Bernal: “nessuno sa chi sarà il capitano Ineos”

Bernal e il Team Ineso per il Tour 2020

Bernal in una lunga intervista rilasciata al quotidiano colombiano “El Tiempo” para di Tour, di Froome e strizza l’occhio al campionato del Mondo

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Bernal in una lunga intervista rilasciata al quotidiano colombiano “El Tiempo” ha parlato di come la pandemia di COVID-19 potrà impattare sulle corse e su come il casa Ineos sarà difficile stabilire a priori chi sarà il capitano al Tour de France 2020-

Egan ha “stuzzicato” l’altro co-leader del Team Ineos, Chris Froome, in qualche precedente dichiarazione rilasciata alla stampa e ci ha tenuto a precisare che il rapporto di amicizia tra i due è solido.

Saranno tre i “galli nel pollaio” della Ineos con Froome, quattro volte vincitore,  che è stato ad un passo da salutare la formazione inglese, Bernal che è il campione uscente ed il “terzo incomodo”, il vincitore del Tour 2018, Geraint Thomas.

Qualche mese fa Egan era stato chiaro nel dichiarare che non avrebbe “gettato via l’opportunità per vincere un altro Tour de France” sacrificando se stesso per i suoi co-leader e se la stampa ci ha ricamato sopra un bel po’, in casa Ineos la cosa non ha sorpreso nessuno in quanto, di norma, al Tour è sempre il ciclista più forte ad imporsi. Saranno quindi, con ogni probabilità, i chilometri di salita a definire le gerarchie della corsa e quelle interne alla Ineos.

“in molti hanno detto che Froome si è arrabbiato per le mie parole – ha detto Bernal – ma non è così. Non si è mai arrabbiato con me per quello che ho detto, siamo amici e vogliamo tutti e dure la vittoria. L’unica cosa che conta è siamo alla Inoes e che a vincere sarà un corridore della Ineos. Io, Geraint e Chris siamo sinceri l’un l’altro, nessuno può dire di essere il capitano a prescindere, si vedrà a seconda di chi starà meglio. Se devo lavorare per Froome ne sarà felice così come se devo farlo per Geraint e allo stesso modo l’armonia ci sarà se saranno loro a lavorare per me”.

Insomma pare presto per definire le gerarchie a tavolino e, ad ogni modo, sarà la capacità dello staff tecnico della Ineos a gestire nel migliore dei modi una faccenda che, al di là delle parole di facciata, sarà certamente spigolosa.

“Non abbiamo mai corso – ha spiegato il colombiano – e dobbiamo aspettare le prime prove per cominciare a farci un’idea sullo stato di forma di ogni atleta. Ci saranno inevitabilmente sorprese perché ognuno si è allenato in modo diverso dal previsto. Per questo motivo il Tour sarà una corsa più aperta, ci saranno molti che combatteranno per il titolo. Sarà un evento diverso dal solito, non solo dal punto di vista sportivo ma anche per la quotidianità ed è per questo che ci stiamo preparando nel miglior modo possibile”.

Bernal si sta allenando sette ore al giorno e, per avvicinarsi al Tour, passerà dal Tour de l’Ain e dal Critérium du Dauphiné.

“Mi posso ritenere fortunato, ci sono settori molto più importanti che sono stati colpiti, penso agli operatori sanitari o a chi ha perso il lavoro” ha raccontato il talento colombiano che è convinto del ritorno progressivo alla normalità: “C’è un calendario e quelle gare si terranno sicuramente, sono convinto al 100%. Il mio primo obiettivo sarà il Tour ma mi piacerebbe essere pronto anche per i mondiali, analizzerò le condizioni in cui sarò e vedrò cosa fare. Sarebbe l’ideale andare per lottare per il titolo, ma a Parigi capiremo se la cosa sarà fattibile. Non sono mai stato a un campionato del mondo su strada e sarebbe una bella esperienza ma andare solo per far presenza non ha senso”.

 

 

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