraiegari intervista

Giorgia Fraiegari già nostra ospite qualche mese fa ci è venuta a trovare per raccontarci della sua esperienza nel nuovo team.

Ciao Giorgia, grazie per aver accettato la nostra intervista, nuova stagione, nuova squadra come è partita questa stagione.

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio. Eh si stagione nuova e nuovo team. E’ un bel gruppo tutto di atlete giovanissime con tanta voglia di imparare, ci sono tanti stimoli che fanno pensare ad un anno molto positivo.

Il ciclismo insegna a rialzarsi dopo le cadute. è solo un luogo comune?

Credo che se da una parte iniziare a praticare il ciclismo sia una scelta quasi insita nel DNA di una ragazza, dall’altro credo che questo sport abbia davvero una grande funzione formativa. Spesso si vedono ciclisti o cicliste che cado e incuranti del dolore riprendono la loro bicicletta e portano a termine una corsa, ecco questa idea va lentamente a diventare uno stile di vita nello sport e nella quotidianità, quindi non dire che non è per nulla un luogo comune.

Spesso il ciclismo rosa paga un po’ in termini di visibilità rispetto ai colleghi maschi, che ne pensi.

Guarda uno dei valori più importanti che penso il ciclismo sia in grado di trasmettere è proprio quello dell’ugualianza e del merito, il messaggio di parità tra uomo e donna è una cosa molto importante e penso che in questo lo sport sia un ottimo veicolo del concetto. Noi ciclista ma posso dire tutte le sportive donne, stiamo molto attenti a mantenere ben alto questo concetto. Il ciclismo femminile italiano sta attraversando un ottimo periodo e confido che i media possano aumentare la visibilità delle nostre imprese sportive.

Spesso di parla del ciclismo come di uno sport individuale ma non è cosi, hai un aneddoto sullo spirito di squadra?

Beh si molti parlano del nostro sport come di uno sport individuale ma non è assolutamente cosi, ho un ricordo particolarmente importante che mi lega in modo emotivamente forte al Giro di Toscana, la corsa non è andata come immaginavamo, il risultato non è stato dei migliori ma proprio in quella occasione il riuscire a condividere con le mie colleghe e (soprattutto) amiche di team le emozioni, mi hanno fatto sentire davvero il senso di appartenenza, come in una famiglia.

In una precedente intervista ci avevi raccontato del bel rapporto con tuo padre, che ti ha ispirata nello scegliere il ciclismo, ci racconti qualcosa di lui?

Mio papà ha un carattere molto forte e deciso e per questo può accadere di scontrarci ma condividere con lui questa passione è sicuramente una cosa positiva e assolutamente speciale. A lui e a mia madre devo tutto quello che ho e quello che sono. Loro mi sono sempre venuti incontro per assecondare la mia passione e permettendomi di fare tante nuove esperienze.

Come ti trovi nel nuovo team?

In realtà dobbiamo ancora conoscerci bene, però per il momento mi sembrano veramente tutte delle brave persone, e le mie nuove compagne sono state molto carine alla prima gara di stagione. Mi sto trovando molto bene sia in allenamento che nel tempo libero, credo ci sia un buon feeling nel gruppo e questo si trasmette anche alle nuove atlete come la sottoscritta.

Come riesci a unire ciclismo e studio?

Non è semplice perché tra allenamenti e corse, ritiri e sessioni di palestra vi posso garantire che il tempo è davvero super pieno. Poi un po’ di riposo ci vuole ma l’idea di continuare la mia carriera scolastica per me è basilare. Sono iscritta alla facoltà di Scienze Motorie e devo dire che la materia mi sta davvero entusiasmando, a volte riuscire a conciliare studio e sport può essere faticoso ma anche molto appagante.

Quali sono gli obiettivi per questo 2018 di Giorgia Fraiegari?

L’anno scorso verso fine stagione ho ottenuto diversi piazzamenti, quindi il mio obiettivo principale è sicuramente quello di far meglio. Ho un carattere abbastanza deciso, fin da piccola ho sempre avuto una tensione verso il miglioramento personale che probabilmente mi ha permesso di potermi confrontare con le migliori atlete al mondo. Mantengo sempre l’umiltà e la voglia di imparare e crescere e spero che questo 2018 possa consentirmi di tornare utile per le mie compagne di squadra e farmi fare un ulteriore passo in avanti.

 

 

Debora Silvestri intervista per ciclonews

Debora Silvestri intervista esclusiva della redazione di ciclonews

Debora Silvestri intervista esclusiva della redazione di ciclonews con il giovane talento del ciclismo italiano che ci racconta della sua passione per le due ruote

Debora Silvestri

Debora Silvestri

Debora Silvestri intervista esclusiva con il giovane talento del ciclismo italiano in cui ci racconta di come è nata e come sta evolvendo la sua passione per il ciclismo. Debora ci ha raccontato dell’incontro fortuito col ciclismo su strada che fin da subito l’ha colpita diventando una passione veramente viscerale.

Ciao Debora, grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport? 

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi dedicate. Tutto è nato perché mio padre è un grande appassionato di ciclismo e fin da quando ero molto piccola uscivo in sua compagnia per delle passeggiate in bicicletta. Un giorno, durante una delle nostre gite, siamo arrivati in un luogo dove di stava allenando una squadra di ciclismo, ci siamo fermati ad osservarli e da li è partito il mio amore per il pedale. Ho guardato mio padre e gli ho detto: “voglio una bicicletta come quella”. Ero ancora piccola e mio padre mi ha suggerito di attendere ancora un anno. Fremevo dalla voglia di iniziare così quando sono salita in sella non ho più mollato. Ho iniziato da G1 e nel 2018 saranno 14 anni che corro in bicicletta.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

 

Il ciclismo è uno sport che richiede tanto impegno e sacrificio e per un adolescente comporta tante piccole scelte che in parte vanno a influenzare questi anni: dallo stile di vita sano, a qualche rinuncia alle feste o ad uscire con gli amici perché magari ti devi allenare. Queste rinuncia in realtà non sono tali perché se ami una cosa poi nulla ti pesa.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare? 

Una cosa è certa: il ciclismo è una scuola di vita, ti forma il carattere, ti educa ad essere indipendente. Capita spesso di dover essere lontano da casa, di doverti arrangiare o dover entrare in relazione con persone nuove e che non conosci. Lentamente capisci che il mondo del ciclismo è una seconda casa, una seconda famiglia da cui puoi imparare tante cose. Lo suggerirei ad una ragazza perché penso che il ciclismo sia uno di quei pochi sport che ti insegna e ti faccia diventare veramente una donna con la “D” maiuscola piena di valori e che si sa bastare da sola

C’è una corsa che Debora Silvestri ricorda con particolare piacere?

Si direi proprio  la prima volta che sono salita su una bicicletta da corsa con le tacchette. Ero un pò impacciata e facevo fatica a capire il meccanismo “agganciare-sganciare” ma dopo che avevo imparato non mi riuscivano più a fermare. Insomma una cosa che mi è entrata nel cuore e non la scorderò mai,

Cosa ti piace fare nel tempo libero? Ascolti qualche genere musicale in particolare?

Nel tempo libero mi piace uscire con le mie amiche per negozi o anche solo al bar per scambiarci gli ultimi pettegolezzi, mi piace la musica e devo dire che ascolto un po’ di tutto dal pop al rap ai cantanti italiani

Come si trova Debora Silvestri nel team?

Nel mio team mi trovo benissimo, oltre a condividere chilometri e chilometri ci divertiamo, siamo un gruppo unito e con grandi potenzialità, con loro non ci si annoia mai e le trasferte sono più che piacevoli da condividere

Quali sono i prossimi obiettivi professionali per il 2018?

I miei obbiettivi per questo 2018 sicuramente è migliorarmi, il salto di categoria si farà sentire ma io cercherò di essere pronta e a disposizione della squadra in ogni gara e perché no se capita mi leverò anche io qualche soddisfazione

 

Silvia Pollicini intervista esclusiva per Ciclonews

Silvia Pollicini intervista esclusiva per la redazione di ciclonews

Silvia Pollicini intervista esclusiva con ciclonews in cui l’alteta della Valcar PBM ci racconta del suo amore per le due ruote e gli obiettivi per la stagione 2018

Silvia Pollicini

Silvia Pollicini

Silvia Pollicini intervista esclusiva con Ciclonews, la giovane atleta classe 1998 che si sta affacciando in modo importante tra le professioniste del pedale rosa alla sua seconda stagione con la maglia Valcar PBM è chiamata ad un ulteriore salto in avanti in termini di prestazioni.

Ciao Silvia, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la tua passione per il ciclismo?

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi dedicate, ho iniziato con il ciclismo un po per caso: mi sono approcciata con il mondo dello sport praticando il triathlon. Ben presto mi sono resa conta che la parte che più apprezzavo era, appunto, quella del ciclismo. Mi sono quindi rivolta ad una società sportiva che aveva i giovanissimi ed era vicina a casa. Ho provato e lentamente ma inesorabilmente mi sono allontanata dal ciclismo perché sentivo nascere una vera passione per il ciclismo.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Si effettivamente il ciclismo è uno sport molto duro, per natura necessita di molto impegno, dedizione e costanza. I risultati sono dettati da un piano costante di allenamento e di miglioramento. Se non hai tenacia e costanza presto ti allontani da questo sport. Ecco queste caratteristiche rendono il ciclismo non solo uno sport ma anche una scuola di vita. Devo dire che la mia adolescenza può definirsi influenzata in modo positivo dal ciclismo e non credo che se tornassi indietro farei scelte diverse.

Perché suggeriresti il ciclismo ad una ragazza?

Spesso si sente dire che il ciclismo è uno sport non adatto alle ragazze ma penso che questo luogo comune sia assolutamente da sfatare, oltretutto in questi anno il movimento rosa del nostro paese è in grande crescita di risultati e la cosa può far avvicinare qualche ragazza in più a questo meraviglioso sport. Perché iniziare col ciclismo? Come dicevo prima, questo sport non è facile ma ti trasmette valori che tornano utili in tanti aspetti della vita quotidiana. Pur essendo spesso additato come uno sport individuale, viceversa il ciclismo ti insegna a fare gruppo, a lavorare di squadra e questo torna utile in ogni aspetto della vita. . Ho imparato che se vuoi raggiungere un obiettivo devi lavorare sodo e fare dei sacrifici, se semini bene poi i frutti arrivano.

C’è una corsa che Silvia Pollicini ricorda con particolare piacere?

L’anno scorso ho fatto il mio esordio tra le grandi ed  è stato un anno pieno di nuove esperienze: le prime corse tra le migliori, le prime gare World Tour, le prime corse a tappe. Sinceramente non saprei dirti una gara che mi ha segnata in modo particolare, diciamo che ogni gara fa storia a parte, ogni sfida ti insegna qualcosa e ogni sfida ti insegna qualcosa. Lo scorso anno posso definirlo un anno duro, di apprendistato ma le emozioni che ho incamerato ripagano di ogni sacrificio.

Cosa ti piace fare nel tempo libero? Ascolti qualche genere musicale in particolare?

Questo sport non lascia molto spazio al tempo libero tra corse e allenamenti ma credo che ognuno di noi possa ritagliarsi il proprio spazio personale. Nel tempo libero mi piace leggere, sono un’appassionata di libri gialli. Ho poi un grande obiettivo personale, quello di riuscire a laurearmi in Economia e Commercio, mi sono infatti iscritta a questa facoltà  all’università di Castellanza.

Come si trova Silvia Pollicini nel Team Valcar PBM? 

Sono alla Valcar PBM ormai da tre anni e mi sono trovata sempre molto bene. Tra il nostro presidente Valentino Villa, il nostro preparatore e ds Davide Arzeni e tutto lo staff tecnico di meccanici e massaggiatori siamo sempre state trattate bene e con professionalità. In più tra noi ragazze si instaura sempre un bel rapporto di amicizia e quindi si crea una bella atmosfera di gruppo.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Silvia Pollicini per il 2018?

Il 2018 sarà sicuramente un’altra stagione piena. Sicuramente sono pronta ad aiutare al meglio possibile la mia squadra per riuscire a fare dei bei risultati durante tutta la stagione, aiutare le mie compagne mi riempie di soddisfazioni e credo che se una lavora bene poi possa uscire qualche occasione per mettersi in mostra.