Ciclismo Frasi famose sul ciclismo da ricordare

Ciclismo frasi famose che ogni ciclista dovrebbe conoscere

Ciclismo frasi famose di grandi campioni del passato che parlano di ciclismo ideali per un post su Instagram o un nuovo Tatoo

Ciclismo frasi famose: Fausto Coppi

Ciclismo frasi famose: Fausto Coppi

Ciclismo Frasi famose  che ogni amante della bicicletta dovrebbe conoscere. Avete in mente di farvi un tatuaggio? volete fare un post su Twitter o su Instagram o creare un vostro meme? Ecco alcune interessanti citazioni da utilizzare inerenti al ciclismo.

Partiamo da una domanda: cos’è la bicicletta? La bicicletta è uno strumento, un mezzo di trasporto, una macchina per la velocità, un terapista, un giocattolo e una fuga dallo stress. Che tu abbia provato solo alcuni di questi aspetti o tutti, l’esperienza divertente ed esaltante di andare in bicicletta è universale per chiunque si  sia mai appollaiato su due ruote. Dai un’occhiata a queste citazioni memorabili dei ciclisti di tutto il mondo.

Vi abbiamo già presentato i 50 migliori aforismi sul ciclismo. Ecco alcune frasi famose e motivanti sulle due ruote.

Prendi una bicicletta. Non te ne pentirai. –Mark Twain

Questa è l’osservazione conclusiva nel saggio di Twain “Domare la bicicletta”. Nei primi anni 1880, Mark Twain decise che avrebbe dovuto imparare a portare una delle vecchie biciclette a ruota alta tipiche di quel periodo

Abbraccia il tuo sudore. È la tua essenza e la tua emancipazione. –Kristin Armstrong

Kristin Armstrong è la ciclista femminile più decorata d’America, avendo vinto medaglie d’oro nella cronometro in ciascuna delle ultime tre Olimpiadi estive. È l’unica ciclista (maschio o femmina) a ottenere tre ori consecutivi nella stessa disciplina. La 44enne ciclista è fonte di ispirazione per ogni ciclista del mondo ma anche per persone “normali”.

Vai in bicicletta, vai in bicicletta, vai in bicicletta. – Fausto Coppi

Non c’è naturalmente bisogno di spiegare a nessuno chi è il campionissimo Fausto Coppi, un emblema delle due ruote che anche oggi è fonte di ispirazione per ogni amante del ciclismo

Pedale tanto, poco, veloce o lento, come ti senti. Ma pedala. – Eddy Merckx

Inutile spendere parole sul Cannibale, sappiamo tutto di lui, il più grande di sempre. Il mito. L’immortale. Un mito irraggiungibile per tutti

Non è mai facile ma tu vai veloce. – Greg LeMonde

LeMond è stato il primo americano a vincere il Tour de France, e lo ha fatto più di una volta – tre volte, in realtà – uno dei quali  vinto per soli otto secondi, il più piccolo vantaggio della storia per conquistare  il Tour. Oggi è un sostenitore della purezza del ciclismo.

Puoi. Dovresti. E se sei abbastanza coraggioso da iniziare, lo farai. –Stephen King

Il romanziere ha scritto una breve storia dell’orrore su un uomo in sella a una cyclette in uno scantinato.

 

 

 

 

Andrew Tilin, muore investito ad Austin

Andrew Tilin, è morto investito da un camionmentre cambiava una ruota

Andrew Tilin, autore di The Doper Next Door è morto investito da un camion mentre ad Austin stava cambiando una ruota

Andrew Tilin

Andrew Tilin

Andrew Tilin, forse questo nome non vi dirà molto ma è stato l’autore di The Doper Next Door libro scandalo che parla di di doping nel ciclismo amatoriale. Lo scrittore, amante della bicicletta, era in giro con il suo solito gruppo (noto con il nome di VOP) nei pressi di Austin in Texas.

Ad un tratto si è dovuto fermare per colpa di una foratura ad uno pneumatico. Accostatosi sul ciglio della strada il 52enne scrittore americano è stato investito da un veicolo che ha slittato sulla strada, colpendo altri veicoli ed arrivando a travolgere l’incolpevole ciclista.

Conosciuto, soprattutto oltre oceano, per il suo libro The Doper Next Door, Andrew Tilin  aveva investigato sul potenziamento di alcuni ciclisti amatoriali utilizzanto il testosterone. L’autore del libro, per meglio comprendere gli effetti dei farmaci dopanti, aveva deciso di prendere testosterone per quasi un anno studiandone gli effetti modificativi sul corpo e sulla mente di un atleta.

I membri del Gruppo VOP stanno progettando un memorial per l’amico scomparso che dal 2011 si era trasferito ad Auston ed era entrato a far parte della comunità ciclistica locale. L’ennesimo caso di guida pericolosa che coinvolte e uccide un ciclista. E’ di qualche settimana fa la brutta notizia dell’investimento di Laurens De Plus  che proprio ieri ha dichiarato di avere gravi ripercussioni non soltanto sul piano fisico ma soprattutto psicologico.

Andrew Tilin: The Doper Next Door

Racconta la storia di un ragazzo normale che decide di assumere doping. Il titolo del libro (il dopato della porta accanto) scritto da Andrew Tilin racconta di come non solo gli atleti professionisti fanno ricorso a sostanze dopanti per alterare le proprie performance sportive. Cosa spinge un non professionista ad assumere sostanze? Non è facile che un utilizzatore di doping confessi i motivi per cui fa ricorso a “sostanze” così l’autore decide di sperimentare in prima persona. Ottiene dimestichezza con sostanze e siringhe fino a diventare “il dopato della porta accanto”.

Durante la sua odissea di un anno, Andrew Tilin  si trasforma. Diventa più forte, più furbo e aggressivo. Si immerge in una sottocultura di medici droganti, agenti immobiliari e donne anziane che credono che il tipo di terapia legale sostitutiva di Tilin sia la chiave per rimanere giovani.

 

Olimpiadi PyeongChang 2018: 17000 km in bicicletta

Olimpiadi PyeongChang 2018 i genitori di un atleta svizzero fanno 17.000 in bici

Olimpiadi PyeongChang 2018: 17000 chilometri in bicicletta per vedere in azione il figlio è la straordinaria avventura di una coppia di coniugi svizzeri

Olimpiadi PyeongChang 2018

Olimpiadi PyeongChang 2018: Mischa Gasser

Olimpiadi PyeongChang 2018 un sogno per tanti atleti di tutto il mondo prendere parte ad una edizione dei giochi a cinque cerchi. In tanti ci provano in pochi ci riescono e quelli che ci riescono lo potranno raccontare per sempre. Pensate ora all’orgoglio di una coppia di genitori che hanno un figlio impegnato ali Giochi Olimpici. L’orgoglio che spinge due signori svizzeri ad inforcare la propria bicicletta e partire per un viaggio incredibile ai due lati del mondo.

Guido Huwiler e la moglie Rita Ruttimann sono i genitori di Mischa Gasser, atleta classe 1991 iscritto alle Olimpiadi PyeongcChang 2018 nella disciplina del Freestyle che hanno deciso di sfruttare l’occasione per unire l’amore per il figlio alla passione per la bicicletta. Immaginate cosa vuol dire organizzare e affrontare un simile viaggio. Il padre Guido ha deciso lo scorso anno di abbandonare il lavoro di architetto che svolgeva nella cittadina elvetica di Olten (nel Canton Soletta) per inforcare, assieme alla compagna di una vita, la propria bicicletta alla volta della Corea del Sud.

Olimpiadi PyeongChang 2018: un viaggio incredibile

La famiglia di Mischa Gasser si è riunita in un abbraccio al Phoenix Snow Park, sede dello snowboard. “Sono felice di poter vedere mio figlio e posso dire:ce l’abbiamo fatta, è stato un viaggio fantastico” ha annunciato il signor Huwiler  alla stampa rossocrociata. Un viaggio davvero impegnativo in quanto la coppia non ha mai pernottato in hotel ma in alloggi di fortuna: “siamo stanchissimi ma è una gioia infinita, siamo stati dei pazzi ma è stato meraviglioso” ha dichiarato Guido che, arrivato a PyeongChang invece di riposarsi un confortevole hotel ha continuato ad accamparsi fuori dai luoghi olimpici.

L’unico strappa alla regola di fare tutto il viaggio in bicicletta è accaduto per cause legate ad una frontiera: “in Kazakistan abbiamo avuto qualche difficoltà ma siamo riusciti ad entrare in Cima ma abbiamo dovuto  prendere un aereo per andare nel sud-est asiatico e poi abbiamo preso un altro aereo da lì per la Corea del Sud”. “Siamo passati dai 30 gradi ai -51, una cosa incredibile” ha dichiarato la mamma Rita.

Via Francigena in bicicletta: la ciclovia più lunga d’Italia

Via Francigena scopriamo come affrontarla in bicicletta

Via Francigena in bicicletta sulla ciclovia più lunga d’Italia lungo i percorsi dei pellegrini che dal nord Europa si recavano a Roma

Via Francigena, la ciclovia più lunga d’Italia

Via Francigena, la ciclovia più lunga d’Italia

Via Francigena, la ciclovia più lunga d’Italia, è la denominazione che solitamente si attribuisce all’abituale percorso che veniva compiuto dai pellegrini Europei che si recavano a Roma scendendo lungo i valichi delle Alpi. In considerazione dell’obiettivo da raggiungere, la strada venne anche definita Via Romea.

Detta anche Franchigena, Francisca è parte di un insieme di vie che dall’Europa occidentale, in particolare dalla Francia, conducevano a Roma e di qui proseguivano verso la Puglia, ove vi erano i porti d’imbarco per i pellegrini (o i crociati) che volevano raggiungere la Terrasanta

La Via Francigena segue l’argine maestro del Po e, con un impegno di poco superiore, si seguono le strade bianche sulle colline toscane, si può procedere in sicurezza sulla ciclabile lungo la Dora o su quella che insiste sul sedime della dismessa ferrovia Colle val d’Elsa – Poggibonsi.

Il percorso ciclabile della Via Francigena nel tratto compreso tra il passo del Gran San Bernardo e Roma non differisce di molto da quello pedonale ma in alcuni tratti devia per garantire le migliori condizioni di sicurezza e pedalabilità.

Non è necessario essere dei super atleti, dei professionisti ma, con un po’ di allenamento, gli appassionati della due ruote possono intraprendere un viaggio da ricordare con una e-bike o un MTB.

Il percorso viene segnalato dal Colle del Gran San Bernardo a Roma con apposite fasce adesive e frecce bianco-azzurre riportanti la dicitura “CicloVia Francigena” e/o il simbolo del pellegrino circondato da una ruota di bicicletta. Purtroppo in alcune situazioni la segnaletica non è sufficiente, in particolare negli attraversamenti delle città, e soprattutto nell’ingresso a Roma si spera che possano essere sostituite le fasce con indicazioni in alluminio resistente alle intemperie.

Via Francigena: La credenziale e il Testimonium

La Credenziale, insieme al Testimonium, è il documento fondamentale del pellegrino. Rappresenta il “passaporto del pellegrino”, attestandone identità e motivazioni. Il pellegrino deve averla con sé per essere identificato come tale e avere accesso alle strutture di accoglienza preposte lungo l’itinerario.

Il Testimonium certifica l’avvenuto pellegrinaggio a Roma devotionis causa (come il Compostela, che si ottiene al compimento del Cammino di Santiago) e viene rilasciato solamente ai pellegrini che, presentando la credenziale timbrata hanno percorso a piedi almeno gli ultimi 100 km, o gli ultimi 200 Km in bicicletta.

Via Francigena: il percorso in bicicletta

Il percorso ciclabile della Via Francigena dal Colle del Gran San Bernardo a Roma segue quando possibile il percorso pedonale e ne condivide gran parte delle tappe, ma evita i tratti non transitabili con biciclette con le borse.

Tappa B01 – Dal Gran San Bernardo ad Aosta
Tappa B02 – Da Aosta a Verres
Tappa B03 – Da Verres a Roppolo
Tappa B04 – Da Roppolo a Vercelli
Tappa B05 – Da Vercelli a Mortara
Tappa B06 – Da Mortara a Pavia
Tappa B07 – Da Pavia a Orio Litta
Tappa B08 – Da Orio Litta a Fiorenzuola
Tappa B09 – Da Fiorenzuola a Fornovo
Tappa B10 – Da Fornovo a Berceto
Tappa B11 – Da Berceto a Aulla
Tappa B12 – Da Aulla a Massa
Tappa B12 – Variante mare
Tappa B13 – Da Massa a Lucca
Tappa B13 – Variante mare
Tappa B14 – Da Lucca a San Miniato
Tappa B15 – Da San Miniato a San Gimignano
Tappa B16 – Da San Gimignano a Siena
Tappa B17 – Da Siena a San Quirico
Tappa B18 – Da San Quirico a Radicofani
Tappa B18 – Variante Via Cassia
Tappa B19 – Da Radicofani a Bolsena
Tappa B20 – Da Bolsena a Viterbo
Tappa B21 – Da Viterbo a Sutri
Tappa B22 – Da Sutri a Formello
Tappa B23 – Da Formello a Roma

 

Cerchi nel grano o labirinto: tributo a Richie Porte

Cerchi nel grano? No un labirinto per Richie Porte

Cerchi nel grano uno dei misteri Ufologici che divide in pianeta? No semplicemente un labirinto per Richie Porte

Cerchi nel grano?

Cerchi nel grano?

Cerchi nel grano (in inglese crop circles), uno dei tanti misteri dell’ufologia mondiale. I cerchi nel grano altro non sono che  aree di campi di cereali, o di coltivazioni simili, in cui le piante appaiono appiattite in modo uniforme, formando così varie figure geometriche. Osservando questa immagine potrebbe sembrare un caso di Pittogramma ma in realtà è un labirinto commemorativo di Richie Porte.

Essere uno dei leader del gruppo permette di avere fans ovunque e di poter “godere” delle follie dei propri tifosi.  Rupertswood Farm, paese nella regione natale della Tasmania dove è nato Richie Porte, ha onorato il corridore BMC creando un labirinto di mais con il nome del corridore e l’immagine di tre corridori in gara.

La scena è stata ispirata dalla performance di Porte durante il Tour de France dello scorso anno prima della sua rovinosa caduta: “Quest’anno, il nostro Labirinto delle Crop include la leggenda del ciclismo della Tasmania, Richie Porte!”, è stato il post che  La Fattoria ha pubblicato sulla sua pagina Facebook.

Porte, che ha riportato una frattura alla clavicola e al bacino, è tornato a correre per la prima volta in gennaio, quando ha assunto la difesa del titolo al Santos Tour Down Under. Arrivato a breve, però, Porte ha perso contro il pilota sudafricano Daryl Impey, che ha mantenuto la vittoria nell’ultimo giorno.

“Stiamo pensando a Richie nel 2018 e gli auguriamo tutto il meglio!” ha dichiarato Rowan Clark, l’autore dell’opera “non è stato una cosa semplice, ero abbastanza esausto. Avevo appena trascorso una settimana di raccolta, quindi dopo un paio d’ore di pausa, ho deciso di fare questo omaggio a Ritchie. Era da un po’ di anni che lo avevo in mente, sono un suo grande fans e alla fattoria adoriamo vederlo correre, in particolare a luglio, quando è in corso il Tour de France”. Insomma ecco svelato l’arcano: niente Cerchi nel grano ma un bel tributo di un tifoso.

 

 

 

Peter Thompson corro il Tour de France, a piedi!

Peter Thompson folle idea: correre il Tour de France a piedi!

Peter Thompson e la sua folle idea di completare il Tour de France a piedi con l’obiettivo di raccogliere fondi per beneficenza per le cure mentali

Peter Thompson

Peter Thompson

Peter Thompson non è uno scalatore famoso, non è nemmeno un cronoman impeccabile eppure ha l’obiettivo di arrivare primo al prossimo Tour de France. Si avete letto bene, Peter Thompson  vuole battere Chirs Froome e Vincenzo Nibali, vuole fare sua la Grande Boucle correndo… a piedi.

Avete mai dato un’occhiata al percorso del Tour de France e vi siete detti “come diavolo fanno ad arrivare a Parigi in sella ad una bicicletta”? Ecco ora pensate a cosa possa essere correre la gara francese a piedi.  Peter Thompson  non solo vuole correrla a piedi ma anche arrivare prima dei suoi rivali su due ruote.

 

Naturalmente Peter Thompson  ha adattato il suo programma per rendere plausibile la cosa:la partenza sarà anticipata rispetto a quella dei ciclismo, il via sarà il 19 maggio prossimo da  Noirmoutier-en-l’Île. Sette settimana di vantaggio su Chris Froome e soci con l’obiettivo di percorrere 30 miglia (l’equivalente di 48 chilometri) al giorno per arrivare a Parigi prima del 29 luglio. Insomma una maratona al giorno per settanta giorni con salite alpine e pirenaiche.

Una impresa al limite dell’impossibile o della follia per raccogliere fondi da devolvere in beneficenza per la saluta mentale: “Ho molti amici, familiari ed ex partner che soffrono e soffrono ancora di gravi problemi di salute mentale. Alcuni hanno provato a togliersi la vita e altri a combattere su miscele di farmaci e livelli di determinazione e coraggio che ammiro molto” scrive sulla sua pagina web, ” tutti noi abbiamo alti e bassi, io stesso sto in cima al mondo e poi crollo, la salute mentale va curata tanto quanto quella fisica”.

 

Wacky Races: la Gran Fondo più pazza del mondo

Wacky Races: la corsa più pazza del mondo

Wacky Races la folle corsa denominata The Rock Cobbler che tra salite impossibile, gente in tandem e corridori in maschera passa per le case della gente

Wacky Races

Wacky Races

Wacky Races, ricordate il cartone animato  statunitense prodotto dalla Hanna-Barbera? Ecco quella che stiamo per raccontarvi non è la descrizione di un cartone animato ma la “folle” idea di un ragazzo americano denominata  The Rock Cobbler, che conduce i corridori il posti assolutamente impensati.

 

La corsa è scattata lo scorso fine settimana, in California con una frazione di 90 miglia che comprendeva il passaggio in case di sconosciuti! Si avete letto bene di sconosciuti, ecco la nuova Wacky Races made in USA. Scalate al limite dell’impossibile, percorsi sterrati e case di comuni cittadini sono i punti forti della competizione di questa corsa con atleti assolutamente folli anche nel look.

Il pubblico è letteralmente impazzito per questa folle corse e si fa trovare travestita con costumi improponibili oppure in situazioni non previste: “I promotori della gara non ce ne hanno parlato in anticipo, quindi siamo appena usciti da una collina sterrata e abbiamo fatto un duro salto in questo cortile dove stavano organizzando una festa in piscina”, ha detto un biker Deadspin.

In questa incredibile Wacky Races non solo sono ammessi ciclisti individuali ma, interpretando lo spirito di San Valentino, ecco che è stata offerta l’opzione di gareggiare in tandem per far mettere alla prova l’amore di qualche biker.

Follia nei percorsi, personaggi alternativi, regole al limite dell’assurdo ma anche prove davvero al limite: l’anno scorso i corridori hanno dovuto scalare una pendenza del 55% mentre gli spettatori lanciavano palloni da beach volley gonfiabili. Solo per divertimento, naturalmente, se non è una Wacky Races questa!

 

 

Spazio ciclismo sulle strade dell’Europa: Eurovelo!

 

Spazio ciclismo in aumento sulle strade europee

Spazio ciclismo: in Europa la rete Eurovelo prevede 15 percorsi ciclistici a lunga percorrenza

Spazio Ciclismo: EuroVelo

Spazio Ciclismo: EuroVelo

Spazio ciclismo in Europa in continuo aumento grazie alla rete Eurovelo che prevede qualcosa come 15 percorsi ciclabili a lunga percorrenza che attraversano qualcosa come 42 nazioni. Una volta completato ci sarà spazio al ciclismo su 70.000 chilometri complessivi.

Eurovelo crea spazio ciclismo da nord a sud del continente: gli itinerari con numeri dispari percorrono il continente da nord a sud; quelli con numeri pari invece da ovest a est. Ci sono però due eccezioni: EV10 compie il periplo del mar Baltico, mentre EV12 segue la costa del mare del nord

Basta dare uno sguardo alla mappa dei percorsi per capire che quasi tutti i paesi europei sono coinvolti in questo progetto che crea Spazio ciclismo per tutti gli abitanti Europei.

Lo spazio ciclismo offerto da questa iniziativa non presentano percorsi aperti solo alle biciclette ma per avere il bollino Eurovelo, le strade devono avere un traffico inferiore alle 1000 auto al giorno (e avere pendenze non superiori all’8%). Ad onore del vero va detto che non tutti i percorsi sono completi, o ben segnati tutto dipende dalla tradizione ciclistica del paese in cui si transita.

Spazio ciclismo: Gli scopi di EuroVelo

  • Garantire che tutte le nazioni europee siano attraversate almeno da un itinerario ciclabile..
  • Favorire la cooperazione internazionale armonizzando gli standard delle infrastrutture ciclistiche.
  • Promuovere la attenzione alla sicurezza dei ciclisti con una iniziativa di grande significato.
  • Favorire l’avvicinamento alla bicicletta in un ambiente sicuro e ambientalmente di pregio.
  • Catalizzare la realizzazione di cicloitinerari locali beneficamente influenzati dell’itinerario europeo.
  • Promuovere la bicicletta come veicolo di turismo sostenibile.
  • Portare benefici economici alle comunità locali.
  • Indurre al maggiore utilizzo del trasporto pubblico a scapito dell’auto privata o dell’aereo.

http://www.eurovelo.org/

Katie Compton vittima dei freni a disco

Katie Compton vittima di un brutto incidente

Katie Compton vittima dei freni a disco durante la prova del DVV Trofee in Belgio

Katie Compton vittima dei freni a disco

Katie Compton vittima dei freni a disco

Katie Compton vittima di un infortunio durante la tappa belga del DVV Trofee. La vice campionessa del mondo di Ciclocross, è stata vittima di una caduta che le ha procurato una ferita particolarmente seria.

La causa della ferita, però, non è direttamente legata all’impatto con il terreno ma a causarla è stato il disco di un freno. L’impatto le ha provocato una profonda ferita ma Katie Compton ha stoicamente proseguito nella prova arrivando al traguardo in settima posizione difendendo la sua leadership nella competizione.

 

Katie Compton e quella caduta al primo giro

Reduce dall’argento ai Mondiali di ciclocross della scorsa settimana a Valkenburg, l’americana Katie Compton era impegnata al Kravatencross di Lille, in Belgio. La Compton è incappata nell’incidente nelle convulse fasi iniziali. A spiegare l’accaduto è stato il marito che, in un post su twitter, in cui ha fortemente polemizzato con le rivali della moglie.

“Cosa succede quando due atlete prendono decisioni sbagliate e non possono essere pazienti al primo giro coinvolgendo Katie in un incidente? Il rotore del disco l’ha tagliata fino all’osso, non è un modo felice per concludere una grande stagione” ha scritto Mark Legg, marito della campionessa americana aggiungendo anche un’immagine particolarmente forte della ferita che il disco del freno ha provocato al ginocchio di Katie Compton.

Freni a disco: si o no?

Nel ciclocross l’uso dei freni a disco è prassi assolutamente consolidata in quanto già da 8 anni gli atleti hanno iniziato ad impiegarli in virtù nella minore frequenza di cadute di massa (rispetto alle corse su strada)..

Questo incidente non potrà però va a riaccendere la polemica che gli “stradisti” avevano acceso negli due anni fa a seguito dell’incidente di Ventoso alla Roubaix di due anni fa o a quello ad Owain Doull all’inizio della scorsa stagione. La disomogeneità dei freni a disco impiegati può creare tempi di frenata assolutamente difformi che potrebbero causare tamponamenti. Altra istanza degli stradisti è quella di obbligare l’utilizzo di coperture per i dischi dei freni

Francesca Marcon chi è la fidanzata di Mario Cipollini

Francesca Marco la nuova fiamma di Mario Cipollini

Francesca Marcon, 35 anni, pallavolista della Foppapedretti Bergamo è la nuova fidanzata di Mario Cipollini

Francesca Marcon nuova fiamma del Re Leone

Francesca Marcon nuova fiamma del Re Leone

Francesca Marcon nasce a Conegliano nel 1983 e inizia fin da piccola a praticare la pallavolo esordendo nel 1997 in B2 con la Spes Volley, squadra della sua città natale. Resta con la maglia della Spes per ben tredici stagione arrivando a disputare con il sodalizio sportivo di Conegliano la serie A2 per tre stagioni per riuscire a conquistare nel 2009 la promozione in A1. Nella stagione 2010.2011 passa alla Yamamay Busto Arsizio dove conquista uno storico triplete: Coppa Cev, Coppa Italia e Scudetto. L’anno successivo sempre in maglia Futura Volley Busto Arsizio conquista la Supercoppa Italiana. Nel 2015 passa a Piacenza dove trascorre due stagioni per approdare alla Foppapedretti Bergamo.

Francesca Marcon e l’inc0ntro con Cipollini

Ne abbiamo parlato qualche settimana fa del fidanzamento tra la sexy pallavolista e il Re Leone, i due si sarebbero incontrati la scorsa estate in una palestra a Forte dei Marmi. Tra i due non è subito feeling, tutt’altro. Mario Cipollini deve lottare per conquistare la Marcon più di quello che ha fatto per conquistare la maglia di Campione del Mondo. “La prima mossa è stata la sua – ha dichiarato Francesca Marcon – ma gli ho fatto subito capire che non mi interessava. Poi, come spesso succede nella vita, le cose cambiano”.

Mario Cipollini non ha desistito ha stretto i denti come in una lunga volata: “Ho capito subito che era una di quelle persone con cui si accende la scintilla giusta. E io sono uno che non si arrende facilmente, nella vita come nello sport, altrimenti non sarei riuscito a vincere un Mondiale a 36 anni”.

La vita di coppia dei due non è stata a lungo segreta, d’altra parte se due personaggi cosi “visibili” hanno una storia presto uscirà sui social e così è stato. . “Questa invasione nella privacy – racconta Francesca Marcon – sinceramente non mi dà fastidio. La vivo tranquillamente, io non sono una starlette, ma non sto facendo niente di male e non devo certo nascondermi da qualcosa; è capitato e va bene così. Noi sportivi siamo abituati a questo tipo di situazioni, soprattutto una persona conosciutissima come Mario”.

Francesca Marcon e Mario Cipollini: le malelingue

Tutto bello? Tutto facile? No, perché se sei un personaggio pubblico i media e i social possono cannibalizzarti così hanno iniziato a girare post di insulto su Facebbok: “Sappiamo di essere più esposti a questo tipo di attacchi, però c’è un limite a tutto – dice Francesca Marcon – Su Facebook ho letto anche commenti cattivi, soprattutto su Mario, che mi hanno dato fastidio. Lui invece spesso lascia correre”. Mario Cipollini, infatti, non è amante dei social: “Non sono una persona che vive sui social e non do importanza alle persone contando il numero di follower. Il mio mondo è quello reale, che ti crei quando lavori, costruisci qualcosa di solido e dimostri di essere il più forte arrivando per primo al traguardo”.