Sonny Colbrelli intervista esclusiva di Ciclonews

Sonny Colbrelli intervista in esclusiva per Ciclonews.

Sonny Colbrelli

Sonny Colbrelli

Sonny Colbrelli, classe 1990, in forza al Team Bahrain-Merida, velocista atipico, ci racconta la sua passione per il ciclismo dalle prime pedalate ad oggi.

Ciao Sonny, grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la tua passione per la bicicletta?

La passione per il ciclismo è nata un po’ dal nulla, ho partecipato ad  una gara in MTB nel mio paese e l’ho vinta. Poche settimane dopo ho preso parte ad un’altra corsa, sempre in MTB, e sono giunto terzo a quel punto ho capito che la bicicletta poteva essere adatta al mio fisico. Ho deciso quindi di provare con la bicicletta da strada ed è stato un vero amore. Nei primi anni, oltre a praticare il ciclismo, mi sono impegnato nel calcio e nello sci alpino ma alla fine le due ruote hanno preso il sopravvento.

Come ha influito il ciclismo sulla tua adolescenza?

E’ stato un ottimo “compagno” per crescere, fare esperienze di vita anche importanti esperienze extra-sportive che sono servite per maturare. Le gare alla Domenica e i miei ex-compagni di squadra sono tutti ricordi che porto con me con grande piacere.

Qual è la corsa che ricordi come maggiore piacere?

Un gara che ricordo molto bene è la Coppa d’Oro vinta nel 2006, è una corsa in linea  riservata alla categoria Allievi che si svolge annualmente in Valsugana, è stato una emozione incredibile per me ancora giovanissimo vincere una gara cosi importante.

Come si trova Sonny Cobrelli nel Team Bahrain-Merida?

Mi trovo molto bene e l’aver prolungato il contratto prima del Tour ne è la conferma. E’ un’ambiente altamente professionale, internazionale ma che mantiene allo stesso tempo quel sentimento di famiglia che ti fa sentire sempre a tuo agio e ti aiuta nei momenti difficili che possono esserci durante un’intera stagione. Con i compagni di squadra ho un ottimo feeling, alcuni già li conoscevo altri ho avuto il piacere di conoscerli in questi mesi.

Il ciclismo lascia pochissimo tempo libero ma cosa ti piace fare quando sei lontano dalle corse?

Nel poco tempo libero che ho tra una gara ed un ritiro, cerco di trascorrere la maggior parte del tempo con la mia fidanzata Adelina e i nostri due cani Iago e Mia. Ovviamente c’è spazio anche per il resto della mia famiglia che è una parte fondamentale della mia vita privata e sulla quale posso fare sempre affidamento.

C’è un corridore del passato a cui ti ispiri?

Definirlo un corridore del passato forse è troppo perché ha smesso pochi mesi fa…perché il corridore a cui mi sono sempre ispirato è stato Tom Boonen. Un grande campione che ho avuto modo di conoscere e correrci assieme e che ha vinto dominando le classiche che sogno anche io di vincere un giorno.

Segui qualche altro sport?

Da buon italiano seguo un po’ il calcio ed in particolare la Juventus che è la mia squadra del cuore.

Quali sono i tuoi obiettivi per il finale di stagione?

Intendo fare bene nelle gare di un giorno cel calendario World Tour come ieri ad Amburgo in cui ho provato ma senza troppa fortuna o i due appuntamenti in Canada di inizio Settembre. Poi c’è il Campionato Mondiale di Bergen che è il mio pallino e l’obiettivo centrale di questo finale di stagione. Sto lavorando duramente già ora per questo appuntamento.

Barbara Guarischi intervista esclusiva per Ciclinews

Barbara Guarischi intervista per Ciclinews

Barbara Guarischi

Barbara Guarischi

Barbara Guarischi intervistata dalla redazione di Ciclonews ci racconta di come è nata la sua passione per le due ruote, il suo rapporto con il ciclismo professionistico e la sua vita. Nata a Ponte San Pietro il 10 febbraio 1990, dal 2009 corre nella categoria Elite ed è attualmente in forza alla Canyon-SRAM, vanta una vittoria al Giro d’Italia Rosa del 2015.

“Baby”, ciuffo ribelle, innamorata dei tatuaggi (ne ha cinque, di cui una fenice sul costato che le ricorda sempre la famiglia), ha amato la bici fin da piccola, nel 2009 è passata fra le Elite, con la Cmax Dilà, e nel 2014 ha ottenuto i primi successi con la Alè Cipollini, alla Route de France e al Trophée d’Or.

Ciao “Baby”, anzitutto grazie mille per aver accettato la nostra intervista, come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport?

Grazie a voi per l’ospitalità, ho iniziato per caso, stavo andando a vedere la partita di mio fratello Riccardo quando ho visto dei bimbi che giravano in una pista ciclabile e così ho chiesto a mio padre se potevo provare anche io ad andare in bici, da quel momento è stato amore.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato l’adolescenza di Barbara Guarischi?

Il ciclismo è una sport di sacrificio e passione, da piccina vedevo i miei amici uscire e divertirsi quando io andavo a letto presto per il giorno dopo andare a fare le gare, allora la vedevo come una rinuncia ora ho capito che è stata una scelta vincente.  Si può tutto se si usa la testa, ci sono momenti dove si può uscire e divertirsi e momenti dove la concentrazione è massima.
Se l’obbiettivo è grande, i sacrifici saranno semplicemente uno stimolo.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Penso che il ciclismo non è solo due ruote, ma è vita.. Io, appunto,  la sto prendendo come una grande esperienza di vita, giro il mondo, conosco persone nuove e imparo lingue, sicuramente ci sono più giorni no che si, come in ogni lavoro del resto. Però noto che per ogni situazione c’è uno stimolo o una motivazione diversa per affrontarla, ogni esperienza ti insegna a vivere e ti fa maturare come atleta ma soprattutto come persona

La corsa che ricordi con più piacere?

Non ho alcun dubbio a dire Il giro delle Fiandre, corsa tremenda e tremendamente affascinante

Cosa fa Barbara Guarischi nel tempo libero?

Come sai il tempo libero per una ciclista è davvero merce rara ma se c’è una cosa che realmente amo fare quando sono lontana dalle corse è uscire in barca con i miei amici, in estate con loro in mezzo al mare è una celle cose più rilassanti al mondo. In inverno divento più pigra, mi piace andare a cena con gli amici o anche solo parlare e scherzare su di un divano. Ti dicevo che sono pigra perché non disdegno nemmeno di restare a casa sul divano a riposare o a guardare un film o leggere un buon libro.

Che musica ti piace?

Barbara Guarischi

Barbara Guarischi

La musica è molto importante, sul mio profilo Facebook c’è anche una foto con le cuffie mentre ascolto la musica. Non ho un genera musicale unico che ascolto, ti dico che vado a “modulare” la mia scelta  in base all’umore del momento.

Hai un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Sinceramente non posso dire di avere un ciclista o una ciclista in particolare a cui mi ispiro. Forse la cosa più giusta è che mi ispira una “tipologia” di corridore: ammiro molto quei ciclisti che non sono dei campioni nati ma che utilizzando la testa, la determinazione, l’impegno quotidiano riescono ad andare oltre le proprie capacità e conquistare gare oppure che sanno dare filo da torcere ad avversari con più talento o mezzi atletici

Tanto ciclismo nella tua vita ma segui altri sport? 

Si in genere lo sport in generale mi piace molto, amo fare qualsiasi tipo di sport, amo il pattinaggio di velocità sul ghiaccio e la palestra.
Anche negli altri sport non ho un “mito” da idolatrare ma ammiro chi si impegna e da sportiva capisco la fatica fisica e mentale che uno sportivo professionista fa per emergere e restare ai livelli prestazionali più elevati

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Nel mese di agosto mi divido tra Norvegia e Belgio per alcune corse a tappe poi ho come obiettivo principale i Campionati Italiani su pista di inizio ottobre per poi concedermi un po’ di ferie.

Claudio Cucinotta intervistato da Ciclonews

Claudio Cucinotta intervistato da Ciclonews circa la preparazione atletica dei corridori

Claudio Cucinotta intervistato

Claudio Cucinotta

Ospite di oggi è Claudio Cucinotta ex professionista dal 2006 al 2010 con le maglie di Tenax, LPR e De Rosa. Dopo l’attività agonistica, Claudio Cucinotta si è dedicato allo studio della preparazione atletica ed attualmente collabora con la Bardiani CFS.

Ciao Claudio e grazie per la tua disponibilità, come è nata la tua passione per il ciclismo?

Grazie a voi per l’ospitalità, ho iniziato a correre da G3, avevo provato molti sport precedentemente, ma alla fine quello che mi è piaciuto di più sin da subito è stato il ciclismo.

Hai avuto una carriera come professionista, quali ricordi conservi di quel periodo?

Ho fatto 5 anni da professionista, i ricordi più belli sono quelli legati alle 3 vittorie (tappa al Giro di Slovenia e 2 tappe al Giro del Giappone), alle volate tirate a Petacchi, e alle gare in Belgio, le mie preferite per la tipologia di percorso e per il calore e l’interesse degli spettatori.

Il ciclismo è uno sport di fatica, come valuta Claudio Cucinotta il modo di approcciarsi a questo sport nelle categorie giovanili?

Il ciclismo giovanile è ricco di sfaccettature e non è mai facile generalizzare. Sicuramente ci sono alcune realtà in cui le pressioni e l’esasperazione nei confronti dei ragazzi sono troppo elevate, ma anche altre in cui l’aspetto ludico e formativo sono preponderanti, come dovrebbe essere quando si ha a che fare con ragazzi giovani. L’obiettivo di queste categorie dovrebbe essere quello di far appassionare i ragazzi al ciclismo e allo sport in generale, e di formarli per essere in grado di affrontare nel miglior modo possibile qualsiasi situazione, nello sport come nella vita.

Che importanza ha, secondo Claudio Cucinotta, la multidisciplinarità (Mtb, pista, strada) per rendere completo un giovane corridore?

Proprio la multidisciplinarietà rappresenta probabilmente il metodo migliore per formare degli atleti che sappiano guidare la bici in ogni condizione, creando in loro un grande bagaglio di esperienze che potranno applicare nelle più svariate situazioni. Ultimamente l’esempio più evidente ed utilizzato è quello di Sagan: probabilmente sarebbe andato forte in bici anche se da piccolo avesse corso solo su strada o magari anche se avesse giocato a golf, ma sicuramente non avrebbe acquisito la padronanza del mezzo che dimostra nelle situazioni più estreme. La tecnica di guida dipende dalle capacità coordinative, la cui possibilità di apprendimento è massima proprio nelle fasce di età corrispondenti alle categorie giovanili. Pertanto, più esperienze motorie faranno i ragazzi in questo periodo della loro vita, e maggiore sarà il bagaglio tecnico che potranno portare con loro nelle categorie successive.

Come è cambiato il ciclismo e la preparazione del ciclista da quando Claudio Cucinotta era un  pro ad oggi?

Sono passato professionista nel 2006 e ho fatto l’ultimo anno nel 2010, non sono passati quindi tantissimi anni. Nonostante ciò, qualcosa è cambiato nei metodi di allenamento, soprattutto grazie alla diffusione praticamente totale del misuratore di potenza. La tendenza è quella di privilegiare allenamenti ad alta intensità a discapito della quantità. La “vecchia scuola” prevedeva allenamenti molto lunghi, anche oltre le 7 ore a volte, ad intensità relativamente basse. Adesso è difficile vedere professionisti che si allenano per più di 6 ore (io personalmente difficilmente faccio andare oltre le 5h – 5h30′), ma all’interno di esservi sono numerosi tratti affrontati ad intensità di gara e a volte anche superiori.

Quanto è importante la tecnologia per studiare le prestazioni degli atleti e predisporre piani ad hoc?

La tecnologia è fondamentale sia per l’atleta, per riuscire ad allenarsi con precisione alle intensità corrette, che per il preparatore, che può analizzare con estrema precisione ciò che l’atleta fa, sia in allenamento che in gara. In questo modo, grazie all’interazione tra atleta e allenatore, e al controllo da parte di entrambi dei parametri soprattutto di potenza, sarà possibile impostare con maggior precisione i programmi di allenamento, per far arrivare l’atleta nelle migliori condizioni possibili quando realmente conta. Ovviamente non stiamo parlando di matematica, ma di esseri umani, pertanto non sempre è possibile prevedere tutti i fattori che determinano una prestazione. È proprio in questo che entrano in gioco la sensibilità e l’esperienza dell’allenatore e dell’atleta. Ovviamente stiamo parlando di atleti evoluti, dilettanti o professionisti. Come già detto nelle categorie giovanili non dovremmo parlare di allenamento ma di divertimento, i primi allenamenti strutturati e specifici potrebbero iniziare (più a scopo didattico che di miglioramento della performance, a parere mio) dalla categoria allievi. Mi capita spesso di avere richieste da parte di genitori di ragazzi esordienti, o addirittura giovanissimi, di testare i propri figli per impostare una programmazione dell’allenamento: mi sono sempre rifiutato di farlo, cercando di far capire ai genitori che a quell’età è troppo presto, i ragazzi devono divertirsi e imponendo loro degli allenamenti troppi strutturati, rischiano di annoiarsi e di abbandonare il ciclismo precocemente per mancanza di divertimento.

Quali sono le principali differenziazioni nei programmi che svolgono le varie “tipologie” di ciclisti?

L’allenamento ovviamente si differenzierà in base alla tipologia di atleta e la disciplina praticata. È ovvio che l’allenamento per un velocista della pista sarà profondamente diverso rispetto a quello di uno scalatore, mentre saranno molto più simili quelli di un biker che fa marathon e di uno stradista scalatore. Ci saranno molti elementi in comune anche tra due stradisti, ad esempio un velocista ed uno scalatore: dopotutto, i percorsi che affrontano, ad esempio in un grande Giro, sono gli stessi, quindi anche un velocista dovrà allenarsi in salita, ed uno scalatore abituarsi a fare volate in pianura. Si differenzieranno invece alcuni allenamenti specifici, volti al miglioramento delle doti di sprint nel primo, e alle salite nel secondo. Molto diversi saranno invece gli allenamenti di un velocista della pista e di un velocista su strada: il primo deve affrontare un torneo di velocità o un keirin in cui dovrà affrontare 4-5 volate massimali di 20″-30″ in un giorno, il secondo dovrà fare una sola volata ma al termine di una tappa di 200km, magari anche con 2000m di dislivello. La tipologia di allenamento andrà quindi adattata soprattutto al modello prestativo della gara che si dovrà affrontare, e ovviamente alle caratteristiche dell’atleta.

Come si gestisce la fase di recupero dopo un grande giro?

La questione della fase di recupero dopo un grande Giro è molto delicata e complicata. Come rispondo nella maggioranza dei casi quando mi viene fatta una domanda specifica sull’allenamento, la risposta è “dipende”. Dal tipo di atleta (ha fatto classifica? Ha tirato tutto il giro per il leader? O è un velocista che ha dovuto far fondo a tutte le sue energie per arrivare alla fine?), da come ha finito il giro (in crescendo o in calando?), e da quando dovrà rientrare alle gare. Non è possibile pertanto dare una risposta univoca, in quanto “dipende” dai fattori sopra elencati.

Elena Novikova intervistata in esclusiva

Elena Novikova ospite per una intervista con la redazione

Elena Novikova

Elena Novikova

Elena Novikova, campionessa europea di ciclismo endurance Mtb che a settembre proverà il record mondiale sulla distanza nelle 24 ore, si racconta alla nostra redazione. Bella e fortissima la Novikova è testimonial di molti noti brand a livello mondiale. Cresciuta in Ucraina ma da anni residente in Italia, Elena tesserata per il Team Giusta Pro Record Servetto proverà a stabilire il nuovo record  al velodromo “Fassa Bortolo” di Montichiari, intanto ci racconta di lei in questa bella intervista.

Ciao Elena e grazie per aver accettato il nostro invito, ci racconti come è nata la tua passione per la bicicletta e per la MTB?

Quando ero bambina a 5 anni mia mamma mi comprò una bellissima bicicletta, ricordo il giorno un cui me la regalò, non scesi un attimo dal sellino. Poi il giorno seguente qualcuno me la rubò ma mia madre per non farmi intristire non mi raccontò come erano andate le cose. Quella bici “scomparsa” non la dimenticherò mai. Ho, quindi,  mantenuto il sogno di poterne avere una da grande cosi quando ho avuto la possibilità di comprarne una tutta mia ci sono salita e da allora non riesco più a vivere senza pedalare. Ho scelto la MTB perché offre più opportunità per poter partecipare alle gare.

Come è nata la tua passione per la gare Endurance?

Direi che era nel mio destino, una volta alcuni miei amici mi hanno proposto di prendere parte ad una staffetta di 24 ore, loro erano tre ragazzi e per la categoria in cui erano iscritti era indispensabile la presenza di una ragazza. Non ci ho pensato un secondo, ho detto subito sì. Il giorno della partenza ero tutta carica e desiderosa di ben figurare, arrivo alla partenza e mi dicono “scusa ma abbiamo trovato una ragazza più forte di te” mi sono quindi trovata senza team all’ultimo secondo. Sapete cosa ho fatto? Sono andata al banco delle registrazioni e mi sono iscritta alla gara ma nella categoria “solo” invece che staffetta. Non amo rinunciare alle cose e penso che l’essere “scartata” quel giorno sia stata la mia fortuna, da allora inizia la mia storia con le gare Endurance.

Sei pluricampionessa mondiale, c’è qualche gara che ricordi con più piacere?

Come ti dicevo io vivo per pedalare e prendere parte a gare e competizioni,  se devo dirti una gara sicuramente l’Ironbike, credo sia la gara più dura che ho provato è divertentissima. Conosci tanta gente e condividi la fatica con loro.

Lo scorso anno ha vinto la “24h of Finale Ligure” come prepari una gara del genere?

Elena Novikova

Elena Novikova

Se devo essere sincera, ammetto che non sono molto seria nella preparazione delle corse di Endurance. Non faccio allenamenti particolari, spesso mi trovo a preparare le corse troppo tardi che se da un lato è un male dall’altro mi aiuta a non caricarmi di stress pre-gara. Comunque io penso che la cosa che conta di più in una gara di 24 ore è la condizione mentale e quella o ce l’hai o non ce l’hai, è difficile se non impossibile da allenare.

Da un po’ di anni vivi in Italia, come si trova Elena Novikova nel nostro paese?

Quando sono partita dal mio paese e sono arrivata in Italia non pensavo di fermarmi a lungo qui. La mia idea iniziale era quella di trasferirmi in Belgio, poi ho scoperto quanto è bella e piacevole la vostra terra ed è diventata casa mia. Ho scoperto come la gente italiana e la sua mentalità mi faccia sentire a mio agio, adoro vivere in Italia, me ne sono davvero innamorata.

Come trascorri il tuo tempo libero?

Io sono una ragazza che ha sempre studiato e amato l’economia, discutere si idee di business con amici o studiare la possibilità di far partire qualche start-up innovativa mi piace veramente molto. Ho delle esperienze pregresse nella creazione di nuove aziende è una cosa che adoro.

Ascolti musica quando ti alleni e se si cosa?

Quando esco in MTB se le zone sono piacevoli e rilassanti non metto mai la musica, mi piace ascoltare il suono della natura, mi rilassa e mi toglie ogni pensiero. Se invece mi trovo ad allenarmi in zone rumorose allora opto per le cuffiette e la musica ma tendenzialmente non voglio suoni diversi da quelli del paesaggio.

Hai qualche campione o campionessa che ti ha ispirata?

Sinceramente no, credo che l’ispirazione principale sia il proprio miglioramento quotidiano senza dover aver per forza un modello da imitare.

A settembre Elena Novikova proverà a fare il record del mondo di distanza sulle 24 ore. Come stai preparando la prova e che sensazioni hai?

Non è la prima volta in carriera che mi sento pronta per provare un record del genere ma non siamo mai riusciti ad organizzare l’evento. Quest’anno, invece, si sono create le condizioni ideali tra cui l’adesione di alcune aziende come  Servetto Giusta, Mopar, Adisco, Banca d’Alba Racer e altri, che hanno dato il loro supporto per tentare questa grande avventura.

Ho trovato il coach Fabrizio Tacchino pronto a seguirmi ma purtroppo sono stata vittima di un infortunio e sono stata operata circa due mesi fa. Non voglio però rinunciare a questa impresa, mi resta un mese per prepararmi e voglio riuscire. So che non potrò essere al 100%, manca troppo poco al 16 settembre ma per nessun motivo voglio cancellare quell’impegno.
Sarà una prova durissima ma voglio provare a entrare nella storia del ciclismo, non sarà facile riuscirsi al primo tentativo ma sarebbe super riuscirci, io ci credo.

Quali sono prossimi obiettivi di Elena Novikova?

Ovviamente in questo momento la mia testa è focalizzata sul record anche per ripagare tutti quelli che mi stanno aiutando a provare questa impresa. Sono davvero grata a tutti quelli che mi stanno vicino e che mi hanno dato l’opportunità di poter salire su una bicicletta da cronometro per la prima volta nella mia vita. Dopo il tentativo di record il mio obiettivo sarà proseguire con gli allenamenti e sfruttare l’esperienza del record nelle gare future. Ho voglia di migliorarmi a cronometro cosi da crescere nelle gare su strada e nel Triathlon.
Ho l’energia per provare ancora tantissime corse e discipline, non mi pongo limiti se una cosa mi piace mi dci butto!

 

Giulia Nanni intervista esclusiva per Ciclonews

Giulia Nanni intervistata in esclusiva dalla nostra redazione

Giulia Nanni

Giulia Nanni in divisa

Giulia Nanni ex ciclista del Team Be Pink, un vero talento che però ha avuto qualche problema fisico che l’ha costretta ad abbandonare, circa cinque mesi fa, le due ruote ci racconta del suo amore infinito per la bicicletta.

Ciao Giulia, grazie per aver accettato l’intervista so che l’aver abbandonato le due ruote brucia ancora un po’, ci racconti come è nato il tuo amore per la bicicletta.

Grazie a voi per ospitarmi sul vostro sito, si hai ragione la bicicletta e il suo mondo mi mancano ancora un bel po’. Ho scelto il ciclismo perché il mio babbo era un grandissimo appassionato delle due ruote. Mia sorella maggiore si era già avvicinata al mondo delle corse qualche anno prima così per seguire le loro orme ho iniziato a correre ed è stato un vero amore.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Il ciclismo è sempre stato al centro della mia giornata ma ancor di più della mia vita. Era un qualcosa irrinunciabile, spesso dicevo tanti “No” per andare a ballare o alle feste degli amici. Devo dire che il rinunciare a queste cose  non mi è mai assolutamente pesato; avevo degli obiettivi per i quali ero disposta a rinunciare a tutto il resto e sono contenta delle scelte che ho fatto.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Il ciclismo è stato il mio maestro, di sport e di vita; grazie alle due ruote ho avuto una crescita esponenziale come persona. La bicicletta ti tiene fuori dai giri più brutti che un adolescente può intraprendere negli anni dell’adolescenza magari anche solo per sentirsi più grande.

In quei momenti cominci a capire cosa sia veramente importante per te stessa, inizi a crescere piano piano e ad arrangiarti delle tue cose senza avere il bisogno di consultare i tuoi genitori. Inizi a capire cosa vuol dire l’indipendenza

C’è un momento della carriera di Giulia Nanni che ricordi con più piacere?

La cosa che ricordo con più piacere in realtà è TUTTO quello che ho vissuto. A partire dalle trasferte in auto interminabili, ai viaggi in giro per il mondo. Adoro tutto quello che ho vissuto dalle vittorie alle sconfitte. Dagli abbracci delle compagnie agli incitamenti dell’allenatore.

Giulia Nanni e i tatoo, ne hai molti, mi ha colpito quello della foto, mi racconti qualcosa di quel tatuaggio?

Giulia Nanni

Il tatuaggio di Giulia

Dunque il tatuaggio della foto è quello che ho fatto quando la mia vita in un certo sento si è trasformata. Credo nella parità dei sessi, e in tutto quello che consiste l’amore. Per me l’amore non ha sesso, nè età e nessuno devi privarsi di un qualcosa che possa portare alla sua felicità. E se anche dovesse andare male non sarà mai una perdita perché comunque tutto ti lascia un segno e sarà sempre un qualcosa che porterai dentro

 

Cosa ama fare Giulia Nanni nel tempo libero?

Nel mio tempo libero mi dedico alle amicizie fuori dal ciclismo. Oppure alla mia famiglia e ad aiutare in casa! Non mi è mai piaciuto andare a ballare anche perché sarei un palo della luce

Ti piace la musica, cosa ascolti?

Come musica preferisco le canzoni con un vero significato, che mi trasmettano emozioni vere, specialmente italiane o inglesi. I miei cantanti preferiti sono Nek e Renga

Hai un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Ho sempre ammirato Elisa Longo Borghini, una grande campionessa che ha saputo restare sempre molto umile. La sua tenacia, dedizione, e classe sono il classico emblema del ciclismo e di come una ciclista o un ciclista dovrebbe essere.

Giulia Nanni

La bella Giulia Nanni nella vita quotidiana

Tanto ciclismo nella tua vita ma segui altri sport?

Sono sempre stata un po’ “maschiaccio”. Ero e sono legata al Rugby perché la mia migliore amica lo pratica, ed anche in quello sport bisogna avere tanto coraggio e essere disposti alla fatica e al sudore. In certi campi si rispecchia molto al ciclismo

Hai dovuto abbandonare le due ruote con tanto dolore ma hai saputo rialzare la testa di fronte a questa avversità. Raccontaci questo passaggio.

Ho smesso col ciclismo solo per motivi di salute. Se non fosse successo niente non avrei MAI E POI MAI smesso così presto. È tutta un’altra vita. Abituarsi non è affatto facile, però ho intrapreso un lavoro che mi stimola e a contatto con la gente, cosa che accadeva anche nel ciclismo. Ammetto che il ciclismo mi manca, perché se non è un qualcosa che avevo programmato, smettere è stato un duro colpo. Avevo fatto tutta la preparazione, e stava per iniziare il bello, le gare. Il mio corpo ha detto “stop” è molto spesso penso che il corpo dia dei segnali e io ho voluto ascoltarli. Le emozioni che mi ha dato il ciclismo sono uniche e non penso che potrò vivere altre gioie come quelle ma sono pronta a vivere la mia vita sempre col sorriso sul viso.

 

 

 

 

Nicola Toffali intervista esclusiva per Ciclonews

Nicola Toffali si racconta in questa intervista esclusiva per Ciclonews

Nicola Toffali

Nicola Toffali dello 0711 Cycling Team

Nicola Toffali, giovane veronese reduce dall’esperienza con il Team Roth con cui aveva in essere un contratto biennale (ma la formazione elvetica ha ridimensionato le proprie ambizioni) e ora in forza alla tedesca 0711/Cycling, ci racconta la sua storia da ciclista italiano all’estero.
0711
 è il prefisso telefonico di Stoccarda città di origine del team Continental tedesca continuazione dell’esperienza della Christina Jewelry e diretto dall’ex velocista Olaf Pollack.

Ciao Nicola, anzitutto grazie per l’entusiasmo con cui hai accettato l’intervista. Ci racconti come è nata la tua passione per le due ruote?

Grazie a voi per l’ospitalità è un vero piacere! Beh la passione per la bicicletta è nata nella mia infanzia. Mio padre, ex professionista, e successivamente direttore sportivo tra gli juniores/under mi ha “contagiato”. Fin da piccolissimo sono stato abituato a passare tempo sulle ammiraglie e a contatto con i ciclisti, non potevo che diventare un amante delle due ruote. Devo però dire che ho iniziato a correre non prestissimo in quanto fino alla terza media ho giocato a calcio, poi un bel giorno ho detto a mio padre: “mi fai provare la bicicletta?”, il suo sì ha segnato la mia vita, sono salito in bici e non sono più sceso.

Ciclismo vuol dire fatica e sacrificio, come ha influito praticare questa disciplina sul Nicola Toffali adolescente?

Devo ammettere che non è stato semplice abituarmi allo stile di vita da ciclista. Nei primi due anni è stato davvero difficile, era una grande sofferenza il fatto di  dover rinunciare il sabato sera con gli amici per dover correre il giorno dopo. Quando però sono passato tra gli Juniores ho compreso che il rinunciare “alle serate” non era una cosa fastidiosa ma era, anzi, funzionale al mio vero divertimento: correre in bici. Da quel momento non mi è più pesato nulla.

Hai partecipato a molte competizioni, hai qualche corsa che ricordi con più piacere?

Mah, diciamo che tutte le esperienze nel mondo professionistico mi sono rimaste impresse. Probabilmente il modo in cui sono strutturate, i media, le grandi squadre. Perciò più che parlare di qualche competizione, direi la totalità delle corse professionistiche.

Si parla di fuga di cervelli, possiamo definire la tua “fuga delle gambe”, ti sei accasato alla 0711 Cycling dopo l’esperienza al team Roth come valuti la necessità di dover “emigrare” per correre? Io penso sia una opportunità di crescita anche personale, che ne dici?

Emigrare non è mai facile, per me è una soluzione indolore, per molti nostri connazionali è una scelta ben più dolorosa e sofferta, per me è stata ed è una bella opportunità. Correre all’estero, indubbiamente, aumenta di non poco il bagaglio dell’esperienza in bicicletta, impari lingue, conosci usi e costumi diversi, stili di vita nuovi. Quando si corre con corridori di altre nazioni, si impara molto. È “dura” delle volte, non avere appresso grandi punti di riferimento come amici o la famiglia, ma io penso sia importante per un corridore vedere realtà diverse come quelle straniere.
E sicuramente, dici bene, c’è una grande crescita anche fuori dalla bici… “Si impara a stare al mondo”. In tutti i sensi!

Passare Pro non è mai semplice, quali difficoltà hai incontrato e quanto sono servite per formare il tuo carattere?

La cosa che mi ha stupito di più è quanto si va forte, tra i professionisti e l’alto livello che ormai sta uniformando la categoria. Questo, sicuramente, mi ha aiutato e tuttora mi sta aiutando a capire i miei errori e le mie lacune, anche in questo verso le mie due esperienze in team non italiani hanno accresciuto ed accelerato il mio percorso di crescita umana e professionale.

Cosa piace fare a Nicola Toffali nel tempo libero?

Quando corri in bicicletta il tempo libero è davvero poco ma quando sono lontano dalle corse vivo una vita molto normale, una cosa molto semplice ma che adoro è andare a fare la spesa, sembra una banalità ma quando sei spesso in giro anche le cose di tutti i giorni finiscono per mancarti. Parlando di attività più “ludiche” mi piace rilassarmi ascoltando musica o guardando film in tv o video su internet.

Hai qualche ciclista del passato che ti ha ispirato?

A questa domanda ti rispondo molto facilmente: Fabian Cancellara, oltre ad essere un grandissimo campione è stato ed è una persona fantastica, umile a discapito di tutto quello che ha vinto nella sua sfolgorante carriera.

Quali sono le tue doti principali in sella?

Sto lavorando molto per migliorarmi in tanti aspetti ma se devo dire una mia caratteristica principale direi “la sparata” mi considero un finisseur, voglio migliorare tanto e sfruttare questa mia dote.

Quali sono gli obiettivi professionali di Nicola Toffali?

Sarà banale ma ho il sogno nel cassetto di riuscire a trovare un contratto con una squadra del World Tour, riuscire a restare a quel livello, magari riuscire a ritagliarmi una buona carriera al piano di sopra. Sarebbe davvero una bella soddisfazione ed una sfida che mi sento pronto ad affrontare.

Lara Vieceli intervista esclusiva a Ciclonews

Lara Vieceli intervista a Ciclonews in cui ci racconta la sua passione per le due ruote.

Lara Vieceli

Lara Vieceli

Lara Vieceli, la professionista feltrina del Team Astana Women, è stata nostra ospite per una chiacchierata in cui ci ha parlato del suo amore per il ciclismo e della sua vita.

Ciao Lara, grazie per aver accettato questa intervista, ci racconti come è nata la tua passione per le due ruote?

Ciao e grazie per l’ospitalità.  Ho cominciato con il  ciclismo a circa sei anni, seguendo mio fratello maggiore che correva già in bici, e fin da subito è scattato l’amore per i pedali. Dirò di più, io mi sento di scegliere il ciclismo ogni giorno perché ogni volta salire in bici e faticare mi dà una soddisfazione che è diventata dipendenza!

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Sinceramente non so se e quanto la bicicletta abbia influenzato la mia adolescenza per me è stata una cosa naturale seguire il percorso della bici, davvero non saprei come rispondere a questa domanda. So solo che per me la bicicletta è stata la vita, il mio quotidiano, girando la domanda direi: non saprei immaginare la mia adolescenza senza il ciclismo.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Anzitutto il ciclismo mi ha insegnato la disciplina cosa per me fondamentale nella vita, ho poi compreso l’importanza del rispetto, della fiducia nelle persone che mi stanno attorno (compagne, staff e dirigenti).
Il ciclismo mi ha insegnato a comprendere i miei limiti e il fatto che la felicità e la soddisfazione non siano necessariamente legate alla vittoria ma al dare tutto sè stesse per cercare di raggiungere un obiettivo.
Credo che suggerirei il ciclismo  una ragazzina proprio per gli stessi valori che ha trasmesso a me, credo che il ciclismo, indipendentemente dal riuscire a diventare un professionista del pedale, sia un’ottima accademia di vita.

Hai una corsa che ricordi con maggior piacere?

A dire il vero ce ne sono davvero tantissime, ogni corsa a modo suo ti lascia dentro qualcosa, una gioia, una sofferenza, una ferita un abbraccio. Se proprio te ne devo dire una ti dico la mia prima e unica vittoria nella categoria Elite, lo scorso anno. Te la cito non tanto per la vittoria in sé ma perché dopo quel trionfo ho visto talmente tanta gioia negli occhi delle mie compagne, degli amici e dello staff che è stato davvero impagabile.

Cosa piace fare a Lara Vieceli nel tempo libero?

Beh oltre a correre in bicicletta sto frequentando l’università, è un grande impegno ma una grandissima soddisfazione. Ecco il mio tempo lo divido tra lo studio e qualche passeggiata all’aria aperta. Mi piace molto ascoltare musica per rilassarmi, non ho un genere in particolare, ascolto tutto quello che mi trasmette emozioni positive.

Hai qualche ciclista che ammiri particolarmente o che ti ha ispirata?

Da piccola ero una grande fans di Trixi Worrack, la forte ciclista tedesca per me è stata davvero un esempio di classe e tenacia, il destino ha fatto si che potessi correre con lei in gruppo e, addirittura, una volta condividere con Trixi un podio. Mamma che emozioni quel giorno, sinceramente anche se ora siamo “colleghe” continuo ad avere una forte ammirazione per lei.

Hai qualche atleta di altre discipline che ammiri particolarmente?

Io adoro lo sport, mi piace guardarlo in tv, qualsiasi tipo di sport davvero, però devo dire che non ho un mito. Semplicemente guardo ogni sportivo con ammirazione perché conosco quanto sacrificio e dedizione c’è dietro ad un atleta.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Purtroppo il 2017 non prevede per me molti giorni di gara ancora, ma sono concentrata per i prossimi obbiettivi: Giro di Toscana, Giro dell’Emilia e Trofeo Beghelli. Poi si pensa al 2018. Sono positiva.

 

 

Ana Covrig intervista esclusiva per Ciclonews

Ana Covrig intervista esclusiva con la giovane della Top Girls-Fassa Bortolo

Ana Covrig intervista

Ana Covrig con la maglia di campionessa Rumena

Ana Covrig intervista esclusiva, la giovane atleta della Top Girls-Fassa Bortolo è stata nostra ospite per una piacevole intervista, la ventiduenne fresca campionessa Rumena è un talento del ciclismo rosa ed è un piacere fare due chiacchiere con lei.

Ciao Ana, grazie per la tua disponibilità, ci racconti come è nata la tua passione per il ciclismo?

Ciao e grazie a voi per questa intervista, è un piacere. Dunque direi che la passione per il ciclismo mi è stata trasmessa da mio padre, lui adorava andare in bicicletta e la domenica mi portava con lui, non poteva non trasmettermi la medesima passione. Diciamo che sono cresciuta con la bicicletta per casa ed è stato davvero una cosa molto positiva.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Quando una ragazza o un ragazzo decidono di praticare il ciclismo scoprono in fretta che è uno sport che richiese molto impegno, la bicicletta ha influito decisamente molto sulla mia adolescenza, per certi versi in modo negativo ma per altri in modo assolutamente positivo. Il sabato sera era difficile restare a casa quando tutti i miei amici o amiche uscivano per divertirsi oppure in estate quando tutti erano in vacanza al mare e io passavo ore in sella per allenamenti o competizioni la cosa era un po’ difficile ma io ero sicura e contenta della mia scelta e quindi non cambierei nulla. Detto dell’aspetto negativo, bisogna considerare che la bicicletta mi ha aiutata a formare il mio carattere e avere uno stile di vita sano mi ha tenuta lontana da qualche cattiva abitudine.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vitae perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Il ciclismo mi ha insegnato cosa significa sacrificio in tante sfaccettature. Sacrificarsi per ottenere qualcosa che vuoi, sacrificarsi per qualcuno senza volere nulla in cambio, sacrificare parte della propria vita per dedicare tempo a qualcosa di più importante ecco questi sacrifici sono ben ripagati e ti fanno maturare come atleta e come donna. Ad una ragazza che vuole approcciarsi al ciclismo direi di farlo perché sarà un grande impegno ma che ti fa crescere giorno dopo giorno, me ne sto accorgendo personalmente di come il ciclismo mi abbia fatto maturare soprattutto negli ultimi due anni.

La corsa che ricordi con più piacere?

Ana Covrig intervista

Ana Covrig

Ho corso tante gare ma sicuramente non posso dimenticare il Campionato Italiano Juniores quando mi classificai seconda, fu una grandissima emozione per me e per i miei cari.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Come puoi immaginare il ciclismo impegna una grossa fetta del mio tempo ma quando riesco ad avere un po’ di tempo per me mi piace ascoltare la musica o cantare, mi rilassa davvero molto. Mi piace molto andare al cinema per vedere le ultime uscite o, se possibile, uscire con gli amici per qualche momento di svago e divertimento. Adoro poi leggere è una cosa che mi rilassa davvero tanto e poi, da questo gennaio, mi piace andare a spasso col mio cagnolino, lo adoro!

Hai detto che ti piace ascoltare musica e cantare, hai qualche genere preferito?

Si adoro davvero la musica, ascolto veramente di tutto, non ho quindi un genere musicale preferito, diciamo che vado a modulare e scegliere la musica in base al mio umore. Sono capace di passare dalla musica classica nei momenti di relax alla house nei periodi in cui ho più energia da sfogare.

Hai qualche atleta a cui ti ispiri?  Segui altri sport?

beh tra i ciclisti senza dubbio il mio “mito” è lo svizzero Fabia Cancellara, un vero campione con tanta classe, peccato si sia ritirato. No non seguo altri sport, come ti dicevo il mio tempo libero lo dedico al rilassamento personale.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Sono anzitutto concentrata sui campionati europei e sui mondiali, e poi correrò il Giro di Toscana, Emilia e Beghelli. Dato che quest’anno ho iniziato tardi la preparazione mi piacerebbe fare un bel finale di stagione, spero di riuscire a portare a casa qualche vittoria

 

Luca Raggio Intervista Esclusiva per Ciclonews

Luca Raggio Intervista esclusiva al neo corridore della Wilier Triestina-Selle Italia

Luca Raggio intervista

Luca Raggio

Luca Raggio, 22 anni, talentuoso scalatore di Coreglia Ligure (entroterra del Levante genovese) di recente passato dalla Viris Maserati Cycling Team alla Wilier Triestina-Selle Italia si racconta ai nostri microfoni.

Ciao Luca, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la tua passione per le due ruote?

Ciao ragazzi e grazie a voi per l’ospitalità sul vostro fantastico sito. Direi che la mia passione è nata essenzialmente grazie a mio fratello e ad un mio amico entrambi più grandi di me che andavano spesso in bici nel tempo libero e successivamente hanno iniziato a farlo a livello agonistico.

Io da bravo fratello minore ho seguito le loro orme ed ho cominciato a chiedere se potevo entrare nella società giovanile della mia zona il G.S. Levante del team manager Andrea Levaggi e a 15 anni ho iniziato la stagione agonistica nella categoria allievi

Hai praticato altri sport o sei partito subito col ciclismo?

Beh con gli amici mi sono dilettato anche il altre discipline così come a scuola nelle ore di educazione fisica ho sperimentato altri sport ma il ciclismo è il mio unico amore.

Come ha influito il ciclismo sulla tua adolescenza?

Sicuramente il ciclismo è uno sport che occupa molto tempo, quando sei adolescente magari hai delle frequentazioni che sono più portate al divertimento che all’allenamento e il fatto di praticare questo sport  non mi ha lasciato sempre spazio per attività ludiche. Però devo ammettere che in cambio del sacrificio questo sport mi ha ricambiato dandomi moltissimo, facendomi crescere sia sul piano fisico/atletico che come persona.

Perché suggeriresti il ciclismo a un ragazzo che vuole cominciare a fare sport?

Se un ragazzo dovesse chiedermi un motivo per iniziare a correre in bici sicuramente proverei a fargli comprendere il senso di libertà che questo sport ti può dare, la sensazione che provi quando ti alleni da solo, come ti svuota la mente dai pensieri o l’adrenalina del calore del tifo su di una salita. Il ciclismo permette di viaggiare molto, vedere (anche se di corsa) posti nuovi in Italia, conoscere persone, far nascere belle amicizia e trasmetterti grandi valori.

Il ciclismo è una fonte inesauribile di adrenalina, ti mette alla prova, ti fa tirar fuori il meglio di te e può formare il carattere insomma un ragazzo dovrebbe mettere sul tavolo tanto sacrificio per raccogliere tante soddisfazioni.

Luca, sei giovanissimo ma hai già tante esperienza, c’è una corsa che ricordi con più piacere?

Luca Raggio intervista

Luca Raggio esulta dopo una vittoria

Sinceramente ho tantissime corse mi piacciono o mi sono piaciute e che mi hanno lasciato dentro delle emozioni particolari, ma sicuramente la mia vittoria al trofeo Matteotti a Marcialla. Arrivare da solo sul traguardo di una corsa storica, stremato dopo una lunga fuga è qualcosa che ti lascia dentro una sensazione unica.

Come è il rapporto di Luca Raggio con gli altri sport?

Non mi dispiace seguire il calcio alla televisione, mi diverte ma se devo scegliere, beh sicuramente il ciclismo è inarrivabile.

Il tempo libero è sempre poco per un ciclista, cosa ti piace fare lontano dalle gare?

Come dici tu, giustamente, per noi ciclisti tra allenamenti, corse e ritiri di preparazione il tempo libero diventa davvero un bene prezioso ed è indispensabile per ricaricare le pile. Quando ho la possibilità di essere libero da impegni sportivi adoro stare con i miei cari, leggere oppure guardare qualche film alla tv.

Ascolti musica durante gli allenamenti e se si cosa?

Decisamente si, sono un vero amante della musica. Mi accompagna  sia in allenamento che negli attimi di pausa magari in hotel o nei trasferimenti per raggiungere le località delle corsa. Durante gli allenamenti mi piace ascoltare musica un po’ “dura”, che sia in grado di caricarmi, ascolto molto rock e punk. Tra i miei gruppi preferiti ci sono i Sum 41, Green Day e i Linkin Park, mi ha colpito molto la tragedia di Chester Bennigton, il frontman, trovato morto lo scorso 20 luglio.

Quali sono i modelli a cui ti ispiri nel ciclismo?

Direi che al momento Fabio Aru è il corridore simbolo del ciclismo Italiano presente e futuro, ha tanta grinta e classe e lo ha dimostrato anche al recente Tour de France è lui uno degli attuali “pro” che più mi esalta.

Sei reduce da un ottimo Giro under e ora passi alla Wilier, quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Questo per me è un momento fondamentale della carriera, mi metterò da subito a disposizione della squadra per dare il mio contributo. Dovrò essere bravo ed attento ad ascoltare e fare miei tutti i consigli che potranno giungere dai miei compagni più esperti e dallo staff. La Wilier Triestina-Selle Italia è una squadra ambiziosa ed organizzata in cui avrò la possibilità di crescere e migliorare veramente molto.

 

Intervista ad Elena Pirrone campionessa d’Europa

Intervista ad Elena Pirrone fresca vincitrice della medaglia d’oro nella cronometro donne juniores

Intervista ad Elena Pirrone

Elena Pirrone Campionessa Europea a Cronometro

Intervista ad Elena Pirrone, in esclusiva per la nostra redazione  la giovane medaglia d’oro Europea a cronometro nel recenti campionati di Herning ci racconta del suo amore per le due ruote.

Ciao Elena, anzitutto complimenti per la tua medaglia appena conquistata nella cronometro ad Herning, ci racconti come è nata la tua passione per le due ruote?

Ciao e grazie per i complimenti, direi che la bici è con me da quando sono nata, sono sempre stata abituata a stare nel mondo del ciclismo. Seguivo mio padre alle corse e direi che è stato proprio lui a trasmettermi la passione per la bicicletta, anche mi mamma ha corso in bici e credo che la mia passione non poteva che sbocciare.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Se devo essere sincera non mi è mai pesato. Ho cominciato a correre in bici all’età di sei anni. Mi è subito piaciuto ed è sempre stato per me un divertimento anche se, salendo di categoria, sono subentrati maggiore impegno e sacrificio, talvolta molte rinunce a circostanze comuni ai ragazzi della mia età, ma che non mi hanno pesato e li ho fatti volentieri.

Non nascondo che ho avuto momenti di minor serenità dovuti soprattutto a causa di problemi fisici ed infortuni e anche grazie ai miei genitori sono riuscita a superarli. Ti dirò di più io considero il ciclismo non solo uno sport ma proprio uno stile di vita che adoro.

Hai detto che il ciclismo è “uno stile di vita”, come non essere d’accordo. Ogni stile di vita ha dei valori che persegue: quali ti ha trasmesso il ciclismo?

Ci sono tanti valori che questo sport insegna come ad esempio la costante dedizione alla bicicletta e attraverso questa costruirsi ed ottenere un obiettivo. Sono convinta che NULLA venga per caso e che la strada per arrivarci non sempre sia “con il vento a favore”. Per questo motivo il ciclismo insegna ad organizzarsi, a lavorare duro e a dare sempre il massimo. Poi ovviamente ce ne sono tanti altri, come il rispetto sia delle regole che degli avversari, saper gestire i rapporti interpersonali, attraverso lealtà e amicizia. Ho dato molto al ciclismo e molto darà ma sono certa di aver ottenuto molto di più di quello che ho dato.

C’è una  corsa che ricordi con più piacere?

Intervista ad Elena Pirrone

Elena Pirrone esultante

Sono più di una le corse che ricordo con piacere, dire 4 per l’esattezza. La prima è la vittoria del campionato italiano nel 2014, gara corsa tutta sotto l’acqua e resa nervosa dalle continue cadute. Quel giorno arrivai da sola sotto l’arrivo. mi vengono ancora i brividi se ci penso. La seconda è la cronometro agli EYOF, le olimpiadi giovanili europee. Non sapevo bene cosa aspettarmi, tante delle mie avversarie non le conoscevo. È stata un’emozione grandissima ed un’esperienza fondamentale per la mia crescita. La terza è la coppa rosa, gara prestigiosa, dove vinsi in volata con un gruppo ristretto. L’ultima è poi quella dell’europeo di quest’anno. Una vittoria che sapeva di rivincita contro alcune sfortune avute in questi ultimi due anni

Cosa ti piace fare nel tempo libero? Ascolti musica?

Non ho molto tempo libero come è facile immaginare ma quando riesco a trovare del tempo per me stessa adoro staccare un po’ la testa, rilassarmi, leggere, riflettere. Si la musica mi piace e mi fa compagnia sia nel tempo libero che nei momenti di allenamento, non ho un genere che preferisco ascolto un po’ di tutto.

C’è un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Una ciclista che ammiro molto è Elisa Longo Borghini. Nonostante sia una campionessa con un palmares da invidiare è molto umile ed è sempre disposta a dare buoni consigli

Tanto ciclismo nella tua vita ma segui altri sport?

Come il ciclismo no, ma seguo genericamente tutti gli sport, compreso lo sci di fondo che ho praticato anche a livello agonistico con buoni risultati per alcuni anni nel periodo invernale come preparazione, poi ho dovuto fare delle scelte e ho optato per il ciclismo

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Il mio primo obiettivo è il Campionato del Mondo a settembre in Norvegia, dove mi piacerebbe correre anche la gara in linea oltre che alla cronometro perché è un percorso adatto alle mie caratteristiche. Come secondo quello di poter passare in una squadra che mi dia la possibilità di partecipare alle gare UCI della categoria Elite