Angliru la salita del Chava

Angliru in programma quest’oggi alla Vuelta è la salita di Jimenez

Angliru

José Maria Jiménez

Angliru è un nome che incute timore, in Spagna ma in tutto il mondo. Una delle salite più micidiali al mondo assieme al Mortirolo e il Monte Zoncolan, una di quelle salite che se le vinci ti aprono le porte della gloria. I suoi 12 km e i suoi dislivelli feroci, con pendenze che superano il 20%, hanno permesso di scrivere epiche vittorie e dolorose sconfitte.

Uno dei simbolo dell’Angliru è il campione spagnolo Josè Maria “El Chava” Jimenez.  E quando nel 1998 gli organizzatori, che stavano lanciando la corsa iberica come alternativa a Giro e Tour, decisero di inserirla l’anno successivo il loro obiettivo era quello di far sfidare i due scalatori top del momento: Marco Pantani e, appunto, Jimenez.

Purtroppo in quel settembre del ’99 Marco non fù presente per le note vicende di Madonna di Campiglio mentre il Chava arrivò in grande spolvero. Era un giorno piovoso, il cielo era grigio come un blocco di ghisa. Davanti a tutti c’era Pavel Tonkov che si stava involando alla vittoria di tappa. Quando arrivò il tratto più duro, quello che ti spacca le gambe con pendenze sopra il 20% ecco che Jimenez affianca Roberto Heras e si ricorda di essere lo scalatore numero uno di Spagna. Si alzò sui pedali e leggero, iniziò a tagliare le nuvole basse e in un paio di chilometri piombò sul russo, la volata finale fù sua senza nemmeno battaglia. Pavel ripreso in quella maniera abbassò bandiera bianca.

Quello fù uno dei momenti migliori della carriera del Chava, atleta dalla classe cristallina ma tormentato nell’anima. Era un campione Jimenez ma la sua testa non reggeva l’ambiente. Nel 2002 disse al suo DS Eusebio Unzue che non se la sentiva più di correre in bicicletta. Aveva bisogno si isolamento, gli sarebbe mancata la folla che lo incitava, le urla del pubblico ma il vuoto che sentiva dentro di sé lo spinse a quella scelta. Si sposò nel 2003, si trasferì in campagna per trovare serenità ma non vi riuscì.

Venne ricoverato alla San Miguel, una clinica psichiatrica di a Madrid gestita da suore. Quel luogo divenne la sua casa fino alla notte del 6 dicembre di quell’anno. “Mi fa male la testa” disse al fratello Juan Carlos. Alle otto e mezza di quella stessa sera El Chava si alzò sui pedali e salutò tutti per sempre.

 

 

Condividilo sui tuoi socialShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInEmail this to someone
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *