Atlante storico del ciclismo in Lombardia recensione

Atlante storico del ciclismo in Lombardia.

Atlante Storico del Ciclismo in Lombardia

Atlante Storico del Ciclismo in Lombardia

Atlante Storico del Ciclismo in Lombardia, scritto da Bozzuto e Di Genova èun libro per amanti delle due ruote in grado di apprezzare il contenuto storico che questa disciplina ha saputo donare alla vita del nostro paese. Il ciclismo come mezzo di scoperta del territorio e della società, come forma di aggregazione e di unione tra le persone

Ideata e condotta da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU), finanziata da Regione Lombardia e svolta in partnership con la “Fondazione Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo” e con il “Segretariato regionale per la Lombardia del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT)”, la ricerca ha mirato a mappare, rappresentare, schedare e mettere in relazione i principali elementi costitutivi della cultura e della tradizione del grande ciclismo agonistico in Lombardia: strade, paesaggi, velodromi, aziende, attività artigianali, collezioni museali, testi letterari, persone, narrazioni, memorie. “Atlante storico del ciclismo in Lombardia” costituisce il primo passo di un percorso, aperto a futuri sviluppi, capace di interpretare lo sport del pedale come fenomeno multidimensionale (agonistico, sociale, economico e imprenditoriale) in grado di coniugare, dalla fine del XIX secolo a oggi, la dimensione del territorio lombardo e delle sue pratiche d’uso con la memoria storica condivisa, l’immaginario collettivo e le prospettive di crescita.

I sarti italiani della bicicletta: recensione

I sarti italiani della bicicletta: recensione del libro

I sarti italiani della bicicletta

I sarti italiani della bicicletta

I sarti italiani della bicicletta di Paolo Amadori e Paolo Tullini edito da Ediciclo Editore è un prezioso volume monografico, ricco di immagini ed aneddoti sul periodo d’oro della produzione ciclistica italiana: gli anni 60 e 70. I sarti italiani che hanno cucito le splendide biciclette di quegli anni addosso a campioni nostrani e fenomeni del ciclismo mondiale: uno su tutti il cannibale Eddy Merckx.

Il libro è uno splendido percorso su due ruote tra i grandi maestri della produzione “biciclettistica” della nostra penisola: dai telai usati da Fausto Coppi e realizzati da Faliero Masi quando uscì la Bianchi passando per i vari nomi storici come Cino Cinelli, Ernesto Colnago, Ugo De Rosa, Aldo Gios, Sante Pogliaghi e Francesco Galmozzi.

Dal libro traspare la passione per queste autentiche opere d’arte usate dai campioni ma finite poi anche tra le mani dei “comuni mortali”. Ogni modello è presentato con accurate gallerie fotografiche, schede tecniche e interessanti aneddoti. ll’interno del libro trova posto anche l’analisi dell’industria italiana della bicicletta da corsa che in quel periodo, anni ‘60 e ‘70, dominava la scena internazionale.

Il libro  è un ideale regalo di natale per ogni appassionato di ciclismo o per chi vuole scoprire un universo apparentemente lontano ma che, grazie a tanti restauratori, sta ritrovando il giusto valore.

Francesco e Ignazio Moser al Maurizio Costanzo

Francesco e Ignazio Moser ospiti da Costanzo

Francesco e Ignazio Moser

Francesco e Ignazio Moser

Francesco e Ignazio Moser sono stati ospiti della trasmissione “Maurizio Costanzo Show” andato in onda giovedì 7 dicembre in cui le frecciatine da padre a figlio non sono assolutamente mancate.
Il campione delle due ruote ha nuovamente ammesso di non aver per nulla gradito la partecipazione del figlio al Grande Fratello VIP e men che meno le tematiche che hanno reso popolare Ignazio Moser.
“Mia moglie era un po’ dispiaciuta tanto che non ha mai guardato la trasmissione e anche io ho fatto lo stesso. Però gli amici e le amiche ci chiamavano e necessariamente abbiamo scoperto cosa accadeva nella casa del Grande Fratello”.

 

La tensione pare essersi un po’ stemperata tra Ignazio Moser e il padre: “Sì, ho incontrato la Rodríguez e le ho detto che se vuole le faccio da maestro di sci. A mio figlio ho detto di portarla alla prossima vendemmia”.

In effetti l’idea di babbo Moser è quella che il figlio entri definitivamente nell’attività di famiglia avendo compiuti studi di agraria ed essendo Francesco ormai in pensione. Francesco e Ignazio Moser hanno evidentemente caratteri e stili molto diversi ma sicuramente stabiliranno il giusto equilibrio per gestire il post del Grande Fratello VIP

Pedala coi Campioni nel nome di Scarponi

Pedala coi Campioni in memoria di Michele Scarponi

Pedala coi Campioni

Pedala coi Campioni

Pedala coi Campioni, oggi a Brinzio in provincia di Varese si disputerà l’evento benefico, che si ripete dal 2000 che quest’anno vuole omaggiare la memoria del grandissimo Michele Scarponi, l’Aquila di Filottrano, scomparso lo scorso mese di aprile in seguito a un incidente stradale che ha segnato il mondo del ciclismo. Saranno in oltre 1500 per questa manifestazione diventata un classico dell’Immacolata, 1500 persone che sfideranno il freddo per testimoniare lo stesso amore per le due ruote che aveva Michele.

A tutti i partecipanti verranno distribuiti pettorale e gli altri oggetti con la scritta ‘Scarponi nel Cuore’, con disegno dell’aquila e al via della pedalata ci saranno davvero tanti campioni: Giacomo Nizzolo, Eugenio Alafaci, Simon Clarke, Luca Chirico, Carmelo Foti, Ivan Santaromita e Danilo Napolitano a cui si affiancheranno gli ex pro Cristiano Frattini, Tupack Casnedi, Daniele Nardello, Dario Andriotto, Andrea Peron e Oscar Mason.

Ritrovo nel comune di Brinzio alle 9 e via alle 10 dopo la benedizione della Madonnina del Brinzio, 45 km da percorrere ad andatura cicloturistica con tanto amore per le due ruote. Al termine della pedalata ci sarà l’estrazione dei vincitori delle maglie messe in premio dai pro.

Pedala coi Campioni si rinnova ogni anno come appuntamento imperdibile per gli amanti delle due ruote del varesotto e non solo, tanti partecipanti arriveranno anche da fuori della Provincia di Varese.

 

 

Alberto Brignoli il gregario… che fa gol al Milano

Alberto Brignoli omonimo del gregario del mitico Marco Pantani agli onori della cronaca

Alberto Brignoli

Alberto Brignoli ed Ermanno Brignoli

Alberto Brignoli domenica è entrato nella storia, cancellando la speranza di Rino Gattuso di iniziare col piede giusto l’avventura col suo Milan (squadra per cui faceva il tifo Marco Pantani). Non siamo soliti parlare di calcio ma oggi il calcio ci consente di raccontare una storia di ciclismo… possibile? Si possibile se si parla di Brignoli. Il portiere del Benevento calcio (e allo stadio era presente in fratello di Claudia Cretti) domenica ha fatto qualcosa di impensabile. Il portiere da sempre ultima speranza, ultimo appiglio per non prendere gol ha invece fatto gol. E’ successo al novantacinquesimo minuto di Benevento-Milan. E’ successo di testa, di tuffo, di pura fortuna o disperazione, sicuramente, di determinazione, sicuramente.

Ma cosa c’entra Alberto Brignoli con il ciclismo? Apparentemente niente direbbe qualcuno invece il suo cognome è il medesimo di uno dei gregari storici del Pirata Marco Pantani.

Classe 1991, Bergamasco di Trescore Balneario, Alberto Brignoli arriva a Benevento all’inizio di questa stagione, in prestito dalla Juventus dopo un lungo peregrinare tra squadre minori. Insomma un gregario della pallone che quest’anno non aveva mai esultato per una vittoria, nemmeno per un pareggio e ieri è stato il protagonista del primo punto del Benevento nel campionato di serie A. Il suo obiettivo per ora è la salvezza con i campani per poi puntare a un posto alla Juventus magari come vice di Gianluigi Buffon.

Alberto Brignoli? No Ermanno Brignoli!

Parliamo di Ermanno Brignoli, uno di quei gregari di acciaio che hanno la fatica scolpita nel DNA, fisico da corazziere, grinta da bergamasco, pedalatore serio e instancabile, uno che non ha mai avuto bisogno di rincorrere le vittorie, è divenne il «compagno per eccellenza» di Marco Pantani. Ermanno ha iniziato a correre nella Gewiss nel 1995 per poi approdare alla Mercatone Uno del Pirata nel 1999.  E al Pirata, Ermanno è stato vicino soprattutto nei momenti difficili in corsa e giù dal sellino.
Alla Mercatone Ermanno Brignoli ci passa quattro stagioni per aiutare il suo capitano, per spingerlo a lottare. In quattro anni zero vittorie e tante fatiche, ma quella è la vita del gregario: dare l’anima per gli altri, festeggiare se vince un tuo compagno, sudare e bestemmiare sui pedali senza mai mollare. Polmoni d’acciaio e cuore instancabile chè il capitano deve vincere.

 

 

 

 

Sicurezza sulle strade: sei azioni indispensabili

Sicurezza sulle strade

Sicurezza sulle strade

Sicurezza sulle strade, il Prefetto Sgalla lancia sei possibili azioni

Sicurezza sulle strade, argomento tristemente noto e che ha funestato il 2017 del ciclismo mondiale. Dalla triste vicenda di Michele Scarponi a casi meno noti ma altrettanto drammatici, quello che si sta chiudendo è veramente l’Annus Horribilis delle due ruote. 

Dopo un mese di attività e riflessioni in merito alla sicurezza sulle strade di ciclisti professionisti e cicloamatori, su cui hanno lavorato moltissime figure professionali, proprio in questi giorni a Grosseto, è stata indetta una conferenza stampa per esporre i risultati del lavoro.

L’occasione è stato il Convegno annuale dell’Associazione medici del ciclismo in cui si è, appunto, parlato di Sicurezza sulle strade. La manifestazione ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Tarsi Presidente dell’associazione medici del ciclismo, Francesca Rossi della fondazione antidoping UCI, l’Ingegnere Marco Belloli del Politecnico di Milano, ha anche preso la parola Roberto Sgalla, direttore delle Specialità della Polizia di Stato e della Commissione Sicurezza Federciclo.

I numeri parlano di una vera e propria strage: 1889 ciclisti morti dal 2010 al 2016 di cui ben 275 nel solo 2016. A tal proposito molti professionisti hanno portato la loro esperienza (non ultime le accorate parole di Gianni Bugno).

 

Sicurezza sulle strade: parla il Prefetto Sgalla.

Come riportato da La Gazzetta, l’intervento del funzionario della Polizia di Stato è andato direttamente al nocciolo della questione, invitando a mettere a fattor comune le esperienze di Team professionisti, direttori sportivi, corridori ed esperti del settore: “Il professionista, come il cicloamatore, ha necessità di condividere le strade con gli automobilisti e l’obiettivo deve essere tenere alta la quantità e la qualità delle gare e delle uscite in bicicletta”.

Come garantire, dunque, la Sicurezza sulle strade? Tra le proposte di Sgalla, sei sono i punti ad emergere:

  • Più tolleranza e unità di intenti tra automobilisti e ciclisti
  • Aumentare la visibilità del ciclista con luci e catarinfrangenti da apporre anche sul casco.
  • Casco obbligatorio per tutti a qualunque età e per ogni tipologia di ciclista.
  • Legge sulla mobilità ciclistica: migliorare gli spazi vitali per le biciclette
  • Maggior professionalità e formazione per gli addetti alla sicurezza durante le corse.
  • Formazione dei futuri utilizzatori delle biciclette: basta cuffie e smartphone, basta viaggiare accostati e rispetto del codice della strada

 

My ACSI Ciclismo: piattaforma di tesseramento

My ACSI Ciclismo addio alla tessera cartacea

My ACSI Ciclismo

My ACSI Ciclismo

piattaforma di tesseramento: dal 2017 la tessera cartacea è stata abbandonata in favore di un badge elettronico che verrà confermato per il 2018.

ACSI Ciclismo si dimostra essere un ente di promozione sportiva proiettato nel futuro, all’innovazione e rinnovamento. Ogni corridore può caricare i propri dati e monitorare lo stato del proprio tesseramento mediante il portale http://www.myacsiciclismo.it/index.php, un bel punto di forza per l’associazione. Il punto forte della tessera è la possibilità di caricare all’interno del badge i documenti da presentare per partecipare alle gare agonistiche, come nel caso del certificato medico, una mossa che faciliterà il compito dei presidenti delle varie A.S.D. che spesso dovevano ‘rovistare fra le scartoffie’ dei corridori.

Valida è la funzione di My ACSI Ciclismo che, a 30 giorni dalla scadenza della validità del certificato di idoneità sportiva, avvisa ciclisti e i presidenti sulla necessità di effettuare il rinnovo del documento. Questa opzione evita l’eventualità di veder gareggiare atleti privi di idoneo certificato medico.

Salary Cap nel ciclismo, possibilità o follia?

Salary Cap per ridurre lo strapotere del Team Sky?

Salary cap

Salary cap: una soluzione per il ciclismo?

Salary Cap, o in italiano tetto salariale, una politica volta a equilibrare i valori delle squadre è la nuova proposta che sembra aver trovato un alleato potente nel nuovo presidente dell’UCI, il francese David Lappartient. Lo strapotere del Team Sky durante gli ultimi Tour de France che  ha monopolizzato e appiattito lo spettacolo della corsa francese sembra spingere il successore del britannico Cookson a una serie di correttivi e novità per riequilibrare le sorti delle corse e aumentarne lo spettacolo.

Salary Cap: Lappartient pensa allo spettacolo

Il cambio radicale della gestione dell’UCI con la salita al potere di David Lappartient che arrivava da presidenze anglosassoni (Pat McQuaid e Brian Cookson) può portare a interessanti modificazioni nel movimento ciclistico mondiale. L’obiettivo è quello di far tornare il ciclismo ad essere uno sport più imprevedibile e spettacolare, annullando o riducendo il controllo strategico delle corse.
“Tutti vogliono che le corse siano attraenti. La gente vuole vedere corse aperte invece di corse completamente bloccate da una squadra che ha i corridori migliori” ha dichiarato il presidente UCI in un’intervista concessa a Le Telegramme.

Salary Cap:‘Un tetto per ridistribuire i corridori’

Il discorso di Lappartient pare palesemente essere rivolto al Team Sky che ha la capacità di ingaggiare corridori di alto profilo facendoli lavorare nel ruolo di gregari in favore di Chris Froome, una strategia certamente valida ma che porta il ciclismo ad uno spettacolo davvero povero.
“Non voglio mettere un tetto all’ingaggio dei corridori ma al budget generale della squadra – ha dichiarato Lappartient – in sostanza se paghi uno stipendio elevato ad un certo corridore allora avrai meno soldi a disposizione per gli altri corridori. In questo modo si distribuirebbero automaticamente i corridori più forti nelle varie squadre”

Salary Cap: cos’è?

Il Salary Cap tetto degli ingaggi, detto anche wage cap  o plafond (alla francese) è la somma massima di denaro che una società può spendere complessivamente, per ogni stagione, per gli ingaggi della propria rosa sportiva. Questa misura, adottata da numerose leghe sportive anglosassoni e americane, può essere adottata per impedire la crescita incontrollata dei costi di gestione delle squadre o per evitare squilibri tecnici a facore di  società con più disponibilità finanziare
Nella NBA, massimo campionato di pallacanestro mondiale, il tetto viene stabilito basandosi sugli introiti derivanti dai diritti tv e da altre sponsorizzazioni e varia di anno in anno ma è lo stesso per tutte e 30 le franchigie. Quello della NBA è una soft cap che prevede la possibilità di sforare al tetto pagando una Luxury Tax in base al livello di sforamento. I team con un surplus sulla spesa salariale dovrà versare 1,5 dollari di tassa (2,5 se recidiva) per ogni dollaro in eccesso, qualora lo “sforamento” complessivo non raggiunga i cinque milioni di dollari. Superati i cinque milioni, la proporzione aumenta a 1,75 dollari (2,75 se recidiva).
E’ interessante considerare che esiste  anche un limite minimo che ogni singola franchigia è obbligata a spendere in ingaggi dei giocatori, chiamato Salary Floor.

 

Van Aert esulta a Zeven

Van Aert esulta, Van der Poel rompe!

Van Aert

Van Aert esulta sul tragurdo

Van Aert esulta nella quinta tappa di Coppa del Mondo di ciclocross, a Zeven in Germania mentre un guaio meccanico nel primo giro ha segnato la corsa di Mathieu Van der Poel.  Wout Van Aert in una giornata di grazia si è avvantaggiato rispetto a tutti gli altri avversari giungendo al traguardo in solitaria mentre lo sfortunato Van der Poel (quattro vittorie nelle precedenti quattro tappe) tentava una difficile rimonta che si è spenta proprio sulla reazione di WVA.

Wout ha chiuso con 47″ su Van der Poel, il quale ha dovuto respingere il ritorno di Toon Aerts, terzo a 50″. La classifica di Coppa del Mondo non è comunque in discussione, per il momento, dato che Van der Poel guida con 90 punti di vantaggio sul vincitore di oggi (390 a 300) mentre terzo è Aerts a 264.

Tra le donne vittoria di Sanne Cant davanti a Helen Wyman e Katie Compton, settima la nostra  Eva Lechner e 16esima Alice Arzuffi. Tra gli Under 23 si è imposto Eli Iserbyt su Thijs Aerts e Thomas Joseph, ritirato Jakob Dorigoni

 

Pinarello, pubblicità sessista? Probabilmente no!

Pinarello, pubblicità sessista? Troppa polemica per nulla!

Pinarello: scoppia un caso sui social per una pubblicità diffusa dalla azienda negli Stati Uniti.

Pinarello

Pinarello: la pubblicità “incriminata”

Pinarello, marchio storico del ciclismo mondiale, uno dei produttori più noti al mondo che fornisce le biciclette al Team Sky di Chris Froome (le Pinarello F10 Dogma) è stato al centro di una furibonda polemica dopo che, in America, era stata diffusa una pubblicità che in molti utenti del web hanno definito sessista. La casa costruttrice è stata addirittura costretta a ritirare la pubblicità dal mercato. La pubblicità che ha fatto insorgere tante persone oltre oceano è quella della Nytro, rivoluzionaria e-bike della casa trevigiana.

Pinarello: la pubblicità dello “scandalo”

Vediamo nel dettaglio cosa ha scatenato il polverone. Lo slogan per promuovere “una bicicletta che permette cose altrimenti impossibili” forse non è stato dei più azzeccati in quanto viene presentata la 24enne Emma, volto scelto per la campagna,  che dice: “Ho sempre desiderato pedalare assieme al mio fidanzato, ma si trattava per me di una impresa praticamente impossibile. Ora grazie alla Nytro tutti diventerà possibile”.
Ed ecco scoppiare lo “scandalo”: accuse di sessismo e maschilismo per la pubblicità rea di sottolineare la diversità di prestazioni sportive tra uomini e donne il tutto a vantaggio del maschio che può essere seguito dalla fidanzata solo perché utilizza una bicicletta a pedalata assistita.

Pinarello ha dovuto cancellare da ogni profilo social la pubblicità e ha dovuto scusarsi con il pubblico americano consapevole però che in Europa la medesima pubblicità non ha sollevato nemmeno un granello di polvere

Pinarello: sessismo? Quasi certamente no!

Naturalmente nel mondo del ciclismo ci sono donne fortissime che garantiscono prestazioni davvero notevoli ma è noto che per via di differenze fisiche (e assolutamente non culturali) e naturali le prestazioni sono sicuramente diverse. Infatti, è evidente che non ha alcun senso far competere uomini e donne in una stessa corsa se non nelle categorie giovanili.
E’ corretto sostenere le donne nello sport e il nostro sito è in prima fila nel dare notizie delle corse e voce alle ragazze che pedalano (nella sezione Interviste sono più le donne che gli uomini che abbiamo intervistato) e forse creare questi presunti “scandali” non aiuta l’integrazione ma amplifica polemiche sterili.

Pinarello: parla Alessandra Cappellotto

Alessandra Cappellotto, vice presidente dell’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani, si è espressa sulla questione: “capisco che tante donne che si danno da fare a pedalare a tutta si possano sentire denigrate, ma non ingigantirei la questione perché si tende a vedere sessismo dove non ce n’è”.
Un modo reale per garantire la parità dei sessi non è ritirare un pubblicità ma dare eguale spazio in TV e sui media allo sport femminile (le nostre donne ottengono spesso risultati superiori a quelli degli uomini) o, come sostiene la Cappellotto “far avere uno stipendio minimo alle cicliste professioniste così come è già per gli uomini”.