Rodriguez Moser coppia in bicicletta 

Rodriguez Moser dal GF VIP alla bicicletta

Rodriguez Moser sono stati una delle coppie più chiacchierate dell’inverno tv con il Granfe Fratello ma l’amore tra i due è ancora acceso

Rodriguez Moser amore a pedali

Rodriguez Moser amore a pedali

Rodriguez Moser amore a pedali. I due si sono conosciuti nell’ovattato (forse artefatto?) mondo del Grande Fratello Vip” dove hanno scandalizzato con le effusioni al limite del porno.

La relazione tra i due è passata dalla luce dei riflettori alla vita reali apparentemente senza risentirne anzi il loro pare essere un amore travolgente tanto che Cecilia ha condiviso con Ignazio la passione per la bicicletta indossando un completino rosa e pedalando con il compagno.

I due convivono e hanno ormai superato i giudizi dell’ex Campione del Mondo Francesco Moser che inizialmente non aveva (da buon trentino) gradito la sovraesposizione mediatica dei due.

“Quello che mi infastidisce di lei – sottolinea Ignazio al periodico Nuovo Tv  – è che è sempre in ritardo ma io compenso con il mio disordine e quindi ognuno mantiene i suoi difetti”.

Insomma tra i due regna un equilibrio fatto di complicità e accettazione ma Cecilia non pare intenzionata a valutare l’ipotesi delle nozze: “non vuole sposarmi, per il momento siamo felici così e non pensiamo ad altro, il matrimonio non le interessa” dichiara Ignazio Moser.

Forse sulla posizione di Cecilia pesa la separazione tra Belen Rodrigue e Stefano De Martino ma per ora la coppia ha in programma una vacanza (chiaramente in bicicletta) in Argentina.

 

 

 

Somec Biciclette da corsa e MTB artigianali

Somec Biciclette da corsa artigianali a S. Agata sul Santerno

Somec Biciclette da corsa e MTB artigianali, progettazione e realizzazione dei telai secondo la migliore tradizione italiana

Somec (anni 80)

Somec (anni 80)

Biciclette create da esperti artigiani secondo la più classica tradizione italiana, seguendo le richieste del cliente che consente di ottenere un prodotto f unico, tecnologico e progettualmente evoluto. Il tutto impreziosito il da una verniciatura di alta qualità eseguita da artisti del settore che si avvalgono dell’uso dell’aerografo.

Somec nasce a Consolice in Romagna, terra di passione e amore per le due ruote, dall’idea di Oliviero Gallegati amante del ciclismo che dal 1973 si dedica alla creazione di speciali biciclette da corsa su misura. Il marchio Somec è progressivamente cresciuto diventando un marchio esportato e noto in tutto il mondo.

Somec bicicletta il marchio

Il marchio aziendale è un cavallino rampante inserito in un tulipano tricolore: il tulipano rappresenta l’eleganzae la varietà mentre il Cavallino rampante è un omaggio all’aviatore lughese Francesco Baracca vissuto tra l’800 e il ‘900. Il Cavallino Rampante, come noto, è il simbolo della Ferrari ma va ricordato che donato dai Baracca alla scuderia Ferrari come stemma da apporre sulle prestigiose autovetture.

Somec: tra storia e tecnologia

Nata nei primi anni 70, l’azienda guidata da Oliviero Gallegati lavorò sul ponticello per l’attacco del freno arcuandolo secondo la linea del freno stesso al fine di migliorarne l’impatto estetico. Altra invenzione di Gallegati fu il “ciclomaster” ossia un attrezzo per prendere le misure del ciclista per migliorare la personalizzazione della bicicletta. Gallegati si rese conto della difficoltà di “prendere le misure” e così studio uno strumento a supporto di questa attività.

Con il sopraggiungere degli anni 80 l’avvento dell’alluminio andò a modificare il prodotto e l’azienda iniziò a produrre telai con saldature limate. Questo approccio fu osteggiato dai competitors che consideravano questa lavorazione dannosa per il prodotto indebolendone il telaio. Nel 1986 la Somec è la prima azienda del settore  al mondo a creare il passaggio dei cavi all’interno del tubo sterzo.

Secondo Oliviero Gallegati, invece, la lavorazione non andava in alcun modo ad intaccare la parte di saldatura che realmente unisce le parti ma ne dava un migliore aspetto estetico. In realtà l’unico limite di questa lavorazione era il tempo di esecuzione ragion per cui non venne copiata da altre aziende più interessate a, è il caso di dirlo, limare il costo di produzione delle biciclette.

Somec: l’avvento del carbonio

Il carbonio è ormai diventato il materiale preferito per la creazione di biciclette in tutto il mondo. Da sempre la Somec ha deciso di utilizzare materie prime di massima qualità anche nella scelta del carbonio.

Somec utilizza tubi in carbonio costruiti con stampi speciali a tenuta d’alta pressione e con il sistema R.T. che una migliore distribuzione della resina stessa tra fibre aumentando la compattezza del materiale. Vanto dell’azienda è l’impiego di carbonio di qualità superiore prodotto da aziende fornitrici del settore aerospaziale.

Le pelli di carbonio sono lavorate attraverso plotter ad elevato grado di sensibilità e precisione e vengono cotte in autoclave secondo protocolli molto rigidi che consentono alti rendimenti in termini di qualità ottenuta.

Punto di forza dell’azienda sono i telai Somec Revolution costruito con le innovative tubazioni in Honeycomb in collaborazione con i tecnici Carbocom che consentono la creazione di telai assolutamente

L’azienda è sponsor del team femminile Somec MG.K Vis, squadra di granfondiste interamente al femminile all’ottavo anno di attività che ha conquistato vittorie sia alla Nove Colli e Maratona che alla Maratona delle Dolomiti

Sebastiano Alicata intervista all’autore di Mister D

Sebastiano Alicata intervista esclusiva per Ciclonews

Sebastiano Alicata, autore dell’interessantissimo libro Mister D in cui si parla di sport e doping intervistato in esclusiva per Ciclonews.biz

Sebastiano Alicata

Sebastiano Alicata

Sebastiano Alicata è l’autore di un interessante e introspettivo libro che trappa lo spigoloso argomento de rapporto tra sport e doping e tra sport e manipolazioni dei risultati. Ci siamo imbattuti nel suo libro (Mister D. Il doping e la manipolazione dello sport professionisticoche ci ha colpiti per il modo innovativo di trattare una materia a volte inflazionata e troppo spesso “usata” per far notizia. L’opera di Sebastiano, edita da    , ci è apparsa subito equilibrata e originale.
Abbiamo incontrato Sebastiano Alicata in un caldo pomeriggio di settembre e ci ha raccontato del suo rapporto con lo sport e con il ciclismo in particolare.

Ciao Sebastiano, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista.

Grazie a Voi ragazzi per lo spazio che mi state dando e che avete dato al mio libro

Ci racconti come è nata l’idea del libro Mister D?

Scrivo un po’ da sempre ed in passato ho pubblicato poesie e racconti. L’idea di Mister D. è nata sia come sfida sia come atto d’amore nei confronti della scrittura e delle storie che hanno a che fare con la fragilità umana ma anche nei confronti della dimensione più pura dello sport. Per dimensione più pura intendo il coinvolgimento interiore di chi si rivolge all’attività sportiva e alla ricerca di se stessi nell’espressione e nell’esecuzione del gesto atletico. Con questo libro il tema doping, oltre a prestarsi per fare il punto sulla situazione attuale intorno al problema e ad indagare sulle possibili manipolazioni che ci sono state nel corso degli anni, è diventato anche funzionale al racconto di alcune drammatiche vicende umane e sportive.

Nel libro tratti approfonditamente la vicenda di Marco Pantani, hai un ricordo di qualche impresa del Pirata?

Beh, senza dubbio la storica doppietta compiuta da Marco Pantani nell’estate del 1998 quando riuscì a vincere Giro d’Italia e Tour de France. In particolare la 15ª tappa, quando sul Col du Galibier, in una terribile giornata di vento e pioggia, il Pirata infligge al rivale tedesco del momento Jan Ullrich quasi 9 minuti di distacco, strappandogli la maglia gialla e mettendo le mani, di fatto, sul Tour de France. All’epoca avevo 23 anni e fui testimone come tanti di un evento sportivo che divenne storia, forse l’ultimo atto di un ciclismo che non c’è più e che già allora non esisteva più, ma che per rivisse per un attimo, un’ultima esplosione intensa e brillante. Era il ciclismo epico ed eroico di Marco Pantani, quello che sapeva di antico e di imprese, quello che per due mesi regalò al nostro paese forse l’impresa più incredibile di quegli anni: la doppietta Giro-Tour, trasformando Pantani in leggenda. Bisogna anche ricordare che allora il ciclismo era molto meno pulito e controllato di oggi e che non si è mai escluso che anche Pantani possa aver fatto uso di EPO come molti ciclisti negli anni ‘90. Ha compiuto comunque qualcosa di incredibile perché vincere due grandi corse a tappe in due mesi è qualcosa capitata solo ai migliori: a Fausto Coppi, a Jacques Anquetil, a Eddy Merckx, a Bernard Hinault, a Stephen Roche, a Miguel Indurain e proprio a Marco Pantani.

Come è nata la passione di Sebastiano Alicata per il ciclismo?

 Mi sono appassionato al ciclismo cominciando a fare triathlon, quindi nuotando, pedalando e correndo, oltretutto senza provenire dal punto di vista atletico da nessuna delle tre discipline. Pratico triathlon in modo amatoriale ma comunque agonistico dal 2012 e quindi sono dovuto inevitabilmente salire sulla bici da corsa, ho dovuto imparare a portarla in un certo modo e cominciare a macinare salite e chilometri. Ciò che prima vedevo come estremamente faticoso, ed in effetti lo è, è diventato pian piano affascinante ed avvincente. Andare in bici e fare determinati allenamenti è spesso pesante, nell’immaginario collettivo la fatica qualcosa da evitare, come sappiamo la fatica fisica è sempre stata pure meno corrisposta economicamente di quella intellettuale, fare fatica gratis solo per guardarti dentro perché altrimenti non lo faresti, credo che sia oltremodo poetico. Sarà un luogo comune ma la bicicletta, oltre ad essere divertente, è davvero una metafora della vita.

C’è un ciclista in attività per cui fai il tifo? Se sì, perché?

Non sono un tifoso di nessuno in particolare ma c’è un ciclista che mi piace più di tutti e che seguo molto per il suo modo di prendersi sempre molto poco sul serio e di essere agli antipodi delle convenzioni ciclistiche. Sto parlando di Peter Sagan, uno si muove nel mondo del ciclismo come un attore ed una specie di rockstar, uno che detta lo stile e che sta cambiando un po’ pure il modo di andare in bici ed il ciclismo moderno. Il suo modo di guidare la bicicletta secondo me è unico, è avanguardia, è ispirazione, è potenza usata in modo naturale e disarmante, è arte fatta di impennate, numeri da funambolo e discese al limite della fisica. Sagan è un anticonformista comunque fortissimo, a 28 anni vanta oltre cento vittorie in carriera e tre mondiali vinti consecutivamente dal 2015 al 2017.  Non si può paragonare a nessun altro corridore in circolazione, e nemmeno a qualche campione del passato, perché ha caratteristiche che nessun altro ciclista ha avuto concentrate tutte assieme. Sagan vince, quest’anno ha vinto per la prima volta la grande classica Parigi-Roubaix, ma appare quasi sempre scanzonato e sereno, anche quando perde, sottolineando spesso in modo beffardo e irriverente che: “In fondo stiamo parlando solo di una corsa in bicicletta” Sagan è il ragazzo più divertente, esuberante e criticato dal ciclismo internazionale e per questo non può che piacermi molto più di chiunque altro.

Quale potrebbe essere per Sebastiano Alicata una soluzione al problema doping?

 Sono dell’idea che fin quando non si analizzano i problemi alla radice non si riuscirà mai nemmeno a comprenderli fino in fondo. Nel libro sottolineo quanto sia per esempio importante il contesto sociale, culturale e familiare in cui l’atleta fin da giovanissimo si ritrova. E’ importante e determinante l’attitudine che nei confronti del doping hanno quelli che Sandro Donati, ex allenatore della nazionale italiana di atletica leggera e maestro dello sport, chiama “adulti significativi”, quindi genitori, familiari, allenatori, medici e dirigenti che, a seconda delle occasioni, potrebbero avere un ruolo positivo o negativo. Bisogna chiedersi quale sia la propensione degli adulti significativi verso il doping piuttosto che verso un’attività pulita per cui è fondamentale la creazione dell’ambiente giusto intorno al ragazzo o alla ragazza che si avvicina alla pratica sportiva. Un possibile approccio al problema potrebbe essere la creazione da parte delle federazioni sportive di uno staff di adulti significativi decisi a cambiare l’attuale sistema sportivo e l’impegno a far firmare una carta d’impegno etico non solo agli atleti, ma anche ai dirigenti sportivi e agli allenatori. Una soluzione definitiva probabilmente non si otterrà mai.

Secondo Sebastiano Alicata, si può ancora credere nello sport pulito?

E’ molto difficile perché il doping è stato “normalizzato” e spesso è stato organizzato dalle stesse istituzioni sportive. Per uno sport pulito è necessario smascherare chi lavora a quella catena di montaggio di atleti destinati a primeggiare e utili solo in funzione di determinati risultati. Data la componente competitiva dello sport professionistico e non solo, purtroppo sarà molto difficile avere un sport pulito in tutti i sensi, perché se il doping ha un giro di affari di 500 milioni di euro all’anno solo in Italia, è la vittoria a tutti i costi che consolida un sistema di potere politico in cui istituzioni sportive, doping, antidoping, interessi delle grosse case farmaceutiche e business giganteschi si inseguono e si intrecciano senza soluzione di continuità.

 

 

La bicicletta verde di Haifaa Al Mansour recensione

La bicicletta verde: tra ciclismo, libertà e Corano

La bicicletta verde, scritto dalla regista araba Haifaa Al Mansour, racconta il sogno di possedere una bicicletta della giovane Wadjda 

La bicicletta verde

La bicicletta verde

La bicicletta verde ha una grande capacità: quella di riuscire a trasportare il lettore in luoghi lontani, nei luoghi ove la vicenda è narrata. Probabilmente non molte ragazzine italiane hanno nella mente la reale condizione in cui sono chiamate a vivere le loro coetanee soggette a rigide regole di comportamento imposte dalla tradizione locale.

La bicicletta verde di Haifaa Al Mansour è uno libro in grado di portare il lettore a stretto contatto con costumi tanto differenti da essere quasi inconcepibili che chi ha come unico occhio sul mondo la TV ma che sono realtà quotidiana in molte parti del globo.

La bicicletta verde: Haifaa Al Mansour chi è?

Haifaa Al Mansour (in arabo هيفاء المنصور) è nata nel 1974 ed cresciuta in una famiglia saudita con mentalità “liberale”. Ottava figlia di dodici del poeta Abdul Rahman Mansour si èl aureata in Lettere all’Università Americana presso Il Cairo e ha ottenuto un Master in Regia presso l’Università di Sidney

Dopo aver lavorato su tre interessanti documentari (Who?The Bitter Journey, e The Only Way Out) ha realizzato il documentario Women Without Shadows sulle problematiche delle donne mediorientali.

Haifaa è statala prima donna regista del suo paese e “La bicicletta verde” è stato il suo film di debutto cinematografico (prima aveva lavorato solo su cortometraggi) ed ha riscosso un successo internazionale oltre ogni aspettativa tanto che ne è stato tratto l’omonimo libro.

La bicicletta verde: La trama

Il libro racconta di Wadjda, preadolescente di Riad con un carattere ingenuo ma esuberante e poco incline ad abbandoanre il mondo dell’infanzia (segnata da meno limitazioni e momenti spensierati) per entrare in quello dell’adolescenza (contornata di divieti, sanzioni e obblighi di rispetto della dottrina).

Entrata nell’adolescenza, quando una bimba diventa donna, anche le poche libertà concesse vengono spazzate vie: a scuola (assolutamente femminile) il Corano è materia di studio, i capelli vanno coperti così come la pelle con vesti scure e fuori dall’orario di scuola si deve restare a casa e Wadjda lo fa con la madre visto che il padre è spesso fuori

Wadjda possiede solo due cose veramente importanti: un amico, Abdullah, con cui vorrebbe trascorrere più tempo e il sogno di possedere una bicicletta ed un giorno quel sogno astratto prende forma in una fiammante bicicletta di colore verde esposta nella vetrina di un negozio di giocattoli.

Quella bicicletta potrebbe essere, per la ragazza, la via che conduce alla libertà che sta perdendo ma a Riad non si sono mai viste ragazze in biciclette, quella è cosa per maschi! La bici ha un prezzo elevato e i “traffici” di braccialetti e cassette musicali che Wadjda fa a scuola (con il rischio di essere scoperta da insegnati e direttrice) non bastano per coprire la cifra necessaria.
La ragazza comprende presto che per ottenere la cifra richiesta vi è solo un modo: ottenere la vittoria nella odiata gara di recitazione del Corano. In questa storia le vicende di Wadjda si intrecciano con le vicissitudini di tutte le donne che la circondano: dalle amiche alle compagne di scuola passando per le pene della madre di fronte al marito che si sta per sposare con una donna più giovane (facendola diventare la seconda moglie).

La bicicletta verde: Commento

La bicicletta verde è un libro delicato e simpatico, pensato per un pubblico di pre-adolescenti ma in grado di saziare il palato anche del lettore più adulto. Racconta in modo garbato usi e costumi di aree del mondo che sono più vicine a noi geograficamente che culturalmente ma con cui siamo chiamati a confrontarci con sempre maggior frequenza.

Dalle pagine del libro escono, come per magia, i turbamenti di una ragazza “costretta” al rispetto di regole che ai nostri occhi possono sembrare assurde e che spesso, quando ci imbattiamo in compagne di scuola o vicine di casa di origine araba, dimentichiamo di considerare come aspetto psicologico in grado di “alterare” il modo di interagire.

“La bicicletta verde” di Haifaa Al Mansour, Mondadori, 2016, 347 pag., 16 euro

Alain Prost dai Gran Prix alla Gran Fondo

Alain Prost ai Mondiali di Granfondo di Varese

Alain Prost, ex campione di Formula uno, si dedica da qualche anno al ciclismo tanto da aver partecipato ai Mondiali GF di Varese

Alain Prost e  Renzo Oldani

Alain Prost e Renzo Oldani

Alain Prost quattro volte campione del mondo di Formula 1 era al via dei Campionati Mondiali di Gran Fondo di Varese. Se negli anni 80 e 90 per il francese era abitudine vincere un gran premio formula uno oggi si dedica ai pedali con discreto successo.

Tanti ex campioni del mondo di formula 1, smessi i panni da pilota, hanno proseguito l’attività sportiva alcuni dei quali proprio col ciclismo.

Insomma la passione per la velocità non si dimentica facilmente così Alain Prost si è presentato nella Città Giardino soggiornando nella splendida cornice del Relais Cà Dei Santi di Varese per poi essere al via dei Mondiali di Gran Fondo nella categoria maschile tra i 60 e i 64 anni.

“Il professore”, soprannome dell’ex pilota francese, ha parlato con la stampa raccontando come è nata la sua passione per il ciclismo:

“Vado in bicicletta da ormai venticinque anni, prima l’obiettivo era restare in forma fisica, uscivo con gli amici per puro divertimento. Poi la passione è cresciuta ed ora eccomi ai mondiali anche se la classifica viene in secondo piano. Sono un ciclista che ama la salita ma che apprezza molto la velocità quando le discese sono meno tecniche. Mi piace il ciclismo e naturalmente la competizione ma qui sono in veste di amatore, chi ha vissuto come professionista nello sport sa bene come l’impegno richiesto sia esponenzialmente maggiore per i pro”.

Alain Prost ha poi speso parole sull’organizzazione dell’evento organizzato dalla SC Binda:

“non ero mai stato in questa zona ma devo dire che è davvero un territorio stupendo. In questi giorni ho frequentato il villaggio di partenza e ho trovato tutto molto ben organizzato e ho potuto tastare con mano l’entusiasmo della gente a cui con piacere non mi sono sottratto. Il ciclismo è uno sport popolano ed è bello condividere tanta passione con la tantissima gente iscritta a questo mondiale”.

 

“Alain Prost si allena costantemente, ama lo sport ed in particolare il ciclismo tanto da percorrere circa 8mila chilometri all’anno”

ha  raccontato Renzo Oldani, patron della “SC Binda” società organizzatrice dell’evento varesino.

 

Per la cronaca l’Italia ha fatto man bassa di medaglie al Mondiale di Varese con 16 medaglie vinte sulle 54 disponibili.

Con 3 ore 24 minuti e 36 secondi la vittoria della Granfondo è andata a  Tommaso Elettrico  mentre  la mediofondo è stata vinta da Marco Previde Massara con un tempo di 02:52:24.

Chiara Ferragni fashion blogger coi ciclisti

Chiara Ferragni lancia la moda dei bike shorts

Chiara Ferragni nota influencer e presto sposa del rapper Fedez lancia la moda dei “ciclisti” capo di vestiario must-have degli anni ’90

Chiara Ferragni indossa i ciclisti

Chiara Ferragni indossa i ciclisti

Chiara Ferragni promessa di matrimonio del noto rapper Fedez ha indossato un look decisamente originale, riportando in auge uno dei capi must-have degli anni ’90: i biker shorts.

Può piacere o meno ma se sulla sua pagina Instagram o Twitter va a sfoggiare un capo di abbigliamento Chiara Ferragni lo rende subito un must-have.

Non è barbie Chiara Ferragni è una imprenditrice a tutti gli effetti ma è soprattutto una influencer. Qualcuno si domanda Chiara Ferragni quanto guadagna a post o le fashion blogger guadagno ma non è questa la sede per una simile analisi, qui osserviamo un fenomeno che già funziona oltre oceano.

La fashion blogger Chiara ha per sua stessa ammissione definito una ossessione quella per i “ciclisti” intesi come complemento di abbigliamento e quando ha sfoggiato questo outfit made in 90’s (biker shorts più reggiseno sportivo di Intimissimi) ecco che tantissime ragazzine l’hanno imitata.

Su Instagram Ferragni vale 14 milioni di follower E ciò comporta che i “ciclisti” di intimissimi diventeranno oggetto di culto per molte fashioniste di tutte le età.

Copiare il look di Chiara, non è difficile e tante ragazzine fashion addicted stanno già stressando i fratelli ciclisti per farsi prestare i vituperati pantaloncini neri da corridore

Girando per Milano o in altre grandi città non è raro osservare ragazzine abbinare un reggiseno sportivo, appunto, a un paio di ciclisti in cotone neri tutte pronte a seguire la moda dettata da The Blonde Salad sito della Ferragni.

In molti si chiedono come diventare fashion blogger non continuiamo a pensare a come diventare ciclisti e come indossare i biker shorts in salite impegnative ma ci sembrava giusto porre attenzione a un fenomeno così attuale e travolgente.

Chiara Ferragni: milestone

  • Nel 2009 The Blonde Salad nasce durante una video-chiamata su Skype tra Chiara Ferragni e il fidanzato di allora (Riccardo Pozzoli). Giorno dopo giorno, i suoi outfit aumentano di frequenza con foto sempre più curate e sponsor sempre più dominanti
  • Nel 2010, Chiara Ferragni, è indicata dalla rivista statunitese New York come One of the biggest breakout street-style stars of the year.
  • Nel 2011, Vogue la incorona Blogger of the Moment, con  12 milioni di impressioni mensili.
  • Nel 2013 il suo blog ottiene 1,6 milioni di followers su Instagram, e diventa un eBook.
  • Nel 2014 Chiara conquista il suo terzo Bloglovin’ Award
  • Nel 2015 il fatturato della sua impresa è stato di 10 milioni di euro
  • Nel 2016 è diventata global ambassador di Pantene e posa per l’edizione americana di Vanity Fair
  • Nel 2017,Swarovski la vuole come testimonial della collezione natalizia e viene premiata Top Digital Leader
  • Nel 2018 a marzo nasce a West Hollywood contea di Los Angeles il figlio di Chiara Ferragni e Fedez, Leone Lucia Ferragni. Chiara Ferragni ha un seguito impressionante sui canali social ed è diventata case study ad Harvard. E’ stata inserita dal Financial Times tra i protagonisti femminili del lusso digitale. Mattel, casa produttrice di giocattoli, ha dedicato alla blogger una Barbie con le sue sembianze

Chiara Ferragni: chi è secondo wikipedia

Il noto sito di informazione Wikipedia riporta:

“Nasce a Cremona da Marco Ferragni, dentista, e Marina Di Guardo, scrittrice. Ha due sorelle minori, Francesca e Valentina. Ha studiato presso il Liceo Daniele Manin di Cremona, indirizzo linguistico. Ha poi studiato giurisprudenza alla Bocconi, senza però terminare gli studi”

Nell’ottobre 2016 ha ufficializzato la relazione con il rapper italiano Fedez il primogenito della coppia è nato il 19 marzo 2018 a West Hollywood”

Raf van Hulle dalla Francia in Cina con una e-bike 

Raf van Hulle Francia-Cina in 49 giorni in e-bike solare

Raf van Hulle completa, con una e-bike a energia solare la gara da Lione a Guangzhou: 12.000 chilometri percorsi in appena 49 giorni

Raf van Hulle

Raf van Hulle

Raf van Hulle è partito da Lione con una speciale e-bike dotata di un pannello solare davanti al manubrio, uno dietro sul rimorchio. Una ebike a energia solare che lo ha accompagnato per circa 12.000 chilometri lungo la la prima edizione della gara dalla Francia alla Cina. Il 43enne belga è partito da Lione giungendo fino alla città cinese meridionale di Guangzhou in appena 49 giorni.

Raf van Hulle ha pedalato tra Germania, Ucraina, Russia, Kazakistan per giungere in Cina, pedalando in media per 270 chilometri al giorno. Naturalmente non sempre ha potuto avvalersi del supporto elettrico a causa di condizioni meteo spesso estreme.

Nell’attraversamento del deserto del Gobi, dove la temperatura ha superato di molto i 40 gradi, il belga ha dovuto evitare di attivare il propulsore elettrico per non surriscaldare la batteria della sua bicicletta

Raf van Hulle: la prova

Sono partiti in 39 “temerari” a metà giugno da Lione con l’obiettivo di completare la prova in massimo 100 giorno, van Hulle ne ha impiegati meno della metà

“Sono molto felice di aver vinto, ma anche di non aver danneggiato la mia bicicletta, che è piuttosto costosa”

ha esclamato il belga ai microfoni di France Presse dopo aver tagliato, lo scorso 3 agosto, l’arrivo posto a Guangzhou.

La Sun Trip, organizzatrice della competizione ha proposto questa gara a partire dal 2013 con l’obiettivo di spingere l’energia solare. Le prime edizioni hanno visto i corridori competere lungo un percorso prima da Lione al Kazakistan e poi dalla Francia alla Turchia.

“Questa performance è un successo per lo sviluppo delle energie rinnovabili grazie alla dimostrazione che l’applicazione dell’energia solare al ciclismo può funzionare perfettamente”

ha spiegato il fondatore di Sun Trip Florian Bailly

L’idea di spostare l’arrivo della corsa in Cina è legalo a filo doppio al triste primato che questa nazione ha come livello di emissione di gas serra ma anche perché è una delle nazioni in prima linea negli investimenti nell’energia solare. L’obiettivo di Bailly è quello di trasformare la gara Francia-Cina in un appuntamento annuale fisso.

 

Ciclisti in passerella? Kim Kardashian la capofila

Ciclisti in passerella? oggetto di culto di Kim Kardashian

Ciclisti in passerella, i pantaloncini sportivi sono passati dalla sella al mondo della moda grazie anche a Kim Kardashian

Ciclisti in Passerella? Kim Kardashian

Ciclisti in Passerella? Kim Kardashian

Ciclisti in passerella, i noti pantaloncini tipici dei ciclisti passano dal guardaroba degli sportivi a quello delle modelle diventando un accessorio cult delle protagoniste del jet set come la notissima Kim Kardashian e Kendall Jenner.

I pantaloncini ciclisti sono protagonisti della moda Primavera-Estate 2018. I puristi della moda (e del ciclismo) storceranno il naso ma in effetti le fashionist più accanite già sapranno che la moda dell’anno è questa!

Per anni i ciclisti sono stati considerati come un prodotto tecnico e non adattabile alla moda, quasi un errore di stile se si pensa alla loro lunghezza fino al ginocchio o al fatto di essere super attillati. In effetti gambe imperfette o cosce troppo sviluppate non offrono un gran colpo d’occhio, stesso discorso per caviglie larghe o ginocchia con imperfezioni.

Ciclisti in passerella: la genesi

Come detto questo genere di pantaloncino da ciclismo è nato per esaudire le necessità del corridore professionista per poi passare all’amatore fino ad essere “sdoganato” come prodotto presentabile anche per gli allenamenti in palestra (per le ragazze).

I ciclisti però sembrano ora trovare una fissa collocazione nel modo della moda grazie all’uso fatto da alcune modelle ed influencer della rete che ne hanno trasformato l’uso rendendolo un prodotto da abbinare a tacco, canotta sportiva o addirittura, in un palese gioco di contrasti, ad eleganti blazer.

Secondo la splendida Kim Kardashian i ciclisti neri o colorati, in lycra o poliestere finanche in pelle possono essere utilizzati come un capo di di lingerie oppure al posto dei jeans.

Kendall Jenner più arditamente li sfoggia nel classico esemplare in Lycra nero coprendo però l’effetto “seconda pelle” con una voluminosa maglia. Kim Kardashian ha abbinando i ciclisti a bustier da boudoir e pelliccia.

Le stravaganze della Kardashian- si è insinuata nel clan di Keep It Up With The Kardashian, nell’immaginario collettivo e nella mentre dei luxury brand.

Ecco che nelle sfilate primavera-estate 2018 i ciclisti hanno fatto comparsa nelle sfilate di Off-White e di Saint Laurent in color carne sotto un abito trasparente come da Y-Project.

Le celebs appassionate di questa moda propongono due correnti di pensiero: quello casual, in combinazione con felpe e sneakers oppure chic con tacco 20 e blazer… il tutto però senza bicicletta.

 

 

Mister D recensione del libro di Sebastiano Alicata

Mister D di Sebastiano Alicata, la nostra recensione

Mister D Il doping e la manipolazione dello sport professionistico ovvero come gli atleti e in alcuni casi i controlli verrebbero spesso manipolati. Tra le storie il caso Pantani, Alex Schwazer

Mister D di Sebastiano Alicata

Mister D di Sebastiano Alicata

Mister D, uno coach assolutamente oltre il limite del lecito quello chiamato “doping”. Ci siamo avvicinati a questo libro di Sebastiano Alicata edito da Villaggio Maori Edizioni in un caldo pomeriggio di agosto in cui la voglia di leggere non era delle più alte ma, subito dopo poche righe, ci ha colpiti talmente tanto da leggerlo tutto d’un fiato.

Mister D non tratta solo di ciclismo e non solo di doping e nemmeno di doping e ciclismo, il libro di Alicata è un excursus su alcuni episodi legati al mondo dello sport e alle manipolazioni (mentali e dei risultati) che questo subisce. Si parte dal calcio, in particolare dalla “Grande Inter” di Angelo Moratti e alle rivelazioni di Ferruccio Mazzola passando per le tante, troppe, storie di calciatori morti giovani. Proprio sulle vicende di doping e calcio il libro tratta del calciatore Carlo Pietrini, simbolo di chi non ha voluto tacere le magagne di un certo calcio.

Mister D: il caso Pantani

Alicata tratta la vicenda, non certo priva di spine, di Marco Pantani narrando non solo le vicende, purtroppo note a tutti, ma scavando in profondità sulle ombre che la vicenda del Pirata ha lasciato. Sebastiano si addentra anche nelle teorie complottistiche, dalle più note come le rivelazioni di Renato Vallanzasca al “peso” che l’US Postal Service di Lance Armstrong ha avuto sul ciclismo degli anni ’90 e sulla storia personale di Marco Pantani.

Mister D: da Donati a Schwarzer

Il libro si chiude con due capitoli decisamente complessi e interessanti che ripercorrono le carriere di Sandro Donati e Alex Schwarzer, il primo paladino dello sport (in particolare l’atletica) pulito, il secondo campione forse troppo debole per resistere alle tentazioni delle sostanze dopanti. Il percorso dei due si incrocia dopo la squalifica del marciatore.

 

 

 

 

Michael Antonelli cade in un dirupo

Michael Antonelli vittima di una spaventosa caduta alla Firenze-Viareggio

Michael Antonelli assieme ad altri quattro ciclisti cade in un precipizio, viene recuperato dai vigili del fuoco ed ora è in gravi condizioni

Michael Antonelli

Michael Antonelli

Michael Antonelli, diciannovenne originario della Repubblica di San Marino, che corre nella Mastromarco Sensi Nibali è finito in una  scarpata dopo una caduta durante la Firenze-Viareggio giunta alla 72esima edizione.

La classica del ciclismo dilettati Elite Under 23 ha visto un terribile incidente al km 91 di gara lungo la discesa da Monte Oppio verso Limestre nel comune di San Marcello Piteglio. A farne le spese sono stati 4 corridori, due di loro si sono rialzati senza contusioni, un terzo è stato condotto presso l’Ospedale di San Marcello Pistoiese per le cure del caso mentre più gravi sono subito apparse le condizioni di Michael.

Sono prontamente scattati i soccorsi del personale sanitario che ha dovuto avvalersi del supporto dei Vigili del Fuoco per riportare lo sfortunato ragazzo al bordo stradale. E’ stato allertato  l’elisoccorso Pegaso che ha trasportato l’atleta al Cto di Careggi a Firenze dove Antonelli è ricoverato nel reparto di terapia intensiva.

La direzione di corsa ha deciso di sospendere la gara in quanto  il dottor Antonio Stinchetti (medico di corsa) era fermo per le operazioni di soccorso.

Michael Antonelli: il comunicato del team

La Mastromarco-Sensi-Nibali, ha reso noto che le condizioni di Antonelli

“sono apparse critiche e grazie all’intervento dell’elicottero del 118 è stato trasportato il più velocemente possibile presso l’Ospedale di Careggi a Firenze dove  è ricoverato presso il reparto di terapia intensiva”

Nel frattempo il team Mastromarco Sensi Nibali ha deciso che domani, giovedì 16 agosto, non sarà al via del GP di Capodarco.
In questo momento tanto difficile tutte le energie, le attenzioni, i pensieri e le preghiere di tutti i componenti della squadra sono rivolte esclusivamente a Michael.