Viola Brand la sexy campionessa di ciclismo artistico

Viola Brand talento mondiale di ciclismo artistico

Viola Brand bella e brava atleta di una disciplina poco nota: il ciclismo artistico anche noto come freestyle cycling

 

Viola Brand

Viola Brand

Viola Brand forse non tutti conoscono questa fortissima (e bellissima atleta) di una disciplina particolare del ciclismo: quello artistico!

Detto anche “freestyle cycling”, il ciclismo artistico rappresenta un figlio minore dell’UCI che unisce al ciclismo abilità tipiche della ginnastica artistica e ballo acrobatico.

La maggior parte dei ciclisti trova a volte difficile pedalare staccando le mani dal manubrio mentre Viola Brand pedala come una ballerina del Teatro Bolshoi danza sul palco.

“Il ciclismo artistico mi ha insegnato molto sin da quando ero molto giovane e non so chi sarei senza di lui. Attraverso questo sport, ho ottenuto molta disciplina, volontà per raggiungere i miei obiettivi e anche migliorato me in tutte le cose che faccio “, scrive la giovane atleta nel suo profilo sul sito di Fuelixir.

Il ciclismo artistico è una disciplina spettacolare molto radicata nei paesi del nord Europa come la Germania. È considerato un nuovo modo di pedalare che, più che con il movimento, ha a che fare direttamente con la danza.

Viola Brand ha iniziato a praticare la disciplina a soli sei anni seguendo il fratello maggiore ed ora si allena in media 20 ore alla settimana per affinare la propria tecnica.

Osservando una gara di ciclismo acrobatico è palese come l’equilibrio sia alla base di tutto ma solo quello non basta:

”penso che la pazienza sia l’elemento principale assieme alla forza mentale: non si può fare un solo errore. La differenza tra vincere e perdere può essere decisa in un secondo in caso di perdita di concentrazione. In quest’ottica è è fondamentale insistere sull’allenamento giornaliero anche se a volte non vedi progressi per mesi” dichiara Viola Brand.

 

Viola è una dei principali veicoli per pubblicizzare questo sport e le sue performance sono diventate letteralmente virali sui social network.

“nel 2017 un amico mi ha suggerito di aprire una pagina su Instagram, poi alcune pagine hanno condiviso i miei video facendoli diventare virali e facendomi superare quota 140.000 follower. Questa è una grande opportunità per aumentare la popolarità del mio sport” afferma la campionessa tedesca.

 

Come detto è stato il fratello di Viola a spingere la ragazza verso il ciclismo acrobatico e ora è la madre che si occupa degli allenamenti “a terra” che vertono su esercizi di forza oltre che di tecnica. Agli esercizi a corpo libero si accompagnano 3 ore di palestra dal lunedì al giovedì oltre agli allenamenti in bicicletta per poi affrontare le gare nel fine settimana. Un vero e proprio impegno senza soluzione di continuità ma la bella Viola trova anche il tempo per frequentare le lezioni dell’Università in gestione nutrizionale.

La 24enne ciclista professionista di Stoccarda utilizza una bici speciale per il ciclismo artistico del marchio Langenberg. Ha una trasmissione a cinghia fissa con rapporto 1: 1, e la geometria è leggermente diversa (il manubrio può ruotare di 360 gradi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Caduta per Letizia Paternoster nella Madison

Caduta per Letizia Paternoster nella Coppa del Mondo

Caduta per Letizia Paternoster durante la prova Madison donne a Berlino per la Coppa del Mondo, solo un grande spavento

Caduta per Letizia Paternoster

Caduta per Letizia Paternoster

Brutta caduta per Letizia Paternoster durante la prova Madison di Berlino valida per la Coppa del Mondo su pista. La campionessa originaria del Trentino è stata coinvolta in una maxi caduta in cui ha subito forti traumi  ma non ha perso i sensi.

Dopo la caduta, Letizia è stata prima soccorsa dai sanitari e la diciannovenne di Revò ha risposto bene alle cure per essere poi trasportata in ospedale per gli accertamenti del caso.

A metà del pomeriggio di domenica è arrivato un primo post dello  staff di Letizia a conferma che la situazione ero meno grave di quanto si temesse:

“Dopo la caduta al velodromo di Berlino, Letizia si trova in ospedale per accertamenti. Già quando ha lasciato l’impianto era perfettamente cosciente. E’ stato un brutto spavento, ma la situazione è ora sotto controllo. Le lastre non hanno evidenziato fratture, rilevando solo contusioni costali”

Attorno alle 23.00 Letizia è stata dimessa dall’ospedale per tornare in albergo. Va detto che a differenza di quanto molti siti hanno riportato subito dopo l’accadimento la Paternoster non ha mai perso conoscenza pur riportando alcuni traumi.

Ora è da verificare se la sua presenza alla tappa di Londra del 14-16 dicembre sarà confermata ma con ogni probabilità la prudenza suggerirà di saltare l’evento britannico.

Eleonora Ciabocco reginetta agli Oscar del ciclismo 2018

Eleonora Ciabocco promessa del ciclismo tricolore

Eleonora Ciabocco miglior giovane promessa del ciclismo italiano nella serata organizzata da TuttoBici e Tuttobiciweb

Eleonora Ciabocco

Eleonora Ciabocco

Eleonora Ciabocco è stata protagonista della sera degli Oscar del ciclismo, voluta e organizzata da TuttoBici e Tuttobiciweb presso l’Hotel Principe di Savoia di Milano.

La Ciabobbo è stata premiata nella serata in cui si assegnano gli “Oscar del ciclismo” affianco a talenti come Gianni Moscon, Elia Viviani e Marta Bastianelli

Eleonora, 13 anni, (sorella minore del corridore under 23 Elia) ha ricevuto il riconoscimento come migliore esordiente donna dell’anno 2018 grazie alle 13 affermazioni ottenute nelle gare su strada (tra cui i prestigiosi  titoli di campionessa italiana in linea e del ciclocross)

La ragazza originaria di  Corridonia, 13 anni veste i colori del Team Di Federico ha preceduto l’emiliana Giulia Raimondi e la lombarda Federica Venturelli.

 

 

L’ALBO D’ORO DELL’OSCAR DONNE ESORDIENTI

2005    Rossella Callovi
2006    Rossella Ratto
2007    Rossella Ratto
2008    Lisa Gamba
2009    Sara Coffinardi
2010    Sara Wackermann
2011    Martina Alzini
2012    Lisa Morzenti
2013    Letizia Paternoster
2014    Gloria Scarsi
2015    Gaia Masetti
2016    Eleonora Camilla Gasparrini
2017    Francesca Barale
2018   Eleonora Ciabocco

Laura Bianchi mamma di Claudia Cretti parla di doping e giovani

Laura Bianchi: “troppi ragazzini assumono schifezze”

Laura Bianchi, mamma di Claudia Cretti, parla dalle pagine de Il Giorno di doping e ciclismo giovanile

Laura Bianchi

Laura Bianchi

Laura Bianchi psicologa e madre di Claudia Cretti parla del brutto andazzo che il ciclismo giovanile ha intrapreso, dei tanti ragazzini dopati e di come la figura dei genitori sia fondamentale:

“E’ triste che nelle categorie giovanili come gli Esordienti siano obbligatori i test antidoping, questo rende l’idea di quanto siano preoccupanti i livelli raggiunti dal ciclismo. Queste abitudini iniziano anche da piccolissimi, attorno ai 7 o 8 anni quando per preparare una gara ci vorrebbe una spremuta d’arancia ed invece alcuni genitori iniziano a dare integratori. Qualcuno va anche oltre e li scatta il problema, si comprende che gli integratori non bastano e, anziché smettere, si riempie il suo corpo del giovane atleta con altre schifezze”.

Tornando al drammatico incidente di Claudia, ecco un aneddoto che dà il polso della situazione:

“La prima cosa che mi dissero i medici di Benevento poche settimane dopo che mia figlia Claudia uscì fu: l’incidente di sua figlia non è stato causato dall’assunzione di sostanze proibita. Guardai i medici e dissi: su questa cosa non ho mai avuto alcun dubbio, mia figlia è una sportiva vera e la nostra è una famiglia sana”.

Secondo Laura Bianchi molto di questo problema ruota attorno all’educazione impartita dalle famiglie:

“La questione doping esiste, non possiamo negarlo, quello che ferisce è l’uso di farmaci illegali da parte di atleti giovani e giovanissimi, alcuni under 14. C’è chi integra il ferro e chi arriva a prelevarsi il sangue nei picchi di forma per reintrodurlo quando serve. E’ giusto dire che queste estremizzazioni ci sono anche in altri sport come il nuoto e la ginnastica e spesso vi è la tendenza a spingere i giovani a diete assurde che possono creare comunque anche squilibri psicologici fra i ragazzi”.

Ma cosa spinge un genitore a chiudere gli occhi o, addirittura, a spingere un figlio o una figlia ad usare ed abusare di sostanze proibite?

“Ma io, come madre e psicologa, ho sempre spiegato ai miei figli di non rovinarsi la vita per vincere. Spesso la spinta al doping è legato alla fame di soldi:  tra gli esordienti ed allievi i ragazzi vincono circa 50 euro a gara, tra gli juniores si arriva a  150/300 euro al mese. Gli under 23 possono arrivare a 700, addirittura a 1.000 euro al mese. Questo aumenta la “selezione naturale” e per passare tra i pro devi andare fortissimo”.

E com’è la situazione nel femminile?

“nel femminile di soldi ne girano pochi, e le ragazze capiscono che il gioco non vale la candela. Questo aiuta a limitare le pratiche dopanti e crea una maggior responsabilità; Tra i maschi in molti abbandonano lo studio giovanissimi, le  ragazze invece sanno che non possono e tendono a finire le scuole superiori per avere strade alternative al mondo dello sport”.

Lizzie Deignan non ha fretta di tornare a correre

Lizzie Deignan per ora si gode la figlioletta

Lizzie Deignan, ex campionessa del mondo punta a tornare a correre a metà 2019 dopo aver messo al mondo la figlia per puntare ai mondiale in Yorkshire

Lizzie Deiginan

Lizzie Deiginan

Lizzie Deignan, ex campionessa del mondo su strada tornerà a correre coi colori del suo nuovo team Trek Factory Racing nel 2019, ma per ora non ha ancora fissato una data per il suo ritorno dopo la nascita del suo bambino il mese scorso.

La 29enne atelta britannica ha annunciato all’inizio della sua gravidanza che intendeva tornare a correre per arrivare pronta per i Campionati del Mondo UCI Road 2019 nello Yorkshire.

Deignan avrebbe in programma di chiudere la sua carriera dopo la prova su strada dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020 e, con il suo ritorno alle corse, spera di poter ispirare altre madri a tornare alla loro carriera dopo il parto.

“Sono stata ispirata da molte donne e madri che hanno dimostrato quanto sia possibile tornare a competere dopo una gravidanza. Il mio sogno è quello di diventare campionessa del mondo nel mondiale di casa, nello Yorkshire e in questa avventura ho una tifosa in più”.

Lizzie e il marito Philip – attualmente con il Team Sky, ma ancora senza un contratto per il 2019 – hanno dato il benvenuto a una figlia nel mondo il mese scorso,

In un’intervista rilasciata al The Guardian al giornalista William Fotheringham la Deignan ha detto che quando è rimasta incinta  originariamente

“non aveva intenzione di tornare a correre dopo il parto ma ora è una sfida a cui voglio puntare grazie a coloro che hanno creduto in me, mio ​​marito, la mia famiglia e gli amici che mi supportano, continuerò a correre per il team Boels-Dolmans Cycling, che è stato il catalizzatore del successo nella mia carriera. carriera nel 2020 al culmine del mio sport, i Giochi Olimpici di Tokyo.

 

 

 

 

 

Jeanne d’Arc Girubuntu simbolo dell’emancipazione femminile

Jeanne d’Arc Girubuntu simbolo del Ruanda

Jeanne d’Arc Girubunt giovane atleta del Ruanda, con il suo esempio contribuisce all’emancipazione femminile

Jeanne d’Arc Girubuntu

Jeanne d’Arc Girubuntu

Jeanne d’Arc Girubuntu, classe 1995, è la prima ciclista professionista del Ruanda. Con oltre il 60% dei seggi parlamentari detenuti da donne, il Ruanda è spesso celebrato come un leader nell’emancipazione politica delle donne nel paese tristemente noto per il genocidio del 1994.

Jeanne d’Arc è cresciuta giocando a calcio e a pallacanestro, per anni la bicicletta è stata lo strumento per andare a prendere l’acqua per la sua famiglia. Un giorno, vedendo passare nel suo villaggio il Tour du Ruanda ha deciso di voler diventare come quei curiosi atleti.

Nel paese africano, però, non vi era alcuna squadra femminile e così Jeanne d’Arc si è allenata da sola. Il suo successo nelle prime corse disputate ha attirato l’attenzione di Team Africa Rising, un’organizzazione no-profit che ha fondato la squadra nazionale ciclistica del Ruanda, tanto da ricevere un invito per entrare a far parte del team.

Da allora ha gareggiato negli Stati Uniti, Egitto, Svizzera, Marocco. È stata la prima donna africana nera a correre in una gara del campionato mondiale.

“Quando ho iniziato ad allenarmi per la prima volta nel 2012 ho sentito tutta la fatica ma non volevo tornare indietro. Allenarmi con i ragazzi mi ha spinto a migliorare e voglio provare ad eccellere nel mio sport”

È questo spirito competitivo che l’ha aiutata a pedalare fuori dal proprio paese di origine.

Uno degli atleti che ha ispirato la giovane Jeanne d’Arc è Adrian Nyonshuti, protagonista del documentario Rising From Ashes, è stato il primo ciclista del Ruanda a essere selezionato per partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012.

“Durante i campionati del mondo su strada del 2015 a Richmond, negli Stati Uniti, ero orgogliosa di essere l’unica donna di colore in competizione. Ma il ciclismo è uno sport di squadra. Mi piacerebbe avere altre ragazze al mio fianco, per aiutarmi e incoraggiarmi. Senza di loro, non posso migliorare “.

Richard Mutabazi, direttore dell’Africa Rising Cycling Centre, ha lanciato una campagna di reclutamento in tutte le province del Ruanda, con l’obiettivo di creare una stabile squadra di ciclismo femminile.

“I ragazzi vengono da noi spontaneamente. Dobbiamo cercare le ragazze. Dobbiamo ancora educare le persone a cambiare il loro modo di pensare, specialmente nei club di ciclismo. Vogliamo che le ragazze abbiano le stesse opportunità dei ragazzi.

Le famiglie sono riluttanti quando le contatto. Si chiedono chi sia quest’uomo, chi vuole reclutare la loro figlia “, spiega Mutabazi.” Dobbiamo addestrarli e trattarli in modo diverso in modo che si sentano a loro agio. Devono essere circondati da altre donne”

Rachel McKinnon donna transgender sul tetto del mondo

Rachel McKinnon transgender iridata ai mondiali Master

Rachel McKinnon donna transgender ha vinto il titolo iridato della pista ai mondiali Master di Los Angeles: “Quello che ottengo lo conquisto con fatica”

Rachel McKinnon

Rachel McKinnon

Rachel McKinnon ha fatto la storia: è la prima donna transgender a salire sul tetto del mondo conquistando la maglia iridata su pista ai Mondiali Master in svolgimento a Los Angeles (California).

Questo primato è assolutamente unico in quanto in nessuna specialità sportiva si era mai registrato un risultato del genere da parte di un transgender.

Naturalmente la vittoria di Rachel McKinnon ha portato con se una serie di polemiche legate al suo stato. La polemica è impazzata non solo sui social network ma anche tra le rivali al titolo mondiale.

La medaglia di bronzo, Jennifer Wagner-Assali che dopo la corsa ha twittato “Sono la ciclista giunta terza, ma è un risultato ingiusto”. Rachel non ha fatto attendere troppo la sua risposta:

“Mi alleno da 15 a 20 ore la settimana, due volte al giorno, cinque o sei giorni la settimana. Quello che ottengo, me lo conquisto con fatica. E voi che criticate siete solo dei bigotti transfobi“.

 

Rachel McKinnon oggi insegna filosofia ed etica al College of Charleston

“Se vinco, lo attribuiscono a mio essere trans da cui ne trarrei vantaggio non viene mai attribuito valore al duro allenamento a cui mi sottopongo”

Ma come è nata la sua passione per il ciclismo?

“Mi sono trasferita a Charleston per svolgere il mio lavoro al College of Charleston, ho sempre praticato il badminton ma non trovando un team locale ho cercato un altro sport, ho preso lezioni di spinning e mi sono innamorata del ciclismo così  ho deciso di comprare una bici.  Ho corso su la strada per tre anni tra America e Canada arrivando alla categoria 1 e poi ho scoperto la pista”

Rachel ha raccontato a velonews.com il suo “cambiamento”

“Sono nata con una “M” sul mio certificato di nascita.  Ho iniziato a supporre che fossi transgender quando avevo 13 anni ma ci sono voluti altri 16 anni per venire a patti questa situazione capirlo. Ho iniziato il mio cambio prima che finissi il mio dottorato. Ci sono state tante polemiche attorno alle mie performance sportive, qualcuno voleva che mi facessero test antidoping il che mi ha portata a rilasciare informazioni mediche davvero private tra cui il valore naturale del mio testosterone”

L’Azzurro va oltre il destino di Gian Marco Mutton

L’Azzurro va oltre il destino… Chiara Pierobon

L’Azzurro va oltre il destino recensione del libro che racconta la storia di Chiara Pierobon scritto da Gian Marco Mutton

L'Azzurro va oltre il destino

L’Azzurro va oltre il destino

L’Azzurro va oltre il destino libro scritto dal ricercatore storico e scrittore Gian Marco Mutton racconta la sfortunata storia di Chiara Pierobon tragicamente scomparsa il primo agosto del 2015 a soli 22 anni mentre si stava preparando per una gara ad Bochum in Germania,

Mutton nella sua opera racconta non solamente gli aspetti meramente sportivi ma anche dettagli della vita della giovane Chiara, i fatti che hanno portato alla formazione di questa ragazza che rappresentava uno dei prospetti del ciclismo femminile italiano tanto da essere convocata per i Campionati Europei di Tartu (a cui purtroppo non riuscirà ad arrivare).

Chiara Pierobon era un talento del ciclismo ma prima ancora una ragazza normale con una grande passione per la vita e per lo sport  e proprio questo aspetto appare lentamente scorrendo le pagine di questo meraviglioso libro. Non solo una storia di sport ma anche una storia di vita, di una giovane vita spezzata da un destino infame che l’ha strappata all’affetto della famiglia, degli amici e del mondo del ciclismo.

Chiara Pierobon, originaria di Santa Maria di Sala, militava per il Gruppo Sportivo Top Girls – Fassa Bortolo ma la sua scomparsa ha colpito indistintamente tutti gli amanti del ciclismo e dello sport.

“Il dolore che ancora oggi aleggia in casa della famiglia Pierobon e soprattutto negli animi di tutti i famigliari è enorme. È impossibile non ricordare la loro amata quotidianamente. Per questo è nata in loro la consapevolezza di continuare a dare un proseguo di vita alla giovane e questo grazie alla nonna la quale espresse dal profondo del suo cuore il desiderio di ricordare la nipote con un documento scritto che rimanesse nel tempo. Il tempo ha fatto si che tutto maturasse con le dovute incognite che sarebbero sorte nel ricordare Chiara”.

Spiegava Mutton in una intervista di qualche tempo fa.

Il libro si sofferma soprattutto sulle vicende ciclistiche che hanno toccato la breve carriera della ragazza ma approfondisce anche qualche aspetto che esulta dai passaggi dalla categoria giovanissimi fino al professionismo di Chiara.

L’Azzurro va oltre il destino presenta anche una serie di fotografie a corredo del racconto che rendono esattamente l’idea del carattere e del modo di vedere la vita di Chiara. Gentile, a tratti introversa ma sempre piena di voglia di vivere e di disponibilità verso gli altri e verso il bello della vita.

Abbiamo letto questo libro lentamente, gustandone le sottili pieghe che ripercorrono un’esistenza votata al bello che il destino ha voluto spegnere troppo, troppo presto.

 

 

 

Alessia Gozio una ciclogirl a Miss Italia 2018

Alessia Gozio ciclogirl ha partecipato a Miss Italia

Alessia Gozio figlia di Tiziano Gozio, direttore sportivo della Feralpi Monteclarense ha partecipato alla finale nazionale di Miss Italia

Alessia Gozio

Alessia Gozio

Alessia Gozio ex ciclogirl, figlia di Tiziano Gozio, direttore sportivo della squadra juniores Feralpi Monteclarense, ha recentemente preso parte alla fase finale nazionale di Miss Italia 2018.

Residente a Ronco di Gussago, 20 anni, capelli castani, statura 1, 72, Alessia aveva già vinto il titolo di Miss Eleganza Lombardia (nel 2006 venne vinto da Linda Morselli fidanzata con Fernando Alonso) nel centro di San Pellegrino Terme.

In passato Alessia Gozio ha praticato agonisticamente il ciclismo vestendo la maglia rosa della “Ronco Gussago” conquistando il titolo lombardo “Primi sprint” oltre ai Campionati Provinciali Bresciani per la categoria Giovanissimi.

Nelle categorie G1, G3 e G4 ha conquistato il titolo di campionessa regionale ma, dopo aver disputato alcune gare nella categorie esordienti è stata costretta a rinunciare all’attività per via di alcuni problemi alle ginocchia che l’avevano pure portata in sala operatoria ma

 “Grazie all’aiuto dei miei genitori sono riuscita a vedere questa perdita come un’occasione per impiegare in nuovi interessi. Ho scoperto il mondo della moda ma fin da subito mi sono resa conto che non sarebbe mai stata la mia aspirazione di vita”

Alessia Gozio non si è mai allontanata dal ciclismo seguendo il fratello nelle frequenti trasferte legate all’attività delle due ruote.

Nel 2016 Alessia venne nominata Miss Ciclismo 2016 precedendo Andrea D’AuriaMartina BonaraErika Fioranti e Isabella Tonini.

 

Vogel pronta ad affrontare il futuro

Vogel dopo l’incidente il pensiero è al domani

Vogel dopo l’incidente in pista e la conseguente paralisi agli arti inferiori cerca di ritrovare serenità e progettualità per il futuro

Vogel in carrozzina

Vogel in carrozzina

Vogel, la campionessa di ciclismo su pista, qualche mese fa è stata protagonista di un gravissimo incidente le cui conseguenze sono state talmente gravi da costringerla sulla sedia a rotelle.

Kristina Vogel non è certo una che si abbatte e in un incontro con la stampa, qualche giorno prima del mondiale di Innsbruck ha raccontato la sua nuova situazione.

“Voglio tornare a vivere, fare cose semplici come andare al bar a bere un caffè o stare con amici. Non vedo l’ora di fare sport. So che non potrò mai più camminare autonomamente ma chiedermi perché sia accaduto a me non mi aiuta in nessun modo. Quindi se non posso cambiare la mia condizione meglio imparare a conviverci nel modo migliore”

ha affermato la Vogel tra un sorriso e qualche lacrima.

Il terribile incidente dello scorso 27 giugno è stato assolutamente devastante per Kristina Vogel che però non si è persa d’animo:

“ho la fortuna di poter contare su una famiglia unita e forte oltre che su amici che in questo terribile momento si sono ulteriormente avvicinati a me aiutandomi e supportandomi. Certo non posso essere sempre felice ma le lacrime fanno parte del processo di elaborazione del mio stato di salute. Qualche volta devo lasciarmi andare alle lacrime ma ho imparato a comprendere il potere terapeutico del pianto. Non avevo mai dovuto combattere battaglie così difficili, questa lotta ha un diverso tipo di motivazione ma più difficile della conquista di una medaglia d’oro alle olimpiadi”

ha continuato la campionessa tedesca.

“Quando mi sono svegliata dal coma ho scoperto il circuito di solidarietà che si è scatenato in mio supporto e mi sono commossa e mi ha dato la forza nel riuscire a comprendere ed accettare quello che mi è accaduto. Ora voglio provare a tornare a far sport, ho già fatto qualche allenamento in sedia a rotelle che ha svegliato la mia fame di ambizione. Mi sento come se fossi una bambina che deve imparare tutto. Sto imparando a muovermi, a sedermi a fare cose che davo per scontate”

 

Ha continuato Kristina Vogel che ha parlato anche del suo precedente incidente:

“quello del 2009, quando avevo diciotto anni, è stato propedeutico all’affrontare quello che mi è accaduto”

Vogel i medici: è esemplare

Gli stessi medici che stanno curando l’atleta tedesca l’hanno definita “una paziente esemplare” che ha già compiuto progressi al limite del sorprendente. Kristina è tornata a casa a Erfurt ma dovrà continuare a frequentare il centro specialistico di Marahn (nel berlinese) almeno fino a Natale per completare il ciclo di riabilitazione.