Acacio Da Silva il ciclista portoghese maglia gialla al Tour

Acacio Da Silva  il portoghese in giallo

Acacio Da Silva forte ciclista portoghese degli anni’80 in grado di indossare la maglia gialla al Tour de France 1989

Acacio Da Silva
Acacio Da Silva

Acacio Da Silva nasce a Montalegre, in Portogallo il 2 gennaio 1961, in una famiglia in cui praticare il ciclismo è una cosa abituale. Anche il fratello Francesco da Silva, infatti, pratica la disciplina del pedale ma lo fa senza l’arte di Acacio. Le sue prove nelle categorie giovanili gli valgono l’attenzione di alcune formazioni dilettanti e nel 1979 si mette in luce prima vincendo la Classifica generale della Flèche du Sud che gli vale la chiamata dai pro con la Royal prima e poi alla Eorotex.

Le sue doti di scalatore indomabile gli consentono  di conquistare nel 1983 la Classifica degli scalatori al Tour de Luxembourg e, l’anno seguente il premio di miglio scalatore al Tour de Suisse oltre alla classifica generale al Tour de Kaistenberg.

Il 1984 vede Acacio vestire i colori della Malvor-Bottecchia e dare spettacolo sulle strade del Giro di Svizzera che chiude secondo alle spalle del padrone di casa Urs Zimmerman della Cilo – Aufina.

Il 1985 è un anno favorevole per il portoghese che conquista una tappa alla Tirreno-Adriatico (dove chiude secondo in classifica generale), una al Tour de Romandie (altro secondo posto in generale e primo in quella a punti), una al Giro di Svizzera.

Acácio da Silva settimo al Giro d’Italia 1986

Sempre sotto la guida attenta di Dino Zandegù prende parte al Giro d’Italia 1986 in una formazione in cui, data l’assenza di un capitano designato, c’è spazio per la fantasia e le azioni individuali spesso anche spericolare al solo scopo di dare lustro allo sponsor. Lo spirito di squadra è chiaro: attaccare, attaccare e attaccare.

Acacio Da Silva non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, ci prova fin dalle prime tappe della corsa rosa a cercare la fuga ma i team dei velocisti non lasciano scampo a nessuno. L’occasione buona arriva nella nona tappa che porta il plotone da Avezzano a Rieti superando il Terminillo e La Forca.

Acacio Da Silva decide di far il numero, attacca come un forsennato, lo seguono Marco Giovannetti e Alfio Vandi. La strada sale e il terzetto resta tale, la strada scende e nulla cambia. Per Da Silva la lotta è ardua per sfiancare i compagni d’avventura. Si arriva allo sprint e Acacio brucia tutti: “avrei preferito arrivare da solo” dichiara ai cronisti.

Al termine della corsa rosa, vinta da Roberto Visentini, il portoghese è settimo in classifica generale, un ottimo risultato frutto della sua “garra” incredibile sulle salite che gli valgono anche la seconda vittoria di tappa sul traguardo di Bolzano nella penultima frazione.
Da Silva conquista il titolo nazionale in linea  1986 per poi passare per la stagione seguente alla KAS con cui conquista la sua prima vittoria al Tour de France 1987.

Nel 1988 arrivano il successi al Trofeo Puig, la vittoria di tappa a Cambery al Giro del Delfinato, una tappa (Vigo) alla Vuelta a Galicia, la tappa del Tour de Suisse con arrivo a Kandersteg e un altro successo al Tour de France (nella Le Mans-Évreux, terza tappa).

 

Acácio da Silva maglia gialla al Tour 1989

Il 1989 è l’anno dell’approdo alla mitica Carrera Jeans di Boifava. Dopo aver trionfato al Grand Prix Charly Gaul e nella seconda frazione del Giro (con arrivo sull’Etna) viene schierato ai nastri di partenza del Tour de France (quello della sfida LeMond- Fignon).Dopo il prologo vinto dall’olandese Erik Breukink, nella prima frazione (Lussemburgo-Lussemburgo) il portoghese sorprende tutti, conquista la tappa e veste la maglia di leader della generale.

Acacio Da Silva tiene la maglia per quattro giornate poi, dopo il giorno di riposo, il gruppo affronta la cronometro individuale Dinard-Rennes e quel giorno il più forte di tutti è LeMond. Impossibile per il portoghese competere con un simile razzo. Oltrettuto il leader della Carrera è Urs Zimmermann dietro il quale scalpita un giovane di nome Chiappucci e il team lavora per questi due, troppo dispendioso conservare la maglia.

Dopo lo squillo al Tour de France 1989 la carriera del portoghese volge al termine, veste le maglie di Lotus, Lampre per poi appendere la bici al chiodo dopo un anno con la Sirla da Maia.