Il fondo Equinox vuole rilevare Manifattura Valcismon,

Il Fondo Equinox  di Salvatore Mancuso vuole la Manifattura Valcismon

Il fondo Equinox di Salvatore Mancuso, secondo quanto riportato da Radioor, è interessato a rilevare il 40% di Manifattura Valcismon, storica società con sede a Fonzaso 

Il Fondo Equinox, il logo

Il Fondo Equinox, il logo

Il Fondo Equinox è vicino allo sbarco nel mondo del ciclismo, secondo quanto anticipato da Radiocor, il fondo di Salvatore Mancuso sarebbe interessato a rilevare il 40% di Manifattura Valcismon, specializzata nell’abbigliamento sportivo e controllata dalla famiglia Cremonese.

Manifattura Valcismo controlla marchi storici come Castelli che firma la maglia rosa del Giro d’Italia e veste la Sky di Chris Froome, Sportful (ciclismo e sci nordico) e Karpos, specializzato su trekking e outdoor.

Secondo i rumors la famiglia Cremonese continuerà a detenere il controllo ma la notizia ha interessato gli investitori anche in virtù di quanto accaduto con il passaggio di Pinarello al fondo L Catterton che ha destato il mercato legato al ciclismo. Interssatti all’azienda sarebbero stati anche Epic (Mediobanca) ed Ergon Capital, ma  alla fine ad avere la meglio è stato Equinox, che avrebbe messo sul piatto una cifra di circa 90 milioni. Per ora sull’operazione c’è il massimo riservo.

Alessio Cremonese, amministratore delegato di Manifattura Valcismon, ha spiegato al sito tuttobiciweb

«Il nostro obiettivo è quello di coninuare a crescere e centrare l’ambizioso obiettivo che ci siamo dati per i prossimi cinque anni. In ogni caso confermo che se l’operazione dovesse andare a buon fine, la guida dell’azienda rimarrà saldamente nelle mani della famiglia Cremonese e l’unità produttiva resterà a Fonzaso».

 

Valentino Rossi: Moto GP come una gara di ciclismo

Valentino Rossi commenta l’evoluzione della Moto GP

Valentino Rossi “il motomondiale oggi assomiglia al ciclismo: gare lunghe che si risolvono in 5 o 6 giri”

Valentino Rossi in bicicletta

Valentino Rossi in bicicletta

Valentino Rossi è un personaggio assolutamente unico nel mondo dello sport, entrato giovanissimo nel mondo delle corse professionistiche ha attraversato, possiamo dirlo, due millenni di corse motociclistiche. Vale ha dato spettacolo e avvicinato al motomondiale tantissime persone che prima non sapevano nemmeno cosa fosse una corsa motociclistica.

VR46 ha entusiasmato tutti vincendo gare e mondiali impossibili, ha costituito la sua Academy alla quale si dedicherà una volta appeso il casco alla parete (ma uno come lui con la velocità del sangue non lo appenderà mai davvero).

Ogni gara di MotoGP è diventata nel corso degli anni un evento, un rito pagano a cui la maggior parte degli italiani non vuole sottrarsi per gustarsi lo spettacolo del motomondiale. Epico è stato lo scontro Marquez Rossi in pista e nelle conferenze stampa.

Dopo il recente GP di Thailandia in cui il nove volte Campione del Mondo si è dovuto accontentare della quarta posizione, il “Dottore” ha voluto commentare la nuova era del MotoGP:

“Tutti sono preoccupati dalle gomme e sembra di vedere le gare di ciclismo. E’ bello perché c’è una bella bagarre ma è dura tenere la concentrazione con tutti questi scatti”

 

Il centauro di Tavullia, dopo aver cercato una fuga iniziale (come in una tappa del Tour de France), puntava a lottare per la vittoria o per il podio ma è stato “ripreso” e ha dovuto vedere trionfare il dal compagno di squadra Maverick Vinales.

Il paragone può reggere perché anche nella MotoGP gruppo dei Big si studia a lungo e chi prova a staccare gli avversari nella prima parte dell corsa, complice l’usura degli pneumatici viene riassorbito. Piaccia o non piaccia è questa l’evoluzione del motomondiale e, se Peter Sagan accusa il ciclismo di essere diventato noioso, cosa ne pensano gli addetti ai lavori?

Dario Pegoretti telaista innovativo e genio modernista

Dario Pegoretti telaista, genio e amante dell’acciaio

Dario Pegoretti telaista moderno ed innovativo amante dell’acciaio scomparso nell’agosto del 2018, conosciamo la sua storia

Dario Pegoretti

Dario Pegoretti

Dario Pegoretti è stato uno dei più grandi, e non a tutti noto, telaisti italiani, nato nel 1956, amante del ciclismo ha gareggiato sino alla categoria juniores per poi capire che la sua passione per la bicicletta si sarebbe espressa meglio nella creazione di telai che spingendo sui pedali.

Dopo aver conseguito la maturità, decide di seguire la sua passione e si trasferisce a Verona dove inizia a lavorare come aiutante telaista presso la bottega artigianale di Luigino Milani che in quegli anni lavora in qualità di terzista per i più noti marchi di biciclette italiane.

Pegoretti osserva i tubi saldobrasati con congiunzioni, resta affascinato da quei telai che al posto della classica congiunzione presentano un cordone diverso dal normale. All’epoca non c’era Google per scoprire le tecnologie, lo studio è faticoso ma premiante tanto da , convincere il Milani a comprare una macchina per questa saldatura (la saldatura a Tig).

Pegoretti matura grande esperienza e professionalità nella produzione di telai e, quando nel 1990  viene a mancare il Milani (che nel frattempo era diventato suo suocero), decide di mettersi in proprio continuando la collaborazione con due marchi di grande prestigio come Pinarello e Bianchi.

L’attività di terzista va un stretta a Dario Pegoretti che nel 1996 decide di iniziare a produrre telai su misura con il proprio nome spostando la produzione a Caldonazzo, in provincia di Trento, e successivamente a Marter di Roncegno: nascono i Telai Pegoretti.

Dario nato con l’acciaio vede entrare sul mercato nuovi materiali ma resta vincolato al “suo” materiale rendendolo più moderno del moderno, dando uno stile unico e di design.

“L’acciaio parla, è sincero, ha un odore inconfondibile ed è un materiale vivo. D’inverno ha un odore diverso che d’estate. È un materiale sincero e devi rispettarlo”

Era solito ripetere Pegoretti.

Dario Pegoretti: Lo stile

Messosi in proprio e lanciato il proprio marchio personale grazie a buoni contatti oltreoceano, Dario riesce a proporre i propri telai sul mercato americano che si dimostra molto sensibile alla creatività del telaista. La fantasia di Pegoretti è inarrestabile, diventa un artista, anzi l’Artista del telaio tanto da essere paragonato al mitico Basquiatt. Dario è semplicemente il numero uno dei telaisti mondiali, il suo amico Richard Sachs (noto telaista americano) ha dichiarato:

“He has forgotten more than any of us here will ever know”, ha dimenticato più cose lui di quante ne potremo imparare noi.

Nel 2004, proprioo assieme all’amico Richard Sachs, disegnò la serie di tubi PegoRichie, prodotta da Columbus a partire dall’anno successivo e che fecero letteralmente furore.

Gli Americani adorano a tal punto i suoi telai che nel 2008 viene premiato come miglior telaista al NAHBS (North American Handmade Bicycle Show).

Nel 2010 una sua bici venne esposta al Museo d’arte e design di New York entrando nella lista dei sei più grandi telaisti mondiali e conquistando World Paper (una delle più importanti riviste di architettura e design).

Dario Pegoretti: telai speciali

In pochi hanno avuto la fortuna di entrare in possesso di un suo telaio, erano necessari almeno due anni di “coda” per avere poi in mano uno dei mezzi più eccitanti al mondo con cui pedalare.

Il colore appariscente dei suoi telai colpisce la fantasia di molti, meno quella di Dario:

“dico la verità: me rompe un po’ i cojoni. Preferirei che prima di tutto fosse apprezzata la funzionalità di un telaio”.

Insomma l’aspetto estetico è considerato secondario da Dario, ma poi alla fine “se una cosa va fatta, è meglio che sia fatta bella” e quindi ecco modelli unici che qualcuno acquista solo per l’aspetto anche se in realtà ogni telaio è prodotto funzionalmente alle esigenze del cliente anche contro una logica di mercato che vuole l’estremizzazione della tecnologia senza badare al reale uso del mezzo meccanico.

Dario era particolarmente appassionato di musica, come si può riscontrare anche da alcuni nomi dei suoi modelli tra cui il mitico “Big Leg Emma” , ispirato da una canzone di Frank Zappa.

 

Dario Pegoretti: telai per vip e big del ciclismo

Come detto, in pochi al mondo possono dire di avere un telaio Pegoretti, tra questi fortunati ecco il compianto attore americano Robin Williams, vero fanatico di biciclette che si era accaparrato un paio di esemplari unici. Altro fortunato il cantante Ben Harper divenuto amico di Dario e che all’artista del telaio ha dedicato una canzone.

In pochi sanno che Pegoretti ha “servito” alcuni tra i più grandi ciclisti del mondo, tra cui Miguel Indurain, Stephen Roche, Claudio Chiappucci, e Mario Cipollini. Lo stesso Marco Pantani era solito farsi produrre “di nascosto” telai da Dario.

Ma Dario non amava essere un telaista d’elite, amava confrontarsi sui social con giovani appassionati di meccanica o di grafica, ragazzi che sono stati da lui a imparare l’arte dell’acciaio. Un Maestro insomma, generoso di consigli ma severo e pronto a bacchettare chi cercava scorciatoie per il successo.

Indimenticabili i suoi post su vari forum italiani ad argomento ciclistico con il nickname “Round” in dialetto in cui spiegava le sue idee e che erano un concentrato di conoscenza e umorismo.

Dario Pegoretti: l’acciaio contro il carbonio

“I costruttori scelgono il carbonio e alluminio perché sono  più veloci da lavorare oggi le biciclette si costruiscono principalmente nel Sud Est asiatico, dove non sono esperti nella lavorazione dell’acciaio ma il materiale in sé non conta, conta avere un’idea e poi usare al meglio il materiale”.

In questa frase è racchiusa la filosofia di Dario Pegoretti

Dario Pegoretti: l’addio

Nel 2007 gli viene diagnosticato un linfoma dal quale riesce a guarire e da cui gli venne l’idea della la grafica “Catch the Spider” – Ciapa el ragno come la traduceva lui.

La notizia della sua scomparsa è arrivata lo scorso mese di luglio, a porre fine alla vita di questo artista del telaio un attacco di cuore. Con lui non se ne va non solo un genio unico ma anche una persona vecchio stampo, schiva ma sincera e diretta, una mente vulcanica e ricca di idee.

Un maestro, un faro del settore sempre pronto a mettersi in discussione e a sorprendere tutti con scelte innovative e controcorrente.

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta di Martin Angioni

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta la nostra recensione

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta di Martin Angioni è un libro divertente in cui ogni appassionato di bici può trovare affinità

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta (Utet Gruppo DeAgostini, 256 pagine, 16 euro) è un interessante libro scritto da Martin Angioni figlio di un colonnello cagliaritano vincitore della medaglia d’oro nell’equitazione alle Olimpiadi di Tokyo del ’64.

Martin Angioni, ex CEO Amazon Italia e socio di Yougardener, analizza in un libro autobiografico le ragioni che lo spingono ad inforcare la bicicletta per soffrire su una lingua di asfaltgo in salita sotto la pioggia o lungo un sentiero sterrato. Motivazioni di ordine fisico e mentale che sono poi le medesime “giustificazioni” che ognuno di noi presenta quando qualcuno gli chiede: “ma chi te lo fa fare”?

Quella per la bicicletta è una passione da coltivare, magari anche difficile da far nascere ma che se nasce non ti lascia più.

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta ha quasi contenuti filosofici, una delle motivazioni che può sentiamo appartenerci è la numero 48, “è bello partire in bici senza saper dove andare”, insomma a quanti di noi accade nel fine settimana di vestirci di tutto punto e uscire senza avere la minima idea di dove pedalare finendo in luoghi sconosciuti e stupendi.

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta nasce evidentemente lungo i chilometri percorsi dall’autore in sella alla propria bicicletta, pensando e ragionando sulla funzione di uno degli hobby più diffusi: il ciclismo.

Martin Angioni mette su carta la propria passione per la bicicletta che non l’ha abbandonato nemmeno quando lavorava a New York o a Parigi intrecciando la propria biografia con citazioni letterarie, storie di ciclismo e pensieri filosofici.

Naturalmente ognuno di noi potrà ritrovarsi in alcune motivazioni del pedalare mentre ad altre necessariamente non troverà riscontro in quanto personali dell’autore.

Ne esce un libro assolutamente leggibile, interessante e in grado di generare importanti spunti di riflessione uscendo dal semplice libro “che parla di ciclismo e biciclette” per allargare la visione sulla vita.

 

Martin Angioni chi è?

Martin Angioni vanta nel suo curriculum studi in economia e commercio a Torino (è stato alunno anche di Elsa Fornero), esperienze di management internazionale, nella banca d’affari JPMorgan a New York e Londra.

Martin Angioni lavora per Mondadori Electa come amministratore delegato presso la sede di Milano. Angioni diventa country manager di Amazon nel febbraio 2011 lavorando a Parigi sino  al 2012, prima che aprisse la sede di Milano della nota multinazionale

Attualmente è socio in Yougardener  punto di riferimento per gli appassionati di giardinaggio

 

 

 

 

 

Francesco Guccini ciclista e poeta

Francesco Guccini racconta il ciclista nel suo libro

Francesco Guccini musicista e poeta contemporaneo ha omaggiato il ciclismo nel suo libro Un matrimonio, un funerale, per non parlare del gatto

Francesco Guccini

Francesco Guccini

Francesco Guccini nel suo libro Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto omaggia il ciclismo con un racconto. Il suo debutto musicale risale  al 1967 con l’LP Folk beat n. 1 che lo ha fatto in breve tempo entrare tra esponenti di spicco della scuola dei cantautori italiani.

Francesco Guccini non è solamente un cantautore tra i più noti nel belpaese ma ha fatto dell’ecletticità un punto fermo della sua decennale carriera.

Guccini cantante non è però l’unica forma artistica nota al modenese che nella sua attività carriera ha pubblicato diversi libri di successo (oltre ad apparire come attore e regista in alcuni lungometraggi). L’autore modenese ha dedicato, all’interno di un suo libro, intitolato “Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto” pubblicato dalla Mondadori nel 2015, un racconto al ciclismo.

Con uno stile tipicamente “gucciniano”, un italiano ricco di termini dialettali, filo conduttore di tutte le sue opere vengono narrate le vicende di un “fervente sportivo ciclista”.

Francesco Guccini riesce con la sua abilità narrativa e lessicale a narrare le gesta di persone comuni che risiedono nella sua esperienza personale (e soprattutto giovanile) raccogliendole lungo le strade della vita per immortalarle nero su bianco.

“Qualche tempo prima di morire aveva scritto il testo del proprio santino funebre, una sorta di epitaffio che, non fidandosi di fratelli o nipoti, i quali avrebbero potuto trovare quelle parole troppo altisonanti o, peggio, ridicole, aveva fatto stampare personalmente e affidato a un esecutore testamentario”

“Questi racconti, come le foto di un tempo, vogliono parlare di persone che sono passate, che ci sono state, che hanno il diritto di essere ricordate” racconta l’autore modenese.

Francesco Guccini: L’Ultima Thule

Nell’album L’Ultima Thule datato 2012 metafora dell’approdo definitivo compare il seguente testo: “È domenica e in bici con lui hai più anni e respiri l’odore
delle sue sigarette e del fiume che morde il pontile”.

Denise Mueller-Korenek 296 km/h in bicicletta: è record

Denise Mueller-Korenek la più veloce al mondo in  bici

Denise Mueller-Korenek l’essere umano più veloce al mondo in sella a una bici tocca i 296 km orari

Denise Mueller-Korenek

Denise Mueller-Korenek

Denise Mueller-Korenek lo scorso 16 settembre ha ottenuto la velocità record di 296 chilometri all’ora in sella alla sua bicicletta.

Mai un essere umano era riuscito a raggiungere una simile velocità utilizzando un mezzo a propulsione umana. Denise ha ottenuto una velocità superiore a quella che può raggiungere un Boeing 747 in fase pre-decollo.

La prova che ha dell’incredibile si è svolta a Bonneville Salt Flats, un grande deserto di sale dell’Utah luogo noto per tentativi di record del genere.

Non è la prima volta che Denise Mueller-Korenek affronta una simile sfida, nel 2016 era riuscita a toccare la velocità di 236 km/h diventando la prima donna a raggiungere quella velocità in bicicletta.

Restava, dunque, da battere il primato assoluto di Fred Rompelberg che nel 1995 aveva raggiunto la velocità di 268 km/h.

Denise Mueller-Korenek dopo aver primeggiato a livello giovanile su strada, pista e in MTB ha deciso di intraprendere la carriera di imprenditrice. Poi, circa 5 anni fa, ha deciso di tornare al suo antico amore per il ciclismo.

Ora a 45 e con 3 figli grandi nella sua testa è entrata l’idea di provare un record ai limiti dell’impossibile: raggiungere la velocità di 281km all’ora. È anche andata ben oltre le previsioni toccando i 296!

Il primo a provare a diventare il più veloce essere umano su una bicicletta fu Charles Minthorn Murphy, nel 1899.

Murphy riuscì a convincere una compagnia ferroviaria a mettergli a disposizione una locomotiva e una area di ferrovia libera da impegni. Dopo una serie di problematiche riuscì a toccare la velocità di 96 Km/h ossia 60 miglia all’ora tanto da ottenere il soprannome di “Mile-a-Minute Murphy” (Murphy un miglio al minuto)

 

Denise Mueller-Korenek: l’impresa

Dopo l’impresa di Murphy (che rischiò di finire sotto la locomotiva) si cercò un altro mezzo a motore da seguire (come avviene oggi nel Keirin con il derny).

Per raggiungere i quasi 300 chilometri all’ora ci vogliono sicuramente motori più potenti di quelli di una motocicletta, quasi quelli di un’auto da Formula 1. Ecco che per riuscire nell’impresa Denise Mueller-Korenek si è avvalsa di un dragster da circa 800 cavalli di potenza.
Alla guida del bolide c’era il pilota professionista Shea Holbrook  e Denise ha utilizzato una speciale bicicletta, lunga circa due metri (peso circa 15 kg) e prodotta in fibra di carbonio di uno spessore tre volte superiore a quella delle bici da corsa.

Le ruote della bicicletta avevano il diametro di quelle di una bici da bambino, ma con montati dei copertoni simili a quelli da motocross con un sistema di trasmissione a doppia catena.

La corona è cinque volte più grande di quella più grande di una bicicletta da corsa senza, naturalmente, alcun rapporto. Le condizioni rendono impossibile partire da fermi.

Mueller-Korenek è partita attaccata al dragster e, raggiunta una velocità tale da poter pedalare si è staccata, stando attenta a restare in scia, perché uscirne o rallentare troppo avrebbe voluto dire sbattere contro un “muro d’aria”.

Sul veicolo di Holbrook è stato montato un video per controllare la Mueller-Korenek che pedalava con un casco da moto e una tuta in Kevlar.

Poche le comunicazioni tra i due, semplici movimenti del capo per dare l’ok ad accelerazioni o per far rallentare.

Al momento manca infatti la verifica da parte del Guiness World Record ma è una sola formalità che la “mamma razzo” deve attendere per fregiarsi di essere stato l’essere umano più veloce in sella a una bicicletta.

“E’ stata una corsa pazzesca non pensavo di poter arrivare a 183,9 miglia all’ora, ma questo risultato mi ripaga dei tanti anni dedicati a diventare l’umano più veloce su una bicicletta al mondo”,

 

Le foglie morte 2018 Randonnée e Ciclostorica

Le foglie morte 2018 gara organizzata dalla ASD Cicli Turri

Le foglie morte 2018 Randonnée e Ciclostorica organizzata il 21 ottobre 2018 dalla ASD Cicli Turri lungo tre percorsi: 160, 100 e 65 km

Le foglie morte 2018

Le foglie morte 2018

Le foglie morte 2018, Trofeo Alessandro Merindiani – randonnèe e ciclostorica in programma il prossimo 21 ottobre 2018.

L’edizione 2018 si snoderà lungo tre percorsi: 160, 100 e 35 km, quest’ultima distanza dedicata alla ciclostorica e alle famiglie. La partenza e l’arrivo della manifestazione saranno nel comune di Cardano al Campo.

Alla “foglie morte 2018” possono partecipare i tesserati ciclosportivi e master F.C.I., Enti di Promozione Sportiva che abbiano sottoscritto accordo con FCI per l’anno in corso o a Federazioni ciclistiche straniere regolarmente tesserati, in età compresa tra i 17 (anno solare) ed i 69 anni (anno solare).

Possono partecipare a “Le foglie morte 2018”, i non tesserati, in possesso di certificato medico di idoneità sportiva agonistica per attività ciclistiche, sottoscrivendo tramite la Società Organizzatrice la tessera giornaliera ACSI, che include l’assicurazione obbligatoria responsabilità civile verso terzi (dettagli sul sito http://ciclismo.acsi.it) e il codice etico, i cui moduli sono scaricabili dal sito http://lefogliemorte.it.

I partner della manifestazione saranno: Isostad, Mitchelton Scott, Varese Sport Commission e Camera di Commercio di Varese

La partenza e l’arrivo della manifestazione saranno nel comune di Cardano al Campo in provincia di Varese

Previsto un gustoso “Pasta party” finale in area coperta e riscaldata e un ricco ristoro lungo il percorso.

Parte del ricavato della manifestazione, sarà devoluto all’associazione Amici Centro Studi Sclerosi Multipla Onlus Ospedale di Gallarate.

Le foglie morte 2018: costi di iscrizione

Il costo dell’iscrizione è di

  • € 14,00 uomini per le iscrizioni effettuate online entro la data termine per le iscrizioni online.
  • € 18,00 uomini per le iscrizioni effettuate giorno stesso della manifestazione.
  • Le donne potranno partecipare gratuitamente
  • Supplemento di € 15,00 per la copertura assicurativa obbligatoria riservata ai cicloturisti.

Il costo dell’iscrizione comprende:

  • un numero di cartellino
  • un punto di ristoro lungo il percorso
  • doccia, servizio spogliatoio presso la sede di arrivo della manifestazione
  • servizio pasta party presso la sede di arrivo della manifestazione

Le foglie morte 2018: organizzazione Cicliturri

L’Associazione Sportiva Dilettantistica CICLITURRI, è un gruppo ciclistico amatorial e nato nel 1989 nella città di Gallarate (VA volontà di un gruppo di amici capitanati da Pierino Turri. Oltre alla randonnée e ciclostorica ‘le foglie morte’, la ASD Cicli Turri organizza anche la famosa Varese Van Vlaanderen, la più partecipata randonnée della provincia di Varese.

 

Bike da te, come costruirsi una bicicletta!

Bike da te recensione del libro di Jenni Gwiazdowski

Bike da te, uscito per # logosedizioni e scritto da Jenni Gwiazdowski, è una simpaticissima e illustratissima guida per costruire una bici a scatto fisso fai da te

Bike da te di Jenni Gwiazdowski

Bike da te di Jenni Gwiazdowski

Bike da te? E perché no? Avete mai immaginato di potervi costruire una bicicletta fai da te? Proprio qualche giorno fa, sentendo due amici discutere in treno sulla nuova bicicletta, abbiamo sentito nelle parole di uno dei protagonisti emergere il timore di dover “smontare” un pezzo della propria amata bicicletta. Immaginatevi se questa persona avesse avuto in mano Bike da te ovvero una guida pratica e intuitiva per costruirsi una bicicletta, forse i suoi timori sarebbero svaniti!

La bicicletta in questi anni sta vivendo una seconda giovinezza complice la “moda” che sta spingendo (lentamente) gli italiani a tenersi in allenamento con il ciclismo oltre che una nuova idea ”green”e le condizioni economiche di molte persone in netta discesa-

Bike da te vuole dare, in modo semplice ma efficace, l’ispirazione e la guida per personalizzare in modo assoluto la propria bicicletta a scatto fisso. Il libro è una guida adatta a tutti, dall’utente più esperto a chi ha difficoltà a riconoscere i dettagli e le componenti tipiche di una bicicletta.

Ogni pagina è ricca di suggerimenti e di immagini dettagliate, espresse con una grafica semplice, moderna ed efficace. L’attività viene presentata quasi come un “diario” personale della scrittrice il che rende tutto più “friendly” e “maneggevole” portando il lettore ad incrementare la propria dimestichezza con gli attrezzi più in uso in una officina per biciclette.

Sarà una entusiasmante avventura imparare a smontare una bici vintage per usarne i componenti per assemblarli con pezzi nuovi per creare una bicicletta sicura e affidabile (e assolutamente personalizzata) con cui stupire amici e parenti. Al termine del per corso non solo avrete restaurato un “ferro vecchio” ma sarete diventati autonomi anche per gestire i tipici guai meccanici che occorrono ai ciclisti.

 

Bike da te: Jenni Gwiazdowski

Jenni Gwiazdowski è fondatrice e direttrice di London Bike Kitchen, un laboratorio di fai-da-te aperto di proprietà e gestito da un meccanico in cui puoi lavorare sulla tua bici invece di darla a qualcun altro aperto nel marzo 2012

Yoga per ciclisti di Lexie Williamson

Yoga per ciclisti edito da Ediciclo la nostra recensione

Yoga per ciclisti di Lexie Williamson edito da Ediciclo è un interessante manuale per migliorare l’elasticità in sella

Yoga per ciclisti

Yoga per ciclisti

Yoga per ciclisti dal 6 settembre in libreria è un interessante manuale prodotto da Ediciclo che tratta esercizi di allungamento e tecniche di respirazione finalizzati a migliorare la prestazione in sella alla bicicletta.

Lexie Williamson, ha predisposto un manuale, corredato da pratiche illustrazioni, che presenta fondamentali esercizi per l’allungamento, il potenziamento e le tecniche di respirazione o finalizzate al miglioramento della performance atletica del ciclista moderno.

Lo yoga negli ultimi dieci hanno ha visto un forte incremento dei praticanti in tutte le fasce della popolazione ed è stato adottato da molti ciclisti su strada che desiderano aumentare la flessibilità, l’efficienza respiratoria e la concentrazione mentale.

Yoga per ciclisti” è rivolto a ciclisti di tutti i livelli che sono interessati a sviluppare una nuova consapevolezza del proprio corpo grazie a questo manuale che guida il lettore passo passo all’esecuzione di movimento precisi.

Tutti gli esercizi di allungamento, le posizioni di potenziamento e le tecniche di respirazione o recupero fanno diretto riferimento all’impatto sulla performance atletica. Prefazione di Hayley Winter.

Un libro fortemente sconsigliato a chi pedala con l’occhio solo alla “performance” che da questo libro potrebbe trarne un nuovo modo di approcciarsi alla bicicletta.

Yoga per ciclisti: l’autrice

Lexie Williamson è istruttrice certificata dal British Weel of Yoga e da Yoga Sports Science® specializzata in yoga per la corsa e il ciclismo. Collabora sia con squadre di corsa e triathlon che con singoli ciclisti, velocisti, triatleti e maratoneti. Tiene seminari nel Regno Unito e ha scritto per numerose riviste tra cui Cycling Fitness, Outdoor Fitness, Runner’s World e Triathlete’s World.

Adesso pedala la canzone di Marco Pantani

Adesso pedala sigla del Giro d’Italia 1996

Adesso pedala la canzone di Marco Pantani che fu la sigla ufficiale del Giro d’Italia 21996 trasmesso da Italia 1

Adesso Pedala di Marco Pantani

Adesso Pedala di Marco Pantani

Adesso pedala quante volte abbiamo sentito l’antico adagio, “hai voluto la bicicletta e adesso pedala”? Tante ma forse un ricordo più simpatico è legato alla sigla del Giro d’Italia 1996 trasmesso sulle reti Mediaset.

Adesso pedala venne cantata dall’indimenticabile Marco Pantani che l’anno precedente era stato vittima dell’ennesimo brutto incidente stradale ma che era già da tempo diventato un’icona del ciclismo tricolore.

Adesso pedala venne registrata durante il periodo di riabilitazione dal terribile incidente alla Milano-Torino che mise a repentaglio la carriera del Pirata per essere impiegata come sigla della diretta pomeridiana della tappa e della trasmissione Girosera.

Alla canzone venne accompagnato un video in cui Marco è impegnato a pedalare su pendii virtuali con addosso la maglia rosa.

Il testo della canzone venne scritto da Elisabetta Mondini e calza perfettamente sull’attitudine combattente di Pantani. Ritmo rappeggiante in stile allegro e “Jovanottiano” nella prima parte e ritornello orecchiabile la canzone ha successo complice le immagini di sfondo assolutamente divertenti.

Vorrei restar sempre così in maglia rosa” canta il Pirata, forse proprio il pensiero che abitava nel cuore di Marco, quella maglia rosa che gli venne ingiustamente strappata di dosso quella maledetta mattina a Madonna di Campiglio.

Dalla maglia rosa al gregario, la canzone racconta la storia di ogni ciclista ed è proposta come sigla in un format naturalmente accorciato ma esiste, chiaramente, anche l’edizione completa e inserita in una compilation della RTI Music (casa discografica di Mediaset) intitolata “19 Successi dell’Estate 1996”.

Adesso Pedala in questa curiosa compilation si trova in compagnia di qualche pezzo davvero “Kitsch“ come “El menhadito” di Umberto Smaila o “Aspettavo te” di Ambra Angiolini

Adesso Pedala: testo completo

Milano/Sanremo a rotta di collo
Liegi/Bastogne andata e ritorno
Stare davanti senza mai mollare
Nessuno oramai mi riesce a cambiare
Son nato nel mare ma scalo montagne
Cerco illusioni invece trovo emozioni
Ho il fiato del tempo sempre sul collo

Nessuno ti giuro mi cambierà, tappe intermedie mai
E ti porterò con me lassù, la bici, io e tu, in maglia rosa sempre più

E adesso pedala, sulla mia sella da cowboy per inseguire il cielo e poi
Pedala pedala, perduto nella dolce scia a tutta birra e così sia

Apro gli occhi e sono su
Il gruppo è lontano non lo vedo già più
Pedalo pedalo e arrivo alla cima
Al Tour e alla Vuelta penserò domattina
La rabbia mi spinge e mi porta distante
In salita e in discesa mi mangio i tornanti
Dietro e davanti mi applaudono in tanti

Vorrei restar sempre così in maglia rosa e poi
il vento e le moto sorpassano, la fatica tocca solo a me ma ho voluto la bici e adesso

E adesso pedala, sulla mia sella da cowboy per inseguire il cielo e poi
Pedala pedala, perduto nella dolce scia a tutta birra e così sia

E adesso pedala, la tappa è dura, piove, ma il cuore certo basterà
Pedala pedala, la bici l’ho voluta io e tiro la volata ormai

E adesso pedala, sulla mia sella da cowboy per inseguire il cielo e poi
Pedala pedala, perduto nella dolce scia a tutta birra e così sia

E adesso pedala…
Pedala pedala…